Abitudini in viaggio: le mie manie on the road

In volo verso Dubai
Di tassisti metallari, gnomi, distributori di benzina e posti super turistici (e per questo irrinunciabili).

Di me sei abituata a leggere esperienze, emozioni, avventure e disavventure. In questo post, invece, ti racconto le abitudini (e le piccole manie) che caratterizzano il mio modo di viaggiare. Che tutti ne abbiamo, o no?
Ad esempio…

Ho un debole per metro e taxi
In città mi muovo con quel che capita; non sono di quelle che a piedi tutti i costi perchè ‘se no non vedo niente’ e, anzi, scelgo spesso di spostarmi in metropolitana. L’underground racconta molto del posto che sto visitando e così mi fermo a guardare le pubblicità affisse ai tunnel e, soprattutto, a osservare la gente: com’è vestita, cosa legge, cos’ha comprato. Ascolto persino qualche discorso, se ne capisco la lingua.

In particolare, però, ho un debole per i taxi: mi piacciono proprio, più di ogni altro mezzo urbano. Cosa sarebbe stata Pointe Noire senza i ‘miei’ taxi? Senza il ricordo della volta che mi han messo un sacchetto di bruchi vivi sul sedile, senza il tipo che cercava di infilare una capretta in macchina?

E i taxi gialli di New York a Natale, che salivi e subito sentivi fa-la-la-là (ma li ho beccati tutti io??). Per non parlare poi dei cab londinesi, che prendevo ogni volta che tornavo da un viaggio di lavoro: ricordo quell’autista anziano che mi raccontava della nipote che viveva Spagna e diceva che ‘noi giovani’ facciamo bene a viaggiare. A destinazione (al tempo non vivevo in una bella zona ed erano le 3 di notte) ha aspettato che entrassi in casa prima di ripartire, perché ‘non sai mai chi c’è in giro’.

La corsa più divertente l’ho fatta a Napoli. Ero in compagnia dei miei tre colleghi inglesi e avevamo terminato una settimana di lavoro molto intensa a Capri. Loro – poveri! – erano visibilmente frastornati da tutto quel ‘troppo’ che stravolge chi non è abituato all’Italia: troppo caldo, troppi gesti, troppe voci e troppo alte, persino troppo cibo. Sbarcati al molo di Beverello, chiamo un taxi. Già ridevo, perchè a quella schiera di eccessi ne mancava uno: la guida, sicuramente – per i gusti britannici – un po’ troppo ‘fantasiosa’. Il tassista – gli hai detto di tenersi bene, sì? – non si è fatto mancare nulla: curve veloci, semafori rossi bruciati, inchiodate davanti a passanti, insulti a motorini, scooter, automobilisti, bus e ripetute suonate di clacson. Sul sedile posteriore, i miei compagni di viaggio erano più bianchi del solito (e gli inglesi non si abbronzano nemmeno dopo un mese ai Caraibi). – Tutt’ apposto laddietro? domanda una volta arrivati a destinazione. Aveva chiaramente calcato la mano – con il mio tacito consenso – ma ho ragione di credere che lo stile di guida di quel ragazzo non fosse poi così diverso in una corsa ‘normale’. Io, comunque, mi ero divertita come una pazza.

Spezzo una lancia anche a favore dei tassisti milanesi. Non quello che ascolta Radio24 e ti riempie i tubi parlandoti di politica e del paese che non va. Ma quello che sapeva un sacco di cose sull’Africa e che mi ha consigliato con tutto il cuore di andare in Etiopia. Quello che aspettava la pensione per mollare tutto e andare a Cuba con la moglie, dato che ci vanno ogni estate, da almeno 20 anni. Quello metallaro che ascoltava Virgin Radio: quando sono arrivata sotto casa, è cominciata Sympathy for the Devil cantata dai Guns’n’Roses, una cover che adoro. Mi è sfuggito un ‘nuooooo, proprio ora’. Bhè, il tassista è sceso dall’auto, ha alzato il volume (era circa mezzanotte) e me l’ha lasciata ascoltare, bloccando il tassametro ovviamente.

