I 🖤 Roadfood: il lato goloso della Route66

cosa mangiare sulla Route 66
Cozy Dog Drive-In, Springfield, Illinois
Le esperienze culinarie da non perdere lungo il 'ribbon of eateries'.

Eravamo in Illinois, praticamente appena partiti, quando vediamo questo:

“Cioè, lo dice pure il cartello. Che, non ti fidi? Segui la Strada Madre e troverai del buon cibo!”. Io sto già salivando; mio marito mi guarda di traverso e alza un sopracciglio. Malfidato.

Eppure, nei suoi anni d’oro, quindi tra i ‘50 e i ‘60, la Route66 era nota come il Ribbon of Eateries. Un nastro d’asfalto punteggiato da fast food e ristoranti a conduzione famigliare (i mom&pop) che avevano l’obiettivo di far sentire il viaggiatore “at home away from home” proponendo piatti semplici, conosciuti, che ricordavano il profumo di casa anche a chilometri e chilometri di distanza. Ma se da un lato è innegabile che nella maggior parte dei casi si trattava di alimenti fritti, grassi, super salati o zuccherati, accompagnati da salse ottura arterie, è altrettanto innegabile che il roadfood costituiva allora e costituisce tutt’oggi una parte importante dell’esperienza 66.

E’ dunque arrivato il momento di aprire il menù: ecco i cibi che avrai il piacere di assaggiare nei quasi 4000 kilometri che separano Chicago da Los Angeles. E che il fegato sia con te!

Donut holes (Chicago, IL)
Delle ciambelle non si butta via niente, tanto meno i buchi! Fritti e rotolati in tanto tanto zucchero, vengono gentilmente offerti ai clienti che attendono un tavolo da Lou Mitchell’s, il ristorante noto come “the First Stop on the Mother Road”, situato nel cuore di Chicago. Per i viaggiatori della Mother Road, fare colazione qui è imprescindibile per almeno tre motivi: 1) è una sorta di rito propiziatorio; 2) Lou vanta di servire “the World’s finest Coffee”; 3) prepara colazioni spaziali. Proprio per questo pare che in estate la gente sia disposta ad aspettare in coda anche un paio d’ore pur di ottenere un tavolo! Il 29 di aprile, per fortuna, ce la caviamo con 20 minuti.

Cozy Dogs (Springfield, IL)
Se gli hot dog sono noti a chiunque, forse non tutti conoscono i corn dog, ossia gli hot dog su bastoncino, impanati in una pastella di farina di mais e fritti in olio bollente. Li ha inventati – pensa un po’ – un ex militare dell’Air Force One: fu proprio lui che aprì il Cozy Dog Drive-In che, grazie alla ricetta segreta della moglie Virginia, attira i viaggiatori di passaggio a Springfield, Illinois, sin dal 1949. Il locale lo riconoscerai facilmente grazie all’insegna rotante che vede due wurstel teneramente abbracciati; all’interno, numerosissimi memorabilia ispirati alla Mother Road.

All day breakfast! (Tutta la Route)
Quelle americane sono le classiche colazioni dei campioni. Sostanziose e saporite, sono forse il pasto principale della giornata, tant’è che svariati locali le servono non solo al mattino ma… tutto il giorno. Sebbene non sia grande amante del dolce – egg benedict e hashbrown potatoes sono per me l’opzione migliore – ai pancake non riesco a dire di no! Il consiglio è quello di cercare pancake house autentiche, dove fa colazione la gente del posto – come quella che abbiamo trovato a Carthage, Missouri – che ti serviranno frittelle enormi, larghe tutto un piatto, spesse, fluffy e inondate da litri di sciroppo d’acero. Attenzione: di pancake, fai il pieno nella prima parte del viaggio; dal Texas in poi, burritos e huevos rancheros cominceranno ad apparire sui menu in maniera sempre più prepotente e… non potrai dir loro di no!

