Salire il Huayna Picchu: perchè (non) farlo

salita al huayna picchu
In cima al Wayna Picchu
Di certo non è un trail adatto a tutti: difficile? Pericoloso? Leggi questo post e dopo valuterai

Ricordi quando dicevo che volevo vedere Machu Picchu da una prospettiva diversa? Bene, se in questo post ti ho raccontato l’emozione di averlo avvistato da lontano, varcando la Porta del Sole lungo il Camino Inca, oggi ti parlo invece dell’incredibile salita al Huayna Picchu che, dall’alto, ti regala una vista a 360° delle rovine.

Il Huayna Picchu (Wayna in quechua), o Picco Giovane, è la montagna che sorge proprio dietro Machu Picchu. E’ quel grosso dente verde, spesso avvolto dalle nubi, che troneggia in tutte le foto più classiche. Ed è ripido esattamente come lo si vede. Al di là dei tetri nomi affibbiategli – Climb of Death, Scalinata della Morte, etc. – il percorso che porta alla sua sommità non è assolutamente da sottovalutare: difficile? Pericoloso? Leggi questo post e dopo valuterai.

In base alla mia esperienza – e te lo dico proprio col cuore – sconsiglierei di affrontare il Huayna se:

1. Soffri di vertigini
2. Sei soggetto ad attacchi di panico
3. Hai poca (o, peggio, nessuna) dimestichezza con il trekking in montagna
4. Hai poco fiato (perché sei super sedentario o super fumatore)
5. Non riesci a mantenere la concentrazione (e te ne servirà tanta)
6. Non hai… una certa dose di incoscienza
7. C’è nebbia.

Se ti ritrovi anche in uno solo di questi punti, allora il Huayna non fa per te. Perché non è una scampagnata dove puoi permetterti di non guardare dove metti i piedi, perchè la salita è praticamente verticale e non puoi bloccarti in mezzo al percorso ostruendo la via a decine di persone dietro di te e, infine, perché è un percorso oggettivamente pericoloso in più punti.

Sulla vetta del Wayna

Detto ciò, se pensi di cimentarti comunque, qui di seguito troverai una serie di informazioni e consigli per affrontare la salita al Huayna Picchu:

Lunghezza del trail: 4km
Dislivello: 450m circa
Difficoltà: elevata

Tempo di percorrenza: minimo 2h tra andata e ritorno

Bisogna prenotare la salita al Huayna?
Assolutamente sì! Proprio come il Camino Inca, anche questo trail va riservato e con largo anticipo. Vi possono accedere solo 400 visitatori al giorno, distribuiti in due turni: 200 persone alle 8:00 e 200 alle 10:00 (considera che, mediamente, il sito di Machu Picchu conta 2500 ingressi quotidiani).
Si sale in autonomia, senza guida.

Prima di cominciare
Ricorda che puoi portare con te solo uno zaino poco ingombrante: il percorso è stretto e tutto sommato breve, quindi zaini grandi risultano essere soltanto d’impiccio a te e agli altri. L’acqua è ovviamente fondamentale, meglio se con i sali minerali. Attenzione quando fai le foto: scatta solo quando ti trovi in un posto che ritieni sicuro. A parte qualcuna che ha fatto mio marito, io di questo trail ne ho pochissime!

La nostra salita è prevista nel turno delle 10, ossia dopo la visita (e l’alba!) alle rovine. Arriviamo al gate per il Huayna con un po’ di anticipo. Intorno a noi, spicchi di mondo: c’è una coppia di giapponesi molto interessati a sapere il numero di gente che, durante gli anni, è caduta nel precipizio – che, voglio dire, ma perché?; c’è un’americana appena scesa che se la tira dicendo che è stata una passeggiata; c’è una francese in lacrime perché i suoi amici sono saliti e lei si è tirata indietro all’ultimo presa dal panico; c’è una tranquilla coppia di australiani di mezza età che guarda la cima col binocolo e attacca bottone.

E, naturalmente, c’è l’imponente sagoma del Wayna che, da quaggiù, un po’ di timore lo incute. Tanto che comincio a vacillare anch’io. Ma il cancello si apre e, in poco tempo, mi trovo in una cabina di legno, davanti a un registro che tutti devono firmare. Non so bene il motivo, se è per dichiarare la completa responsabilità delle proprie azioni o se è per verificare che chiunque salga… poi scenda (dovremo infatti firmare nuovamente all’uscita).

La salita al Huayna Picchu
Un sentiero stretto dove, in parecchi punti, non si passa più di uno alla volta. Un sentiero umido, dove è facile scivolare. Un sentiero costituito interamente di scalini, alti, bassi, spesso troppo corti, su cui devi mettere il piede di traverso per non restare col tallone sospeso nell’aria. Una via ferrata ma non troppo, perchè a volte alla tua destra c’è un corrimano di ferro ma più spesso non c’è un bel niente e la montagna è così dritta, così verticale che devi poggiare le mani sugli scalini di fronte a te per continuare ad arrampicarti. Un sentiero dai tratti troppo esposti e nessuna protezione, che gli Inca – forse – non avevano paura del vuoto.

Eppure – e questa è stata una grande sorpresa – la salita in fondo non è nulla di che: basta non soffrire di vertigini e, soprattutto, basta avere fiato. Il guaio è che tutto ciò, prima di cominciare la scalata, non lo sai e ti trovi quindi a salire con l’ansia del ‘chissà cosa mi aspetta’ che ti è venuta mentre aspettavi insieme alla tipa in lacrime.