Amo le attrazioni super turistiche…
Tipo il London Eye, tanto per citarne una. Temo chi va a [inserisci città] la prima volta e chiede consigli solo off the guide, grazie (ma ‘tte prego). E chi dice sai, sono già stata a [inserisci ancora una città] tot volte e ho visto tutto, mi sai suggerire qualcosa di veramente diverso? A parte che mi viene in mente la Gerini, che lo vuole fà strano. Ma poi scusami: vuoi andare a NY e non salire al Top of the Rock solo perché non è abbastanza off the guide? Vuoi perdere tempo a cercare una cavolata qualunque in zona 6 a Londra solo per dire che sì, ora conosci tutti i segreti della città? Dico Londra per dire eh, perché ci ho vissuto più di tre anni e, per quanto la conosca bene, di certo non posso dire di averne carpito tutti i segreti.

…e quelle molto di nicchia
Ossia, in linea con i miei gusti. Prendiamo ancora Londra come esempio: se ho una passione per i giocattoli antichi andrò a vedere il V&A Museum of Childhood anche se non se lo fila nessuno, se ascolto Jimi Hendrix andrò a visitare il suo appartamento. Insomma, scelgo le cose che mi piace fare sul serio, le attrazioni che mi incuriosiscono davvero. Perchè l’equazione famoso = interessante, non sempre regge.

– No, ma devi assolutamente visitare la National Gallery!
– E perchè?
– Perchè è la National Gallery!

Ah. Grazie Graziella, come si suol dire.

Mai e poi mai metto piede in zoo, acquari e simili
MAI. Non capisco come ci si possa dichiarare amanti degli animali e visitare posti del genere. Detesto i bioparchi e tutte le belle storie di cui vengono abilmente circondati. Ok, le gabbie non ci sono e gli animali vengono seguiti al meglio ma, onestamente, continuo a non capire cosa ci faccia una giraffa in Piemonte o un gorilla negli USA. Amo osservare gli animali solo nel loro habitat, e non ripeterò esperienze come questa.

Ho il terrore di restare senza benzina
E’ la mia fobia. Appena salita sull’auto a noleggio, ancora prima di aggiustare il sedile, cerco sul libretto come si apre il tappo del serbatoio in modo da non essere impreparata: ogni auto è diversa dall’altra, no? Non solo: quando vedo un distributore – anche se siamo in viaggio da meno di un’ora – attacco con: ma non è meglio fermarci a fare il pieno? Cioè la prossima stazione di servizio può essere lontana decine di km, o essere guasta o…  E fin qui tutto ok (più o meno), non fosse per il fatto che mio marito ha la fissa opposta: accetta di fermarsi solo all’ultimissimo momento, quando siamo già in riserva, perché vive nella perenne convinzione che un distributore ci sarà sicuramente.
Cerrrrrto, come no.

Non mi muovo senza il mio gnomo
L’ho comprato a Stoccolma nel 2008: è morbidoso e ha gli zoccoli in legno. Se gli alzi il cappello gli vedi anche gli occhi, un po’ strabici. La prima casa che lo ha ospitato è stata quella di Londra e, da allora, mi ha seguito in ogni trasloco, dall’Africa all’Oman. Lo metto sempre nel bagaglio a mano per non rischiare di smarrirlo: qui sotto era con me al Charles De Gaulle, in transito verso il Congo Brazzaville.

Route 66 cosa vedere in Kansas

Ho frequenti colpi di fulmine (per gli oggetti!)
Non riempio la valigia di souvenir, a meno che non entri in fissa con qualcosa di particolare. Non solo non me lo levo dalla testa per tutto il viaggio, ma finisce che ne compro ben più di un esemplare (o, una volta a casa, mi pento amaramente di non averlo fatto). E’ successo in Sicilia con le teste di moro, a Matera con le griglie per coprire le prese d’aria (!), lungo la Route 66 con le tazze, in Namibia con le bambole, a Napoli con i curnicielli

Sono North Face dipendente
Ti racconto una storia: c’erano una volta i vestitini femminili (e ci sono ancora). Poi arrivò il marito. Sportivo. E creò un mostro. Ora i vestitini condividono l’armadio con maglie windstopper, shell in goretex, T-Shirt con reti di ventilazione, piumini 100 grammi e… ok smetto. Nel flagship store di Milano evito volutamente di entrarci perchè potrei non uscirne più, ma se ne trovo uno ovunque nel mondo, con la scusa che sono in vacanza… è finita.

