Storia di una rinascita: a piedi nel Rione Sanità

Cosa vedere nel Rione Sanità
Nel cortile di Palazzo Sanfelice, Rione Sanità, Napoli
Alla scoperta di uno dei quartieri più controversi di Napoli insieme ai ragazzi della Cooperativa La Paranza

Da sempre posta ai margini (in senso figurato e non), la Sanità è uno dei rioni popolari più controversi di Napoli. Eppure, a ben vedere, dal centro città non è poi così lontana. Diciamo piuttosto che è una specie di periferia interna, se puoi passarmi il termine. E quel nome: sanità. Forse che una volta ci si stava bene?

Proprio così. Era qui che, secoli or sono, nobili e borghesi avevano preso dimora. Ai piedi della collina di Capodimonte, in una zona immersa nel verde, incorrotta, dall’aria pura, salubre. Peccato che per raggiungere il centro ci si dovesse muovere attraverso una topografia complessa, fatti di vicarielli, salite, scalini… una seccatura. E allora si pensò bene di costruire un rettilineo che, largo e dritto, corresse veloce verso il mare: il Ponte della Sanità.

Che però, del quartiere, segnò l’inizio della fine. Lungi dall’avvicinare il rione a Napoli, il ponte (foto sotto) ne causò al contrario un progressivo distaccamento che, col tempo, degenerò in ghettizzazione. Tagliata fuori dalla vita della città, la Sanità comincia a fare notizia per il suo degrado, per gli episodi di criminalità, di raid e di stese, per i colpi sparati nella notte e i bossoli ritrovati il giorno dopo, nelle piazze. Inutile dire che questi episodi hanno avuto ripercussioni non soltanto sulla vita dei residenti ma anche su quanto di bello, storico e artistico c’era. E c’era davvero tanto.

Finchè, nel 2000, l’arrivo di un nuovo parroco segna un’inversione di tendenza. Grazie al sostegno di fondazioni e liberi professionisti comincia un percorso di riqualifica del territorio, di riscatto per i più giovani. Vengono creati laboratori creativi, doposcuola all’insegna del teatro e dello sport. Nella sacrestia della Basilica viene allestito un ring, dove i ragazzi del rione prendono lezioni di boxe dai campioni delle Fiamme Oro. Vengono create strutture di accoglienza, bed&breakfast. Posti di lavoro.

La Cooperativa Sociale La Paranza nasce nel 2006 e, da allora, contribuisce attivamente al rilancio del rione anche tramite progetti di rivalutazione del patrimonio artistico-culturale. I ragazzi che ne fanno parte sono nati e cresciuti proprio alla Sanità: chi meglio di loro può condurti per mano tra le sue vie? Percorrendo il Miglio Sacro, lo stesso un tempo calcato da nobili ed ecclesiastici, vedrai brillare uno dopo l’altro i tanti tesori che, nonostante una patina persistente di paure e preconcetti, vanta questo quartiere.

Cosa vedere nel Rione Sanità: le catacombe
Umide e fredde, illuminate dalla luce rarefatta di neon costruiti appositamente per non danneggiare il fragile ecosistema tombale, le catacombe sono il punto di arrivo di un viaggio nel tempo iniziato appena qualche metro più su. Tra quelle attualmente visitabili – il Rione Sanità conta una decina di aree cimiteriali – occupano un posto di rilievo le Catacombe di San Gennaro e quelle di San Gaudioso. Durante la mia visita ho avuto modo di entrare solo nelle prime, che del Santo ospitarono la tomba prima che la salma venisse rimossa. Quaggiù vedrai decine e decine di spazi scavati, una vera e propria basilica sotterranea e tanti affreschi incredibilmente ben conservati: tra questi, uno raffigurante lo stesso San Gennaro che sembra confermare le testimonianze che – seppur inframezzate da leggende – lo identificavano con un uomo di colore.

Per quanto riguarda le Catacombe di San Gaudioso, ho letto che, a differenza di quelle di San Gennaro, ospitavano per lo più nobili ed ecclesiastici. Pare che qui siano ben visibili gli scolatoi, nicchie in cui venivano raccolti i fluidi corporei dei cadaveri lasciati a purgare prima di essere propriamente sepolti (da cui l’imprecazione napoletana “Puozze sculà!“, ossia “Che tu possa morire”). Credo siano molto simili al putridarium che avevo visto nel Cimitero delle Clarisse presso il Castello Aragonese di Ischia, ma non ne sono sicura al cento per cento. In ogni caso, oggi, si dice che sedersi in uno scolatoio porti fortuna!

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Cosa vedere nel Rione Sanità: le chiese
Quelle che incontrerai lungo il Miglio Sacro sono almeno quattro e raccontano in maniera splendida l’intreccio tutto napoletano tra il mondo dei vivi e quello dei morti, tra fede e superstizione. Il tour comincia presso la Basilica della Incoronata Madre del Buon Consiglio, dal cui cortile si accede alle Catacombe di San Gennaro. Questa chiesa deve il suo nome ad un dipinto miracoloso: la tela che ritrae la Madonna del Buon Consiglio è stata terminata nel 1884, anno in cui ha avuto fine l’epidemia di colera. Coincidenza?

E’ stata invece eretta sulle catacombe di San Gaudioso la Basilica di Santa Maria della Sanità, che i residenti conoscono anche come Chiesa di San Vincenzo ‘o Munacone, il frate domenicano patrono del quartiere. Nota a tutta Napoli grazie alla splendida cupola di maioliche gialle e verdi, visibile a chiunque attraversi il (famigerato) Ponte, questa basilica ha interni estremamente affascinanti: da non perdere la cripta e le scalinate barocche che conducono al presbiterio rialzato.

