Il trekking dell’Annapurna, una foto al giorno

Arrivo all'Annapurna Base Camp
Uno dei percorsi escursionistici più belli del mondo, nella regione più affascinante dell'Himalaya

Che saremmo tornati in Nepal, ce lo eravamo ripromessi e l’abbiamo fatto un paio di settimane fa. Per l’occasione, abbiamo scelto un viaggio non proprio convenzionale, non proprio rilassante. Uno di quelli che lasciano un grande impatto, però: il trekking dell’Annapurna è considerato uno dei trail più affascinanti del mondo, grazie alla bellezza dei paesaggi che attraversa, alla spiritualità che si respira lungo il percorso, alla semplicità che ti regalano le comunità himalayane. Raggiungere l’ABC, mitico campo base da cui tante spedizioni – non sempre fortunate – sono partite non è uno scherzo, ma sarà un’esperienza indimenticabile.

Ecco il mio trek, una foto al giorno.

DAY 1: Phedi – PitamDeurali (2100 m)
Distanza percorsa: 10 km
Durata del trekking (senza considerare le pause): 4h
Dislivello: 950m positivo

Un aereo piccolo piccolo (appena 30 persone), un volo breve (20 minuti che, su strade nepalesi, equivalgono a circa 8 ore d’auto) e una compagnia aerea dal logo spiritoso – il piedone di uno Yeti – ma dagli standard di sicurezza non proprio impeccabili.

Da Kathmandu atterriamo a Pokhara, dove ci attende un’auto diretta al villaggio di Phedi: è lì che il nostro trekking ha inizio. Stavo pensando a com’è che finisco sempre per farmi trascinare in cose per me un po’ al limite (tipo la maratona di NY l’anno scorso), quando una signora tibetana si avvicina con un braccialetto di sandalo – it’s for good luck, dice. Nonostante non sopporti cianfrusaglie di alcun tipo e metallo a polsi e collo, lo prendo. Che mi sa che stavolta, di un po’ di fortuna, ho bisogno.

Incontriamo la nostra guida nepalese, Shyam, e il nostro sherpa, Labhat. Cominciamo in modo piuttosto soft, salendo mulattiere che si inerpicano tra boschi di rododendri e attraversando prati in cui pascolano bufali dagli occhi buoni. Due di loro ci bloccano il cammino e a mandarli via ci pensa un cagnolino, un cosino bianco grosso così a cui però i due bovini, seppur lentamente, obbediscono. Mentre un’aquila plana in cielo, in lontananza spunta quella vetta biforcuta che, al pari di una stella polare, ci terrà compagnia per quasi tutto il cammino: è il Machhapuchhre (6993m), o Fish Tail. E’ una montagna sacra – le leggende narrano sia la dimora di Shiva, gli sbuffi di neve il fumo dell’incenso divino – e per questo, nessuno l’ha mai scalata. E’ la prima vetta che riconosco e diventerà la mia preferita.

La foto: Il nostro primo bivacco, i primi di quei tetti blu che presto ci risulteranno così familiari. Alla bellezza dei tramonti himalayani, invece, sarà più difficile abituarsi. 

DAY 2: PitamDeurali – Jhinu Danda (1450m)
Distanza percorsa: 15 km
Durata del trekking (senza considerare le pause): 5.30h
Dislivello: 570m positivo
/ 1060m negativo

Ci svegliamo con un cielo rosa, arancione, giallo, blu, viola. Non so più, c’è tutto lo spettro dei colori lì dentro. E’ sempre così l’alba sull’Himalaya? Dopo qualche ora di cammino, si uniscono a noi un paio di bambini: la scuola comincia piuttosto tardi nei villaggi di montagna e, di prima mattina, i più piccoli aiutano in casa o nei campi. Oggi ci attendono foreste di querce, splendidi terrazzamenti, stelle di natale – che qui crescono a profusione – e ben tre ponti sospesi: il più instabile ha ancora la passerella in legno, mentre il più lungo, in ferro, si protende per circa 300 metri sul vuoto. Le bandiere di preghiera sventolano ai suoi lati: aspettiamo che lo attraversino un gruppo di muli stracarichi e poi è il nostro turno, insieme a due vecchine rugose con una gerla colma di arance.

