Piccola guida emozionante al Salar de Uyuni

cosa vedere nel Salar de Uyuni
Salar de Uyuni, Bolivia
Quando andare, dove dormire e cosa vedere nel Salar de Uyuni, uno dei territori più estremi del pianeta

E’ uno dei luoghi più estremi del pianeta, la distesa di sale più grande del mondo. Il suolo screpolato, spaccato. Sale. Sale e poco altro per oltre 10.000 km2. Il riverbero del sole, accecante su tutto quel bianco. I riflessi sull’acqua, la sensazione di essere sospesi tra due cieli. E poi il freddo. Perché – non dimentichiamolo – siamo sull’Altiplano, nel cuore delle Ande dove, in quanto ad altitudine, oscilliamo tra 3600 e oltre 5000m.

(E’ un post lungo, te lo dico già! Ma sono certa ti sarà utile!)

Cos’è il Salar de Uyuni e come si è formato?
Il Salar non è sempre stato un deserto: oltre 40.000 anni fa era parte di un enorme mare interno che, prosciugandosi, ha generato nuovi laghi – Poopó e Uru Uru – e due Salar, quello di Coipasa e, appunto, quello molto più grande di Uyuni. Attualmente, si stima che l’area contenga circa 10 miliardi di tonnellate di sale (!), regolarmente estratto insieme a buone quantità di potassio, boro e, soprattutto, litio, di cui Uyuni costituisce un terzo delle riserve mondiali.

Oltre a tutto ciò, oggi il Salar è una delle tappe della Dakar lo storico rally di automobilismo che un tempo attraversava il Sahara e ora il Sudamerica – nonché, naturalmente, la maggior attrazione turistica della Bolivia.

cosa vedere al Salar de Uyuni

Qual è il periodo migliore per visitare il Salar de Uyuni?
Dipende da te. Nel senso che, tecnicamente, lo puoi visitare tutto l’anno ma il paesaggio che troverai sarà diverso:
Dicembre – marzo: E’ la stagione più calda, ma è anche la stagione delle piogge. Da un lato ciò è un vantaggio, perché è in questo periodo che si vedono i famosi giochi di riflessi. I laghi vicini al Salar straripano, lasciando sulle salt flats un sottile strato d’acqua, in cui le nuvole si specchiano. Affinchè si verifichi questo fenomeno, è però necessaria una condizione: la completa immobilità del paesaggio. Basta un alito di vento, nuove gocce di pioggia e ‘lo specchio’ va in frantumi, lasciandoti nei cocci di un terreno allagato e nulla più. In altre parole, devi avere la fortuna di trovare una giornata limpida e senza vento nel bel mezzo degli acquazzoni. Se scegli questa stagione, lo fai quindi a tuo rischio e pericolo: potresti vedere il più bello degli spettacoli, oppure… tornare a casa con un pugno di mosche, anche perchè se la pioggia è troppo forte, le escursioni potrebbero essere cancellate.

Aprile – maggio: è la stagione che consiglio perché, come sostiene un detto inglese, è quella che ti dà ‘the best of both worlds’. In questo periodo dell’anno, il Salar non si è ancora prosciugato del tutto: potresti trovare aree ancora inondate dove, se si verificano le condizioni precedenti (mancanza di vento etc.), si possono ammirare i giochi di riflessi per cui questa parte del mondo è tanto famosa. A noi è successo e abbiamo visitato l’area coperta d’acqua al calar del sole. Non se ne vedono spesso sul web di scatti del Salar al tramonto: guarda che roba!



Giugno – agosto: sono i mesi più freddi in assoluto e intendo freddi davvero: ricorda che il Salar è un deserto ad alta quota e l’escursione termica è fortissima! Di notte, la temperatura può scendere ben oltre i 20° sotto zero. Sono perciò gli unici mesi che sconsiglierei. Inoltre, il Salar è ormai completamente prosciugato e torna ad essere, come ogni anno, un pavimento di sale.

Settembre – novembre: Siamo nella mezza stagione, dopo il gelo dell’inverno (ossia la nostra estate) e prima delle piogge. Il clima migliora poco alla volta ma di riflessi ancora non se ne parla.

Questo a grandi linee: è chiaro che in alcune annate la stagione delle piogge può cominciare prima o finire dopo. In qualunque mese tu decida di andare, ricordati però di portare con te indumenti pesanti, crema solare e occhiali da sole. Inoltre, data l’altitudine, evita di programmare la visita al Salar all’inizio del viaggio: il soroche (mal di montagna) non è da sottovalutare, dunque è più saggio acclimatarsi gradualmente altrove per evitare brutte sorprese.

Come visitare il Salar de Uyuni: posso farlo in autonomia?
In una parola, no. E questo per una serie di motivi: il rischio di perdere l’orientamento è enorme (non ci sono piste né cartelli… solo sale!) e dovresti guidare una jeep speciale, dotata di protezioni per fronteggiare il potere corrosivo del sale. Che si fa allora? Si partecipa a un’escursione in 4×4! Puoi partire da San Pedro de Atacama in Cile, oppure, ed è l’opzione che abbiamo scelto noi, da Uyuni, in Bolivia. Uyuni è raggiungibile da La Paz, in aereo (appena un’ora, con un volo incredibilmente panoramico), oppure con una dozzina di ore di autobus.

