7 cose da fare ad Arequipa, ciudad blanca piena di colore

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Monasterio di Santa Catalina, Arequipa
E’ la seconda città del Perù ma è forse la più particolare, la più raffinata. Racconta storie di clausura, di mummie bambine, di cibi piccanti.

E’ la seconda città del Perù ma forse è la più particolare, la più raffinata; ha uno stile unico, risultato di un mix di influenze coloniali e inca. E poi, la sua cornice. Arequipa è attorniata da tre vulcani: il cono perfetto del Misti – ancora attivo -, il Picchu Picchu e il Chachani, dalla cima sempre coperta di neve e unico dei tre a superare i 6000m.

Per il colore della pietra lavica dei suoi edifici e per l’alta percentuale di spagnoli che un tempo l’abitavano, Arequipa è conosciuta come la Ciudad Blanca ma ‘bianco’ proprio non è il colore adatto per descriverla.  I colori sbocciano ovunque: nelle chiese, lungo i suoi vicoli… sulla tavola!

Noi ci siamo fermati qui due notti e, se solo avessimo avuto più tempo, una terza non ci sarebbe dispiaciuta. Le cose da fare sono tante ad Arequipa: qui di seguito te ne consiglio sette.

#1: Acclimatarti
Se hai in programma un viaggio in Perù, magari con tanto di puntatina in Bolivia, ti troverai inevitabilmente ad altitudini a cui non sei abituato, grosso modo tra i 3 e i 4000m, a volte anche di più. Potresti essere colto dal soroche, o mal di montagna, che ti assicuro è veramente fastidioso (di come affrontarlo ne ho parlato brevemente alla fine di questo post).
Quindi, se cominciare un viaggio a La Paz è una pessima idea – El Alto si trova a 4.095m! -, ben più saggio è cercare di acclimatarsi gradualmente. Arequipa, con un’altitudine di 2300m circa, è il posto giusto per farlo. Non sottovalutare questo consiglio, mi raccomando!
PS: Molti cominciano il proprio viaggio a Lima, ma la capitale ovviamente non contribuisce all’acclimatamento in quanto si trova a livello del mare.

#2: Passeggiare per il centro storico (patrimonio UNESCO) e poi a Yanhuara
Calle Santa Catalina, San Francisco o Jerusalem: non solo sono strade ricche di negozi, ristoranti e posticini carini (e vivaci maggioloni parcheggiati lungo i marciapiedi) ma portano tutte alla meravigliosa Plaza de Armas con la sua cattedrale bianca che, di notte, accesa, è possibilmente ancor più affascinante che di giorno. Da ammirare, sempre nel centro storico, anche il Chiostro della Compagnia dei Gesuiti, risalente al 1700 ed esempio della perfetta fusione tra cristianesimo e panteismo: scolpiti nei suoi pilastri di pietra vedrai angeli, santi e… piume, mais e frutti tropicali.

Se poi vuoi regalarti un souvenir sei nel posto giusto! Puoi acquistare filati di alpaca (di qualità ben superiore rispetto a quelli che troverai un po’ ovunque sulle bancarelle dei mercati peruviani), un libro di Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura nel 2010, originario proprio di Arequipa, oppure del cioccolato bio, di cui il Perù è il secondo produttore al mondo. Da Chaqchao, lo puoi comprare, assaggiare e, previa prenotazione, persino partecipare a un workshop per imparare a prepararlo da te (questa cosa me la tengo per la prossima volta)!

Dopo lo shopping, puoi lasciare il centro storico e spingerti verso il parco cittadino – dove abbiamo visto, e pare sia cosa rara, svariati pappagalli verdi e rossi – e raggiungere il quartiere di Yanhuara, ottimo per osservare la cordillera vulcanica!

#3: Visitare il Monasterio di Santa Catalina
Chiostri di aranci, cappelle con Gesù sofferenti, storie di novizie, madri superiori e di una suora povera, che per entrare in questo convento è arrivata dalla Bolivia, trascinando un’enorme croce di legno sulle spalle. Le hanno assegnato una celletta: non aveva nulla per decorarla e allora ha disegnato stelle azzurre sulle pareti. E’ morta nel giro di poco tempo, con gli occhi fissi su quel cielo di gesso dagli asterischi blu, probabilmente in estasi.

Ha quell’alone di sacro mistero, il complesso di Santa Catalina, quello che emanano i conventi di clausura, dei quali, tuttavia, manca del rigore, della sobrietà. Perché più che un monastero, Santa Catalina – fondato nel 1580 – era una vera e propria città delle donne. Delle donne ricche, s’intende. Altro che cellette: qui le stanze erano enormi, riccamente arredate, con annessa cucina e stanza per la servitù. Oggi vi risiedono ancora una trentina di suore, ma buona parte del sito è aperto al pubblico, che può addentrarsi tra vicoli costeggiati di edifici rossi e attraversare piazze azzurre, tinte sgargianti che coprono quel bianco che, secoli fa, giorno dopo giorno, finiva per accecare le devote.

#4: Rendere omaggio a Juanita, la niña de los hielos
C’era un tempo – per fortuna molto lontano – in cui le popolazioni andine compivano sacrifici umani in onore degli Apu, quelle divinità-montagne, quei vulcani che si pregavano affinchè non eruttassero. La capacocha, ossia la vittima sacrificale, era una vergine di 12-14 anni, di buona famiglia: essere scelta era un grande, grandissimo onore. Vestita riccamente per l’occasione, la giovane e il suo corteo scalavano le vette nei loro sandali di pelle, per arrivare quanto più vicini possibile alla cima del vulcano. Una volta raggiunta la meta, alla ragazza veniva fatta bere la chicha, una bevanda a base di mais a fermentazione naturale, che la intontiva lentamente, facendola scivolare nel sonno. A quel punto, il colpo in testa. Fatale.

