Vuoi davvero accarezzare un leone?

Leoni, Zimbabwe
Giovane leone, Zimbabwe
In Zimbabwe, ho visitato un centro di reinserimento dei leoni. E' stata un'esperienza dolce/amara perchè...

Come forse saprete, nelle ultime settimane sono stata un po’ in giro: ho talmente tanti appunti, tante foto, tante cose da raccontare che non sapevo da che parte cominciare, finchè… ho scelto questo post che, a dire il vero, non volevo nemmeno scrivere, dato che tratta un tema un po’ controverso. Ma forse proprio per questo merita di essere scritto. Dunque, ora o mai più! Vi racconto l’esperienza dolce/amara che ha segnato la prima tappa del mio viaggio (lo Zimbabwe): l’incontro con i leoni di un centro di reinserimento.

Leoni zimbabwe

Perchè dolce/amara, innanzitutto.

Amara perché è sconvolgente apprendere che, dei 200.000 leoni che appena 40 anni fa regnavano nella savana africana, ne sono rimasti il 10-20%. Se il trend persiste, cosa accadrà nei prossimi 40 anni? E le minacce sono numerose: i cambiamenti climatici e la conseguente modifica dell’habitat naturale, le malattie, il trophy hunting (ci sono bestie persone la cui massima soddisfazione sembra essere portarsi a casa la pelle o la testa imbalsamata di un leone) e, infine, il conflitto con le popolazioni locali, i cui capi di bestiame, talvolta, cadono tra le grinfie dei predatori. Spesso i villaggi scelgono di ricorrere a soluzioni drastiche: pallottole o veleno.

Dolce perché è confortante sapere che ci sono centri di reinserimento, associazioni che lavorano per proteggere la specie, favorendo l’implementazione di programmi di recupero e sensibilizzando la gente del luogo sul concetto di conservazione.

Leoni zimbabwe

In Zimbabwe abbiamo deciso di visitare uno di questi centri che, appunto, si propone di rimettere in libertà i leoni nati in riserva attraverso un programma che prevede 4 stadi. Nel primo di essi, quando cioè si ha a che fare con dei cuccioli (fino ai 14/16 mesi), è previsto il contatto con l’uomo: questo perchè i leoni sono ancora troppo piccoli per riuscire a vivere esclusivamente di caccia e il loro istinto da predatore non è ancora sviluppato al 100%. Poichè, al momento, i leoni sono in un certo senso abituati alla presenza dell’uomo, ai visitatori che lo desiderano, viene offerta una rara opportunità: quella di avvicinarsi ad essi, di toccarli addirittura. E qui torniamo al dolce amaro di cui vi parlavo.

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Ovviamente, si tratta di un’occasione unica: avere dei leoni sotto gli occhi per un lungo lasso di tempo, non capita tutti i giorni. Non solo: è persino possibile passare la mano su quel pelo corto, su quel dorso morbido che la natura non ha ancora inasprito, ferito o spelacchiato. E quindi ti trovi ad accarezzare – un po’ timoroso – quei gattoni cresciuti, senza azzardarti a sfiorare la testa. Ad accarezzare l’Africa.

Leoni zimbabwe

E poi c’è il lato amaro. Proprio mentre passi la mano su quel dorso hai la sensazione che qualcosa non quadri. Ti chiedi che diritto hai di toccare un leone, perché mai questa giovane belva vorrebbe farsi lisciare il pelo da te. Eppure sei in buona fede: forse dal salotto di casa continueresti a rimandare una donazione alla causa ma, mentre sei lì, quel tot di euro lo spendi volentieri, perché vedi gente che lavora al progetto, che sembra crederci e ci credi anche tu.
Ma quel tarlo in testa non se ne va. Sarà che sei paparazzato senza sosta da un ranger fotografo e ripreso da un altro con la videocamera o che vieni invitato – con troppa insistenza – ad accarezzare i leoni (Pet the lion! Pet the lion!), mentre in realtà preferiresti startene fermo lì, a contemplarli e basta.  Ecco, forse volevo solo questo, guardarli da vicino per un po’, con discrezione, senza disturbare. Non volevo essere io la ‘star’ del giorno, volevo che fosse il leone. Del resto, le foto che mi porterò nel cuore sono quelle che vedete qui: quelle fatte a questi testoni pelosi dagli occhi grandi. Quelle in cui ci sono io non mi interessano. Mi sento un’intrusa.

