#prime10volte: quei momenti che ci hanno cambiato la vita (o quasi)

Curiose, tragicomiche, sempre memorabili: l’hashtag #prime10volte racconta quelle esperienze che, in qualche modo, hanno costituito un punto di svolta nel nostro percorso di viaggiatrici. Ecco le mie.

L’orologio qui sotto è quello del Musée d’Orsay, Parigi, ma l’idea è di Francesca, una blogger che, invece che nel caffè, lo zucchero lo mette nei suoi post, uno più dolce dell’altro. I protagonisti di questa iniziativa sono due: il viaggio (come sempre) e il tempo, o meglio, il tempo perduto, quello delle prime volte. Perchè viaggiare significa prima di tutto fare esperienze, imparare lezioni, sperimentare, sbagliare per poi imbroccarla la volta dopo.
L’hashtag #prime10volte racconta esperienze curiose, divertenti, tragicomiche ma pur sempre memorabili, quelle che più ci hanno segnato e che, in qualche modo, hanno costituito un punto di svolta nel nostro percorso di viaggiatrici.
Di seguito trovate le mie e, se volete calarvi perfettamente in un mood nostalgico, ascoltate questa canzone qui mentre leggete.

Orologio del Musée d’Orsay, Parigi
Orologio del Musée d’Orsay, Parigi

La prima volta che….

#1: ho attraversato l’oceano. Era il regalo di laurea dei nonni. Viaggiavo da sola: andavo a raggiungere una persona che era già negli USA, per poi rimanervi un mese e mezzo. Era anche la prima volta che per raggiungere la destinazione finale, Albuquerque, New Mexico, facevo uno scalo e… mica in un aeroporto qualsiasi: transitavo in quello di Atlanta, giusto il più trafficato del mondo per numero di passeggeri. Ricordo l’ansia della mamma, che aveva paura finissi, che ne so, in Brasile o magari in Vietnam, sbagliando volo. Ricordo che l’aereo mi era sembrato gigantesco e, probabilmente, avrò lanciato un gridolino quando ho visto gli schermi per guardare i film sul sedile di fronte (ero abituata a EasyJet, che ci volete fare). Ma, soprattutto, ricordo l’emozione di quel primo timbro sul passaporto, l’idea di attraversare l’oceano per realizzare un sogno chiamato USA.

#2: mi sono resa conto di avere un legame con l’Africa. Chi mi legge sa che, del Congo, mi lamento spesso. Però, sa anche che, il resto dell’Africa, quel poco che ho visto, l’ho adorato. Insomma, ho un rapporto di amore e odio verso questo continente che da offrire non ha niente eppure… dà così tanto. Qualche settimana fa, a scuola, abbiamo fatto vedere ai bambini Il Re Leone della Disney. Mi sono bastati i pochissimi minuti dell’introduzione: quella palla rossa come il fuoco che sorge e che ho visto così tante volte dal vivo – quella del Botswana la più bella -, gli elefanti che si muovono lenti e maestosi, la natura che si risveglia, la vita che comincia. Mi sono commossa dopo pochi istanti e sono uscita dalla stanza. Qui sotto c’è il video, se volete vederlo. Mannaggia all’Africa.

#3: ho mangiato una pizza. Ma una vera. Anche questa è una prima volta degna di nota, no? Perché le pizze in Piemonte non sono un granchè e quelle di Milano fanno schifo (parecchio). Quando l’ho assaggiata ad Amalfi, mi si è aperto un mondo, quello dell’ “Allora QUESTA è una pizza”. (Tipo il bimbo che in quella pubblicità esclamava ‘papà guarda! Un pollo!!‘). Ecco. E vi giuro che son cose.

#4: ho organizzato un viaggio. L’Irlanda è stata il mio primissimo on the road. Forse ho messo dentro un po’ troppe tappe e, in effetti, più che di un on the road si è trattato di un tour de force. Ma questi sono dettagli, in confronto alla miriade di cose che ho visto. E comunque allora (era tipo il 2001 o il 2002, non ricordo) Internet era piuttosto agli albori se non sbaglio: niente forum, zero social… solo cartine, libri e depliant. Dunque un plauso a me, che oggi organizzare viaggi è troppo semplice! 😉

#5: ho cominciato a sorridere in foto. Questo è un punto molto personale. Nel senso che, per quanto assurdo possa sembrare, il momento di svolta nella mia vita è stato Londra. Dopo avervi vissuto tre anni e mezzo, sono tornata a casa completamente diversa. Ho gettato via abiti scuri, insicurezze e un tizio inutile e dannoso al mio fianco. Sono tornata con abiti rossi, gialli, una posizione lavorativa, qualche soldo da parte e due cose inestimabili: una persona meravigliosa che poi ho sposato e più fiducia in me stessa. E tanti sorrisi.
Prima di Londra, foto come la #1 qui sotto erano la norma (Granada, 2004); poi sono diventate come la #2 (Londra, 2008) e… oggi sto così: #3 (Seychelles, 2015). Parliamone.

Sorrisi ritrovati
Sorrisi ritrovati

#6: ho avuto paura durante un viaggio. Quella in Zambia è stata un’esperienza decisamente contrastante. Mi sono sentita, a fasi alterne, stupida, affascinata, incuriosita, ma il più delle volte fuori luogo. Ho anche avuto paura: paura mentre camminavo con la troupe (dovevamo girare un video) in un mercato locale, paura degli insulti che non capivamo ma che piovevano su di noi, paura di chi stava zitto ma ti guardava con occhi ostili, paura persino di quelle manine tese a toccarti i vestiti. Paura del fatto di dover ammettere l’esistenza di contesti come questo.

#7: ho visto un leone. Ancora l’Africa, scusate. Il ricordo del primo leone che ho visto è indelebile. Era pure piuttosto lontano per la verità, ma ce l’ho ancora ben distinto davanti agli occhi. Era un’alba fredda nel Parco Kruger, Sudafrica, e avevo gli occhi ancora appiccicati dal sonno. E lui era là seduto, fiero e probabilmente con la pancia piena, stanco ma soddisfatto dopo una notte di caccia. Poco lontano, un ruggito. Ha drizzato un attimo il capo. Non era quello il momento di essere disturbato.

#8: ho pianto come non ho fatto mai. E’ qui che trovato il sorriso, ma è anche qui che ho pianto tutte le mie lacrime. Il mio ultimo giorno in ufficio, a Londra, è stato tragico. Per allungare il goodbye party, il mio capo aveva pensato bene di chiudere l’agenzia due ore prima del solito (sant’uomo). Bhè, dalle 16 a mezzanotte (ora dell’ultimo treno) non ho fatto altro che piangere. Gran party insomma. E per di più, al ritorno ero così confusa (e, presumo, con due occhi gonfi così) che ho pure sbagliato linea e mi sono ritrovata fuori Londra, a Orpington, dove ho dovuto aspettare un bus notturno che mi riportasse in città. Ed era tipo il 20 di dicembre. Ho messo piede in casa alle 2 passate, ovviamente sempre in lacrime.

#9: sono rimasta a bocca aperta davanti a una statua. E’ stato durante la gita di seconda superiore. Giusto per inquadrare il periodo: Take That nel walkman, Smemoranda ricoperta di due nomi, quello di Mark (dei Take That) e quello del tipo che mi piaceva al momento. Camicia di jeans. Frangione impalcato e permanente leggera (NON commentate su questo punto, grazie). Monociglio o quasi. Brufoli. Insomma, un concentrato di problemi adolescenziali. Poi la gita a Roma, visita ai musei, alle fontane, alle chiese e… l’estasi del Bernini. Tolgo le cuffiette che tanto erano spente. Guardo i drappeggi dell’abito di Santa Teresa, sembra morbidissimo: è di marmo. Il suo viso. L’angelo sorridente, pronto a scagliare il dardo. Grazie buon Bernini per avermi fatto pensare anche solo per pochi istanti che la mia vita da adolescente non faceva poi così schifo se avevo la possibilità di vedere cose simili. Ancora oggi, Santa Maria della Vittoria è una delle mie tappe preferite ogni volta che vado a Roma.

#10: …. Lascio vuoto questo ultimo spazio, perché domani parto per un nuovo viaggio che, sono sicura, di prime volte me ne regalerà parecchie. Ho aspettative molto alte, ho passato un mese a programmare e ad aggiungere dettagli a un itinerario fitto fitto ma entusiasmante. Vado in una nazione enorme e quindi ne visiterò solo una piccola parte, ma spero comunque di riuscire a farmi un’idea. Se volete vederne un pezzettino con me, seguitemi su Facebook e Twitter: vi porto in Australia.

16 Comments

    • Grazie gigi… non è stato così semplice scrivere questo post, ho rivissuto sensazioni passate – alcune non troppo piacevoli – che ho sentito ancora vive dopo tanto tempo… mi fa piacere cmq che sia piaciuto! Un saluto!

  • Cris, post meraviglioso… hai sollecitato ricordi, inumidito gli occhi e fatto pensare che quel passo per tornare a sorridere, va fatto quanto prima, il tempo corre ed è un peccato sciuparlo passandolo con le persone sbagliate come in un posto che non ci appartiene. Intanto fai buon viaggio, l’Australia deve essere una terra magnifica <3

    • Sono contenta che ti sia piaciuto 🙂
      A Londra come da nessuna altra parte ho realizzato che due cose fanno la felicità: prima di tutto le persone e, poi, i luoghi. Ce ne ho messo di tempo per decidere di liberarmi di quel ‘peso’ ormai morto… sai, la paura di restare da sola… Ma Londra mi ha aiutata a trovare il coraggio di agire: è stata la decisione più azzeccata della mia vita.
      Ti abbraccio!

  • Che belle queste prime volte, e che bello sapere che un luogo e un’esperienza ti hanno cambiata e resa più sorridente (anche io a Milano quando ci siamo conosciute ero piuttosto musona, uhmm sarà stato l’ambiente di lavoro? eheh). Buon viaggio ti auguro che la numero 10 sia spettacolare! Monica

    • Ma no che te eri sempre allegra!! Anche se mi sa che adesso lo sei ancora di più!
      Che effettaccio che fa Milano… paura! In quanto alla #10, lo spero proprio!! 🙂

  • Ci avevo indovinato: me lo sentivo che saresti andata in Australia! E merito di venire con te per questo colpo di genio, no?
    Prima di preparare la valigia, voglio ringraziarti per aver condiviso queste tue bellissime esperienze: originali, profonde e leggere.. come credo sia tu.
    Abbiamo qualcosina in comune, soprattutto le lacrime versate nel dire addio a Londra, un addio in realtà che non sarà mai definitivo perché io sogno sempre un po’ di tornarci a vivere..
    E sei bella quando sorridi 🙂

    • heheh lo sapevo che avevi indovinato! Ho letto tanti tuoi post e ho preso appunti: ho un sacco di cose in programma e spero di riuscire a farle tutte!
      Anch’io spero sempre di tornare a vivere Londra prima o poi: chi ci ha abitato e l’ha amata così tanto sa che qualche weekend sporadico non basta. Chissà che in futuro questo sogno non si realizzi per la seconda volta…. potremmo trovarci come vicine di casa! 🙂
      baci

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