Botswana, quattro chiacchiere con una guida

Licaoni, Botswana
Sapevate che il Botswana ha un turismo 'a numero chiuso'? E cosa si sono inventati per proteggere le specie in via di estinzione?

Durante il nostro soggiorno nella Moremi Reserve – stupenda concentrazione di flora e fauna situata nell’estremità est del Delta dell’Okavango – abbiamo avuto modo di scambiare due parole con una guida del posto, che ci ha raccontato alcune cose veramente interessanti sul turismo in Botswana.  Quella qui di seguito non è una vera intervista: è un collage di conversazioni avvenute nell’arco di alcuni giorni, che, soltanto per comodità di scrittura e, spero, di lettura, ho deciso di riportare in forma di dialogo.

D: Siamo qui solo da un paio di giorni e il Botswana ha già superato le nostre aspettative: oltre a una politica relativamente stabile, ottime strutture e infrastrutture, qual è il suo segreto per quanto riguarda il turismo?

R: Abbiamo un ecosistema unico al mondo: il Delta dell’Okavango è una zona immensamente ricca di vegetazione, di mammiferi, di uccelli soprattutto. E’ un intricatissimo reticolato di affluenti, che creano paludi, laghetti e isole prima di morire nelle sabbie del deserto del Kalahari. L’avete visto dall’alto, giusto?

Delta dell'Okavango, Botswana
Delta dell’Okavango, Botswana, visto da un piccolissimo aereo… da 12 posti!
Un tramonto nella Moremi Reserve

D: Sì, siamo arrivati con un volo spettacolare dal Parco del Chobe!

R: Ecco, allora vi siete resi conto di che meraviglia sia… Venendo dal Chobe (quanti elefanti avete visto?) vi sarete resi conto che i parchi del Botswana sono ancora molto selvaggi: non abbiamo strade asfaltate come quelle del Kruger, in Sudafrica! (ride)
Comunque, dicevo, il segreto – che poi segreto non è – è che questo habitat così spettacolare è molto, molto fragile. Per questo il governo ha deciso di seguire una via diversa da quella di altri Paesi. In Botswana non c’è turismo di massa, ma piuttosto un turismo a numero chiuso, il che significa che solo un determinato numero di visitatori alla volta può entrare nel Paese. Non ci sono – volutamente – abbastanza strutture per accogliere tutti, altrimenti rischiamo di fare la fine di altre nazioni, dove le game drive non sono così piacevoli e, talvolta, sono persino dannose.

D: Cioè?

R: Ti racconto una cosa che mi ha spezzato il cuore (‘you know what’s heartbreaking?’ – ha detto proprio così). Tu oggi hai visto un leopardo. Quante jeep c’erano oltre alla tua? Te lo dico io: 2 o 3. Ecco, io sono stato al parco di xxx, in … (la guida fa il nome dello stato ma io non lo cito; non ci sono mai stata e non ne ho un’opinione precisa) e c’era un ghepardo. O meglio, abbiamo intuito che ci fosse, per via dell’enorme cerchio formato da – non scherzo – una ventina di auto. Nel mezzo, c’era appunto il ghepardo.

D: Stile zoo..

R: Non ho finito. Non è questa la parte peggiore. A poco a poco le macchine se ne sono andate. Dietro ad esse c’era un leone, che nessuno ha visto, tanto meno il ghepardo. Ebbene, una volta dileguatesi le auto, il leone lo ha attaccato. Il ghepardo, colto di sorpresa, non ha avuto tempo di reagire ed è stato ucciso. Now, this is heartbreaking.

Leopardo, botswana
Il nostro leopardo, Moremi Reserve, Botswana

D: …
Oggi ho visto due dei miei animali preferiti: le iene e…

R: Cosa? Le iene i tuoi animali preferiti?!? (ride) Non capita spesso di sentirlo!

D: Umpf! Comunque, il secondo è il licaone. Abbiamo visto un intero branco: siamo stati fortunatissimi!! E’ vero che sono una specie in via di estinzione?

R: Purtroppo sì. Sono la seconda specie più a rischio nel continente dopo il lupo etiope. Sono animali tanto rari quanto feroci e, purtroppo, pare non ne rimangano più di 3000 esemplari in Africa (cioè al mondo). Il Botswana ha a cuore la loro condizione; ti racconto due cose che stiamo facendo per salvaguardare la specie.
La prima: spesso, i licaoni si spingono fino alle porte dei villaggi per arraffare capre o pecore; i proprietari, senza pensarci due volte, gli puntano contro il fucile.

D: Proprio come avviene in Namibia con i leoni del deserto…

R: Esattamente. Ora, invece di sparare ai licaoni, queste persone hanno un’alternativa. Possono contattare un ispettore ambientale e, se questi, che riconosce il modo in cui i licaoni attaccano le loro prede, conferma che la capra è stata effettivamente uccisa da uno di essi, allora il governo risarcirà i proprietari con il doppio del valore della capra (1 capra= circa 600 pula, la moneta locale).

Licaoni, Botswana

D: E la seconda?

R: Tempo fa, un branco di licaoni si è spinto fino al confine con il Sudafrica (ovviamente, la maggior parte degli esemplari presenti qui in Botswana è monitorata). Per evitare “la fuga” dei branchi in territori al di fuori della nostra giurisdizione – dove potrebbero essere uccisi, sempre per le questioni spiegate sopra – abbiamo prelevato campioni di urina di licaone e l’abbiamo ricreata artificialmente.
Dopodichè, l’abbiamo spruzzata ai confini del territorio entro cui ci interessava rimanesse il branco, di modo tale che i licaoni pensassero che, appena al di là di quel confine, vi fosse un altro branco che già aveva marcato la propria area. E i licaoni non si azzardano ad entrare in una zona non loro. Ha funzionato: non si sono più mossi.

Licaoni, Botswana
Licaoni, Botswana

D: Geniale!! Cos’altro fa il Botswana per proteggere il suo patrimonio?

R: Tanti campi tendati – come quello in cui alloggi ora – sono totalmente green. Cerchiamo di ridurre al massimo l’impatto ambientale: ad esempio, sfruttiamo l’energia solare per limitare il consumo di elettricità e, alcuni lodge, all’interno dei muri, invece di mattoni e cemento – quest’ultimo un materiale altamente inquinante – scelgono di mettere sacchi di sabbia del Kalahari, una soluzione non solo eco-friendly, ma anche ottimale, in quanto la sabbia è un perfetto isolante che ben si adatta alle forti escursioni termiche del Paese.

A questo quadro, aggiungo anche uno staff entusiasta, assolutamente impeccabile, che a volte è difficile trovare persino in Europa. Da quel che ho visto il Botswana ha davvero una marcia in più e non solo da un punto di vista naturalistico. La storia del ghepardo sopraffatto dal leone fa riflettere: il sovraffollamento da safari è un fattore da tenere sicuramente presente nella scelta di un viaggio in Africa; influenza (e non poco) la conservazione dell’habitat prima ancora dell’esito della vacanza!

PS: Spero questo format vi sia piaciuto!

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