Route66: cosa vedere in Texas, Midway Point della Strada Madre

Cadillac Ranch, Amarillo - Texas
Cadillac & Cowboys: se non ci fosse, il Texas bisognerebbe inventarlo

Questo post non offre un elenco esaustivo di tutto ciò che puoi incontrare lungo la Route66 in Texas. Le tappe sono tante e, come dicevo qui, variano in base al tempo che hai a disposizione, ai tuoi interessi e… al caso: non è infrequente arrivare a metà pomeriggio in un museo/diner/attrazione qualsiasi e trovarla (già) chiusa. Sono gli imprevisti che caratterizzano qualunque on the road! Goditi la strada così come viene: è il consiglio più grande che posso darti affinchè il tuo viaggio sia speciale.
Qui di seguito, il mio Texas.

Nickname: Texas, Midway Point of the Route
Distanza coperta dalla historic route: 186/2448 miglia totali
Interstate di riferimento: I-40
Fuso orario: Central Time

Il Texas, uno degli stati americani più ricchi, nazionalistici, fieri. Più orgogliosi della propria identità. Del suo immenso territorio – dei 50 stati federati è il maggiore, Alaska esclusa – la Route66 attraversa in realtà solo la sezione definita ‘panhandle’, letteralmente, il manico della pentola: guarda la cartina e capirai perchè. Quello che ci mostra la 66 in Texas è un paesaggio monotono, il meno entusiasmante dell’intero percorso da un punto di vista paesaggistico: lasciati i pascoli dell’Oklahoma, è vero che le Great Plains diventano sempre più aride e disabitate ma, come spesso accade, tutto questo vuoto lascia molto spazio all’immaginazione. E il Texas, per noi che prima ancora di Beverly Hills 90210 guardavamo Dallas, è quello di J.R. e del suo Stetson, di petrolieri senza scrupoli e di ranch sconfinati dove bovini lenti si spostano sotto lo sguardo truce di cowboy mal rasati.

Shamrock – E’ la primissima sosta. Un edificio art decò, alto e largo, occupa prepotente il lato della carreggiata; si tratta della U Drop Inn (216 E 12th St) che, nel 1936, anno della sua fondazione, era l’unico motel nel raggio di 100 miglia. Affollata – come è facile immaginare – all’inverosimile per decenni, la U Drop Inn ha gradualmente perso la sua clientela ma non la sua notorietà: restaurata nel 2003, oggi è sede della camera di commercio della città, oltre che di un bar e di un visitor center. Una piacevole sosta per leggere qualcosa in più sul Texas, prendere un caffè lungo e assaggiare del (pesantissimo) fudge al burro d’arachidi.

Mc Lean  Fermati qui per visitare due musei: il primo dedicato alla Route 66 e il secondo… al filo spinato. Proprio così: sebbene nessuno si strappi i capelli all’idea di entrarvi (perché a chi frega del filo spinato, su), in realtà farci un giro vale la pena non solo perché è un museo unico nel suo genere (proprio come questi!) ma perché spiega come un oggetto così triviale come ‘la corda del diavolo’ (devil’s rope era il nome che gli avevano dato i pellerossa) abbia avuto un ruolo di primo piano nella storia d’America e della conquista del West. Esposti nelle sale troverai oltre 2000 esemplari di filo spinato, fotografie d’epoca e una sezione dedicata al Texas e ai suoi ranch, che include un’ampia collezione di marchi in ferro battuto per il bestiame (!).

Prima di lasciare Mc Lean, fai una sosta veloce presso la Phillips 66 (219 Gray St), una stazione di servizio a cottage, restaurata e davvero bellina.

Route66 cosa vedere in Texas

Il tratto che separa McLean dalla nostra prossima tappa, Groom, era noto come Jericho Gap. Immaginatelo sterrato, proprio come lo era una volta. In caso di brutto tempo, la strada fangosa diventava una facile trappola per le automobili: pare che gli abitanti del luogo avessero fatto del liberare i viaggiatori dalla melma un vero e proprio business!

