#GuardaComeViaggio: abitudini e manie on the road

In volo verso Dubai
Abitudini e manie: un post pazzo in cui si parlerà di metallari, gnomi, distributori di benzina e.... Birra Margarita (come non sai cos'è??)

Dei nostri blogger preferiti siamo abituati a leggere esperienze, emozioni, avventure e disavventure. Ai racconti di viaggio, però, manca spesso un tassello: come ci è finito il nostro blogger proprio lì, in quel determinato hotel o ristorante? E perché ci consiglia proprio quelle attrazioni? Con #GuardaComeViaggio, Anna – la Folle in senso buono! – cerca di completare il puzzle, invitandoci a raccontare le abitudini (e le piccole manie) che caratterizzano il modo di viaggiare di ciascuno di noi. Ecco le mie!

#1: Dove dormo
In genere cerco di trovare sistemazioni in linea con l’esperienza di viaggio che sto facendo. Il che mi porta tendenzialmente a dormire un po’ ovunque. Sull’Ile Faignond – un’isoletta nel bel mezzo del fiume Congo – ho dormito (si fa per dire) su di un materasso sfondato (talmente malridotto che invece di stare orizzontale formava una V, per farti capire), in una stanza senza aria condizionata, con blatte varie a farci compagnia e un bagno in comune dove lo sciacquone non funzionava e dovevi vuotarci dentro un catino d’acqua dopo aver fatto pipì. Però ho anche dormito (per una pura questione di culo fortuna) in una suite da 2.500 euro a notte pagandola solo 130 euro. E’ successo a Las Vegas, al Caesars Palace. Lì di bagni ne avevamo 3 (e noi eravamo in due).

Ho dormito in un hogan navajo, con un rumore di topolini in sottofondo (ma no, non erano topolini dai…) e in un eco lodge in Botswana con gli ippopotami che blateravano da qualche parte là fuori e i ruggiti dei leoni a colazione. In uno sfigatissimo B&B da 20 euro a Puerta del Sol a Madrid, centralissimo eh, peccato mi abbia impregnato tutta la valigia di fritto perché c’era un ristorante cinese proprio sotto. Ma anche in un overwater bungalow a Bora Bora. Insomma, mi adatto un po’ a tutto, ma l’unico posto in cui mai dormirei, proprio come Anna, sono gli ostelli: non l’ho mai fatto quando avevo 20 anni, figuriamoci ora che ho superato i 30. Cioè, no. E lo so che ce ne sono di puliti, bellini, sicuri etc. Ma tanto è no.

Dormire nella Monument Valley
E tu dormiresti in un hogan Navajo?

#2: Dove mangio
Per me il cibo è parte fondamentale di un viaggio. Come nel caso degli hotel, sono molto easy, nel senso che me magno di tutto o quasi. Non mi segno i ristoranti, ma mi faccio una lista dei piatti che vorrei provare. La cosa più schifosa che ho buttato giù credo sia stato l’hákarl, il puzzolentissimo squalo fermentato assaggiato in Islanda più per sfida che per gola (ovviamente). Sapeva di ammoniaca.
Mi fermerei ogni due per tre a comprare street food: ad Amsterdam non so quante patatine con la maionese ho divorato. Adoro le porzioni americane, quelle dove ti servono una fetta di torta al cioccolato che se non la finisci (e come fai: pesa mezzo kg!) te la puoi portare in camera per colazione. A proposito di colazione, a casa non la faccio mai ma, in vacanza, si risveglia un appetito da Bud Spencer: omelette da tre uova con fagioli, salsicce e bacon seguita da frutta, dolce e brioche. Poi magari, se ci sono, ripasso a prendere dei funghi trifolati.

In generale non sono una gran mangiatrice di carne, per cui mi si rivolta lo stomaco a leggere menu creati apposta per il turista-che-tutto-divora e che propongono carne di coccodrillo, elefante, canguro e [inserisci altro animale esotico]. In Australia ho visto persino una pizza con cammello affumicato, parliamone. Niente animali strani quindi, ma via libera alle peggio schifezze: barrette di Mars fritte (Australia), nachos nascosti accompagnati da quintali di ogni salsa immaginabile (Canada), cene interamente a base di soufflè (Parigi) e Birra Margarita (Page, AZ) che altro non è che un bicchierone di Margarita con una Coronita (bottiglietta di Corona) sapientemente pucciata dentro.
Ogni tanto invece faccio la persona fine (del tipo Oyster Bar a me)! Metto i tacchi e vado da Nobu a Milano e persino in qualche ristorante stellato: sono stata al Maze di Gordon Ramsay a Londra e, quest’estate, nel mio Piemonte ho provato il tre stelle Piazza Duomo, eletto nel 2016 diciassettesimo ristorante al mondo.