66 Cookies (Commerce, OK)
Giusto uno snack, una tappa simpatica. Nella cittadina di Commerce, OK, cerca il Dairy King, un ristorante piccino, situato proprio di fronte alla bella stazione di servizio vintage Conoco, nota come Hole in the Wall. Come dice la scritta posta proprio sotto il tetto, è l’unico esercizio a vendere i cookies intitolati alla Route66, per cui entra a provarli! Costano un dollaro l’uno e sono biscotti a forma di scudo: imperfetti, rigorosamente fatti in casa, sono un concentrato di burro e zucchero e… si sciolgono in bocca! Dietro al bancone, la cuoca: una simpatica signora dai capelli bianchi dall’accento molto, molto marcato.

Hot dog, hamburger & fried chicken (Tutta la Route)
Come per le pancake house, non fermarti in un ristorante qualunque, ma cerca quelli più autentici, quelli che hanno storie da raccontare: probabilmente anche il cibo avrà un sapore diverso. E’ nei caffè storici che puoi assaggiare il roadfood più classico. Il pollo fritto, ad esempio, l’ho provato al Rock Café di Stroud, OK, accompagnato da un contorno che avevo sempre desiderato assaggiare: i mitici pomodori verdi fritti (promossi a pieni voti!). Per un classico hamburger, puoi optare per il Delgadillo’s Snow Cap Drive-in a Seligman, AZ, una delle tappe più famose della Mother Road, non fosse per l’ironia del vecchio proprietario e di chi vi lavora tutt’oggi: basta dire che il menu propone dead chicken e cheeseburger with cheese (ho ordinato proprio quest’ultimo, nella foto qui sotto). Mi sarebbe piaciuto provare anche gli hamburger di Kuku Burger, l’ultimo negozio rimasto di una catena di fast food molto in voga negli anni ’60: se vuoi farlo tu, lo trovi a Miami, OK.

Gli hot dog? Dove vuoi: quello con senape, maionese e cipolla cruda il mio preferito!

Root beer and Soda (Tutta la Route, ma soprattutto Arcadia, OK)
Capitolo bevande: gli USA amano gli zuccheri, si sa. E le bollicine. Ma non quelle di un buon prosecco, no. Quelle della soda! Del resto, mica si può bere al volante, giusto? E allora via con il più grande inventario di soft drink del mondo, che se ti vengono in mente solo Dr. Pepper e Cherry Cola non hai visto ancora niente! Fai un salto al Pops Soda Ranch di Arcadia, OK. Ti accoglie una monumentale bottiglia di soda alta più di 20 metri che già preannuncia l’house special: le bibite gassate, appunto. All’interno del locale, scaffali stracolmi di bottigliette piene di coloranti, zuccherose all’inverosimile, con più o meno caffeina, dai sapori talvolta improponibili: ce n’è letteralmente per tutti i gusti. Io, dopo aver propeso a lungo per una soda al burro d’arachidi (ebbene sì), ho optato poi per una cream soda, più esattamente la Frostie che – lo ammetto – ho scelto più che altro per il colore. (A dirla tutta, comunque, era pure buona! Ma del resto a me è piaciuta anche l’Inca Kola in Perù, per cui – forse – non faccio testo).

Al di là della soda, un altro must del bicchiere è la famosa root beer. Non farti trarre in inganno dal nome: c’è scritto birra ma in realtà si tratta di una bevanda analcolica, un soft drink dolciastro a base di, ehm, radice di sassofrasso. No, non è buona (e se non è piaciuta a me, c’è da crederci) ma viene venduta praticamente ovunque lungo la Route66 e ti sfido a non volerla provare almeno una volta. Anzi fallo subito: via il dente, via il dolore!

Fudge (Tutta la Route)
Prendi del caramello, burro, panna, zucchero e latte. Aggiungi un ingrediente a tua scelta, cioccolato o burro d’arachidi, ad esempio. Pressa tutto insieme e forma dei mattoncini più o meno grandi. Et voilà, pesante come pochi, avrai ottenuto il fudge. Da gustare – con parsimonia – durante i lunghi tratti in auto, il fudge ci ha accompagnati soprattutto nella prima parte della Mother Road: l’ultimo l’abbiamo comprato in Texas, nella storica U-Drop Inn a Shamrock.

