Cercando Luanda

Una zungueira su una spiaggia di Luanda
Mine, milionari, bandidos: una prima idea (confusa) della città più cara del mondo.

Sei lì da quasi tre mesi e ancora non hai scritto nulla sull’Angola!” – mi è stato detto.

E’ vero. Ma è anche vero che non l’ho fatto perchè, al momento, ne ho un’idea ancora piuttosto nebulosa. Mi spiego. Appena fuori dall’aeroporto, dopo pochi km in auto, ho subito pensato rieccola, la ‘mia’ Africa. Strade polverose, container adibiti a negozi lungo la strada, insegne da parrucchiere con bizzarre pettinature afro disegnate a mano, cani randagi… Le stesse immagini del Congo. E ho tirato uno strano sospiro: rassegnato ma, in qualche modo, sollevato.

Solo che poi, quelle strade hanno lasciato il posto ad altre più larghe, a corsie ai lati delle quali sono spuntati i grattacieli di vetro della capitale. E via via sono comparsi i centri commerciali, le palestre, i multisala. Sono rimasta un po’ spiazzata a dir la verità. Ho persino storto un po’ il naso. Sono lontani i tempi in cui al supermercato era difficile reperire la ricotta e, a volte, persino la farina. Appena – quanto? 1000 km più sud di Pointe Noire? – ci sono negozi che vendono MacBook e scarpe di Burberry, caviale e abbigliamento firmato per bambini, ci sono ristoranti di sushi sul lungomare. Beni ed esperienze che, tutto sommato, sono comuni a tutte le città del mondo e che a ben guardare finiscono un po’ per appiattirlo, quel mondo. E’ questa Luanda? E’ questa l’Angola?

Certo che no. O per lo meno, non solo. L’Angola è stata dilaniata da quasi trent’anni di guerra civile. Sul finire degli anni ’90, il terreno nascondeva quasi quindici milioni di mine, ossia più di una per abitante. L’Angola era stata dichiarata dall’UNICEF il peggior posto al mondo in cui un bambino potesse nascere.

Poi, nel 2002, la guerra finì e venne l’ora di ricostruire. Si decise di puntare tutto o quasi su di un’unica risorsa: il petrolio. Peccato che, negli ultimi anni, il prezzo del prezioso barile sia drammaticamente crollato. Oggi, l’Angola versa in una delle più grandi crisi economiche di sempre. La moneta locale, il kwanza, ha subito un’enorme svalutazione, con la conseguente diminuzione del potere d’acquisto dei cittadini: i beni primari – riso, latte, farina, ma anche medicine e farmaci di base – costano 4, 5 volte di più rispetto a pochi anni fa. Non per niente Luanda è la città più cara del mondo: non Tokyo, non New York. Luanda. Due pizze (cattive) + birra + dessert costano l’equivalente di 120 euro, tanto per fare un esempio.

Eppure, l’Angola è il quinto paese con il maggior numero di milionari in Africa, con 6.400 persone con un patrimonio netto di almeno 1 milione di dollari (dato 2015). Tra ricchi e poveri c’è una voragine, non un divario.

Pompe funebri, meccanici e… maialini randagi.
La Marginal di Luanda

Anche per questo motivo la criminalità è alle stelle. Allarmata, prima di partire cercavo sul web testimonianze di vissuto, cercavo qualcuno che in Angola ci fosse stato. Ho trovato articoli che consigliavano in quali spiagge andare – non me ne fregava niente. E poi sono incappata nel pezzo di un tizio, l’ennesimo wanderluster. Di solito, quelli come lui li salto a piè pari ma…  Ecco cosa succede al suo arrivo a Luanda. Sparatorie e rapine a mano armata, qui sono realtà concrete. ‘Na cidade há muitos bandidos, madame’ – mi dice Jojo, il mio autista.

Perchè sì, ho l’autista. E no, non è una figata da gran signora, proprio per niente. A causa dei problemi di sicurezza è chiaro che non sono libera di muovermi come voglio. Diversamente dal Congo, ora non posso più alzare un braccio e aspettare che una Toyota sgangherata si fermi e carichi me e magari anche la capretta che sta attraversando la strada. Posso spostarmi solo con un’auto guidata da personale autorizzato, che mi aspetterà nel parcheggio fino a che non avrò finito le mie commissioni o quel che devo fare.