Oyster Bar, Harrods
Oyster Bar, Harrods

#3: Come mi muovo
La formula viaggio che più amo è il fly & drive. Adoro volare e adoro gli adoro gli aeroporti – il viaggio comincia lì – e soprattutto gli on the road: mordere una strada sconosciuta è un’emozione come nessun’altra.
In città mi muovo con quel che capita: non sono di quelle che a piedi tutti i costi se no non vedo niente. Ad esempio amo molto spostarmi in metropolitana. L’underground racconta molto del posto che sto visitando e così mi fermo a guardare le pubblicità affisse ai tunnel, a osservare la gente, com’è vestita, cos’hanno comprato. Ascolto persino qualche discorso, se ne capisco la lingua. Inoltre, ho un vero e proprio debole per i taxi: mi piacciono proprio, mi sembrano anch’essi parte dell’esperienza di viaggio. Cosa sarebbe stata Pointe Noire senza i ‘miei’ taxi? Senza il ricordo della volta che mi han messo un sacchetto di bruchi vivi sul sedile, senza il tipo che cercava di infilare una capretta in macchina?

E i taxi gialli di New York a Natale, che salivi e subito sentivi fa-la-la-là (ma li ho beccati tutti io??). Per non parlare poi dei cab londinesi, che prendevo ogni volta che tornavo da un viaggio di lavoro: ricordo quell’autista che mi raccontava della nipote che viveva Spagna e diceva che ‘noi giovani’ facciamo bene a viaggiare. A destinazione (al tempo non vivevo in una bella zona ed erano le 3 di notte) ha aspettato che entrassi in casa prima di ripartire, perché ‘non sai mai chi c’è in giro’.
E spezzo una lancia anche a favore dei tassisti milanesi. Non quello che ascolta Radio24 e ti riempie i tubi parlandoti di politica e del paese che non va. Ma quello che sapeva un sacco di cose sull’Africa e che mi ha consigliato con tutto il cuore di andare in Etiopia. Quello che aspettava la pensione per mollare tutto e andare a Cuba con la moglie, dato che ci vanno ogni estate, da almeno 20 anni. Quello metallaro che ascoltava Virgin Radio: quando sono arrivata sotto casa, è cominciata Sympathy for the Devil cantata dai Guns’n’Roses, una cover che mi piace moltissimo. Mi è sfuggito un ‘nuooooo, proprio ora’. Bhè, il tassista è sceso dall’auto, ha alzato il volume (era circa mezzanotte) e me l’ha lasciata ascoltare, bloccando il tassametro ovviamente.

#4: Le attrazioni che scelgo
Dunque. Cominciamo con quelle che non scelgo. Innanzitutto non sono tra coloro che vanno a vedere mille mila musei. Visito solo quelli che mi interessano per davvero, ad esempio quelli con una sezione dedicata a Warhol e alla pop art o magari musei un po’ più particolari, a tema. Le persone a cui chiedo perché gli piace la National Gallery (che personalmente reputo di una noia mortale) e sfoderano rispostoni del tipo “perché è la National Gallery” mi hanno sempre lasciata basita.
Sebbene li consideri un’ottima opzione per l’ora di pranzo, non stravedo per mercati e mercatini. In genere, non mi esalta rovistare tra cianfrusaglie che non acquisterò nè fotografare da vicino cavoli verza, pomodori e banane.
Mai e poi mai metto piede in uno zoo, acquario e simile. MAI. Detesto i bioparchi e tutte le belle storie di cui vengono abilmente circondati. ok, non ci sono le gabbie e gli animali vengono seguiti bene (?) ma continuo a non capire cosa ci faccia una giraffa in Piemonte o un gorilla negli USA. E soprattutto che gusto ci sia nel vederli. Amo osservare gli animali solo nel loro habitat, ma non ripeterò esperienze come questa.

Invece, sono capace di visitare più e più volte la stessa attrazione, anche la ‘più turistica’: se mi piace, perchè no? Temo chi va a [inserisci città] la prima volta e chiede consigli solo off the guide, grazie (ma ‘tte prego). E chi dice sai, sono già stata a [inserisci ancora una città] tot volte e ho visto tutto, mi sai suggerire qualcosa di veramente diverso? A parte che mi viene in mente la Gerini, che lo vuole fà strano. Ma poi scusami: vuoi andare a NY e non salire al Top of the Rock solo perché non è abbastanza off the guide? Vuoi perdere tempo a cercare una cavolata qualunque in zona 6 a Londra solo per dire che sì, ora conosci tutti i segreti della città? Dico Londra per dire eh, perché ci ho vissuto più di tre anni e, per quanto la conosca bene, di certo non posso dire di averne scoperto tutti i segreti.

Prima volta New York
E’ un super clichè, ma può non venirti in mente Holden Caulfield a Central Park?

Cosa scelgo allora quando visito una città? Semplice: le attrazioni (famose o meno) in linea con i miei gusti. Prendiamo ancora Londra come esempio: se ho una passione per i giocattoli antichi andrò a vedere il V&A Museum of Childhood anche se non se lo fila nessuno, se ascolto Jimi Hendrix andrò a visitare il suo appartamento come ho fatto quest’estate. Se mi piace il London Eye, continuerò a salirci ogni volta che posso, e non me ne frega niente se ci sono già stata altre sei milioni di volte o se viene considerato ‘troppo turistico’. Insomma, scelgo le cose che mi piace fare sul serio, le attrazioni che mi incuriosiscono davvero.