Insomma, come avrai capito ho tante contraddizioni, amo passare da un estremo al suo opposto. E ancora non ti ho raccontato dove dormo e cosa mangio! A volte sono più tradizionalista, altre decisamente fuori dal coro. E sono così anche quando si tratta di decidere la meta del prossimo viaggio: amo le destinazioni classiche, sì. Ma ancor di più quelle insolite; mentre leggerai questo articolo sarò da qualche parte… in Bhutan.

9 Comments

  • Ah beh, un sacco di roba 😀 Io, a dire il vero, non dormire MAI (più) con le blatte: sono la mia personalissima fobia. Di quelle che ti fanno regredire di una ventina d’anni… Hai ragione rispetto al visitare solo le cose che ci interessano e non ventimila musei tanto per dire di esserci stati. Nemmeno io (che adoro l’arte) amo andare per musei quando sono in viaggio. Non avrei il tempo per vedere il luogo, che per me è il vero museo: a cielo aperto e sotto agli occhi. Non vedo l’ora che tu scriva del Buthan!

    • …eeeh purtroppo l Africa spesso equivale a insetti insettini & Co. per non dire di peggio! In ogni caso, come quella volta una roba mai vista… meglio le alture dell’Himalaya!

  • La pizza col cammello??? Marò.
    E poi… questo è l’anno delle blatte, mai viste così tante in soli tre mesi.
    Seeeenti Cri, ma come hai fatto a ritrovarti in un super hotel a Las Vegas? Voglio dire, dici che c’ho speranze?
    Oh, ovunque tu sia, nella lontana Asia, sappi che ti seguo.
    Fa buon viaggio.
    Tiz

    • Ciao Tizzi! …la super suite è la dimostrazione che a Las Vegas… ci vuole culo (e scusa il francesismo!) 😀 trovi come è successo nel post che ho linkato! Un bacione dalle vette himalayane!

  • Sto seguendo il tuo viaggio su fb… PAZZESCO! 🤗
    Bello questo articolo, soprattutto mi trovo d’accordo con la parte del cibo e degli ostelli (come Daniela), mentre mi è piaciuta la parte dedicata ai tassisti. Per gli zoo la penso come te (anche se ho ceduto a quello di San Diego, l’unico modo che avevo di vedere un panda dal vivo), mentre per gli acquari è un ni, nel senso vanno bene se non ci sono spettacolini di delfini o orche.. Ciao, buona giornata (?! Che ore sono in Bhutan?)

    • Ciao Alessia, grazie! Qui in Bhutan tutto ok, siamo 6 avanti! Oltre ad essere un posto singolare già di suo, per me lo è ancora di.più perché non sono mai stata nell’Asia del buddismo, dei monaci, dei templi… e per di più sull’Himalaya! A presto!

  • Cosa cosa? Dove sei? *_*
    Bellissimo articolo, mi piacciono le personalità contraddittorie come la tua, tra l’altro ho ritrovato qualche aspetto in comune tipo la fobia dell’ostello, il rewind sulle attrazioni che mi sono piaciute o il cibo-ostruisci-arterie.
    In merito alle auto il mio incubo è la macchina che non parte la mattina che dobbiamo raggiungere l’aeroporto.
    NNooo ma il tassista metallaro è un grandee!!
    Buonviaggio! 😉

    • Ciao Daniela! E sì, sono in un piccolo regno sull’Himalaya! 🙂 A proposito di cibo, qui si mangia molto piccante, sto assaggiando un po’ di cosette! Il tassista metallaro è stato un grande: trovarne a milano che non ascoltino radio24 o, peggio, RTL!!

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