Il profumo degli agrumi, quello del bosco, quello dell’aria pura… e presto quello dei Mo:Mo, i tipici dumpling nepalesi, che troviamo pronti a ogni bivacco.

La foto: Il ponte. Che è quel filo teso nel verde che vedi qui sotto. Traballa un po’ (tanto) quando ci si passa su e se guardi sotto vedi, oltre alle foreste, un bel torrente inframezzato da pietre tonde o aguzze.

DAY 3: Jhinu Danda – Bamboo (2310m)
Distanza percorsa: 12 km
Durata del trekking (senza considerare le pause): 5.30h
Dislivello: 1050m positivo
/ 830m negativo

Precisiamo che non sono una che detesta le scale a prescindere. Ma c’è un limite a tutto, no?
No. Oggi è un saliscendi ripido e continuo su gradini di pietra ma è anche giornata di avvistamenti: nei cieli, spuntano le vette di Annapurna South, Hiunchuli e una puntina nevosa che è l’Annapurna III.

E poi il paesino di Chhomrong. Che è delizioso, con i tetti blu, il panorama speciale, i cuccioli di mastini tibetani, il vecchietto che pare centenario ma mi saluta con helloauariù?, le bandiere votive, le caprette lanose, i cavalli bardati, etc. Ma tra la parte alta e quella bassa ci saranno almeno 400m di dislivello e la via principale, se così si può chiamare, è una scalinata di (ho letto) 2500 gradini. Roba che guai a scordarti qualcosa ad upper Chhomrong se sei già sceso, che altrimenti ti piglia un infarto.

Shyam, scherzando ma anche no, dice che è qui che i (presunti) trekker cominciano a cedere. Non è raro sentire il ronzio dell’elicottero di salvataggio lungo il circuito dell’Annapurna: al ritorno, infatti, è proprio in questo tratto che ci capiterà di vederne uno. Io oggi sono particolarmente stremata ma reggo: a fine percorso potrò dire che questa è stata effettivamente una delle giornate più dure e, l’indomani, i miei polpacci ne risentiranno parecchio.

La foto: Gli scalini di Chhomrong che oggi, almeno, affrontiamo in discesa: a salirli, ci penseremo al ritorno. 

DAY 4: Bamboo – Deurali (3230m)
Distanza percorsa: 11.50 km
Durata del trekking (senza considerare le pause): 4h
Dislivello: 890m positivo
/ 260m negativo

Dopo la sfacchinata di ieri, finalmente una passeggiata! Molte meno scale e un lungo tratto – circa tre ore – dentro a una foresta di bambù umida e fredda, nella quale incontriamo cascatelle e piccoli templi votivi dedicati a Shiva e alla consorte Parvati. Nuovamente al sole, ci affacciamo su di un fiume glaciale pronti per una nuova salita che ci porta a Deurali; la vista sulla valle è magica, così come quella sulle montagne che ci circondano: in una nicchia tra le pareti, una formazione rocciosa ha le sembianze di un Buddha.

Arriviamo a destinazione molto presto e, dunque, ci godiamo un pomeriggio di relax al rifugio. Bhè, relax. Quelli che noi chiamiamo guest house o lodge e che i nepalesi chiamano invece bhatti (teahouse) sono bivacchi non proprio all’insegna della comodità, come è logico aspettarsi. Non sono riscaldati – nemmeno la sala da pranzo – , si dorme in sacco a pelo, i bagni e la doccia sono in comune e se vuoi l’acqua calda la devi pagare. Il menù però è vario e – sorpresa! – molto buono, oltre che, per ovvi motivi, sostanzioso. Nella dieta del trekker rientra tanto the, bevuto a profusione per scaldarsi e ricaricarsi. I litri di ginger tea ingurgitati in questi giorni!

