Adieu Congo. See you soon Africa

vivere in africa - Côte Sauvage, Pointe Noire
Côte Sauvage, Pointe Noire
Domani parto. Quello che porto con me, quello che lascio, quello che ho imparato.

Allora ciao, Congo. Domani sera parto.
Sono volati questi due anni, eh? Direi che alla fine, ma proprio alla fine, siamo riusciti più o meno a capirci io e te. Io che di vivere in Africa proprio non ne volevo sapere, in fondo in fondo mi sono abituata alle tue strade polverose, al tuo vivere alla giornata, al tuo tasso di umidità inverosimile, ai tuoi taxi sgangherati. Ai guardiani che il mio cane l’hanno sempre chiamato Manastè invece di Namastè. A quelle esclamazioni buffe, quegli Ah!, Ohhhf!, Eh-eheeeh! così carichi di significato che rendono l’idea più di mille parole.

Mi hai sorpreso con i tuoi paesaggi, tu che a volte sai essere così:

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Cote Sauvage, Pointe Noire

ma anche così

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Poco fuori Pointe Noire

quando sai che la tua realtà è questa e anche peggio

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La strada verso la scuola, Pointe Noire

Mi hai stupita, stordita, messa alla prova e fatta incazzare come non mai in questi anni. Non posso soffrire tutta quella gente che piscia ovunque per strada, senza curarsi di cercare un angolo più riparato. E nemmeno le formiche che periodicamente spuntano in cucina: non mi scorderò di quel giorno in cui le ho trovate dentro i pacchetti di pasta, dentro la farina, ovunque. Ho pianto di rabbia e da allora ho tenuto tutto tutto tutto in frigorifero. Per non parlare dei ratti lunghi due spanne che correvano in giardino. Proprio oggi Namastè ne ha preso uno e me lo ha lasciato davanti alla porta. Tesoro, che bel regalo (…). Non mi sono mai abituata a quei poliziotti che ti fermano ovunque, e che non ti lasciano andare se non gli sganci qualche migliaio di CFA. Ma alla corruzione, credo non ti ci abituerai mai nemmeno tu, Congo. 

Mi avevano detto che, dopo la guerra civile degli anni ‘90, eri diventato un paese tranquillo. E invece quante te ne sono successe ultimamente? Quando sono arrivata il virus Ebola aveva raggiunto l’apice in Liberia, Guinea e Sierra Leone e c’erano casi anche in Nigeria. Quasi dietro l’angolo insomma: aspettavamo di essere rimpatriati da un momento all’altro.
Poi è stata la volta del referendum lanciato dal quel Presidente che non voleva saperne di levare le tende, nemmeno alla fine del suo mandato. Giornate di guerriglia nelle periferie, scuole e negozi chiusi. E poi quelle elezioni politiche anticipate, il Paese alle urne, il solito, scontato, vincitore. I tentativi di ribellione, le periferie nuovamente in fiamme, gruppi di uomini armati vestiti di nero – i ninja li chiamavano – in giro per la città sulle loro camionette. La piazza pulita dei dissidenti politici, oggi chiusi nel buio di una prigione dove probabilmente passeranno il resto della loro vita.
E poi la crisi del petrolio, tante persone che dall’oggi al domani sono rimaste senza lavoro. La microcriminalità che aumenta.

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Il Congo Brazzaville alle urne – Elezioni presidenziali 2016. Photo credits: agenzia stampa AFP

E le malattie: un conoscente che ha contratto la malaria, un altro che si è preso chissà quale virus semplicemente andando in piscina, un altro ancora punto dalla mosca del mango, che ti depone le uova sotto pelle (dove poi si schiudono, sì). Nonostante sia stata nella giungla o abbia dormito in posti a dir poco bizzarri, mi ritengo fortunata: non ho mai preso nulla. Ma del resto vengo dalla provincia di Vercelli e, si sa, se trascorri l’infanzia con i moscerini delle risaie, più niente ti tange. Oppure, come dice la mamma, ho il sangue talmente gramo che anche le zanzare se ne stanno alla larga. Per la cronaca però, al momento potrei essere portatrice sana di tubercolosi senza saperlo.

