Maldive underwater

mondo maldive
Atollo di South Malè, underwater
Snorkeling nell’atollo di South Malè, tra pesci e tartarughe. E non dite che i fondali sono noiosi.

Maldive. Ossia spiagge bianche, bungalow, relax bla bla bla… sì, di queste cose parleremo, ma un’altra volta. Il post di oggi è dedicato solo ed esclusivamente allo snorkeling e ai pesci che, poveretti, sono sempre sottostimati. Quando in TV c’è un documentario sul leone che rincorre la gazzella siamo tutti lì col fiato sospeso e il Gatorade in mano pronti a correre anche noi. Quando invece si parla di pesci, il dialogo tipico è: ‘no che due palle, cambia canale’. ‘Oh, c’è solo Un posto al sole, la Benedetta Parodi o Santoro’. ‘Fffff… allora spegni o rimetti i pesci, che magari dopo fanno un servizio sui macachi giapponesi’. Insomma, questi poveracci non se li fila nessuno, salvo poi sguazzare ai Tropici e farsi mille domande: chissà che pesce ho visto, chissà se era pericoloso, chissà se anche lui al mattino comincia a correre etc. Ehhhh, dovevate guardarvi NatGeo!

Tutti i soggetti qui fotografati li ho avvistati una settimana di inizio gennaio nell’atollo di South Malè, facendo un normalissimo snorkeling al largo (io niente immersioni con le bombole perché sono-claustrofobica-e-mi-impanico-e-poi-muoio).

Phototastic-2015-02-18-15-59-46

La barchetta ci porta in mare aperto, nemmeno troppo lontano dal nostro resort. Ci buttiamo subito in acqua, facendo attenzione però: il primo posto in cui ci immergiamo ha il fondale molto basso in parecchi punti, per cui occhio a non distruggere i coralli con le pinne ma anche a non scorticarci gambe e pancia che suppongo non sia piacevole. La barriera corallina è una vera e propria opera ingegneristica, costruita e composta da coralli. Con gli anni, cresce in altezza: i coralli vivi si sedimentano sullo scheletro di quelli ormai pietrificati.  Si tratta di un ecosistema molto variegato che ospita un essere vivente in ogni fessura grande o minuscola che sia: ad oggi, moltissimi organismi marini sono ancora da identificare!

Tra i primi pesci che vediamo ci sono i pesci chirurgo – quelli blu e quelli a strisce gialle – si chiamano così perché sulla coda hanno una specie di bisturi che usano come arma di difesa. Meglio non toccarli quindi ma, del resto, questa è una regola che vale per TUTTO ciò che si trova nel reef.  I chirurghi girano solitamente in banchi e, a volte, vi capiterà di vederne una quantità ridicola, proprio come nella foto sotto. Poco distante, ecco una tridacna gigante, che gli anglosassoni, molto più spicci, chiamano semplicemente giant clam, ossia mollusco gigante: è infatti il più grande mollusco del pianeta (può superare il metro di lunghezza)! Il clam apre e chiude le valve, come fosse una grossa bocca: si tratta di una specie onnivora che, dunque, si nutre di alghe e di organismi animali. Alcune leggende dicono pure di uomini. Ma sono leggende: ad oggi non si hanno prove di nuotatori inghiottiti (anche perchè non potrebbero raccontarlo). Quel che è certo è che la tridacna raggiunge queste dimensioni non a causa del consumo di carne umana ma delle smisurate dosi di zucchero e proteine prodotti dalle alghe che vivono tra i suoi tessuti. E la poveraccia non può nemmeno fare un po’ di ginnastica: una volta scelto il proprio posto nel reef, vi si ancora per la vita.  Nei pressi c’è anche una murena: mio marito la vede; io, grazie a Dio, no.

Phototastic-2015-02-18-21-20-39

Continuando le immersioni incrociamo i pesci farfalla, così chiamati per i loro colori: questi qui sopra hanno solo la coda gialla, ma ce ne sono di varie tinte, persino tutti gialli con le labbra blu! Sono animali monogami: girano sempre in coppia con lo stesso compagno, al quale si legano finchè morte non li separa. Talvolta si vedono anche in banchi e sono uno spettacolo. Oltre alle farfalle, il mare è anche ricco di pesci angelo, pagliaccio, pappagallo, balestra, trombetta, bandiera e sergente. E non mancano esemplari decisamente insidiosi: il pesce pietra, ad esempio, ha degli aculei che rilasciano un veleno in alcuni casi anche mortale. Si chiama pesce pietra perché se ne sta immobile sul fondo marino ben mimetizzato: la regola è sempre la stessa, quando si fa snorkeling meglio non poggiare i piedi.

A un certo punto, appaiono due tartarughe proprio davanti a noi! Dallo stupore apro la bocca e bevo un terzo dell’oceano indiano ma non faccio una piega: mi rituffo e seguo la mia nuova amica che, a dispetto della sua reputazione, in acqua non è affatto lenta!

Phototastic-2015-02-19-10-23-32

Oltre a me e alla tartaruga, qui sopra ci sono altri due pesci: il grugnitore, che è quello a destra, in pigiama, chiamato così perché non è muto ma emette suoni digrignando i denti, e una cernia pavone seminascosta a sinistra, uno dei maggiori predatori della barriera corallina. Sogno di incontrare, un giorno, il pesce Napoleone: un gigante buono (lungo anche 2 metri e assolutamente pacifico), che si muove lento e pasciuto con la sua ‘feluca’ sulla fronte!

Insomma, tutto ciò per dire che la barriera corallina pullula di vita ed è un patrimonio di valore e bellezza inestimabili, che va capito, protetto e rispettato. Paradossalmente, solo in mare si può avere la sensazione di nuotare in un acquario: non certo in queste scemenze qui.

7 Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *