Dormire (e mangiare) nelle teahouse nepalesi

Dormire nelle teahouse in Nepal
Il lato rilassante del trekking in Himalaya. Sempre che tu abbia un certo spirito di adattamento!

Più o meno rustiche, più o meno confortevoli, in ogni caso ben lontane dagli standard di comfort occidentale: le teahousebhatti, in lingua locale – sono, insieme alle montagne, le protagoniste indiscusse del trekking in Nepal.

Appena pochi decenni fa, quando il turismo non aveva ancora raggiunto i flussi attuali, le teahouse non esistevano: chi si avventurava sull’Himalaya poteva fare affidamento solo sulla propria attrezzatura da campeggio. Poi, alcune famiglie cominciarono ad aprire le porte delle loro abitazioni, mettendo a disposizione degli intrepidi trekker una branda e un pasto caldo: il concetto di ‘casa da the’ deriva proprio da qui.

Arriviamo al giorno d’oggi e il concetto di teahouse cambia ancora: edificate al solo scopo di ospitare il viaggiatore, esse si trasformano in veri e propri lodge, conservando però, nella maggior parte dei casi, la conduzione famigliare e, soprattutto, un carattere altamente spartano, essenziale. Perchè per bivaccare in queste stanze serve un certo spirito di adattamento, una certa propensione per l’avventura. Che comunque, dato che hai comprato un biglietto per l’Himalaya, dovresti già avere, giusto?

Dormire nelle teahouse in Nepal

Com’è fatta una teahouse e cosa aspettarsi

I lodge nepalesi variano leggermente da una regione all’altra ma, sebbene la regola sembri essere “più è remoto e più è spartano”, ci sono alcune considerazioni valide su tutta la linea. Ad esempio:

#La stanza comune. La troverai in ogni struttura. Si tratta di un grosso salone in cui i trekker, ma anche guide e sherpa, si riuniscono per mangiare, riposare, leggere, socializzare e vedere qualche tramonto mozzafiato con una tazza di the bollente tra le mani. E’ il luogo dove ascoltare le storie più o meno incredibili di un alpinista (himalaysta?) barbuto, quelle divertenti di una giovane cinese che sogna l’Italia, o di un biondo teenager sudafricano che ama McDonald’s. E’ la stanza più calda del lodge (o meglio, la meno fredda) per il solo fatto che qui si riuniscono molte persone: di riscaldamento vero e proprio, neanche a parlarne; non è una prerogativa del trek dell’Annapurna. Come scaldarsi allora nei pomeriggi più rigidi? Una buona idea è quella di ficcarsi dentro al sacco a pelo: non farti problemi a portarlo nella sala comune; sieditici dentro e vedrai che, con un paio di guanti, riuscirai a leggere il tuo libro senza battere i denti.

Diverso il discorso nell’area di Ghorepani, meta molto più accessibile al turista medio e di conseguenza più ricca di servizi. Nella sala da pranzo del nostro lodge faceva bella mostra di sé una grossa stufa che rilasciava un piacevole – e dimenticato – tepore. Che poi le stufe tradizionali nepalesi brucino letame di yak, bhe, è un dettaglio.

#L’elettricità. Le uniche prese di corrente del lodge si trovano nella suddetta sala comune dove, spesso ma non sempre, c’è anche il wifi. Connessione internet e ricarica di apparecchi elettronici vengono addebitati a parte e il loro costo varia in base a quanto è remota la teahouse. Nulla di esorbitante, comunque: dai 2 ai 4 dollari.

#Le camere. Nelle teahouse si cena presto e si va a letto presto. Questo perchè al mattino ci si alza, indovina un po’, altrettanto presto (ma almeno ci sono albe fantastiche!). Le camere sono molto basiche, come vedi nella foto qui sotto: nient’altro che due lettini singoli (o uno matrimoniale + uno singolo), un tavolino e una finestra. Stop. Non hanno prese della corrente e nemmeno il bagno privato, naturalmente (Ghorepani di nuovo un’eccezione). Sebbene i proprietari del lodge mettano sempre a disposizione una o due coperte belle spesse, queste non sono assolutamente sufficienti per trascorrere una notte al caldo: avvolgiti sempre nel sacco a pelo (su cui comunque getterai le due coperte in dotazione) e la tua notte cambierà drasticamente!