A fine giugno ho salutato i bimbi della scuola in cui lavoravo e, con alcuni, mi si è davvero formato un groppo in gola. Mi ricorderò di Haadiya, Pakistan, che a scuola non ci voleva proprio andare se io non c’ero. E di Alea, Indonesia, che preferiva i libri ai Lego anche senza saper leggere. Della volta che Eva, USA, mi ha vomitato la colazione sul braccio e di quella che Charlie, Belgio, mi ha detto tutta contenta ‘Maitresse, ça!’ e mi ha posato una caccola sul palmo della mano. E porterò nel cuore la dolce Eden, Cameroon, che aveva il vizio di mettere ‘my’ davanti a tutto ciò che la riguardava. My crayon, my banana, my Charlie, persino my Eden, quando parlava di sé. E poi mi ha salutata: bye my teacher. Mi ricorderò di quando ho pitturato la faccia di Anna, Italia, di verde, perchè impersonava la Wicked Witch of the East alla recita di fine anno. Delle volte che ho disegnato l’elicottero alla lavagna. Di quando David, Congo, cercava di indovinare la mia età e alla fine ha optato per 22 anni (ed è diventato immediatamente il mio studente preferito). Dei bisoux baveux di Leonie, Francia.

E naturalmente della direttrice, che nel salutarmi si è commossa. E io pure, perché ho pensato che, come già era successo a Londra, è bello quando ‘il boss’ si commuove. Significa che sei riuscita a trasmettere qualcosa che va oltre il lato professionale.

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Io e i più piccoli

Due anni partiti molto molto in sordina, partiti nel peggiore dei modi. Ne ho fatto un pezzo per Amiche di Fuso e uno dei commenti che ho ricevuto mi ha colpita in modo particolare: diceva che solo quando ho smesso di vedere ciò che non c’era allora ho potuto ricostruirmi una vita quaggiù. Niente di più vero. Vivere in un Paese del Terzo Mondo (soprattutto quando non lo si fa per scelta), comporta degli inevitabili raffronti con il proprio stile di vita ed è chiaro che, all’inizio, ci si crogiola nel ‘non c’è questo / non c’è quello’. Per il mio prossimo estero mi do un unico consiglio: cercare di vedere fin da subito quello che c’è, non quello che manca.

Torno dal Congo un po’ più aperta da un punto di vista mentale, più tollerante ma anche più obiettiva, più decisa. Torno anche più egoista, ma non in senso negativo: più egoista perché ho capito che sei solo – solo ed esclusivamente – TU che ti costruisci le tue gioie, le tue paure, i tuoi limiti e le tue vittorie. Giuro che in poche occasioni nell’arco dei miei 3* anni mi sono sentita così a pezzi, così inutile come nei primi mesi di nullafacenza qui in Congo. La mia vita che mi scorreva davanti: una laurea con lode, un master, esperienze di lavoro all’estero… per cosa?

In questi momenti è inevitabile il confronto con se stessi, il ripensare a tutto quello che è stato fatto ma soprattutto a ciò che NON è stato fatto. Quell’Erasmus che sognavo con tutta me stessa e che poi non ho mai concretizzato per paura che una relazione andasse a monte, quell’abbraccio non dato e quello dato – ma a chi non se lo meritava -, quell’amicizia che dura da una vita e quella che credevi sarebbe durata per sempre e invece no. Quella volta che non sono andata in Thailandia, perché chissà poi cosa dice la gente. Occasioni mancate e strade deviate ma non per il gioco del destino, no. Per causa mia. Unica e sola responsabile.
Ebbene vivendo qui, in un luogo dove c’è poco e nulla, ho capito che le occasioni vanno prese tutte, dalla prima all’ultima. Perché la vita è mia. E quella persona che non ho abbracciato ora ne è definitivamente uscita, e la Thailandia, sì è sempre lì, ma chissà se ci andrò mai? E cosa – cosa, porca miseria – cosa me ne frega di quello che dice la gente? Per questo torno più egoista. Perché mi sono ripromessa di fare ciò che sento di fare. Perché al timone della mia vita ci sono io e sono l’unica persona in grado di farle prendere la direzione che desidero.