Groom – E’ una delle tante, minuscole comunità texane, abitate da una manciata di persone. Da vedere non c’è nulla se non la leaning Tower of Texas, perché sì, la torre pendente mica ce l’abbiamo solo noi. C’è anche qui e si tratta di una water tower, un serbatoio idrico che da sempre suscita la curiosità di chi vi transita innanzi: che gli sarà successo? Forse l’inclinazione è frutto di un tornado, come quelli in Kansas? Della caduta di un meteorite, come in Utah? O di un UFO, come nel vicino New Mexico? Nope, niente di tutto ciò. A rovesciare la torre è stato semplicemente un bulldozer che, Mr. Ralph Britten ha diretto contro le sue fondamenta, con l’intento specifico di sollevarla. Il motivo? Creare un’attrazione che facesse fermare i viaggiatori, ai quali avrebbe poi venduto panini e bibite del suo food truck. Un genio, insomma. Finchè la gente usava la US 66, certo.

Onestamente, questa torre – che poi si chiama Britten Tower – non è nulla di che, ma di sicuro serve a spezzare la monotonia del paesaggio. In cima ad essa, una stella che non è di Natale ma è simbolo del Texas, il Lone Star State. Ah, se ti piacciono i soggetti da record, poco distante dalla leaning tower e sempre a Groom, c’è anche una delle croci più grandi del mondo: è alta 57 metri.

Conway – No, non sei ancora al famoso Cadillac Ranch: quelli che vedi a Conway, piantati nel terreno e ricoperti di graffiti sono in realtà dei Maggiolini Volkswagen. Come le auto del più famoso ranch di Amarillo, anche i buggies sono stati lasciati in balia del tempo e dei turisti, che li ricoprono di ruggine il primo e di spray colorati i secondi. Come e perchè sia sorto questo luogo – conosciuto come Bug Ranch – non si sa con chiarezza: l’ipotesi più accreditata è che sia stato allestito dalla famiglia Crutchfield, che possedeva il vicino Rattlesnake Ranch e il Longhorn Trading Post, un edificio abbandonato e, in una giornta plumbea come la nostra, un po’ spettrale.

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Amarillo – Forse l’unica città degna di questo nome che si incontra sulla Mother Road texana. Cerca di arrivare qui a pranzo; potrai entrare nella più famosa steakhouse dello stato (d’America? Del mondo?): the world famous Big Texan Steak Ranch. Operativo sin dal 1960, è una delle tappe mangerecce imprescindibili della Route66 e sede della nota 72oz steak challenge: divora una bistecca da 2 kg in meno di un’ora per entrare nella hall of fame del locale e, soprattutto, per non pagare il conto. Il prezioso taglio bovino è esposto in una teca all’ingresso del locale: se pensavi di tentare la sfida, dopo aver visto le dimensioni reali, forse ci ripenserai!

Contrariamente a quanto possa sembrare, il locale non è a esclusivo beneficio dei turisti: sarà la bassa stagione, ma tra i commensali abbiamo trovato soprattutto americani, molti dei quali texani, a giudicare dall’aspetto; grossi come armadi – eccoli i supersized Americans – il cappello poggiato sul tavolo e gli stivali ai piedi, spesso con tanto di speroni. Anche se non hai una gran fame, il BTSR merita comunque una visita, giusto per curiosità: nel parcheggio troverai una mucca gigante e fotografatissima, mentre nel locale giallo canarino ti attende una sala da pranzo che assomiglia a un vecchio saloon: tantissime teste-trofeo dai grossi palchi appese alle pareti – spiccano quelle di un alce e di un bisonte -, tovaglie pezzate e un negozio dove comprare cinturoni, tappeti in vitellino e big hornes da piazzare sulla propria auto (??). Il BTSR offre anche alcune camere dove alloggiare la notte, sempre in quel texan-style tanto kitsch quanto autentico; se arrivi per cena invece che per pranzo, potrebbe essere un’idea dormire qui: è di sicuro una delle sistemazioni più caratteristiche della Route 66.

Appena fuori Amarillo, altre due attrazioni: un muffler man – ti avevo spiegato di cosa si tratta parlando dell’Illinois – conosciuto come 2nd Amendment Cowboy, al 2600 di Hope Rd. Sotto questo omone di quasi 7 metri, una targa che riporta il secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, il diritto al porto d’armi. Stranamente, però, il cowboy è disarmato, come ad indicare – forse – che le armi da fuoco vanno usate responsabilmente.