Le pareti delle stanze sono molto sottili e prive di isolamento acustico: anche se dubito che faticherai a prendere sonno, può essere però una buona idea portare con te i tappi per le orecchie. A noi sarebbero serviti solo a Sinuwa, dove a disturbare la quiete della notte, era il belato a mille decibel di un grosso caprone tosato a metà! Eventualmente, i tappi potrebbero tornarti utili anche nel caso di coinquilini… rumorosi: in alta stagione, dato l’affollamento, potresti infatti dover dividere la stanza oltre che con il tuo compagno di viaggio anche con uno (o più) sconosciuti. Le teahouse cercano infatti di sistemare tutti i visitatori ottimizzando ogni spazio disponibile e, se le brande sono terminate, non è raro che questi vengano alloggiati persino nella sala comune!

#Bagno e doccia. Curare l’igiene personale sull’Himalaya può risultare talvolta problematico. Ma andiamo per ordine: il wc. E’ in comune con gli altri ospiti e per raggiungerlo bisogna sempre uscire all’aperto. Il mio consiglio spassionato, se puoi, è quello di prendere una camera il più vicino possibile ad esso. Perché si sa, l’aria fredda stimola e l’ultima cosa che vuoi fare è abbandonare il calduccio del tuo sacco a pelo per uscire nel gelo della notte a fare pipì, infilandoti, nell’ordine, piumino-guanti-scarponi-torcia frontale (che fuori è buio) e dimenticandoti, nella fretta, il rotolo di carta igienica (che devi avere tu: mica ti aspetti di trovarne uno in bagno?). Io, per la cronaca, così ogni sera. E non solo in Nepal.

Anche la doccia è condivisa, ovviamente: fredda è gratuita, calda a pagamento. Farla richiede una buona dose di coraggio, soprattutto in dicembre: spogliarsi in una stanza non riscaldata sotto un getto caldo ma esiguo non è esattamente piacevole. Ecco perché sanitizer e wet wipe diventeranno i tuoi migliori amici. E i capelli? Quando ho chiesto a Shyam, la nostra guida, se per puro caso le teahouse avessero un phon da prestarmi si è messo a ridere e mi ha dato una pacca sulla spalla. Ooocchei. Il phon, se vuoi, puoi portartelo da casa ma poi ricorda che dovresti usarlo nella stanza comune che, come dicevo, è l’unico locale ad avere l’allaccio della corrente. L’unica opzione resta dunque lavare i capelli in una giornata di sole e lasciarli asciugare al vento (fatto!).

#I cani. Li incontrerai sempre: piccoli bastardini o esemplari di grossa taglia discendenti dai mastini tibetani, sono i guardiani di greggi di pecore e mandrie di bufali o, semplicemente, delle teahouse. Girano in libertà e non sono affatto cattivi: abituati alla gente, spesso sono solo in cerca di carezze di cui, temo, i proprietari non siano prodighi. Di notte diventano palle di pelo e dormono vicini vicini per sentire meno il freddo: è bello vederli stiracchiarsi al mattino, contenti di godersi i primi raggi di sole.

Mangiare nelle teahouse: cucina nepalese e non

Complice l’aria di montagna e l’esercizio fisico, in Nepal l’appetito non mi è mai mancato e posso dire di aver mangiato davvero bene. Del resto, poiché il posto letto è veramente economico, è proprio sul cibo che le teahouse ottengono i maggiori profitti! Nonostante il menu sia sempre lo stesso, è comunque molto vario e io, da esploratrice di cibo quale sono, ho provato un po’ di tutto.

Re della cucina nepalese e della dieta di ogni sherpa è il dal bhat, un piatto unico (foto piccola a sinistra) che comprende riso bollito, una zuppa di lenticchie speziata, spinaci o curry di verdure miste (tarkari), sottaceti piccanti (achar), chapati e, se disponibile, carne. Per ricaricare le pile dopo una giornata di cammino è un vero toccasana, in quanto combina carboidrati, fibre e proteine: “dal bhat power, 24 hour!” – ci ripeteva Shyam! Data la sua popolarità, il dal bhat è sempre pronto in ogni guesthouse e, una volta terminata la prima razione, i proprietari saranno lieti di omaggiartene una seconda.