Soprattutto questo mi hai insegnato, Congo, e ti ringrazio. E’ il momento di dirti addio davvero ora, le valigie mi attendono e le faccio sempre last minute.

Con te invece, Africa, lo sai, non ho ancora chiuso: una nuova destinazione è alle porte e, per la seconda volta, si tratta di un Paese tutt’altro che turistico.

Ma questa è un’altra storia e ne parleremo a  settembre dicembre.

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37 Comments

  • Il tuo cambio casa, intendo il blog, è assolutamente favoloso! Bellissimo tutto davvero, simile a prima ma diverso allo stesso tempo! Sei stata brava a fare tutto da sola, non vedo l’ora di leggere il tuo prossimo post!!!

    • Ciao Claudia,
      gentilissima, ti ringrazio! Avevo un po’ d’ansia a dir la verità ma è andato tutto liscio! 😉
      A presto!

  • Bellissima lettera d’addio Cristina, mi ha colpito molto.
    Ti faccio un grandissimo in bocca al lupo per la prossima tappa, e che ci siano tantissime occasioni nuove da non farsi scappare 🙂

  • Ti ho letta tutta d’un fiato. Sai emozionare e – ancora più importante forse – sai emozionarti vivendo appieno ogni esperienza. Un grande abbraccio e in bocca al lupo, sono già curiosissima di vedere dove finirai la prossima volta!

    • Ciao Letizia, poche ore alla partenza ormai! Crepi il lupo e… spero che anche la prossima meta mi regali le stesse emozioni anche se, bhè, non è una destinazione per cui valga la pena fare salti di gioia! Un bacio!

  • Non ci conosciamo, non so di preciso cos’hai fatto in Congo nè cosa andrai a fare quando tornerai in Africa, però questo post, mi ha dato l’impressione di essere scritto da una grande persona, che ha saputo dire grazie ad un luogo, a cui la maggior parte delle persone direbbe: No grazie, tanto per essere fini. L’ho letto tutto d’un fiato, provando ad immedesimarmi in una realtà così particolare e povera ma ricca d’amore…ma non credo di poterci riuscire fino in fondo

    • Ti ringrazio per queste parole, davvero, anzi ringrazio tutti per questi commenti così belli che sto ricevendo. Proprio non ho fatto nulla di speciale se non cercare di adattarmi quanto più possibile a questo remoto angolo d’Africa. Questa è ‘la prima parte’ della mia storia, se ti va di leggerla, dove spiego come sono capitata qui… https://drive-mycar.com/2015/08/20/un-anno-di-congo/
      Cosa andrò a fare quando tornerò in Africa? Al momento ti giuro che ne so veramente quanto te! 🙂

  • No Cri, non devi smettere mai di scrivere, di raccontare quegli angoli di mondo che spesso trascuriamo. Questo post lo hai scritto con i lacrimoni, vero? Sappi che tutto l’amore che c’hai messo per scriverlo si sente. Ti passerei un fazzolettino e ti direi che ti stimo, che quei bambini sono stati fortunati tanto quanto tu a poter stare con loro.

    • L’articolo l’ho scritto di getto, senza pensarci troppo su. Un po’ malinconica, un po’ rabbiosa nell’ultima parte. Ma i lacrimoni mi stanno venendo ora a leggere tutti questi bellissimi commenti, sono così contenta di aver trasmesso un pochino della mia esperienza a chi legge!
      E la scuola.. bhè, l’ho adorata. E’ davvero un enorme – ma proprio enorme – rimpianto lasciarla.

