Visitare il Bhutan: 10 cose da sapere

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Tamburi di preghiera a Paro, Bhutan
Vorresti visitare il Bhutan? Qui trovi una serie di info utili relative a visto, cibo, viabilità, festival, religione e molto altro!

Dato che il Bhutan è una destinazione molto particolare e poco conosciuta, ho pensato di scrivere un post per rispondere alle domande più frequenti che ho ricevuto prima, durante e dopo il viaggio. Forse troverai anche quello che volevi sapere tu!

#1: Dov’è il Bhutan?
Ok, lo so che ti sembrerà una domanda stupida. Eppure non sono pochi coloro che hanno difficoltà a localizzare il piccolo regno himalayano sulla cartina. Per fugare ogni dubbio, il Bhutan, grande poco meno della Svizzera, si trova stretto tra due giganti, Cina e India, appena al di là del Nepal, con il quale però non confina. E’ servito da due compagnie aeree e per raggiungerlo dall’Europa bisogna necessariamente fare scalo in Nepal o in India. Se come me passi via Kathmandu, avrai un enorme bonus: la traversata che ti porterà a Paro sarà entusiasmante, sorvolerai l’Himalaya e avrai l’Everest proprio attaccato al naso (o quasi!). Ricorda però di richiedere un posto sul lato sinistro dell’aereo!

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L’Everest dal finestrino

#2: Come visitare il Bhutan? 
Il Bhutan viene spesso definito un Paese a numero chiuso, tant’è che si dice che i visitatori ammessi ogni anno non siano più di 100-120.000. Entrarvi però non è difficile: basta richiedere un visto d’ingresso, rilasciato da tour operator bhutanesi o internazionali riconosciuti dal Tourism Council of Bhutan. Il costo di emissione del visto è di 40$ e, in base alla durata del soggiorno, ad esso vanno aggiunti 250$ al giorno (a persona) in alta stagione (marzo/maggio e settembre/novembre), che scendono a 200$ in bassa stagione. In tale quota sono inclusi 3 pasti quotidiani, alloggio, trasporti e guida locale. Nota bene: il costo giornaliero del visto può lievitare in base al tipo di itinerario che scegli, alla categoria di hotel che richiedi e al numero di persone della tua comitiva: se viaggi in gruppi di meno di 3 persone dovrai infatti a pagare un supplemento.
Altra cosa importante è che, a meno che tu non abbia passaporto indiano, i viaggi fai da te non sono permessi: puoi quindi scegliere se prendere parte a viaggi organizzati oppure, come abbiamo fatto noi, optare per un viaggio individuale con auto privata, fermo restando che, per tutta la durata del soggiorno, sarai accompagnato da una guida locale e da un autista (ovviamente non potrai guidare la macchina).

#3: Cosa vedere in Bhutan?
E’ un domandone. Ne parlerò in modo più approfondito in altri post ma, in maniera molto stringata, diciamo che un tour classico prevede la visita di tre città situate nella zona ovest del Paese: Paro, Phunaka e Thimpu, la capitale. Sono cittadine da cartolina, in cui potrai visitare dzong, splendide fortezze di legno intarsiato, lakhang (monasteri) e chorten, monumenti buddisti. A causa dei problemi di viabilità, non sono tantissimi i turisti che scelgono di avventurarsi nelle regioni più a est: noi però ci siamo spinti a circa 300 km dalla capitale ed è qui che abbiamo visto un Bhutan se possibile ancor più autentico e rurale, valicando stupendi passi di montagna e viaggiando con la costante presenza della lussureggiante foresta himalayana a lato.
Ma non è tutto: il Bhutan è anche il Paese del rafting, del trekking più estremo, che dev’essere un’esperienza unica al mondo in quanto, a differenza della montagna ‘nuda’ e affollata del Nepal, qui la natura è rigogliosa, intatta e davvero non si incontra anima viva se non i pochissimi abitanti dei più remoti villaggi di montagna. Infine, il Bhutan è anche noto per essere il Paese dei Festival: gli tsechu sono assolutamente imperdibili.

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Lo dzong di Phunaka

#4: Cos’è uno tsechu?
Gli tsechu sono celebrazioni buddiste in cui monaci e laici danzano vorticosamente al ritmo di cembali, tamburi e corni tibetani. I balli durano diverse ore e gli abiti più variopinti si alternano a inquietanti maschere di cartapesta che rappresentano animali, demoni ed eroi. I festival hanno luogo in diversi momenti dell’anno a seconda del calendario buddista e, in passato soprattutto, ma ancora oggi, sono un modo per raccontare, per istruire la popolazione, mettendo in scena gli episodi religiosi più significativi: se proprio vogliamo trovare un parallelo con l’occidente, potremmo paragonarli alle nostre rappresentazioni teatrali.
Per la popolazione locale, assistere a uno tsechu significa ottenere benedizione e protezione dal male, oltre che guadagnare meriti per la vita successiva. Anche i turisti sono i benvenuti, sebbene con qualche limitazione: sono infatti ammessi alle rappresentazioni che si tengono negli dzong ma non a quelle nei monasteri. Andare in Bhutan e non vedere uno tsechu è perdersi gran parte dell’esperienza culturale che questo Paese ti può offrire.

