Dormire nella Monument Valley: una notte da Navajo

Dormire nella Monument Valley
Hogan Navajo, Monument Valley
Scoprite cos'è un hogan e come ci ho dormito. No, le scarpe non c'entrano nulla...

I più associano la parola hogan a una scarpa, quella che sfoggia l’italiano alto-borghese per ostentare il fatto che, appunto, è italiano e alto-borghese. Io invece in un hogan ci ho dormito. E, da allora, la prima cosa a cui penso quando sento questa parola non è certo un paio di scarpe.

Dormire vicino alla Monument Valley è un’impresa. La sistemazione senza dubbio migliore è il The View, l’hotel che si trova proprio all’interno della Navajo Nation ed è interamente gestito dai nativi americani: lì, la view è superlativa ma, ahimè, bisogna prenotare con larghissimo anticipo vista l’enorme richiesta (io ci ho provato 2 volte senza riuscirci). Fratello (molto) povero del The View è invece il Goulding Lodge che, è vero, si trova a pochi km dall’ingresso del parco, ma è un casermone senza arte nè parte in cui si ammassano comitive di gitanti armati di Reflex e spaurite coppiette in viaggio di nozze. Insomma, anche no. Una buona base per visitare la Monument Valley sono le cittadine di Kayenta (se venite da sud) e di Bluff (se venite da nord), dove vi sono numerosi lodge, alcuni veramente carini, ma pur essendo i centri più vicini, distano in realtà decine di miglia. E allora dove andiamo?

Girando sul web, ho finito per trovare una sistemazione molto particolare: un hogan Navajo!

Attenzione!

Se a) avete paura di animali e animaletti; b) appena svegli dovete passare minimo un’ora in bagno; c) credete che una camera senza TV e minibar non sia una camera, allora tornate al Goulding senza passare dal via. Se invece avete uno spirito più avventuroso e i rumori notturni non vi spaventano, continuate a leggere!

Dormire nella Monument Valley
On the road to the MV

Dicevamo, un hogan. Si tratta della tipica abitazione Navajo, tribù semi-nomade che, dunque, a differenza di altre (come ad esempio i Sioux) si può ‘permettere’ di edificare dimore solide e resistenti come queste. Gli hogan sono costruiti con grossi tronchi d’albero (ginepro per lo più) saldamente incastrati tra di loro e poi ricoperti di un intonaco di argilla e zolle erbose, utili a isolare l’abitazione e proteggersi così dal caldo e dal freddo. Ci sono due tipi di hogan: quello femminile (più comune, di forma rotonda, adibito alla vita quotidiana) e quello maschile (meno comune, di forma conica e utilizzato per cerimonie e riti religiosi). In entrambi i casi, vi sono solo due aperture: la porta d’ingresso, sempre posizionata a est verso il sole nascente, e una finestra (o, più semplicemente, un buco) al centro del tetto per fare uscire il fumo quando, in inverno, sul pavimento viene acceso il fuoco per riscaldare l’ambiente. All’interno dell’hogan non ci sono divisioni: si tratta di un’unica grande stanza che può accogliere anche 7 famiglie.

Dormire nella Monument Valley
Dentro l’hogan

Quella sera eravamo piuttosto stremati: la giornata era stata lunga e con tanto di scarpinata giù nel Grand Canyon e volevamo solo farci una bella dormita. Eppure, appena giunti in zona Monument Valley le forze ci ritornano. Tutto intorno a noi trasuda energia, calore, magia: complici, naturalmente, paesaggi di una bellezza unica che, al calar del sole, sembrano ancora più surreali e una civiltà ricca di mistero che, almeno su di me, esercita un grandissimo fascino. Anzi, in un altro post magari vi consiglio qualche libro sui nativi americani.

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Ci fermiamo così a lungo a contemplare il paesaggio che quando arriviamo a destinazione è ormai notte inoltrata: per fortuna la Firetree Inn, che mette a disposizione ben due hogan, dista poco più di 30min dalla Monument Valley. La proprietaria ci mostra il nostro hogan: è gigante e può ospitare fino a 10 persone, ma in questo caso è tutto per noi, che siamo solo in due.  E’ vero che  il pavimento è in terra battuta e i rumorini provenienti dall’esterno sono tanti, (cicale, gufi, rane) e di sicuro qualche insetto dentro c’è (ma è meglio non saperlo). Però siamo attorniati dai caldi, profumati log accatastati l’uno sull’altro e, sopra di noi, attraverso il famoso ‘buco’ nel tetto, si vede una stellata fantastica.  Si dice anche che, certe notti, il vento porti con sè una lontana eco di canti Navajo: sono gli indiani che, al ritmo dei tamburi, compiono cerimonie e rituali. Che sensazione! Il giorno dopo ci attende un’ottima colazione con tanto di torte fatte in casa: riposati e rifocillati, siamo pronti per partire alla volta di mitten e butte. Non avremo dormito in un Hilton, ma abbiamo provato qualcosa di unico e vissuto un’esperienza che vale più di mille Goulding!

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