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Insomma, non è semplice dare un giudizio su questo tipo di esperienze; sul web si trova tutto e il contrario di tutto: è facile credere nella bontà di un’associazione, così come è facile sparare a zero su di essa e dire che altro non è che una trappola per turisti, con finalità completamente diverse da quelle professate. Chi abbia ragione non lo so. Io ho voluto comunque fare questa esperienza e sarei ipocrita se dicessi che non mi è piaciuta per niente. Ma le riserve che ho, come avete letto, sono parecchie.
La rifarei? Su questo non ho dubbi: no. Anche perché i leoni li ho incontrati pochi giorni dopo, durante un normalissimo – eppure meraviglioso – safari in Botswana. Ovviamente non li ho toccati e li ho avuti sotto gli occhi per poco tempo, ma li ho visti sbadigliare, dormire con la pancia piena, giocare, rincorrersi e poi allontanarsi, alcuni di fretta e altri con tutta la calma del mondo. E mi è piaciuto molto di più che non accarezzarli.

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E voi cosa ne pensate? Avete mai fatto esperienze simili?

Aggiornamento: Il business legale e orribile nascosto dietro al leone da La Stampa, 2016

20 Comments

  • Foto splendide non c’è dubbio, ma grazie per essere andata oltre aver posto la questione e deciso che no grazie, non ripeteresti l’esperienza. Capisco bene l’attrazione forte ad avvicinarsi ad animali non comuni, ma quale gioia vederli anche da lontano nel loro ambiente invece che vittime di una “domesticazione” forzata… Bel post, grazie 🙂

  • Cristina la maggior parte di queste riserve dove si interagisce con i leoni sono fonte di animali da destinare ai cacciatori di trofei, i leoni checche’ ti raccontino hanno un forte imprinting fin da cuccioli e il loro reisnerimento da subadulti in natura e’ praticamente impossibile. Dietro a queste farm ci sono interessi del cosiddetto “canned hounting” … finiranno sulla parete di qualche ricco cacciatore che paghera’ migliaia di dollari per l’insano divertimento di ucciderli.

    • Ciao Claudio! In effetti, come ho detto anche sotto, mi riesce difficile pensare che, dopo una lunga interazione con l’uomo, il leone riacquisti appieno il proprio istinto e sappia muoversi in natura al pari di chi, invece, allo stato selvaggio ci è nato. Confido però che non tutte le riserve abbiano come fine quello che hai descritto; nonostante ciò, questa rimane comunque un’esperienza che non rifarei…

  • Rilanciate una questione interessante e spesso discusso qui. Sono questi leoni alla fine sta per essere rimessi in libertà? Se è così allora, interazione umana con loro solo diminuire la loro capacità di sopravvivere una volta rilasciato. Questa stretta interazione con gli animali che non vengono addomesticate spesso toglie il senso del loro potere e di forza, rendendo episodi sfortunati tra gli esseri umani e gli animali più frequenti. (Mi scuso per la mia vacillante italiano).

    • Hi there and thanks for your comment! yep, these lions should be released into the wild. According to the rescue program this rehab is following, human interaction is allowed up to 14/16 months, after which it gradually decreases, until it disappears before the release. I share your concerns though: I reckon that lions that have met humans will somehow be deprived of their original instinct, so I cannot really say to what extent organisations like this are truly beneficial to wildlife. Let’s just hope for the best!

  • La penso come te, ed ho vissuto la stessa esperienza accarezzando una tigre, adulta ed in gabbia che, molto probabilmente, la libertà non l’aveva mai conosciuta.
    L’ho accarezzata sulla testa di nascosto, fidandomi del mio istinto, azzardando un rischio che come avevo immaginato guardandola negli occhi, non c’è stato.
    Era dolce, quasi affettuosa con me; se all’inizio questo mi ha entusiasmato, poi ha fatto nascere in me una terribile sensazione di pietà per questo splendido animale che non avrebbe mai potuto conoscere la sua vera natura. 🙁
    Confido nel futuro e nella sensibilità delle nuove generazioni per far si che ogni animale possa sviluppare la propria esistenza nell’ambiente per il quale è nato …

    Un saluto.

    P.S. È stato bello leggere il tuo post.