La foto: L’ultimo tramonto prima del grande giorno: domani raggiungeremo l’Annapurna Base Camp!

DAY 5: Deurali – Annapurna Base Camp (ABC) (4130m)
Distanza percorsa: 12 km
Durata del trekking (senza considerare le pause): 4h
Dislivello: 980m positivo
/ 270m negativo

Ci siamo quasi. Lo notiamo dalla vegetazione che cambia: la foresta svanisce e lascia spazio a pochi, coraggiosi arbusti. Da Deurali, la valle si fa sempre più stretta e siamo ormai alle porte del Santuario dell’Annapurna. Ci siamo acclimatati molto bene e, per fortuna, l’altitudine non si fa sentire nemmeno un po’. Una sosta all’MBC, il Machhapuchhre Base Camp e un’altra ora di cammino.

Poi, eccolo. Le nuvole non impediscono la visuale, il cielo è azzurro. Fino a pochi giorni fa, quest’area è stata completamente immersa nelle nebbie d’altura, per tre giorni di fila. Chi ha consumato fiato e suole degli scarponi per venire fin qui, ha ricevuto in cambio un pugno di mosche, non ha nemmeno potuto rendersi conto di quanta bellezza lo circondava. Temevo il brutto tempo, non c’è stato. Mi commuovo quasi quando, finalmente, passo sotto a quel “Namastè”,

Una carezza ai cani accucciati davanti al lodge: fa freddo al campo base, la neve è caduta da poco. Ma è proprio per vedere un paesaggio bianco (e per evitare le orde di turisti) che abbiamo scelto di venire qui in stagione avanzata. Prendo il sacco a pelo, lo porto nella stanza comune, mi ci ficco dentro mentre bevo l’ennesimo ginger tea.

Incredibile.
Incredibile tutto.

La foto: Un attimo prima di attraversare la ‘porta’ dell’ABC (io col piumino rosso), prima di passare sotto a quelle bandiere, non solo votive ma anche nazionali. C’è pure quella del Nepal, unica al mondo ad essere composta da due triangoli a simboleggiare le vette himalayane.

DAY 6: Annapurna Base Camp
Giorno di riposo al campo base

Come si sveglia un 8000?
Con l’oro nei capelli.

L’Annapurna (che con i suoi 8.091m è la decima montagna più alta del mondo) è bello sempre, ma all’alba di più. Serve un giorno terso, una bella luce e la voglia di alzarsi presto nonostante il gelo (la notte siamo scesi a -15°). Allora potrai vedere i primi raggi del sole che ne indorano la cima, mentre tutto intorno gli altri monti del Santuario si destano.

Santuario. Lo chiamano così questo bacino glaciale, un anfiteatro dove vivono alcuni tra i giganti di roccia più alti del mondo: il Dhaulagiri (8167 m), il Machhapuchhre, il Gangapurna, il Glacier Dome e gli Annapurna minori: II, III, IV e South, tutti sopra i 7000m. E’ un luogo sacro, puro, dove sventolano bandiere di preghiera, dove si ergono tumuli di pietre per invocare la buona sorte, per ricordare chi non c’è più o per dire semplicemente che, anch’io, sono passato sotto questo pezzo di cielo.

Tanti i memoriali dedicati agli alpinisti che, partiti da qui per raggiungere uno dei tetti del mondo, non ce l’hanno fatta. Infatti, come ricorda wikipedia: “Tecnicamente l’Annapurna non è l’ottomila più difficile da scalare, ma è considerato quello più pericoloso per le continue valanghe che cadono dai suoi versanti, e detiene – con un valore superiore al 40% – il più alto rapporto tra numero di morti e numero di alpinisti giunti in vetta”.  Mi ha colpito un’iscrizione dedicata a tre coreani – Park, Shin e Kang – periti in spedizione: in loving memory of those who have become Mt. Annapurna. Perché spesso, recuperare i corpi è impossibile.

