A Sossusvlei, tra le dune più antiche (e più alte) del mondo

deserto della Namibia
Sulla Duna 45, Deserto del Namib
Per i suoi colori è stato paragonato a Marte: un'escursione nel deserto del Namib, tra le dune di Sossusvlei e il surreale Deadvlei

Dune altissime e imponenti, eppure fatte della sabbia più leggera, più impalpabile. I piedi arrancano tra i granelli color ruggine. Le scarpe, persino le calze, in un attimo si riempiono. Sotto la visiera del cappello scendono gocce di sudore. E’ presto ancora e non oso pensare a come deve essere questo posto a mezzogiorno. Continuo a salire lungo la cresta della duna, pensando che una cima ce l’avranno pure, queste montagne di sabbia. Ma come si sale una duna? Ecco, me lo ero sempre chiesta e ora lo so: un piede dopo l’altro, puntando bene i talloni per non affondare.

Sono a Sossusvlei, nel Deserto del Namib, quasi sulla cima di Big Daddy, la duna più alta. Intorno a me un mondo color albicocca: sinuose impennate di sabbia si stendono per decine e decine di chilometri, dominatrici incontrastate di quel mondo surreale che è la lunga striscia polverosa che, dall’Angola al Sudafrica, si srotola lungo la costa africana.

Un deserto singolare quello del Namib, incastrato tra le montagne e un oceano battuto da una corrente gelida, la corrente del Benguela, che arriva nientemeno che dall’Antartide. E’ così fredda da condensare l’umidità del vento prima che esso giunga a riva. Nel deserto piove una volta ogni sette, otto anni – ci dicono -, ma al mattino presto, si forma una sorta di nebbia, una foschia, nient’altro che un po’ d’umidità pronta ad essere catturata dai pochi vegetali presenti prima di essere dissipata dai raggi del sole.

Formatesi nel corso di milioni e milioni di anni, le dune di Sossusvlei sono le più antiche del mondo: è quella sabbia ferrosa e ossidata a rivelare la loro età; più intenso l’arancio, più vecchia la duna.

E del mondo, sono anche le più alte: superano facilmente i 400 metri e sembrano montagne vere e proprie, non fosse che, delle montagne, non condividono l’immobilità. Vecchio come il mondo eppure mai uguale a se stesso, il deserto del Namib viene ridisegnato ogni giorno dai capricci del vento.

Ad un tratto eccolo. Lo vedo dall’alto di Big Daddy: Deadvlei. Letteralmente, il ‘pantano morto’. Di forte, fortissimo impatto visivo, è un piccolo mondo dove regnano i contrasti: il nero degli alberi contro il bianco salino del pan; la corona di ruggine contro il soffitto blu.

deserto della Namibia
Deadvlei visto da Big Daddy

Una volta scesa al pan, mi viene difficile pensare che un tempo quella fosse una palude, che proprio lì, dove ora poggio i piedi, ci fosse dell’acqua. Eppure ne sono testimoni i numerosi scheletri d’acacia, tronchi rinsecchiti che parlano di un passato fiorito, rigoglioso, bagnato da un fiume successivamente ostacolato nel suo corso da dune sempre più prepotenti, sempre più invadenti. Fino a che non hanno vinto loro, fino a che la sabbia non ha ricoperto tutto, lasciando le acacie a perire con le braccia alzate, a invocare per l’eternità quell’acqua che non sarebbe più arrivata. Incapaci di decomporsi a causa del clima troppo secco, oggi gli alberi sono ancora quelli di – si dice – 900 anni fa, gli stessi che hanno assistito al prosciugarsi del letto del fiume.

Ormai fa troppo caldo per rimanere qui. Ritorneremo nel deserto solo verso il tramonto, per un’ultima, piccola impresa: salire sulla Duna 45, forse la più accessibile al pubblico (appena 170m contro i quasi 400 di Big Daddy) e sicuramente la più fotogenica. Un orice sembra mettersi in posa, poi, appena prima del click, scappa via. Il sole cala: da un lato della duna è già notte.

E, come sempre nel deserto, sarà una notte molto fredda.

 

4 Comments

  • Ciao Cris!
    Come sempre resto colpita dalle tue suggestive fotografie e dal tuo modo di raccontare, mai dozzinale e banale.
    Uno dei prossimi viaggi sarà proprio in Namibia e, leggendo le tue parole e restando incantata dalle tue immagini, inizio già a pregustarla!
    Buona giornata!

    Silvia

    Ps: avrei una curiosità “tecnica”: i colori sono esattamente così, o i contrasti sono accentuati da filtri?
    Quei blu intensi, sull’arancio-rosso delle dune contornato da zone d’ombra nette, sono stupefacenti!! Che meraviglia!

    • Ciao Silvia, che bello buon viaggio allora! Che itinerario farai? Trovi il mio nella sezione
      On the road se vuoi darci un’occhiata!
      Ritocco le foto molto poco di solito: qui quella più modificata è quella di copertina (mi piaceva l’effetto con l alone); vedrai che rimarrai stupita dalla vividezza dei colori: il gioco di chiaro scuro sulle dune è piu netto via via che ci si avvicina al tramonto! Alle 12 ad esempio non c è una gran luce. Ma io nn sono fotografa e ho appena una compatta per cui nn ti so dare informazioni molto precise riguardo agli scatti!

  • I deserti sono la passione della mia Mamma, che io ho in parte ereditato. Grazie quindi. Come sempre per le foto stupende, ma anche per le descrizioni …Mi è sembrato quasi di essere lì.
    Ciao

    • La Namibia allora è perfetta per lei! Ci sono deserti di ogni tipo: rossi, gialli, pietrosi, anche deserti costieri… 🙂

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