L’importante è… non guardare di sotto! 

Dopo circa 45 minuti di marcia arrivi alla cima. Una volta lassù, il nodo alla gola. Le lacrime sono lì in tasca perché, prima ancora della gioia che ti suscita il paesaggio straordinario che ti circonda, sai che sei arrivata, che hai sconfitto una paura, che ce l’hai fatta. Dopo tanti respiri lunghi, fai pace con te stessa e trovi il tempo di guardarti intorno, tutto intorno. Il Macchu Picchu si trova 400m più giù e, come ti era successo lungo l’Inca Trail, di nuovo stenti a riconoscerlo, perché così diverso da quell’unica immagine che viene sempre proposta. Dicono che gli Inca l’abbiano costruito con la forma di un condor e, con un po’ di fantasia, ti accorgi che è vero.

Sai che non pubblico mai foto che mi ritraggono: come ho già detto più volte, non amo i blog pieni di selfie. Ma questa volta faccio un’eccezione. Perché arrivare quassù è una vera conquista, una di quelle che si ricordano per sempre. E perchè una seconda volta non lo farò più.

Questa foto è stata fatta sulle rocce che vedi qui sotto, esattamente dove è seduta la ragazza col cappello.
Come è evidente, le rocce sono lisce e in pendenza e, quassù, essendo proprio il picco della montagna, il sentiero è praticamente inesistente. Ci sono queste rocce e basta. Ah, e c’è un guardiano seduto un po’ più in là. Ha con sè una ricetrasmittente. Credo.

La discesa
Eccola. Eccola la parte veramente pericolosa e impegnativa del trail. E’ la discesa che fa paura, non la salita. E io questo non lo sapevo. Richiede estrema – ma proprio tanta – attenzione e cautela, il doppio di quella che ci hai messo per raggiungere la vetta. Prima di ricongiungerti al sentiero principale – esattamente quello che hai salito – devi scendere per un tratto su rocce esposte, il baratro di sotto. Poi passi attraverso uno stretto cunicolo: qualche passo da fare a carponi, al buio.

Giungi a una terrazza, dove affacciarti un’ultima volta per ammirare quella vista così spettacolare. Da lì, cominciano gli scalini. Cominciano e non sembrano finire più. La discesa diventa ancora più ripida della salita e lo diventa nel momento peggiore, quando la tensione emotiva ha raggiunto il culmine, quando pensi che il peggio sia passato e, di conseguenza, abbassi la tua soglia di attenzione: errore! E’ proprio ora che non puoi permetterti di scivolare, che lo sforzo diventa mentale oltre che fisico.
Per cui procedi lentamente, scendendo gli scalini col sedere se necessario (e in alcuni punti è necessario). E vai avanti così, fino a che, arrivata finalmente a quella cabina di legno, afferri la biro con mano tremante e firmi il registro in uscita, prima di girarti un’ultima volta verso il Huayna e ringraziare mentalmente qualche dio, inca o cattolico che si sia.

Lo rifarei?
Certo è stato emozionante, la vista era favolosa e assolutamente meritava lo sforzo fatto per raggiungerla. Però, come ho detto prima, no, non lo rifarei una seconda volta. Perché è vero che non è un trail adatto a tutti, ma non si tratta solo di fatica. E’ un trail pericoloso. Poi sei liberissimo di pensare che esagero: il sempre citato marito alpinista ha un’idea diversa dalla mia, ad esempio. Ma lui scala le pareti delle montagne appeso a una corda per hobby. Io sono una persona assolutamente normale, al pari della maggior parte dei turisti, che il massimo del brivido lo proviamo quando attraversiamo fuori dalle strisce pedonali.

Cosa sarebbe successo se, in fase di discesa, la persona dietro di me, fosse scivolata piombandomi addosso? Qui dove non ci sono corrimano, non ci sono barriere protettive ma c’è solo una scalinata stretta e… il baratro? Forse solo una chiappa viola, forse… Ecco, a questa eventualità non ho voluto pensare mentre camminavo. A terra, però, non ho potuto farne a meno.

Perchè l’ho fatto allora? Per due motivi: il primo, perchè non sapevo davvero com’era: certo, di post come il mio è pieno il web, ma quanto credito diamo veramente alle parole di uno sconosciuto? Io, personalmente, poco.

E poi… ah già, vuoi sapere il secondo motivo. Come ho detto sopra, il punto 6 è imprescindibile.

E tu affronteresti una salita al Huayna Picchu o l’hai già fatto?
Quale esperienza vacanziera non rifaresti più?

6 Comments

  • WoW, meraviglioso!!!
    Io adoro la montagna, lo farei subito se fossi nelle condizioni fisiche adatte.
    Leggendo questo post mi sono emozionata ed ho ripensato a diverse camminate fatte ad alta quota con mio marito.
    Bravissima!!!

  • Non lo farei per tanti motivi (primo fa tutti soffro di vertigini) ma è stato davvero bello leggerti. Che vista pazzesca, che diversa prospettiva di un sito famoso nel mondo per un’immagine completamente diversa.

  • Fantastico! semplicemente fantastico!
    Se non fossi in sedia a rotelle…non andrei ugualmente. Ma il mio sorriso è diventato un sorrisone. Contenta per te!
    Ciao.

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