La maggior parte dei turisti, arrivata al Base Camp, fa un paio di scatti e scende dopo 2 ore. Noi invece abbiamo deciso di restare qui due notti, un po’ per avere una chance in più in caso di brutto tempo (fortuna che non ne abbiamo avuto bisogno) e un po’ per goderci per bene questo luogo speciale; la mattina la dedichiamo a una breve camminata nei dintorni.

La sera, Thach, un ragazzo vietnamita che traffica incessantemente sul suo MacBook Air ma che si è dimenticato il sacco a pelo (pazzo!!!), ci dice che ci ha scattato una foto: would you like to have it? Con le montagne colorate da un tramonto pazzesco, è un regalo tanto inaspettato quanto gradito, ma l’immagine del giorno è senza dubbio la seguente.

La foto: Il risveglio del gigante. Da lassù, le prime luci dell’alba sono tutte sue.

DAY 7: ABC – Sinuwa (2340m)
Distanza percorsa: 24.5 km
Durata del trekking (senza considerare le pause): 7.30h
Dislivello: 390m positivo
/ 2250m negativo

Cosa succede quando trovi una guida più pazza di te?
Che ti propone – come se l’ABC non fosse abbastanza – un piccolo cambiamento di programma, promettendoci una delle visuali sul massiccio dell’Annapurna più belle di tutto il Nepal.

Sempre se siamo d’accordo, ovvio. Già so come andrà a finire, per cui tanto vale mettersi in marcia subito. Salutiamo l’ABC, salutiamo il grosso cagnone dalle zampe di leone del lodge. Si tratta ora di rifare a ritroso il percorso compiuto all’andata: quest’oggi sarà tutto in discesa, per cui procediamo spediti. Dopo quasi 8 ore di cammino, un numero imprecisato di scimmie dalla pelliccia bianca e circa 2200m più in basso, raggiungiamo la teahouse che ci ospiterà per la notte. Le mie ginocchia ormai mi odiano e sto per crollare dal sonno ma, prima, ceno con un ricco dal bhat, una sorta di super food locale a base di riso, lenticchie, verdure e chapati.

La foto: In uscita dal Santuario, con il Machhapuchhre davanti a me. Se tutte le porte fossero così.

DAY 8: Sinuwa – New Bridge (1460m)
Distanza percorsa: 9 km
Durata del trekking (senza considerare le pause): 3h
Dislivello: 500m positivo
/ 900m negativo

•  jeep transfer da New Bridge a Banthanti (2250m) (3h)

•  Banthanti – Ghorepani (2874m)
Distanza percorsa: 7.50 km
Durata del trekking (senza considerare le pause): 3h
Dislivello: 710m positivo
/ 80m negativo

Partiamo alle prime luci di un’alba rosa e poco dopo… ricordi Chhomrong, il villaggio dove tutto ha un limite tranne le scale? Ecco, se all’andata lo abbiamo fatto in discesa, ora ce lo becchiamo tutto in salita. Evviva. Tre ore dopo aver lasciato Sinuwa, abbiamo un gancio con una jeep che ci porterà al punto di inizio di un nuovo, breve trekking, diretto al luogo tanto decantato dalla nostra guida. Bene, così mi rilasso un po’ in macchina almeno! Giusto? Sbagliato. Perché per percorrere non più di 25 chilometri, impieghiamo quasi tre – TRE – ore. Dire che le strade sono dissestate è dire poco, per non parlare dei torrenti da guadare e dei tratti a filo del precipizio. E io che pensavo che le strade del Bhutan non avessero rivali!