Altro piatto nazionale che gode di una certa fama sono i mo:mo (foto piccola a destra). Simili ai dumpling cinesi, sono ravioli ripieni di carne, gamberi o verdure – di solito al vapore, più raramente fritti – da intingere in una salsa piuttosto piccante, per lo più di arachidi. Si preparano sul momento, ecco perché potresti dover attendere anche 30 o 40 minuti per averli in tavola. Il menù prosegue poi con una lunga lista di zuppe calde, noodles fritti o in brodo, omelette, soffici rösti di patate e cipolle, spring rolls, porridge e formaggio di yak. Tra i piatti internazionali figura persino la pizza (no, questa non l’ho provata) e il famoso kimchi coreano, data l’enorme fetta di visitatori provenienti da questo Paese. Non sono grande amante dello zucchero e, dunque, in quanto a dessert non saprei cosa consigliarti; tuttavia, le frittelle di mele sono degne di nota!

Per colazione, toast, uova, chapati e la mia grande scoperta: il gurung bread, ossia il pane tibetano, che è delizioso! Si tratta di pasta lievitata che, una volta fritta, diventa bella gonfia e dorata: mi ha ricordato un po’ i taco navajo gustati alla Monument Valley! Lo puoi mangiare da solo oppure accompagnarlo con uova fritte (per una versione salata) o con miele o burro e marmellata (se preferisci il dolce). La marmellata la sconsiglio però: esattamente come quella assaggiata in Bolivia, è una roba gelatinosa dai colori fluo di pessima qualità.

Dormire nelle teahouse in Nepal

Lungo il trek dell’Annapurna non mangerai molta carne: a partire dal villaggio di Bamboo se non ricordo male (dunque a 2145m), spariscono pollo, maiale e manzo. Come dice il nome, il Santuario dell’Annapurna è un luogo sacro e, dunque, anche gli animali vengono rispettati.

Se hai voglia di uno snack, le teahouse vendono barrette energetiche, patatine, cioccolata e biscotti, oltre ai soft drink più noti e varie marche di birra. In quanto all’acqua, non dimenticarti di portare con te le pasticche per disinfettarla: il villaggio di New Bridge (a 1460m) è l’ultimo in cui troverai acqua in bottiglia (l’ABC si trova a 4130m!). Infine, va da sè che nelle teahouse si beva un sacco di the. Nero, verde, alla menta o – il mio preferito – allo zenzero, grattugiato di fresco. Servito in grosse tazze di latta, ha un effetto rigenerante.

A seconda di come hai organizzato il tuo viaggio, il pasto può essere o meno incluso nel tuo pacchetto: se non lo è, ancora una volta ricorda che più si sale di quota e più è probabile che i prezzi aumentino. Questo perchè l’unico modo per fare arrivare il cibo a tali altitudini è esattamente lo stesso in cui sei arrivato tu: scarpinando per i sentieri. La possibilità di mangiare cibo fresco in queste condizioni va davvero apprezzata; di conseguenza, è considerata grande scortesia lasciare avanzi nel piatto.

La gente delle teahouse

Se sei arrivato a leggere fin qui, ti sarai reso conto che l’esperienza nelle teahouse può diventare – a tratti – frustrante. Non è per tutti, insomma (come del resto non lo è il trekking in Himalaya). Ciononostante, credo sia decisamente fattibile anche se… un bel gioco dura poco: personalmente non credo riuscirei a sopportare queste condizioni per un mese intero, ad esempio. Quel che manca è la possibilità di rilassarsi veramente al termine di una dura giornata di cammino e, non so te, ma la mia idea di relax è una lunga doccia in un bagno riscaldato e un letto degno di questo nome.

Detto ciò, le teahouse sono però preziose in quanto regalano alcuni tra gli scorci più veri della vita nei villaggi: le vecchine che filano, i bambini che, posato lo zaino di scuola, battono con un rametto il fianco di un grosso bufalo, i foulard colorati, gli sherpa che scherzano intorno a un fuoco acceso in un angolo del cortile, gli agnelli lanosi in giardino, le giovani cuoche che, incuranti del freddo, girano con vesti svolazzanti e – ci sembra – leggerissime.

Chissà, forse in futuro verranno costruiti hotel superlusso persino al Campo Base dell’Annapurna o dell’Everest, o forse i progetti sono già stati avviati. Non mi stupirebbe, dato che questi luoghi così remoti, sono già a pochi minuti di elicottero per le tasche più facoltose. Tuttavia, per ora l’Himalaya è bello così: spartano, essenziale e ancora autentico.

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