    • Ciao Mr. Loto e grazie per il tuo bel commento! Questi leoni fortunatamente la gabbia non l’hanno mai conosciuta, anche se vivono nei ‘recinti’ (per quanto estesi siano) di una riserva. Spero davvero vengano rimessi in libertà e che, soprattutto, riescano a sviluppare appieno il loro istinto. Come dici tu, non resta che confidare nel futuro: che Africa sarebbe senza leoni o con dei leoni addomesticati?
      Un saluto a te!

  • Grazie Cris per aver scritto questo post! Le foto dei leoncioni sono stupende, da togliere il fiato. Anche io avrei tanto questo desiderio, di poter stare vicino ad uno di questi grossi gattoni per poterne contemplare la bellezza, e non nego che anche io più volte ho pensato ad un’esperienza del genere…ma ogni volta che ci fantastico su, una finestrella del cervello mi pone le stesse domande che proponi tu in questo tuo articolo… Come ha detto nel precedente commento lavaligiainviaggio le esperienze bisogna provarle sulla pelle per poterle poi giudicare, quindi spero che nei miei viaggi futuri ci sia un ritaglio di tempo da dedicare ad uno di questi centri per poter realmente analizzare la questione e poter rispondere alle tue domande… Sempre grazie per permettermi di viaggiare in Paesi lontani e meravigliosi

    • Ciao Alice! Ti auguro di passare presto in Africa allora! Sì, credo proprio che esperienze come queste vadano provate in prima persona: sicuramente ad alcuni sarà piaciuta tantissimo e la rifarebbero altre 10 volte, io preferisco vederli correre o dormire in un safari. Alla prossima!!

  • Quante cose ti chiederei, ma sono certa che avrai ancora tanto da raccontare e le mie domande, pian piano, troveranno risposte. Probabilmente mi sarei sentita come te, io che temo sempre di essere invadente per non dar fastidio a nessuno. Ma pure, penso, sono sensazioni che puoi mettere a fuoco solo mentre le vivi. Le fotografie sono bellissime e i leoni hanno lo sguardo da micetti innocui più che da leoni-oni. Non so, molti gatti le carezze le cercano, le vogliono e le adorano. Magari le coccole a loro erano pure gradite! Fatto sta che vederli sarà stata un’esperienza straordinaria e altrettanto meravigliosa è la fortuna che tu ce l’abbia raccontata, con i suoi aspetti dolci ma pure con i suoi aspetti amari.

    • Ciao Tizzi, grazie! Chiedi pure se hai qualche curiosità, non farti problemi! Probabilmente ci metterò un po’ a raccontare tutto! per quanto riguarda i leoni… mah, non so se le coccole erano gradite o meno: sono pur sempre animali selvatici (anche se ancora ‘piccoli’) e conta che si ‘sottopongono’ a più di un gruppo al giorno… Chi lo sa. Spero che almeno tutto ciò serva a qualcosa!

  • Ti capisco benissimo, a volte siamo un po’ in bilico in queste situazioni.
    Avrei provato lo stesso, pur reputandola una esperienza fantastica
    Sono adorabili e magnifici.

    Anche morbidosi? 🙂

    • Quello che mi ha dato fastidio è stata l’insistenza dei ranger più che altro.. quel ‘pet the lion! pet the lion!’ solo perchè dovevano farci poi il video e le foto, a lungo andare rovina l’esperienza, secondo me. E’ chiaro che dipende cosa uno cerca: nel nostro gruppo c’erano dei tedeschi e dei libanesi che invece si mettevano in tutte le pose possibili con i leoni. Boh, non è quello che volevo io. Sono semi-contenta di aver fatto questa esperienza, ma non la rifarei più.
      cmq sì, sono morbidosi! 🙂

  • Assolutamente no, ma deve essere una esperienza molto interessante. Condivido tra l’altro le tue paure sulla scomparsa dei leoni in un arco di tempo molto breve. Che viaggio bellissimo hai fatto, un amico che è vissuto in Zimbabwe per alcuni anni racconta meraviglie della sua esperienza. Un caro saluto

    • Sì Zimbabwe e Botswana sono due Paesi veramente ottimi da visitare: sicuri, puliti e traboccanti di una natura favolosa. Hanno decisamente superato le mie aspettative!

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