In giro per Shoreditch #1: un museo a cielo aperto

street art a londra
X-Ray, un lavoro di Shok1
Shoreditch è uno dei luoghi migliori dove vedere la street art a Londra: cominciamo oggi un lungo giro per il quartiere!

No ma bello, eh!
-Sì sì bellissimo. Guarda che roba.
-No ma infatti! E che colori. Adoro!

Che poi l’abbia fatto un ragazzetto particolarmente bravo con la bomboletta o che sia frutto di un sapiente lavoro di stencil, portatore di un messaggio di critica sociale o politica e magari firmato Shepard Fairey, poco importa. Chi è Shepard Fairey? Appunto.

Non stravedo per la street art ma è un filone che mi incuriosisce molto, e non perché è la moda del momento. Mi incuriosisce perché – e questa è solo la mia personalissima opinione – trovo dei punti di contatto con la pop art di cui, invece, sono appassionata. Entrambe sono forme artistiche apparentemente ‘pronte all’uso’, accessibili a chiunque: cosa c’è di più abbordabile di un barattolo di zuppa o di un disegno sul muro? Non c’è il gap temporale con i pittori rinascimentali, non dobbiamo sforzarci di comprendere le turbe dei Romantici né di ricomporre le immagini scomposte dal cubismo. Un barattolo è un barattolo, un disegno sul muro un disegno sul muro.

Eppure, oggi lo sappiamo bene, dietro quel barattolo c’era un reticolo di concetti e di messaggi, c’erano le chiavi di una rivoluzione artistica. Allo stesso modo, credo che anche la street art, sotto una superficie apparentemente popolare, nasconda un suo mondo di significati e che, per questo, si meriti un po’ di più del solito bello eh!

La scorsa estate ho quindi deciso di informarmi un po’ di più e… quale luogo migliore di Londra? Ho gironzolato un intero pomeriggio a Shoreditch con un tour guidato e, finalmente, il quartiere che, per me, è sempre e solo stato un insieme di muri pittati, ha preso vita trasformandosi poco alla volta in un museo a cielo aperto. Ho imparato un sacco di cose, così tante che… in un solo post non ci stanno! Te le racconterò quindi in tre puntate: oggi ti parlerò della differenza tra street art e graffiti e delle tecniche più utilizzate. Nel secondo post ti presenterò le espressioni artistiche meno convenzionali, che spesso passano inosservate: la street art non è solo murales, ma è anche sticker, colature in bronzo, oggetti 3D che sbucano dalle pareti. Infine, nel terzo post, ti parlerò brevemente di alcuni degli street artist più famosi del momento e ti darò qualche indirizzo utile, ad esempio dove vedere dei Banksy originali a Londra.

Questi post naturalmente non vogliono essere esaustivi: non sono un’esperta e, anzi, se trovi errori o hai aggiunte da fare, non esitare a dirmelo! Tutte le foto che vedi le ho scattate io a Shoreditch in agosto, ma il panorama della street art può cambiare letteralmente ogni giorno: oggi, quindi, queste stesse opere potrebbero non esserci più.

STREET ART O GRAFFITI? ARTISTI O VANDALI?
La primissima cosa che ho imparato è che street art e graffitismo sono due concetti ben diversi. Sebbene la prima sia in un certo senso l’evoluzione del secondo, non date a un esponente di street art del graffitaro, si offenderebbe a morte. Sebbene sia innegabile che tra le due scuole ci siano dei punti di contatto, in quanto entrambi i gruppi si appropriano di una superficie pubblica o privata – un muro, un lampione, la serranda di un negozio, un vagone della metro –, diverse sono le modalità con cui ne fruiscono, in termini sia di tecnica sia di contenuto. I graffiti sono per lo più dei ‘tag’: scrivendo il proprio nome, la sua firma, il writer cerca di dare visibilità a se stesso, di affermarsi. Non ha altri scopi. Il tag viene creato sul momento, in tutta fretta, con fare furtivo. La bomboletta spray imbratta – in gergo si dice throws up, vomita – una scritta che, sicuramente avrà albergato a lungo nella mente del writer, ma che ora esce in maniera del tutto spontanea. Il risultato dipende dall’abilità del writer e dal tempo che ha a disposizione: ricordiamoci che agisce illegalmente e dunque non vuole certo essere colto sul fatto.
Tag, bomboletta, spontaneità, rapidità e illegalità: queste le caratteristiche dei graffiti.

Veniamo ora alla street art. Il tag scompare per lasciare posto a immagini più o meno complesse che, di volta in volta, saranno portatrici di messaggi irriverenti, impegnati, autocelebrativi. Scompare anche la spontaneità: spesso l’artista si presenta sul posto con un prodotto semi-pronto, come uno stencil, o già finito, come un adesivo o una stampa da incollare al muro. Studia insomma il soggetto e lo realizza in precedenza, a tavolino, con tutta calma.
E spesso, con tutta calma lavora: naturalmente non mi riferisco ad artisti ‘scomodi’ che, lanciando messaggi di denuncia sociale devono, per ovvie ragioni, portare in fretta a termine il loro operato. Sono invece in aumento gli artisti a cui vengono commissionati lavori da parte di municipi e istituzioni così come quelli che chiedono essi stessi il permesso di dipingere su di un determinato wall. Che poi gli street artist vogliano far credere di realizzare le proprie opere velocemente per dare l’idea di sovversività etc. è un altro discorso: guardate quest’opera dell’artista irlandese Conor Harrington: vedete le sbavature, la vernice che cola? Non sono il frutto di un lavoro frettoloso… sono state eseguite apposta, fatte ad arte.
Immagini complesse e di denuncia, tecniche e materiali diversi, studio, semi-legalità: queste le caratteristiche della street art.

