Christmas memories. Storie di Natali londinesi

Decorazioni, Harrods
Un post fitto di ricordi, accumulati nel corso di quattro Natali passati oltremanica.

Tra 10 giorni lascerò il Congo per tornare in Italia per le vacanze di Natale. Ho voglia di freddo, di stufe accese, di abiti pesanti, quelli che, nell’ultimo anno e mezzo, ho usato sì e no due settimane. Mi è venuto in mente un vecchio paio di stivali, che usavo anni fa a Londra e che non metto più, ma che sono ancora da qualche parte a Milano. Per tenerli ‘in forma’, dentro ciascuna gamba avevo arrotolato un catalogo natalizio di Boots. Corposo, dalla copertina rossa e patinata.

La mia madeleine. Perchè questo sarà un post fitto di ricordi, quelli accumulati nel corso di quattro Natali passati oltremanica.

So che il catalogo è ancora là, dentro lo stivale, con la sua modella sorridente in copertina. Da Boots, ma in generale nella maggior parte dei negozi londinesi, il Natale comincia a novembre, a volte anche prima (per non parlare di quei pazzi di Harrods). Dal giorno alla notte, gli scaffali si tingono di rosso, di verde e oro. Il Christmas Pudding entra tronfio nei supermercati e, nonostante la sua proverbiale pesantezza, nel carrello della spesa il suo posto lo troverà sempre. Penso a Waitrose, che nel 2010 aveva lanciato un pudding fantastico, quello che all’interno aveva un’arancia intera. Cioè, intera-candita-e-nascosta. E ’andato a ruba (ovviamente) e in pochissimi giorni sono finite le scorte. Non sono mai riuscita ad assaggiarlo: chissà se lo fanno ancora.

Domeniche fredde, gelide, quelle che precedevano il Natale. Ma bastava entrare da Harrods, da Selfridges o meglio ancora da Liberty e, nei Christmas Shop, potevi riscaldarti cuore e membra intirizzite. Premetto che non sono una grande fan di decorazioni, lucine, cianfrusaglie da appendere: sono molto minimalista e, 9 volte su 10, uscivo senza aver comprato nulla. Ma quanto mi piaceva fare un giro là dentro.

Elfi, fiocchi, angeli paffuti e retrò dai vestiti ricamati, ricci, gufi e scoiattoli intagliati nel legno, palle di Natale ordinatamente suddivise per colore, carte regalo che costavano quanto il regalo stesso, calze da riempire di doni, stelle di stoffa, di carta, di rame, pini in miniatura e a grandezza naturale, dolciumi e zuccheri, eserciti di orsetti di peluche dai maglioni rossi, ghiande e nocciole argentate, dorate, innevate, pinguini con la sciarpa e renne ricamate su guanti e cuscini. E una porticina, che conduceva al luogo più magico del reparto: il Santa’s Grotto, dove potevi incontrare Babbo Natale e chissà cos’altro. Avrei voluto entrarci, almeno una volta, solo per vedere com’era. Ero arrivata al punto di mettermi in coda, ma poi sono tornata sui miei passi piuttosto vergognosa dato che intorno a me c’erano solo genitori con bambini. Troppo cresciuta per sedermi in braccio a Babbo Natale. Ma tanto, nel paese dei balocchi già c’ero.

Da Liberty uscivo sempre dall’ingresso sul retro, quello che dà su Carnaby Street. Cuore di quella che fu la Swinging London, in quanto a luminarie, Carnaby Street dà sempre il meglio di sé pur senza la sobrietà di King’s Street a Chelsea o l’eleganza della vicina Regent Street. Il Carnaby Christmas ti grida in faccia le sue luci, disegna nel cielo improbabili figure colorate, troppo grandi, troppo invadenti per quella stradina, spesso kitsch, sempre spettacolare.

E poi entravo in metro, dove i musicisti avevano cambiato il loro repertorio. War is over è sempre un grande classico. Scendevo magari ad Hyde Park, per un giro notturno al Winter Wonderland, con la sua ruota panoramica che però non regge il confronto con quell’altra, più famosa. Il mulled wine, per riscaldarmi le mani. Oppure un caffè di Starbucks, nel bicchiere natalizio.

Un’occhiata ai mercatini coperti di Covent Garden, dove la solita renna gigante ti accoglie ogni inverno.  Il soffitto però riserva sempre sorprese: enormi fiocchi di neve un anno, giganteschi globi rossi un altro. L’ice rink della Somerset House che prima o poi dovevo provare e ho finito per non farlo mai. Uno spettacolo, The Nutcraker, un balletto delizioso che a Natale è proprio quello che ci vuole. Una melodia, quella qui sotto, che ti rimane nella testa per giorni. La Fata Confetto che ti danza in testa.

E ancora la cena aziendale, l’ultima, nel ristorante in cima al Gherkin. Un brindisi per me, che l’anno dopo non sarei stata lì. Il rito del Secret Santa: pescare da un cappello il nome di un collega, comprargli un piccolo dono con un budget di 5£ e indovinare di chi si tratta una volta aperto. A Milano, un magnete attaccato al frigo con scritto I love London. Il mio ultimo Secret Santa è stata Anina, la designer.

Un salto da Clinton’s card a scegliere i biglietti d’auguri. Regali da impacchettare, la radio che suonava insistentemente questa canzone. Una valigia piena di regali, trascinata in ufficio sin dal mattino per poi andare direttamente in aeroporto, in tempo per il volo delle 21. I colleghi che mi prendono in giro – she’s packed like she’s never coming back! You sure you bought everything you needed? No, non ero mai troppo sicura. Volevo portarmi via quanta più Londra potevo.

E poi ha cominciato a nevicare. I rami si sono colorati di ghiaccio. Neve sui bus, su Buckingham Palace, sulle cabine telefoniche. Rosse sotto e bianche sopra: cappelli da Babbo Natale girati al contrario.

E poi… No, meglio chiudere il catalogo di Boots e fermarmi qui, che come al solito, mi commuovo.

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17 Comments

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  1. says: Lady Pillo

    Era un pò che non tornavo a leggerti, facevo male!!!

    Bravissima e tutto molto interessante, soprattutto quest’ultimo articolo! 🙂

    1. says: Cris

      Grazie mille! Ho un legame affettivo troppo grande con Londra, non riuscirei mai e poi mai a stilare una ‘lista della spesa’… ma spero che con questo articolo qualche spunto sia giunto comunque!

  2. Ciao! Sono rientrata proprio ieri dopo una meravigliosa settimana da Londra: che dire, mi ha letteralmente stregato. Sono stata in questa città diverse volte, ma a Dicembre da il meglio di se. 🙂

  3. says: ehipenny

    Ho visitato Londra per due giorni poche settimane fa, e leggere questo post… che nostalgia! Credo che Londra sia una di quelle città che quando la visiti, anche con mille aspettative, ti sorprende in maniera irrimediabile 😉

    1. says: Cris

      Lascia stare… pensa che magone è venuto a me a scrivere… è per questo che di Londra preferisco non parlare 🙁 Spero che comunque ti abbia fatto piacere leggere questo post e naturalmente ti auguro di vivere la città a Natale non appena ti capiterà l’occasione! Merry Xmas, intanto!