Più vecchio del T-Rex! Visita al Painted Desert & Petrified Forest National Park, Arizona

visitare Painted Desert e Petrified Forest
Logs, Petrified Forest NP
Badlands colorate, ciocchi millenari trasformati in pietra e persino un tratto attraversato dalla Route66: un parco tutto da scoprire!

Difficile immaginarsi l’Arizona ricoperta da una foresta pluviale, umida e lussureggiante. Così come lo conosciamo oggi, fatta eccezione per le sue pinete centro-settentrionali, The Grand Canyon State lo associamo a immensi scenari rocciosi, deserti di cactus e formazioni impressionanti come l’Horseshoe Bend.

Eppure, un tempo l’Arizona era una rigogliosa macchia verde, abitata da rettili, insetti, lumache, pesci e coccodrilli preistorici: i fitosauri, che pesavano più di una tonnellata. E c’erano conifere gigantesche che, pur non toccando i vertici delle sequoie, si protendevano verso il cielo ben oltre i 50metri d’altezza. Siamo nel Triassico, circa 225 milioni di anni fa. E’ l’alba della storia: basti pensare che il T-Rex sarebbe arrivato solo 160 milioni di anni dopo.

La cosa più sorprendente, però, è che questa foresta – a ragione la più antica del mondo – c’è ancora. Non è più pluviale, naturalmente; è diventata di pietra. A poche miglia dal confine col New Mexico sorge il Painted Desert & Petrified Forest National Park, tra i più incredibili parchi americani.

Come visitare il Painted Desert & Petrified Forest National Park

E’ un parco molto semplice da esplorare, dato che c’è un’unica strada che lo attraversa (per circa 45km). Le entrate al sito sono due, una nord e una sud, e mezza giornata è sufficiente per girarselo per bene!

Provenendo da nord, il primo paesaggio che ti si presenterà innanzi è quello del Deserto Dipinto. Si tratta della tipica badland statunitense che, in alcuni punti, ricorda un po’ la Death Valley californiana, ma i colori sono molto, molto più intensi! I minerali che si sono sedimentati nel corso dei secoli hanno dato vita a colline e depressioni stratificate – le più note quelle del Teepee e delle Blue Mesa – dalle sfumature più diverse, dal rosso al viola, dal bianco al blu. Un piacere per gli occhi soprattutto al tramonto, quando i colori diventano cangianti. Puoi sostare a goderti questo surreale paesaggio in numerosi belvedere, come il Tiponi Point, il Tawa, il Kachina e il Pintado.

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La foresta vera e propria si trova però nella zona sud del parco. E’ qui che incontrerai tronchi di ogni tipo: lunghissimi, oltre i 30 metri; giganteschi, fino a tre metri di diametro; oppure piccini, frammenti di corteccia che stanno sul palmo di una mano (inutile dirti che è severamente vietato intascarsi alcunché e che le auto possono essere perquisite all’uscita). Insomma, ciocchi di varia foggia sparsi un po’ ovunque ma tutti rigorosamente dai colori sgargianti: incredibile la quantità e la varietà di vegetali fossili presenti in questo parco! Come hanno fatto a conservarsi così bene? Grazie ad un’eruzione vulcanica che, ricoprendo la foresta di cenere e lava, ha impedito la decomposizione del legno innescando invece un processo di trasformazione in pietra.

Lungo il tracciato è possibile parcheggiare la propria auto e risalire una serie di trail che ti consentono di camminare in mezzo a questo paesaggio fantastico: si tratta per lo più di camminate brevi, tutte piuttosto facili se si esclude il fastidio che può provocare il caldo. Ho visto la foresta pietrificata in due diversi periodi dell’anno e, se ne hai l’occasione, ti consiglio vivamente di andarci in primavera, non solo perché l’afa sarà meno opprimente ma perché – esattamente come succede nella Monument Valley –  vedrai il terreno trasformarsi in uno splendido tappeto di fiori selvatici, i quali godono di una finestra temporale molto breve, dato che, ben presto, il cocente sole del deserto trasformerà in sterpaglia qualunque tipo di vegetazione.

Per finire, ancora due piccole chicche:

#1 – Non perderti il punto di osservazione della Newspaper Rock, una roccia che raccoglie oltre 650 petroglifici che catturano millenni di storia. Risalenti a oltre 2000 anni fa, sono la testimonianza di un pueblo ancestrale: ben visibili gli intagli che raffigurano uomini, animali, spirali, mani e piedi, soli e lune. Forse un calendario? Chissà!

#2 – Quello del Painted Desert & Petrified Forest è l’unico parco nazionale in cui transitava la Route66, la famosissima strada che attraversava gli States da Chicago a Los Angeles, vero e proprio mito tra gli anni 50 e 60. Il tratto toccato dalla Mother Road lo riconoscerai facilmente perché c’è una vecchia Studebaker del ‘32 a marcarlo: immagina cosa doveva essere già allora attraversare questi luoghi! Così com’è tipico della strada più famosa d’America, le roadside attraction e i motel non mancavano nemmeno in questa zona. Ma mentre le prime oggi non esistono più – parlo di uno zoo che, negli anni ’20, spopolava grazie alla presenza di cuccioli di leone e di una torre d’osservazione per ammirare dall’alto il paesaggio circostante – il motel, ossia la Painted Desert Inn, c’è ancora. E’ stata trasformata in un museo e, attualmente, è un bellissimo edificio in adobe.


Che ne pensi di questo parco? Ci sei già stata?

 

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