Arequipa è anche la città di Juanita, una bambina vecchia di secoli, sacrificata al Nevado Ampato e preservata praticamente intatta dai ghiacci. Ritrovata negli anni ’90, è oggi conservata al Museo Santuarios Andinos dove, dopo aver ripercorso con un video le circostanze del suo ritrovamento e osservato una serie di reperti rinvenuti sulle Ande, la si può finalmente incontrare. Riposa in una teca nell’ultima sala del museo, la più fredda. Juanita – nome naturalmente d’invenzione – viene spesso ed erroneamente definita ‘mummia’, ma in realtà non lo è: non è stata svuotata degli organi interni, non ha subito alcun processo volto a conservarne il corpo dopo la morte. E’ semplicemente una ragazzina congelata. Non fosse per le orbite ormai vuote, parrebbe dormire rannicchiata. Su un lato del capo, il segno del colpo che le ha tolto la vita.

Il Museo Santuarios Andinos è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 18, tranne la domenica che chiude alle 15. Il corpo di Juanita, la bimba più famosa e meglio conservata, è esposto da maggio a dicembre; da gennaio ad aprile troverai invece quello di Sarita, una seconda vittima rinvenuta tra i ghiacci. E’ vietato fare foto ma, se non sei impressionabile, Juanita la puoi vedere qui.

#5: Bere un succo di frutta al Mercato di San Camilo
E dire che io che vivo in Africa e di frutta bella e gustosa dovrei intendermene. E invece no. San Camilo è stato il primo di una serie di mercati che abbiamo visitato in Perù ed è stato positivamente spiazzante, un piacere per il palato e per gli occhi. Perchè è tutto perfetto, le forme, i colori, i profumi. E che frutta poi! In buona parte sconosciuta: pepino dulce, granadilla, palta dedo (un avocado grande, appunto, come un dito) oltre, naturalmente, a papaya, ananas, carambole, mele e fragole!

#6: Provare la cucina arequipeña
Il Perù ha una cultura culinaria fantastica. Merito degli ingredienti, della geografia, dell’influenza di altre culture, di chef pieni di inventiva: qualunque sia la ragione, sono pochi i posti al mondo dove si mangia così bene!  
Oltre a una serie di piatti diffusi in tutto il Paese, ciascuna regione ha però le sue specialità e quella di Arequipa non fa eccezione. Qui sono famose le picanterias dove, come suggerisce il nome, la cucina è decisamente piccante! Un tempo taverne alla mano, oggi Patrimonio Culturale della nazione, le picanterias mantengono vivi i sapori e le tradizioni di una volta e ad Arequipa ce ne sono diverse: io ho provato La Nueva Palomino, una delle più antiche e conosciute. Situata in una via tutta bianca del quartiere di Yanahuara, da Palomino mangi seduto a grossi tavoli in legno coperti da cerate a quadretti, in un ambiente estremamente informale che ricorda un po’ quelle che in Piemonte si chiamano piòle, musica peruviana in sottofondo a parte (che, data la mia completa ignoranza in materia, potrei assimilare ai canti mariachi messicani).
Il menu? Noi abbiamo preso il Super Picante (e che altro?!?), un grosso piatto pensato per due persone (ma direi anche tre), contenente rocoto relleno (peperone piccante ripieno di formaggio fuso e carne, alpaca in questo caso), chicharron di maiale fritti, lomo saltado, pastel de papa, riso e altro ancora! Il tutto innaffiato da due bicchieri di chicha.

Se però vuoi provare una cucina più raffinata, ti consiglio il ristorante ‘Chicha’, di proprietà di Gaston Acurio, chef stellato e ambasciatore della cucina peruviana nel mondo: qui ho assaggiato il mio primo Pisco Sour, cocktail simbolo del Perù a base di Pisco e chiara d’uovo, un ottimo ceviche ai ricci di mare, cuy chactado (che poi è il porcellino d’India! Superato lo shock iniziale… ti assicuro che è ottimo!) e, come dessert, queso helado (che, nonostante il nome, non è un formaggio ma un gelato di latte condensato e cannella.

La Nueva Palomino è aperta solo a pranzo e non accetta prenotazioni. Vai presto, altrimenti farai una luuuuuga coda. Per Chicha invece, specie se vuoi andare per cena, devi prenotare e anche con un certo anticipo; non è un ristorante Michelin ma i prezzi sono comunque ben più elevati rispetto alla media dei locali peruviani.

#7: Partire per il Canyon del Colca
Arequipa è la base perfetta per visitare la Valle del Colca: terrazzamenti coltivati, gole in cui planano i condor, piccoli pueblos caratteristici e il secondo canyon più profondo al mondo: uno spettacolo!

E tu sei già stato ad Arequipa?
Cos’altro aggiungeresti a questa lista?

4 Comments

  • Suggerimenti preziosi che dovrò ricordarmi quando mi deciderò di raggiungere questo angolo di Terra ancora, purtroppo, sconosciuto. Il Monastero di Santa Catalina è stepitoso con quei colori accesi.

  • Racconto di viaggio pazzesco! Il Perù a mio parere è un paese che ancora oggi non è apprezzato appieno. Noi lo stiamo valutando per un prossimo grande viaggio.

    • Grande viaggio è proprio la parola giusta! Noi l’abbiamo abbinato a qualche giorno in Bolivia e abbiamo tagliato fuori tutta la parte amazzonica e della costa… servirebbe oltre un mese per avere un assaggio di tutte le sue regioni! 🙂

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