Innamorarsi di Londra

com'è vivere a Londra
Tower Bridge, Londra
Perché quando ci vivi l’Italia ti manca. Ma quando torni, scopri che Londra ti manca di più.

Se hai letto qualcosa su di me, forse sai già che ho vissuto qualche anno a Londra. Di questa città, però, non ho ancora scritto nulla. La scusa ufficiale è che Londra non è solo ‘una città’: è un mondo intero e, per questo, scriverne è difficile. La verità è che tornarvi anche solo col pensiero… bhè, fa male. Da qualche parte ho letto la frase sometimes I love London as if it were a person: ecco, è esattamente così. Com’è vivere a Londra? Ecco… è difficile lasciarsi questa città alle spalle, c’è sempre un pezzo di te che è ancora là.

Sul bus n°38. Da Konditor&Cook. Dentro il British Museum a vedere le mummie. Alla fermata di Waterloo che quando scendi non puoi evitare di pensare agli ABBA. Su una panchina di St. James Park a guardare i pellicani. Nel cortile dell’ufficio dove, a volte, gironzolava una volpe. Da Sainsbury’s e mai da Tesco. Da Whittard, che ti fanno assaggiare il the gratis. In Neal Street. Sulla London Eye, che è super turistica ma non importa. In giro per Chelsea, che fa figo. In giro per Camden, che fa trash. In Wardour Street, dove dobbiamo andare a mangiare cinese ma poi non ci andiamo mai. Sul Millenium Bridge. A Vincent Square, dove c’era il nostro appartamento con il bow window. A Piccadilly, dove è inutile darsi appuntamento sotto l’Anteros perché il MONDO INTERO si dà appuntamento sotto l’Anteros.

Da Top Shop. A vedere i quadri dei Preraffaeliti al Tate Britain. A Richmond. Da Wholefood dove trovi una burrata che manco in Italia. A guardare le carpe nel laghetto di Holland Park. In Oxford Street, ma da Primark non ci entro manco morta. A Canary Wharf, che in realtà non c’è nulla da vedere ma ci andiamo lo stesso. Di corsa lungo la Serpentine pensando che prima o poi bisogna farlo un giro in pedalò. A mangiare una pizza come si deve all’Osteria Basilico. All’Odeon in Leicester Square che, se proprio non c’è nessuno, il film me lo guardo anche da sola. All’Oyster Bar di Harrods. Al Poet Corner dentro Westminster. Da Starbucks quando non ne puoi più di camminare. A Heathrow quando, dopo una trasferta, ti arriva un messaggio dal tuo capo che dice ‘welcome home’.

E ti sentivi davvero a casa.

Perché quando ci vivi l’Italia ti manca ma, quando torni, scopri che Londra ti manca di più. E, dopo averci vissuto a lungo, l’idea di andarci come turista è insopportabile. Prima di rimetterci piede, ci ho messo tre anni. TRE. E l’ho fatto solo perché c’era un motivo ben preciso, il concerto dei Rolling Stones ad Hyde Park: non potevo perdermelo. Sbarchi a Gatwick e piangi come una scema un po’ ti emozioni. Nella zona arrivi, c’è Boots. “Non posso mica commuovermi davanti a Boots” – mi dico. No no no no! Boots, cazzo. E quando vedo il Big Ben allora? Niente, il nodo in gola si scioglie e la lacrima scende lo stesso. Ma nessuno la nota: del resto Londra è così, ti lascia fare, ti lascia essere come sei. Sul Gatwick Express, vacillo passando di fronte alla Battersea Power Station e, giunti a Charing Cross, i Ray-Ban sono ormai tutti impiastricciati di lacrime e mascara.

Dopo l’estate dei Rolling Stones sono tornata nuovamente in UK solo un’altra volta, per un’intera settimana, in solitaria. Ed è stato come… non so, come il classico ci-lasciamo-e-rimaniamo-amici-ma-soffro-come-un-cane-ogni-volta-che-ti-vedo. Non so se rendo l’idea. L’ultima sera, dopo il Macbeth al Globe, mi sono fermata sul Millenium Bridge. Ho guardato il fiume, le luci. Ho pensato a tutto il mondo che è Londra, la mia Londra e… ecco ci risiamo. Mi vengono gli occhi lucidi anche ora mentre scrivo.

Per questo, nonostante la ami alla follia, di Londra non solo scrivo poco ma ci vado il meno possibile. Perché so che mi fa più male che bene. Non so se capita anche a te. Se anche tu hai un posto nel mondo che non è un banale posto del cuore.

É il tuo posto.

Ma tu non sei più lì.

 

5 Comments

  • Ed ecco che davanti al mio ufficio, la cui finestra si affaccia su un parco pieno di palm trees, con 27 gradi fuori in pieno gennaio, mi scende anche a me la lacrima a pensare al cielo grigio sopra Kings Cross St pancreas, mentre aspetto il bus 73 per tornare a casa ad Angel, con un cappuccino bollente di Pret A Manger in mano..

    Londra ti segna, punto. e solo noi che ci abbiamo vissuto possiamo capirlo…

    Bell’articolo Cri! Dai un occhiata al mio dove parlo della mia Esperienza di Londra se ti va….

  • Che bello questo post Cris… le lacrime di commozione adesso sono venute a me!!
    Adoro Londra, trovo che sia uno di quei posti al mondo dove avrai sempre un motivo nuovo per tornarci. Potrei parlarne per ore delle mie visite a Londra, ma sentire il racconto di chi ha vissuto una città è sempre qualcosa di speciale…
    Grazie, un abbraccio

    • …l’ho detto io che serve un’associazione ‘londonisti anonimi’. Non si guarisce più da una città così! **lacrimeeeee**

  • Londra non è solo una città, è un mondo intero.
    Questa è una grande verità.
    Londra è un micro (o macro?) cosmo in cui convivono infinite culture 🙂

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