  • Ciao Cris!
    Sei stata una delle prime blogger che ho seguito non appena ho aperto il mio, di Blog.
    Ero incuriosita dalla stessa passione per l’Africa, dalle stesse mete visitate. Poi mi sono appassionata alla tua semplicità e alla tua determinazione e ho continuato a seguirti ogni volta che mi era possibile.
    Pensavo ti fossi trasferita in Congo per scelta, oggi ho capito che forse segui tuo marito in giro per lavoro…credo allora di ammirarti ancora di più, perché è difficile adattarsi a situazioni che non hai scelto.
    Ho vissuto (e sto vivendo, purtroppo) un periodo difficile e non vedo davanti a me tante prospettive di una vita normale, come quella di tanti altri (ma poi, cos’è la normalità?) e sto cercando di fare un lavoro su me stessa basandomi su quello che dici anche tu: le occasioni vanno colte al volo, perché non tornano. Io vengo prima di tutti.
    In bocca al lupo per la tua prossima esperienza. Io e tutti gli altri saremo qui a supportarti e chissà che non ci si incontri in Africa: l’ho designata come la mia isola che non c’è, come la meta da raggiungere quando qui sarà tutto insopportabile.
    Un bacio e un abbraccio fortissimo…buon viaggio!

    • Ti auguro con tutto il cuore che questo periodaccio finisca prestissimo: conta su di te, sforzati di essere positiva, cerca alternative. Quel che possono pensare gli altri non è rilevante: il tuo concetto di normalità può essere diverso dal loro ma non importa, ognuno deve vivere la SUA vita. Un grande in bocca al lupo quindi e, se vuoi schiarirti le idee, un viaggio nella natura africana non può che aiutarti. Ti abbraccio!!!

  • È bellissimo questo tuo racconto, davvero emozionante e soprattutto fa riflettere molto. Sei molto coraggiosa e positiva è bello leggerti. In bocca al lupo per la prossima meta 😊👏🏻

  • Ma perché, non hai 22 anni?? 😀
    Molto bello questo post Cris, e se ti ricordi uno dei miei ultimi post, sai già che sono d’accordissimo con te: sei la persona più importante della tua vita ed è a te che devi rimettere tutti i tuoi sbagli e tutte le tue conquiste! È davvero meraviglioso quando lo si riesce a capire grazie alle esperienze che viviamo. Ti ammiro molto perché non so se sarei resistita due anni in una realtà come quella del Congo, hai molta forza! Qualsiasi meta ti aspetti ora, sai che potrai affrontarla con tutte le consapevolezze che il Congo ti ha dato. Io continuerò a seguirti con piacere!!
    Un abbraccio e in bocca al lupo! 😊

    • Me lo ricordo benissimo il tuo post e sai che sono super d’accordo con ciò che pensi! Continuerò a seguirti anch’io naturalmente! 🙂

  • Ma come vai via? Mi ero affezionata all’idea di te in Congo!
    A parte scherzi quoto in pieno le parole di Stefano (che tra l’altro è anche il nome di mio fratello e che tra l’altro ora vive a Vercelli!)
    Un grandissimo inboccallupo per tutto, per il resto attendo settembre 😉
    Ah, e comunque ti davo 22 anni anch’io 😀
    Daniela

    • E allora sei immediatamente la mia blogger preferita! hahaha
      Sì, torno in Italia per un mesetto (e mezzo) e appena è pronto il visto raggiungo mio marito nella nuova destinazione africana. Non dico nulla per scaramanzia perchè nella sua azienda le cose possono cambiare all’ultimo ma… non è che faccio i salti di gioia manco stavolta! 😀 Si vedrà!

  • Un grandissimo in bocca al lupo per questo nuovo capitolo che sta per iniziare, sei forte Cris! Non aggiungo altro perchè ogni altra parola mi sembra superflua ma sappi che mi sono venuti i “lucciconi” leggendoti. Un abbraccio!

  • Deve essere stata davvero una grande esperienza e, nel mio piccolo, mi è parso di averne fatto un po’ parte anch’io leggendo l’articolo.
    Brava davvero, ma soprattutto: grazie 🙂

  • Che bel post. Sono molto molto colpito da quanto sei riuscita a trasmettere di sensazioni, di malinconia, ma anche di risolutezza. Nonostante le difficoltà, il Congo ti ha aiutato a approfondire te stessa e a accendere quelle energie che in altri posti del mondo sarebbero potute tranquillamente rimanere nascoste.
    Complimenti davvero. Aspetto curiosissimo settembre, per sapere in quale parte dell’Africa sarai.

    • Ciao Stefano, grazie mille! In realtà non mi distanzio molto dal Congo… non è una gran meta ma se non altro parto molto più positiva di due anni fa! Un abbraccio

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