Un weekend a Liverpool tra libertà e schiavitù

Beatles Story, Liverpool
Beatles Story, Liverpool
Tanta musica (non solo Beatles) e tanta storia in una cittadina che grigia proprio non è.

Dato il nome del blog, mi sembra doveroso partire da qui. Da una città che, ai tempi del mio soggiorno londinese, mi era stata fortemente sconsigliata dai colleghi, un po’ per il suo grigiore e un po’ per il suo inglese che, con vocaboli e cadenza… diciamo singolari, risulta quasi fastidioso all’orecchio di un puro Londoner. Ma tant’è: prendo posto sul National Express Coach e via, pronta per un weekend a Liverpool!

Cosa vedere in una delle più famose città della Gran Bretagna? Innanzitutto va detto che la città è nata come centro portuale: oggi il suo cuore pulsante è un tutt’altro che grigio water front, la cui gemma è l’Albert Dock, un complesso architettonico forse non bellissimo a vedersi, ma d’importanza storico-culturale tale da essere stato riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’Unesco.  Si tratta per lo più di una serie di palazzoni in ghisa, pietra e mattoni di diversi piani, un tempo magazzini e oggi sede di centri commerciali, ristorantini e musei. Da visitare il Tate Liverpool – fratellino dei più conosciuti Tate londinesi – che ospita sempre interessanti rassegne d’arte moderna, ma soprattutto l’International Slavery Museum.

Sì, slavery: schiavitù. Ora, Liverpool è per tutti la città dei Beatles, della rivoluzione giovanile, di quella freedom della musica e dei costumi tanto urlata dal movimento beat. Eppure, questa stessa cittadina ha testimoniato, per secoli, uno dei maggiori crimini contro l’umanità: la tratta degli schiavi. Prima di passare alla musica quindi, dai un’occhiata alle gallerie di questo museo: anche poco tempo è sufficiente per farsi un’idea della prima civiltà africana, della cattura degli schiavi e del lungo e penoso tragitto che li avrebbe portati negli Stati Uniti, dell’impegno e della passione di Martin Luther King e molto altro. Se il tuo pallino rimane però la musica, c’è una piccola sezione dedicata anche qui: sono infatti tantissimi i generi influenzati dalla civiltà Africana, dal blues al jazz, per citarne un paio. Ascolta qualche brano nella vasta selezione proposta al museo!

Veniamo ora ai Fab Four. Rimanendo nella zona del Dock, una tappa d’obbligo è la Beatles Story, che ricostruisce – letteralmente una stanza dopo l’altra – la storia dei Beatles: dalla nascita di Lennon & Co., all’esplosione della Beatlesmania nel mondo, allo scioglimento della band e successive carriere soliste. Tanto vale dirlo subito: non trattandosi di un vero museo, a molti la Beatles Story potrà sembrare un’americanata (anche se siamo in UK) perché ricca di riproduzioni, cartonati, filmati interattivi, etc. BUT! Ciò non significa che non sia a) ben costruita b) piena di contributi audio originali e memorabilia realmente appartenuti al gruppo. Qualche esempio? La prima chitarra di G. Harrison, un White Album firmato da P. McCartney, gli occhialini tondi di J. Lennon poggiati sul pianoforte all’interno della stanza (pardon, della riproduzione della stanza) in cui si dice sia stata composta Imagine, che qui suona in loop. Qui trovi orari d’apertura e prezzi!

Non sai che fare la sera? Per concludere in musica, fai un salto in Mathew St., al Cavern Club, dove i Beatles hanno suonato per la prima volta e tenuto più di 300 concerti (o meglio gig). All’ingresso capirai subito il perchè del nome del locale: una scaletta scende giù giù in un seminterrato dal soffitto basso, con mattoni a vista, arcate e cunicoli, dove oggi, si esibiscono band emergenti e non della scena rock/pop britannica e numerosissime tribute band.

weekend a liverpool - Outside The Cavern Club
John Lennon, Outside The Cavern Club

Attenzione dunque: nonostante l’ammiccante Beppe Severgnini John Lennon all’entrata, ahimè, oggi lo scantinato più famoso del mondo non ha più nulla a che vedere con le atmosfere sixties.  Per ricrearle puoi però chiudere occhi (e, al caso, orecchie) e immaginare centinaia di giovani urlanti, stipati in questa saletta dal basso tetto di mattoni e, sul palco, la storia della musica. E’ difficile? Lo so, ma se una volta dentro al Cavern… ti assicuro che ti riuscirà molto semplice.

Ce ne sarebbero ancora di cose da vedere e, naturalmente, da dire su Liverpool, ma per ora mi fermo qui! A conti fatti, i miei colleghi londinesi avevano ragione solo su una cosa: a volte, l’inglese è davvero un po’ ostico! Qui impera lo Scouse, il dialetto locale, così chiamato (pare) in onore di un piatto, lo Scouse appunto, una specie di stufato introdotto in UK dai marinai norvegesi e poi diffusosi nella working class.  Siccome ho trovato sul web uno Scouse Translator, non posso che salutare così:

Greetings from der pewl, yous custy people!

(Greetings from Liverpool, you beautiful people!)

weekend a liverpool
Cavern Club, il palco dei Beatles

Se durante il tuo soggiorno a Londra hai poco tempo a disposizione ma vuoi comunque fare una gita fuori porta, ecco qualche idea per te!

5 Comments

  • Ciao Cristina!
    Bello il tuo racconto su Liverpool!
    Vivo a Chester, a 40 minuti di treno(e £5 andata e ritorno) da Liverpool.
    L’accento è tremendo, hai ragione! Dopo quasi un anno, ancora faccio fatica a capire lo Scouse. Ancora non sono andata a vedere il “The Beatles Story”, sto aspettando mia cugina, così lo guardiamo insieme.
    Vorrei specificare alcune cose, che ormai per noi sono normali, ma non tanto normali per chi vive in Italia. A parte il Museo dei Beatles (che costa £18), gli altri musei di Liverpool sono GRATUITI. Sono andata più volte al Museum of Liverpool, dove hanno una sezione dedicata alla musica (non solo Beatles quindi), e al Liverpool FC.
    L’Albert Dock è meraviglioso, mi piace un sacco! L’hai visto di notte con tutte le luci?
    Liverpool è fantastica, musicisti ad ogni angolo di strada, tantissimi locali con musica dal vivo e gente veramente friendly!

    • Ciao Katia! E’ vero, proprio come a Londra i musei sono gratuiti! Troppo avanti l’Inghilterra in questo senso, dovrebbero prendere esempio molti altri paesi europei! Anche a me è piaciuta moltissimo la città: alla faccia di tutti quelli che mi han detto che era cupa, tiè! 😀
      Grazie per essere passata!

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