Route66 cosa vedere in Texas

E poi è la volta del celebre Cadillac Ranch. Le Cadillac sono ben 10, il muso conficcato nel terreno, le pinne rivolte al cielo. Ce le ha messe lì negli anni ‘70 un milionario texano, Stanley Marsh 3 (che “III” gli risultava obsoleto e antipatico), in collaborazione con uno studio avanguardistico di San Francisco, The Ant Farm. Per buona parte dell’anno, i bolidi affondano nel pantano del podere, che turisti, vandali e artisti calpestano incuranti, muniti dei loro spray. Louis was here, un simbolo hippie di peace and love, Jane & Robert 16-7-2018 e poi fiori, cuori, scheletri dal ghigno malefico o semplici, informi macchie di colore: sulle Cadillac c’è impresso di tutto e tutti possono lasciare la loro firma, recuperando una delle tante bombolette abbandonate a terra. A Marsh non importa, anzi, in un’intervista ha dichiarato: “I think it looks better every year”!

Un’opera in continua evoluzione dunque, ma qual è il suo significato? Di certo la Cadillac è simbolo della Golden Age degli Stati Uniti, un inno al viaggio, al movimento: lo stesso Salvador Dalì l’aveva scelta per percorrere, insieme alla moglie Gala, la Mother Road negli anni ’40, esperienza che si è poi tradotta nelle tele Dressed Automobiles. Ma la Cadillac è anche, nelle parole di Marsh “part of a boy’s coming of age and reaching manhood. The idea was to get a good-looking blonde, get a Cadillac and then go west on Route66 to the California beaches”. E, infine, c’è chi in quei macchinoni a testa in giù vede un inno al consumismo, al materialismo: idoli pagani moderni, impiantati – si dice – con la stessa inclinazione della piramide di Cheope.

Qualunque sia il significato del Cadillac Ranch, sul loro fortissimo impatto non si discute: da lontano ancor più che da vicino, la visuale è inspiegabilmente attraente e tremenda al tempo stesso.

Vega: In questo paesino si trova una piccola attrazione che ho visto solo da fuori, uno di quei depositi in stile Bob’s Gasoline Alley, in Missouri, sebbene molto più ridotto. E’ il mini museum della signora Dot, un capanno di reliquie a tema 66, visitabile – trattandosi di una proprietà privata – solo quando i padroni di casa sono presenti. Noi non abbiamo incontrato nessuno, ma abbiamo dato un’occhiata al cortile; nel prato antistante, una delle trovate super kitsch che caratterizzano la Route 66: un albero dai cui rami pendono un mucchio di… stivali da cowboy!

Adrian: Eccoci! Siamo ormai al Midpoint, esattamente a metà della Strada Madre: 1139 miglia percorse da Chicago e 1139 a separarci da Los Angeles. E’ un traguardo decisamente emozionante, ben segnalato non solo da un cartellone, ma anche dai numerosi scudi impressi sull’asfalto e dal Midpoint Cafè, un tipico diner anni ‘50 noto per servire le ugly crust pie, torte dalla crosta brutta ma buona. When you’re here, you’re halfway there! – dice lo slogan del locale.

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Glenrio – E’ Glenrio l’ultima tappa texana, la tipica città divenuta ghost town con la costruzione dell’interstate. Posta proprio a cavallo del confine col New Mexico, Glenrio ha sempre avuto una storia bizzarra: ad esempio, il convoglio postale arrivava in Texas e, da qui, le missive venivano trasportate all’ufficio postale che sorgeva in territorio new-messicano. O ancora, poichè la benzina era molto più economica in Texas, tutti i distributori si trovavano in questo lato della città… Fondata nel 1901, nel 1980 Glenrio contava solo più due residenti che, con la loro morte, segnarono anche quella della città. Quel che si vede oggi è un agglomerato di poche case divorate dal tempo, edifici dalle persiane rotte, invasi dalle macerie, tra cui spiccano una vecchia stazione di servizio e un motel, la cui insegna ha perso ben più di una manciata di lettere.

La nostra avventura nel Lone Star State finisce qui. Ripenso alle parole di Steinbeck: “Il Texas è uno stato d’animo. E’ un’ossessione. Ma soprattutto, il Texas è una nazione in ogni senso della parola”. E credo che sì, se non ci fosse, il Texas, bisognerebbe proprio inventarlo.

Nel frattempo è spuntato il sole, ed è ora che comincia la mia parte preferita. New Mexico, arriviamo.

 

Tutti gli articoli che via via inserirò sulla Route66 li trovi a questo link.

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