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Danzatori allo tsechu di Jakar

#5: Che religione segue il Bhutan?
I Bhutanesi sono gli unici al mondo ad aver dichiarato il Buddismo Mahayana – nella sua forma tantrica Vajrayana – religione di stato. Si tratta di un ramo del buddismo tibetano e la sua influenza è visibile ovunque nella vita del cittadino: bandiere votive e ruote di preghiera sono posizionate un po’ dappertutto, soprattutto lungo i fiumi, sui ponti e sugli alti passi montani. Numerosissimi sono i monasteri disseminati per il Paese e alcuni di essi, come il famoso Nido della Tigre, sono vere e proprie mete di pellegrinaggio. Anche i non credenti sono ammessi ai templi, ma sono tenuti ad osservare alcuni comportamenti: togliersi le scarpe all’ingresso, sedersi a terra in ginocchio o a gambe incrociate, non indicare col dito quanto vedono intorno a loro e divieto assoluto di fare foto una volta all’interno.

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Taktsang – Il nido della tigre

#6: Come sono le strade in Bhutan?
La viabilità metterà senz’altro a dura prova la pazienza del turista. Mentre i collegamenti tra le tre città principali che ho citato prima non sono malaccio, le difficoltà cominciano man mano che ci si sposta a est. Tieni presente che in Bhutan c’è un’unica strada che taglia il Paese orizzontalmente da ovest a est e che questa è stata costruita negli anni 60: prima ci si muoveva solo a piedi e con gli yak! Inoltre, ricorda che siamo sull’Himalaya: la strada è dunque molto stretta, a corsia unica, e corre seguendo il profilo della montagna in un saliscendi di tornanti e valichi ad alta quota.

Sebbene siano in corso i lavori per renderla più larga ed agibile – il che fa sperare che tra qualche anno la situazione cambi – attualmente il terreno è molto accidentato e, soprattutto per ragioni di sicurezza, si procede molto lentamente. Non ci sono guardrail e ti lascio immaginare cosa voglia dire avere il baratro sotto di te appena ti sporgi dal finestrino dell’auto. Se poi una macchina ti viene incontro dal senso opposto.. auguri! Per questo motivo, per percorrere 200km, dovrai mettere in conto un’intera giornata: 7 ore o più alla guida. C’è di buono il fatto che, ovviamente, a guidare non sarai tu ma un bhutanese, assolutamente uso a questo tipo di strade e… ingorghi!

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Dochu-la Pass (3100m), uno dei valichi montani più suggestivi del Paese

#7: In Bhutan si misura la felicità?
La felicità interna lorda (Gross National Happiness) è stata introdotta dal quarto re del Bhutan, padre dell’attuale sovrano. Come già ho spiegato qui, si tratta di un concetto che poggia su quattro pilastri: un modello di sviluppo sostenibile, il rispetto dell’ambiente, un governo illuminato e la conservazione della propria cultura. Ciascuna di queste aree è sua volta segmentata in vari indicatori di benessere tra cui, ad esempio, le ore di sonno, la salute del cittadino, l’utilizzo che fa del tempo libero, il contatto con la natura. Il Bhutan è dunque un Paese che ha deciso di non scendere a compromessi: favorire la crescita economica significa spesso sacrificare il benessere della propria gente e la purezza del patrimonio naturale, ed è anche per questo che, per ora, l’ingresso dei turisti è contingentato.

#8: Cosa si mangia in Bhutan?
Ti dirò, io ho mangiato molto bene! I pasti vengono serviti in scodelle o vassoi posizionati al centro della tavola, in modo che i commensali possano condividerli. E’ una cucina molto fritta e molto speziata: funghi matsutake, carne di yak e mucca, triglie se siamo in prossimità di un fiume, svariate zuppe, dumpling molto simili ai momo nepalesi e l’immancabile riso rosso. Ingrediente principe è il peperoncino, che in novembre colora di rosso o verde i tetti delle case sui quali è stato messo ad essiccare! Non è considerato una spezia ma un vero e proprio contorno: da provare il piccantissimo ma ottimo ema datshi, un piatto caldo a base di peperoncini e salsa al formaggio.
Lungo la strada non è raro vedere venditori di formaggio di yak essiccato (chugo), appeso a cordicelle e presentato in quadrettini che visivamente e, dicono, anche in quanto a consistenza ricordano un po’… i nostri torroncini. Tra le bevande degne di nota, il butter tea, un the le cui foglie vengono lavorate con una noce di burro salato (niente di eccezionale, personalmente) e il drink di benvenuto, l’ara… un superalcolico che fa nientemeno che una quarantina di gradi (buono)!