Le 'sbavature' di Conor Harrington
Le ‘sbavature’ di Conor Harrington

TECNICHE COMUNI…
Come lavora lo street artist? Lo immagino girare per la città, cercare la parete che fa al caso suo, quel muro particolarmente liscio o anche solo la vetrina di un barbiere di Brick Lane. La trova. Sceglie la tecnica e, a casa, abbozza il soggetto su scampoli di carta. Forse, come Mr Cenz, che fa dei volti di donna il suo trademark, è un maestro della pittura a spray, mescola sapientemente i colori ed è un mago con le sfumature.

Volto di donna, Mr Cenz
Volto di donna, Mr Cenz

Oppure è abile con lo stencil, lo immagino intento a intagliarlo minuziosamente sul pavimento. O ancora, decide portare a termine la sua opera interamente nel suo studio: una volta per le strade di Londra, arriva davanti alla parete scelta, srotola la sua stampa e con la tecnica del paste up la incolla al muro servendosi di una colla speciale, fatta con amido di mais, di farina o di riso, come fosse un vecchio manifesto di propaganda politica.
Si sporca le dita di pittura e colla, guarda da lontano il suo (capo)lavoro per assicurarsi che i colori siano ben calibrati, stacca lo stencil o esercita una pressione sul suo disegno, forte ma non troppo, quel tanto che basta per farlo aderire bene al muro senza rovinarlo. Poi raccoglie i suoi colori, le sue latte e le sue bombolette e guarda l’opera ancora un attimo: forse non passerà troppo tempo prima che qualcuno la ricopra o ne strappi via un pezzo. I muri di Shoreditch sono immensi collage formati da spessi strati di adesivi su pennellate, carta su carta, stencil su stencil. Ci si scrive sopra, si copre il lavoro di altri per ritagliarsi il proprio spazio, per dire che il mio è meglio del tuo.

Un altro lavoro (monumentale) di Conor Harrington: nella parte bassa si sovrappongono aisegni, calchi, sticker e stampe altrui
Un altro lavoro (monumentale) di Conor Harrington: nella parte bassa si sovrappongono tag, disegni, calchi, sticker e stampe altrui

Sui muri di Shoreditch, però, si creano anche storie, si aggiungono pezzi di puzzle. Guardate qua sotto: originariamente su questa parete c’era soltanto la stampa del feroce cane dell’artista messicano Mazatl. Poi è arrivato un secondo artista, Mr Farenheit, che ha aggiunto la sagoma di Brian Jones, controverso membro dei Rolling Stones, morto in circostanze misteriose. Brian Jones – il cui vestito è decorato con ritagli di immagini dei Beatles, segno che niente è lasciato al caso – addirittura tiene il cane al guinzaglio, modificando così il suo significato originale: il feroce mastino è stato domato e da chi poi? Da un tipico esemplare della cultura di massa.
In un terzo tempo si è aggiunto un ulteriore elemento: la donna al cellulare, per demistificare ancor di più il ruolo infernale del cane. Artisti diversi hanno dunque collaborato a creare quella che è oggi un’immagine unica, utilizzando la stessa tecnica, quella del paste up, ma modificando il messaggio.

Un lavoro 'congiunto' di Mazatl e Mr Farenheit
Un lavoro ‘congiunto’ di Mazatl e Mr Farenheit
Particolare del vestito beatlesiano di Brian Jones
Particolare del vestito beatlesiano di Brian Jones

… E TECNICHE PIU’ CURIOSE!
C’è chi gioca con le tecniche più varie: i provocatori raggi-X di Shok1 (vedi la ‘v’ dell’immagine di copertina: da che lato è girata? Vittoria o fuck you?) sono dipinti con una vernice che di notte diviene fosforescente. Victoria Villasanna, invece, aggiunge ricami e fili di lana a opere preesistenti, come questi applicati al lavoro di Rueben Dangoor, artista che ritrae personaggi celebri (in questo caso il rapper Wiley) nelle vesti di nobiluomini inglesi.

Il Wiley di Rueben Dangoor, 'ricamato' da Villasanna
Il Wiley di Rueben Dangoor, ‘ricamato’ da Villasanna

Naturalmente, nell’era del digitale non mancano le nuove tecnologie: INSA utilizza la realtà aumentata. Il murale qui sotto, chiamato “The Cycle Of Futility” sembra una normale pittura ma… prova a scaricare l’app GIF-ITI e guarda di nuovo la parete attraverso lo schermo del cellulare. Il muro prenderà vita e questo sarà l’effetto. Pretty amazing, uh?

Il Cycle of Futility di INSA è un ottimo esempio di cosa può fare la realtà aumentata in campo artistico
Il Cycle of Futility di INSA: street art e augmented reality

Per ora mi fermo qui… ma tu non perdere il prossimo appuntamento sempre in giro per Shoreditch!

2 Comments

  • Mi hai aperto un Mondo! Pur essendo stata molte volte a Londra, non conoscevo affatto questa zona. La prossima volta, sarà la prima tappa del mio viaggio 🙂

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *