Guida ai cinque siti Unesco dell’Oman

siti unesco in oman
Il mausoleo di Bibi Maryam, Qalhat, Oman
Tombe fiabesche, cittadelle fortificate e il profumo dell'incenso: ecco l'Oman patrimonio dell'umanità

In base alla Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale, l’UNESCO ha fino ad oggi ascritto alla propria lista un totale di oltre 1100 siti che giudica di valore universale straordinario. In Oman ne troviamo appena cinque, ciascuno però dotato di un fascino particolare: tombe fiabesche, cittadelle fortificate e persino l’avvolgente profumo dell’incenso. Ecco l’Oman patrimonio dell’umanità.

# L’antica città di Qalhat
C’era un tempo in cui l’Oman era il crocevia di importanti rotte commerciali, punto di contatto e di scambio tra la Penisola Arabica, la Persia, l’India e, da lì, l’Oriente più lontano. Da Qalhat transitavano vascelli e galeoni carichi di incenso, datteri, perle, splendidi stalloni di razza, spezie e schiavi. Ce lo racconta Marco Polo che qui c’era stato e che descrive Qalhat come una città di negozi raffinati e sede di una delle più belle moschee mai viste.

Di quest’angolo di Arabia perduta – abbandonata nel 16esimo secolo con l’avvento delle armate portoghesi –  oggi resta molto poco: tracce delle mura che ne proteggevano il perimetro, un arco solitario e qualcosa di splendido, la tomba di Bibi Maryam, mausoleo che l’imperatore aveva fatto costruire per la moglie. Sfaldata, polverosa, arsa giorno dopo giorno da un sole cocente, questa tomba è tuttavia una delle cose più belle che ho visto in Oman: delicata, solitaria, impenetrabile, un po’ romantica e un po’ triste. Le sue pareti sanno di terra e di mare; sculture nella scultura, i suoi mattoni racchiudono coralli e spugne fossili. Al suo interno piove una luce rosa-arancio a colorare le numerose nicchie ancora visibili, intarsiate di decori squisitamente arabi. Il pavimento rivela un passaggio sotterraneo, una cripta inghiottita dal buio – è lì che, forse, riposa Bibi Maryam – ma a rubare la scena è quell’altra porta speculare alla prima, quella che lascia indovinare il mare, l’avventura, i viaggi di Sindbad. Se ci fosse uno scrigno in cui depositare la Storia e le storie d’Oriente, probabilmente sarebbe questo.

Qalhat si trova 2 ore d-auto da Muscat e 30 minuti da Sur.

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# Gli aflaj
Gli aflaj (forma plurale di falaj) sono i sistemi di irrigazione locali. Si tratta di canaline ricavate nel suolo, nelle quali – senza l’ausilio di macchinari ma sfruttando semplicemente la gravità – viene convogliata l’acqua proveniente da un wadi o da una falda, che verrà poi utilizzata a fini agricoli o domestici. In un territorio arido come quello omanita, l’acqua è una risorsa ultra preziosa: è anche per questo motivo che gli aflaj sono così significativi per la storia della nazione. Non solo hanno permesso al Paese di vivere e prosperare ma, da sempre, hanno ridisegnato i confini e riscritto le trame del potere: era infatti il controllo delle riserve d’acqua a decretare il dominio di una o dell’altra tribù e, per tanto, gli aflaj sono stati oggetto di non pochi conflitti tra le comunità locali.

Sebbene abbinati a tecniche di irrigazione più moderne, questi canali vengono utilizzati ancora oggi e in tutto l’Oman se ne contano circa 3000. Puoi vederli un po’ ovunque: nei pressi di un wadi, nei villaggi più remoti, aggrappati al fianco delle montagne e, naturalmente, nei pressi degli enormi palmeti che punteggiano il nord del Paese.

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# Il Forte di Bahla
Non c’è angolo dell’Oman che non sia presidiato da un forte, un castello o semplicemente una torre di vedetta. Ti ho già parlato di quelli che trovi lungo il Rustaq Loop e, prossimamente, ti racconterò di quelli bellissimi e romantici di Nizwa e Jabreen. Ma nel patrimonio Unesco c’è, al momento, solo lui: il forte di Bahla. Che nel panorama nazionale è senza dubbio un unicum.

Tanto per cominciare è uno dei più grandi e antichi del Paese: le parti più datate risalgono addirittura al 500 aC. Nel corso dei secoli è stato ristrutturato più e più volte, passando di tribù in tribù e, come la maggior parte dei forti, sorge nei pressi di un’oasi verde e fresca. Tuttavia, è solo passeggiando nelle sue corti che ti renderai conto della sua eccezionalità. Non è semplicemente un forte, è piuttosto una cittadella medievale, ricca di bastioni, arcate, varchi sotterranei, scalinate e torri. Ci sono vere e proprie vie da percorrere, uno di quei labirinti che ti aspetteresti di trovare in un souq. Non solo: guarda con attenzione le pareti dei vari ambienti, così come i chilometri di mura che proteggevano Bahla e ne delineavano il profilo. Diversamente dagli altri forti – forse anche eccessivamente ripuliti dalle opere di ristrutturazione – Bahla erige, sulle sue fondamenta di pietra, muri in adobe, fatti di mattoni essiccati al sole, composti di sabbia, terra e paglia. Quei fili un tempo dorati si possono vedere benissimo ancora oggi, impastati con l’argilla e con i secoli.

Il forte di Bahla si trova a circa 2 ore d’auto da Muscat e a 40 minuti da Nizwa.

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# Le necropoli di Bat, Al-Khutm e Al-Ayn
Bat, Khutum e Al Ayn sono tre paesi situati a poca distanza tra loro, nella regione di Al Dhahirah. In ciascuno di questi posti sono state rinvenute delle necropoli molto particolari e antichissime: risalgono al 3000 aC e di esse ne facevano già menzione alcuni testi sumeri. Capaci di misurare fino a 20 metri di diametro, queste tombe a pianta circolare sono state costruite accatastando le pietre le une sulle altre e accoglievano da due a trenta salme.

Con una lunga fila di sepolcri che si stagliano di fronte a un suggestivo paesaggio montuoso, Al-Ayn è, dei tre siti, quello meglio conservato nonché il più scenografico: un mondo fossilizzato dai tempi dell’età del Bronzo che, miracolosamente, si regge ancora in piedi. Bat è invece il sito più famoso ed esteso ma, a dirla tutta, non mi ha impressionata: le camere funerarie sono poche e quasi tutte ricostruite. Purtroppo, come spesso accade in Oman, le ricchezze nazionali non vengono né protette né valorizzate a sufficienza e queste necropoli non fanno eccezione. L’accesso è completamente libero e, a indicarne la presenza, non c’è che un misero cartello privo di spiegazioni che, di certo, non inibisce il furto di pietre – da impiegare come materiali da costruzione –  da parte di predoni moderni. Un vero peccato!

Le necropoli di Bat, Khutum e Al Ayn sorgono a circa 3 ore d’auto da Muscat. E’ l’unico sito UNESCO che ha visto anche il Nama 🙂

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# La Via dell’Incenso
Prezioso quanto l’oro, un tempo l’incenso omanita prendeva le vie dell’Asia, di Damasco e del cattolico Mediterraneo dove veniva bruciato nelle chiese. Da secoli, quello dell’incenso – anzi del franchincenso (ossia la resina vera, ‘franca’) è il profumo distintivo dell’Oman, quello che ti inebria sin dal tuo arrivo in aeroporto e che ti segue nei souq, nei centri commerciali, nelle case. Forse però, non tutti sanno esattamente di cosa si tratta: l’incenso è una resina profumata che si estrae dalla corteccia della Boswellia, albero che secerne lacrime color latte (la parola araba per incenso è infatti luban che, tra le sue accezioni, ha anche quella di ‘latte’), le quali, una volta poste ad essiccare, divengono quei cristalli bianco-dorati pronti da bruciare. Ovviamente, ce ne sono di varie tipologie: più la resina è trasparente è più sarà pura (e costosa).

Proprio per la sua rilevanza nello sviluppo storico e commerciale dell’Oman, l’UNESCO ha dichiarato patrimonio dell’umanità la cosiddetta ‘via dell’incenso’, che oggi si dispiega attraverso un itinerario di quattro tappe: il Wadi Dawkah, una piantagione di alberi di Boswellia; i resti dell’oasi di Shisr, dove sostavano le carovane nel loro tragitto da e per il Medio Oriente; le rovine di Sumhuram, città che deteneva il controllo del commercio e dove, secondo la leggenda, viveva la Regina di Saba e, infine, l’antico porto di Khawr Rori, da cui salpavano le navi.

La Via dell’incenso si trova nel sud del Paese, nella regione del Dhofar, a poco meno di due ore di aereo da Muscat e, dei cinque siti UNESCO omaniti, è l’unico che non ho visto di persona. Però, a proposito di incenso posso dirti due cose: la prima è che qualche albero di Boswellia c’è anche al nord, ma com’è ovvio, bisogna saperlo riconoscere. Come ci ha fatto notare una guida locale, un esemplare si trova ad esempio nei pressi dell’incredibile Bimmah Sinkhole: il tronco sinuoso come un cobra che esce dal cesto, la corteccia una pelle piagata, che suppura lacrime bianche. Riesci a vederle nella foto qui sotto?

La seconda è che anch’io, da vera omanita (!), ho preso l’abitudine di utilizzare l’incenso per profumare casa! Ci siamo fatti spiegare per bene come procedere e abbiamo comprato tutto l’occorrente nel souq di Muscat.  Quel che serve – e che puoi comprare per avere un souvenir davvero autentico – è innanzitutto un majmar, ossia un brucia incenso (nel souq ne troverai di tantissimi tipi: di foggia antica o moderna, in argilla, in ceramica etc.). Al suo interno dovrai adagiare un tocchetto di carbone, accenderlo e quando vedi che inizia ad ardere (pochi secondi), mettervi su qualche pezzo di resina, che immediatamente inizierà a sciogliersi levando in aria lunghe volute di fumo. Per evitare l’effetto ‘chiesa’, è buona norma aggiungere all’incenso altri aromi – sandalo, erbe profumate, spezie –  che vengono vendute, sempre al souq, sottoforma di erbe sminuzzate: per profumare la tua casa ne basterà un pizzico!

Come ti avevo raccontato qui, un ulteriore sito era stato dichiarato patrimonio dell’umanità, ma il progetto è fallito miseramente e, anzi, è entrato nella storia con un triste primato: il primo (e finora unico) a essere stato rimosso dall’elenco UNESCO. Al momento, qui in Oman ci godiamo comunque queste cinque bellezze.

Quale ti ha incuriosito di più?

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