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Una tipica cenetta

#9: Quali animali ci sono in Bhutan?
Questa è una domanda molto curiosa e la risposta ti sorprenderà! Devi sapere innanzitutto che il Bhutan vanta la più alta densità di tigri del pianeta: una ogni 25km2. Non solo: nelle sue foreste si aggirano anche elefanti, panda rossi e leopardi delle nevi! Peccato che vederli sia quasi impossibile: la nostra guida in 37 anni di vita li ha incrociati soltanto un paio di volte. Sebbene il Bhutan abbia un buon potenziale come safari country al momento non è possibile fare attività di questo tipo: buona parte delle foreste sono totalmente inesplorate e talmente fitte che addentrarsi è impossibile persino per la gente del posto.
Però aspetta! Sicuramente ti capiterà di vedere, tra i 3000 e i 5000 metri a seconda della stagione, macachi di montagna, dalla pelliccia bella folta per proteggersi dal freddo, svariati yak appartenenti alle popolazioni nomadi e anche qualche takin, l’animale nazionale, che la leggenda vuole creato dal Buddha e nato dall’incrocio tra una vacca e una capra. Non è venuto molto bene eh?

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Un takin, l’animale nazionale. E’ grande più o meno come una mucca.

#10. WTF? Un pene dipinto sulla parete di casa?
Ebbene sì. Il fallo è – insieme a tigre, drago alato e leone della neve (bianco con criniera verde) – un elemento importante della simbologia del Bhutan. Portatore di ricchezza e fertilità, lo si vede spessissimo dipinto accanto alle porte d’ingresso – ma non chiamiamola street art per favore – oppure sporgere sotto i tetti delle case nelle quattro direzioni, realizzato in legno o argilla. Viene di solito rappresentato come un cannone… con tanto di ‘fuoriuscita’. Il fallo è anche simbolo di saggezza e viene per questo utilizzato molto spesso anche durante le cerimonie religiose.

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Falli sulle facciate delle case

Ho risposto a tutte le tue domande? Come avrai capito, il Bhutan è un Paese veramente da scoprire! La sua situazione è comunque molto precaria, da un lato perché trovandosi stretto tra due potenze quali l’India e la Cina, deve costantemente tessere una sottile e perfetta trama di politica estera per non venirne prima o poi inglobato.
E dall’altro perché non è certo uno stato ricco e forse, un giorno, potrebbe essere costretto a piegarsi a interessi di natura economica, sacrificando ciò per cui sinora si è battuto. Allora l’apertura al mondo sarà inevitabile e, come spesso succede, buona parte della sua cultura, delle sue tradizioni andranno perse o, peggio, si trasformeranno in sciocche parodie di sé stesse, a esclusivo beneficio del turista. Ma non oggi.

Oggi il Bhutan è come l’ho descritto. E mi piace questo suo status di esclusività, mi piace che venga definito l’ultimo Shangri-La. Perché lo è davvero e spero resti tale, nonostante tutto.

Hai altro da chiedermi? Scrivimelo qui sotto!

2 Comments

  • Quando hai parlato di felicità interna lorda ed ho visto l’ultima foto la mia mente bacata ha fatto una strana associazione: ho subito pensato al Berlu e ad una sua probabile candidatura presidenziale, poi ho letto della saggezza e mi è subito morto il parallelismo politico culturale.
    Bon, davvero il fai da te non è permesso? Praticamente al turista viene affibbiato un babysitter tutto il giorno? Costosetta comunque come destinazione O_O Ma bellissima!
    La foto del Nido della Tigre è stupenda, sul vecchio pc avevo lo sfondo con quel monastero tutto innevato *_*
    Cristina approfitto per augurarti Buone Festività! Di cuore! :*

    • hahahah, no la saggezza proprio non è cosa!
      guarda, anche noi all’inizio eravamo un po’ perplessi perchè non avevamo mai fatto un viaggio con guida costante. Le guide ci piacciono e le prendiamo abbastanza spesso, ma ovviamente solo per escursioni particolari. Invece in questo caso non ci siamo affatto trovati male: il ‘nostro uomo’ è stato molto discreto, competente e davvero ha cercato di farci vedere quante più cose possibili, accontentandoci sempre. E poi si tratta di un Paese così insolito che è bello girare con qualcuno che ti racconta cosa vedi, altrimenti si va in giro senza capire nulla. 🙂
      Un carissimo augurio anche a te, è stato un piacere averti ‘scoperta’ Dani!!

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