Texan Steak (Amarillo, TX)
Non ha bisogno di presentazioni questa mecca del manzo che, con molta modestia, si propone come ‘the world famous Big Texan Steak Ranch’. Situato ad Amarillo, TX, questo ristorante sfama i viaggiatori sin dal 1960 ed è una delle tappe mangerecce imprescindibili non solo della Route66 ma anche del Texas, di cui rappresenta il lato più kitsch (ma – temo – autentico).
E’ qui che ha sede la nota 72oz steak challenge: divorare una bistecca da 2 kg in meno di un’ora per entrare nella hall of fame del locale e, soprattutto, per non pagare il conto. Pensa che la persona più anziana riuscita nell’impresa è una nonna di 69 anni, mentre la più giovane un bambino di 11. Il prezioso taglio bovino è esposto in una teca all’ingresso del locale: se pensavi di tentare la sfida, dopo aver visto le dimensioni reali, forse ci ripenserai! Noi ci siamo accontentati di una bistecca da 300gr, accompagnata però da patate e okra fritti, fagioli western, chili e salse varie. Un pranzo ottimo!

Contrariamente a quanto possa sembrare, il locale non è a esclusivo beneficio dei turisti: sarà la bassa stagione, ma tra i commensali abbiamo trovato soprattutto americani, molti dei quali texani, a giudicare dall’aspetto; grossi come armadi, il cappello da cowboy posato sul tavolo e stivali – anche con gli speroni – ai piedi (!). Anche se non hai una gran fame, il BTSR merita comunque una visita, giusto per curiosità: nel parcheggio troverai una mucca gigante e fotografatissima, mentre nel locale giallo canarino ti attende una sala da pranzo con l’aspetto di un vecchio saloon: tantissime teste-trofeo dalle lunghe corna appese alle pareti – spiccano quelle di un alce e di un bisonte -, tovaglie pezzate e un negozio dove comprare tappeti in vitellino, big hornes da piazzare sulla propria auto e cinturoni alla JR. Che chi non li vorrebbe, no?

Cucina Tex-Mex (New Mexico e Arizona)
Lasciato il Mid West, lasciati i ranch texani, siamo ormai in pieno sud e le influenze culinarie latine si fanno sentire. I piatti, così come i ristoranti, si riempiono di toni accesi, primo fra tutti quello del rosso del peperoncino che, messo a seccare al sole, adorna la Plaza di Santa Fe e non solo. A tavola ci servono enchiladas, burritos, tacos (tradizionali o fritti, questi ultimi d’influenza Navajo: da provare quelli serviti al The View, dentro la Monument Valley), fajitas, guacamole e tanto chili: scegli se ricoprire i tuoi piatti di peperoncino verde, rosso o ‘Christmas’, ossia entrambi! Di certo la mia cucina preferita al mondo: altro che sushi!

Un dessert anni ’50 in un diner anni ’50 (Tutta la Route)
Il pavimento a scacchi, gli sgabelli alti, per appoggiare i gomiti al bancone. Il juke box lampeggiante, che se sei fortunato funziona davvero. Gigantografie e ritagli di giornale di Elvis e Marilyn appesi alle pareti. Divanetti imbottiti e distributori di caramelle, cameriere con le divise di una volta. E tanto fucsia, azzurro, rosso, verde brillante. Sono locali in cui si respira tutta l’atmosfera dei nifty fifties e dove ti aspetti che da un momento all’altro sia Fonzie a varcare la soglia, o anche solo Ralph.
Di diner come questi ce ne sono parecchi disseminati lungo la vecchia 66, ma i più belli li ho trovati in New Mexico, Arizona e California: perfetti per un pranzo o una cena a base di hamburger o hot dog, sono anche ottimi per gustare un dessert d’altri tempi! Scegli un densissimo milkshake, da bere con una lunga e spessa cannuccia, oppure un classico ormai tramontato come il banana split, tre scoop di gelato tenuti più o meno insieme da due mezze banane, con topping di panna, caramello (o cioccolato) e l’immancabile ciliegia sciroppata.

Il nostro viaggio culinario, cominciato con un cartello profetico, si chiude ormai in prossimità dell’oceano Atlantico con un altro cartello altrettanto rivelatore (e il fatto che sia in una ghost town non conta):

Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dirlo. Stati Uniti vi amo!

Tutti gli articoli che via via inserirò sulla Route66 li trovi a questo link.

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