Scelta la cittadina di partenza, puoi decidere il tour: un giorno (solo Salar) o tre giorni (Salar + Riserva Nacional de Fauna Andina Edoardo Avaroa). Già che sei lì, fai tre giorni: quando ti ricapita! Tutte le agenzie ti propongono esattamente lo stesso programma, con variazioni di prezzo minime: anzi, se ne trovi una più economica delle altre, lasciala perdere. Probabilmente c’è il trucco (jeep vecchie o simili) e di certo rimanere in panne nel Salar non è il desiderio di nessuno.

Prima di partire, ancora una cosa, anzi due: decidi il tipo di pernottamento (di cui ti parlo più sotto) e se optare per un tour privato o di gruppo. Entrambe le voci incideranno molto sul tuo budget. Noi abbiamo condiviso la jeep con 4 backpackers: due americane, un colombiano e una francese ed è stato divertente oltre che più economico!

Cosa vedere nel Salar de Uyuni?
Ora viene il bello! Essenzialmente nel Salar… vedrai molto molto sale. E che palle! Potresti dire, ma fidati: no! Se hai un debole per gli spazi ‘vuoti’ quelli che ti danno una sensazione di immensità, di infinito e insieme di pace, allora sei nel posto giusto! Pochi chilometri dopo la partenza vedrai diradarsi le auto intorno a te, fino a che non ti troverai a scorrazzare nel bianco più totale, su una jeep insieme a degli sconosciuti, in uno scenario talmente assurdo da sembrare un mondo parallelo, una distopia. Avrai il tempo di scendere, di calpestare quel mondo, di sentire il sale che scricchiola sotto le scarpe, di vederne le crepe, di toccarlo e sentirlo incredibilmente freddo, quasi come la neve. Di farti tante foto, tu e il nulla (o tu e un dinosauro, come in questo caso).

Sarà la fame a riportarti alla realtà, e allora la tua guida ti condurrà nel cuore del Salar, dove troverai un pranzo pronto e… decine e decine di bandiere mosse da un vento gelido. Proprio lì, tra tutti quei colori svolazzanti, ti sorprenderai a cercare quelle dei luoghi in cui sei stato e avrai la sensazione, bellissima, di trovarti nell’ombelico del mondo. Nel pomeriggio, due chicche: l’isola di Incahuasi, un’isola interna al Salar, su cui crescono cactus giganti, alti fino a 12 metri e, se la stagione è quella giusta, un tramonto pazzesco in un’area ancora ricoperta d’acqua.

Dove dormire nel Salar de Uyuni?
Quello nel Salar/Riserva E. Avaroa è un turismo relativamente giovane e, in quanto tale, non è ancora dotato di strutture ricettive adeguate. La scelta è tra l’hotel o l’ostello. Ora, per trascorrere due notti in hotel, ci è stata chiesta una cifra decisamente elevata, ragion per cui abbiamo optato per un ostello (prima volta nella vita, parliamone!). La prima notte l’abbiamo passata in camera doppia, dunque privata, in un ostello carino, completamente fatto di – indovina un po’ – sale: tavolo, letti, sgabelli.. tutto! La seconda notte invece l’abbiamo trascorsa in una camera condivisa con i 4 ragazzi che facevano con noi il tour in 4×4. Ovviamente bagni e docce in comune in entrambi i casi.

Niente di male, per due notti si può fare eccome, peccato però che gli ostelli della zona non siano dotati di riscaldamento e siano dunque ge-li-di (ecco perchè devi affittare un sacco a pelo da ficcare nel letto, se non te lo sei portato e, magari, evitare luglio e agosto che sono mesi ancora più freddi)! A parte ciò, non posso dire di essermi trovata male: il pernottamento include un mate di coca caldo all’arrivo, una cena semplice ma abbondante (zuppa di quinoa o di verdure +  un secondo piatto) e la colazione.

Vale la pena spendere di più per un hotel? Onestamente, considerando che sono solo due notti (o una se fai il tour di un giorno) non credo. Anche perchè, a differenza degli ostelli, gli hotel proposti abbiamo scoperto essere ubicati in zone decisamente scomode, il che avrebbe implicato ulteriori ore in auto e, di conseguenza, un itinerario non così ottimale.

E… oltre al Salar, cos’altro c’è da vedere?
Sicuramente puoi fare un giro nella cittadina di Uyuni, non bellissima ma ottima per acquistare acqua e snack da consumare durante l’escursione. A noi sono piaciuti anche i suoi murales, soprattutto quelli dedicati al Che! Appena prima del Salar, poi, c’è il più grande cimitero di treni del mondo: una collezione di locomotive a vapore in balìa di un corrosivo vento salato, che risalgono alla fine del XIX secolo, quando Uyuni era il principale snodo ferroviario tra Cile e Bolivia. Personalmente non mi ha entusiasmato: sarebbe un luogo molto più suggestivo se fosse proibito alla gente di arrampicarsi sulle carrozze. Più che un cimitero pare un parco giochi per instagrammer e ogni foto che tenti di scattare è rovinata da un tizio che salta e simili.
Se opti per il tour di tre giorni, oltre a quanto detto sopra, dopo Uyuni proseguirai per la Riserva Nacional de Fauna Andina Edoardo Avaroa, dove… ci sono così tante cose da vedere che mi serve un altro post per raccontartele!

Il Salar de Uyuni era la tappa più attesa del nostro on the road tra Perù e Bolivia, secondo solo al Machu Picchu. Unitamente ai due giorni trascorsi nella riserva naturale, è stata un’avventura decisamente degna di questo nome: una volta a casa, riguardando le foto, ti sembrerà di aver preso parte a una spedizione del National Geographic!

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