Molti sobbalzi dopo, arriviamo in un villaggio chiamato Banthanti, dove cominciamo una nuova salita lungo un sentiero che si snoda in un bosco fitto fitto e che termina a Ghorepani, località decisamente più turistica rispetto ai luoghi sperduti a cui ci hanno abituati gli ultimi giorni; talmente turistico che… nella sala da pranzo del lodge c’è persino una stufa!! La corona di montagne che circonda il villaggio è già sensazionale – oltre al massiccio dell’Annapurna, si vedono il Dhaulagiri e la zona dell’Upper Mustang – ma il bello deve ancora venire.
E verrà domani.

La foto: E’ dedicata alla gente di montagna che, sulle proprie spalle, trasporta di tutto. Oltre agli sherpa, incontriamo donne con pesanti gerle di legna o frutta, uomini con 50-60kg di sbarre di ferro o altri materiali da lavoro e persino bambini che, con pesi rapportati alla loro età, vengono abituati sin da piccoli a questo tipo di vita.

DAY 9: Ghorepani – Poon Hill (3210m) – Ghorepani
Distanza percorsa: 3.50 km
Durata del trekking (senza considerare le pause): 1.5h
Dislivello: 280m positivo
/ 280m negativo

•  Ghorepani – Ulleri (1960m)
Distanza percorsa: 7 km
Durata del trekking (senza considerare le pause): 2h
Dislivello: 80m positivo
/ 660m negativo

Si dice che la collina di Poon Hill sia uno dei belvedere più belli di tutto il Nepal e io, quasi quasi, ci credo. Il momento migliore della giornata è l’alba, ragion per cui devi metterti in cammino quando è ancora buio, almeno 50 minuti prima del sorgere del sole, per avere il tempo di avanzare con tutta calma (perchè, indovina un po’, bisogna affrontare una nuova dose di scalini).

Anche questa volta, il meteo ci è amico: non c’è una nuvola e, a spezzare il blu del cielo, sono solo i picchi impressionanti di – tra gli altri – Annapurna I, II, III e South, Machhapuchhre, Hiunchuli e Dhaulagiri. Tanti i passi in più che abbiamo fatto per arrivare fin qui – il piano originale prevedeva semplicemente di tornare nei pressi del villaggio da cui siamo partiti – , ma ne valeva la pena, assolutamente!

La foto: le bandiere di preghiera che schioccano al vento, disposte come una finish line. E’ qui che, mentre le cime si colorano di luce, taglio il mio ultimo traguardo nepalese.

Dopo una colazione calda, scendiamo al villaggio di Ulleri, dove l’ormai familiare jeep mette la parola fine al nostro trekking. Prima di salirvi, Shyam mi stringe la mano compiaciuto (incredulo?): sant’uomo che ha sopportato tutti i miei are we there yet?!

Sulla strada verso Pokhara, tra uno scossone e l’altro, penso che, in fin dei conti, questo viaggio è sempre stato uno dei sogni di mio marito, non il mio. Eppure, come tante delle esperienze in cui mi sono gettata un po’ per caso, l’ho apprezzato tanto, tantissimo. Forse proprio perchè mi ha trascinata fuori dalla mia comfort zone. Tuttavia, è con un sottile piacere che appendo gli scarponi al chiodo: un massaggio di 90 minuti nella spa del nostro hotel (tanto rigenerante quanto doloroso) e, domani, Kathmandu.

 

Vuoi sapere come organizzare il trekking dell’Annapurna e capire se può essere un’esperienza adatta a te? Leggi questo post!

2 Comments

  • Ciao! mai fatto trekking io? no mai.
    E adesso appartengo ad una generazione che non lo farà mai più.

    Invidia? si, un po’. Nascessi un’altra volta credo che lo farei. E comunque sia, ho sempre amato l’Asia ed i suoi paesaggi/costumi etc. etc.
    Grazie per questo splendido post, che mi ha fatto vivere qualcosa che non vivrò mai.

    Ciao. Buone feste

    • Grazie, mi fa sempre piacere sapere che riesco a portarti (anzi, portarvi dato che so che c’è sempre anche la tua mamma) con me, almeno a foto e parole.
      Auguri di serene feste a voi e un abbraccio!

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