Che poi, intendiamoci, con questo non voglio dire che Luanda non mi piaccia. Rispetto al Congo, un expat ha parecchie possibilità di svago in più. E poi c’è quella piacevolissima influenza portoghese (l’Angola è un’ex-colonia) che, mescolata ai toni africani, colora molti aspetti della vita quotidiana, dal cibo alla musica. Di questo lato ne parlerò, ma non oggi. Perchè è da quando sono arrivata che mi chiedo… il resto dov’è? Dov’è l’Africa?

Per un attimo mi sembra di averla ritrovata: appena fuori dal compound in cui vivo, eccole le case di argilla, le file di lattine allineate sui muretti, i panni stesi, le ragazze grandicelle che fanno le treccine alle più piccole, i maschietti che giocano a pallone, le auto senza ruote trasformate in vani porta tutto, le corse, le bacinelle piene d’acqua, i vecchi a piedi nudi, i cani di quell’unica, rachitica razza africana che, all’ombra, cercano ristoro da quei 30° e più.

E’ tutto lì, dietro al finestrino di un’auto lucida come uno specchio, lo vedo mentre sulle braccia ho un po’ di pelle d’oca per l’aria condizionata troppo alta. Ma poi la macchina mi porta via.

Perchè adoro i negozi, i ristoranti, le piscine. Dopo due anni di Congo mi sembrano una manna dal cielo.
Ma di Luanda cerco una dimensione più colorata, più vera, più storica. 
Cerco l’Africa, di nuovo. E, al momento, non l’ho ancora (ri)trovata.

Continuerò a cercarla però, questo sì.

10 Comments

  • ciao Cris!
    Hai cominciato a parlarci di questo Paese che ti ospita adesso. Attendo sviluppi. le premesse sono interessanti. e come sempre nel tuo blog le foto sono molto belle, quando non splendide. Grazie infinite.

    Devo confessarti che aspetto sempre con gioia i tuoi post. a presto

    • Ciao Gin, grazie!! Io li ricevo i commenti, probabilmente non li vedo subito pubblicati perché prima li devo ‘approvare’! Comincio ora a parlare dell Angola, sì.. vediamo cosa ci riserva!

  • Provo ancora una volta a scrivere, ma se mi va buca non so. Ultimamente non riesco ad inoltrare un commento, anche se quello che faccio non è cambiato ed il mio iPad funziona come sempre. Non sono l’unica ad averti chiesto di parlare un po’ di Luanda. Questa adesso è una prima idea e noi fedelmente ti seguiremo. Perché viaggiare e’ la nostra passione.
    Adesso provo a inviare e se non va, prima mi arrabbio, poi cerco un tuo recapito privato. vediamo che succede. ciao

  • Davvero molto interessante. Difficile trovare articoli di questo tipo, scritti da italiani che in questi luoghi ci vivono. Immagino lo sconcerto iniziale e le difficoltà di adattamento, ma ti auguro di ritrovare presto la tua Africa. Spero di leggere presto qualche altro articolo dedicato a questa città.

    • Grazie Daniela! Uhm.. chissà perché da questi posti nn scrive nessuno!?! :))) spero anch io di ritrovare l Africa perduta… intanto ora sono in attesa di un volo per la Tanzania, per una settimana di safari! A presto!

  • Continua a scrivere di questi lati dell’Angola Cris, come dice Velia è veramente un Paese di cui si sa pochissimo a parte le tragiche cronache del passato.
    Mi piace molto leggerti 🙂
    Spero che ritroverai presto quella parte di Africa che ti manca!

  • E’ davvero interessante quello che scrivi, dai un ritratto abbastanza inedito dell’Africa soprattutto perché non sei la solita turista ma la vivi in prima persona. E poi parli dell’Angola, un paese del quale si legge davvero poco. Nelle tue parole sento molto quello che mi ha raccontato mia mamma, nell’intervista che le ho fatto per il mio blog. Anche lei vive a Luanda (per il lavoro di suo marito) e in passato hanno vissuto in Congo e Mozambico. Mi diceva della povertà sconcertante che in Angola è molto più evidente che negli altri due paesi. E anche lei si lamenta molto del fatto di avere un autista e non poter avere l’autonomia di movimento che aveva a Pointe Noire e Maputo.
    Posso chiederti che lavoro fai lì? Chissà, magari siete colleghi 🙂

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