#5: Strane abitudini
Ho una fobia: rimanere senza benzina. Appena salita sull’auto a noleggio, ancora prima di aggiustare il sedile, cerco sul libretto come si apre il tappo del serbatoio in modo da non essere impreparata: ogni auto è diversa dall’altra, no? Non solo: quando vedo un distributore – anche se siamo in viaggio da meno di un’ora – attacco con: ma non è meglio fermarci a fare il pieno? Cioè la prossima stazione di servizio può essere lontana decine di km, o essere guasta o…  E fin qui tutto ok (più o meno), non fosse per il fatto che mio marito ha la fissa opposta: accetta di fermarsi solo all’ultimissimo momento, quando siamo già in riserva, perché vive nella perenne convinzione che un distributore ci sarà sicuramente. Cerrrrrto, come no.

Non mi muovo senza il mio gnomo. L’ho comprato a Stoccolma nel 2008: è morbidoso e ha gli zoccoli in legno. Se gli alzi il cappello gli vedi anche gli occhi, un po’ strabici.

Sono North Face dipendente e se trovo un negozio – ovunque nel mondo – è finita. Vi racconto una storia: c’erano una volta i vestitini femminili (e ci sono ancora). Poi arrivò il marito. Sportivo. E creò un mostro. Ora i vestitini condividono l’armadio con maglie windstopper, shell in goretex, T-Shirt con reti di ventilazione, piumini 100 grammi e… ok smetto.

Il mio gnomo all'aeroporto di Charles De Gaulle, Parigi
Lo Gnomo all’aeroporto di Charles De Gaulle, Parigi

Insomma, come avrai capito ho tante contraddizioni, amo passare da un estremo al suo opposto. A volte sono più tradizionalista, altre decisamente fuori dal coro. E sono così anche quando si tratta di decidere la meta del prossimo viaggio: amo le destinazioni classiche, sì. Ma ancor di più quelle insolite; mentre leggerai questo articolo sarò da qualche parte in Bhutan. Seguimi su Facebook!

9 Comments

  • Ah beh, un sacco di roba 😀 Io, a dire il vero, non dormire MAI (più) con le blatte: sono la mia personalissima fobia. Di quelle che ti fanno regredire di una ventina d’anni… Hai ragione rispetto al visitare solo le cose che ci interessano e non ventimila musei tanto per dire di esserci stati. Nemmeno io (che adoro l’arte) amo andare per musei quando sono in viaggio. Non avrei il tempo per vedere il luogo, che per me è il vero museo: a cielo aperto e sotto agli occhi. Non vedo l’ora che tu scriva del Buthan!

    • …eeeh purtroppo l Africa spesso equivale a insetti insettini & Co. per non dire di peggio! In ogni caso, come quella volta una roba mai vista… meglio le alture dell’Himalaya!

  • La pizza col cammello??? Marò.
    E poi… questo è l’anno delle blatte, mai viste così tante in soli tre mesi.
    Seeeenti Cri, ma come hai fatto a ritrovarti in un super hotel a Las Vegas? Voglio dire, dici che c’ho speranze?
    Oh, ovunque tu sia, nella lontana Asia, sappi che ti seguo.
    Fa buon viaggio.
    Tiz

    • Ciao Tizzi! …la super suite è la dimostrazione che a Las Vegas… ci vuole culo (e scusa il francesismo!) 😀 trovi come è successo nel post che ho linkato! Un bacione dalle vette himalayane!

  • Sto seguendo il tuo viaggio su fb… PAZZESCO! 🤗
    Bello questo articolo, soprattutto mi trovo d’accordo con la parte del cibo e degli ostelli (come Daniela), mentre mi è piaciuta la parte dedicata ai tassisti. Per gli zoo la penso come te (anche se ho ceduto a quello di San Diego, l’unico modo che avevo di vedere un panda dal vivo), mentre per gli acquari è un ni, nel senso vanno bene se non ci sono spettacolini di delfini o orche.. Ciao, buona giornata (?! Che ore sono in Bhutan?)

    • Ciao Alessia, grazie! Qui in Bhutan tutto ok, siamo 6 avanti! Oltre ad essere un posto singolare già di suo, per me lo è ancora di.più perché non sono mai stata nell’Asia del buddismo, dei monaci, dei templi… e per di più sull’Himalaya! A presto!

  • Cosa cosa? Dove sei? *_*
    Bellissimo articolo, mi piacciono le personalità contraddittorie come la tua, tra l’altro ho ritrovato qualche aspetto in comune tipo la fobia dell’ostello, il rewind sulle attrazioni che mi sono piaciute o il cibo-ostruisci-arterie.
    In merito alle auto il mio incubo è la macchina che non parte la mattina che dobbiamo raggiungere l’aeroporto.
    NNooo ma il tassista metallaro è un grandee!!
    Buonviaggio! 😉

    • Ciao Daniela! E sì, sono in un piccolo regno sull’Himalaya! 🙂 A proposito di cibo, qui si mangia molto piccante, sto assaggiando un po’ di cosette! Il tassista metallaro è stato un grande: trovarne a milano che non ascoltino radio24 o, peggio, RTL!!

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