Non sorge su di una catacomba ma all’interno di un ospedale (!), la Basilica di San Gennaro fuori le mura, costruita nel V secolo d.C. e abbandonata dopo il furto delle spoglie delle santo. L’ospedale in questione è quello di San Gennaro dei Poveri – struttura che durante l’epidemia del 1400 accolse schiere di appestati – di cui la Basilica diventò deposito e magazzino.

Infine, degna di nota è la Chiesa di Santa Maria dei Vergini, tra le altre cose perché teatro di una delle tante leggende popolari della città: è qui che lo spirito di una prostituta, per far sì che il suo innamorato desistesse dal pregare per lei, diede prova della sua dannazione eterna, lasciando segni come di fiamma al suo passaggio. Nello specifico, sono state rinvenute le sue impronte su di un inginocchiatoio e un quadro rappresentante la crocifissione (lo vedi qui: fa un po’ impressione in effetti).

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Cosa vedere nel Rione Sanità: il cimitero delle Fontanelle
Tra i luoghi più suggestivi di Napoli, questo enorme ossario – 5mila metri quadri – è stato ricavato all’interno di una cava di tufo nella collina di Materdei e, per stima ufficiosa, ospita i resti di circa 40.000 anime. Ossa e crani si sono accumulati qui sin dal XVII secolo, quando sciagure e pestilenze provocarono un numero di cadaveri senza precedenti, che la città si trovò a dover seppellire al più presto per scongiurare l’ulteriore propagarsi delle infezioni. Le cave di tufo – ampie ed economiche (mica tutti avevano i soldi per essere tumulati nelle chiese) – si trasformarono così in fosse comuni.

Entrare oggi nel Cimitero delle Fontanelle è sicuramente un’esperienza: l’ingresso della cava, ancora inondato del sole di Napoli, pare più una porta dell’Ade, presidiato da una miriade di guardiani dalle orbite cieche: teschi ammassati, polverosi, poggiati su file e file di tibie, femori e quant’altro. Spingendosi all’interno, la luce si affievolisce e le navate divengono corridoi lunghi e bui, il flash di una macchina fotografica a illuminare il ghigno di uno, due, venti crani tutti in fila. Il flash, ma anche ceri rossi e qualche spessa candela. Perché qui, nel mondo dei morti senza nome, a non sembrare affatto scomparso è uno dei rituali più noti, antichi e discussi di Napoli: il culto delle anime pezzentelle. Si adotta(va) un teschio, lo si ripuliva per bene, gli si chiedeva una grazia e… bhè, di cosa si tratta, te l’ho già spiegato qui.

Cosa vedere nel Rione Sanità: i palazzi
Attraversati dalle linee verticali di una lunga crepa o da quelle orizzontali dei fili del bucato, gli edifici del Rione Sanità sono palazzoni grigi, screpolati, scarabocchiati. Mancano – o per lo meno, da turista, non me lo hanno trasmesso – di quel piglio allegro e confusionario che ho invece percepito, ad esempio, tra i bassi dei quartieri spagnoli.

Ma si sa, Napoli è una città dalle mille anime e la Sanità non fa eccezione: è qui che si trovano due tesori architettonici rivelatori di un passato nobile, barocco. Si tratta di due palazzi settecenteschi dalla facciata molto simile: Palazzo Sanfelice, progettato dall’omonimo architetto per farne una residenza privata, e il Palazzo dello Spagnuolo, così chiamato perché di proprietà di un nobile iberico. Entrambi gli edifici sono estremamente scenografici, soprattutto grazie ai numerosi archi delle facciate, che lasciano intravedere una scalinata interna ad ali di falco. La puoi sbirciare qui.

La foto che ho scelto di mettere in questo post è invece ben diversa. L’ho scattata nell’androne di Palazzo Sanfelice ed è una di quelle che amo di più del mio album napoletano: uno sfondo fatiscente ma bellissimo, due giovani, i motorini e, teso su di un filo, l’inesplicabile: calzamaglia, un paio di mutandoni lunghi e tre guanti bianchi al gomito. Tutti immacolati.

Cosa vedere nel Rione Sanità

Cosa vedere nel Rione Sanità: Totò e la street art
A questo punto del tuo percorso tra le vie della Sanità, non ti sarà certo sfuggita una cosa: la costante presenza del principe Antonio de Curtis, in arte Totò, la cui immagine occhieggia pressochè da ogni parete. La schucchia inconfondibile, il volto contratto in un sorriso che sembra una smorfia o in una smorfia che sembra un sorriso, gli occhi vispi e la bombetta: Totò è nato qui, nel degrado della Sanità di cui, malgrado il successo, mai si dimenticò. La sua casa natale si trova al 110 di Via Santa Maria Antesaecula ma, ahimè, verte in condizioni pessime: al limite del pericolante, mostra appena una targhetta a ricordare il Principe della Risata. Da anni si parla di istituire un museo dedicato ma, nonostante i finanziamenti raccolti, di esso ancora non c’è traccia.

Sempre Totò (ma non solo) è il protagonista di diversi murales che abbelliscono il rione e che puoi vedere soprattutto lungo Via Vergini e in Piazza Sanità. Come il gigantesco Luce dello street artist Tono Cruz, un disco illuminato dai volti sorridenti dei bambini della Sanità, e lo struggente abbraccio malato a cui Francisco Bosoletti (lo stesso della bellissima Iside dei Quartieri Spagnoli) ha dato vita nel suo Resis-ti-amo, che vedi nella prima foto in alto di questo post.

 

Il tour in compagnia della Paranza ha luogo ogni domenica mattina, su prenotazione. Qui nel post ti ho scritto in generale cosa vedrai; per un itinerario più dettagliato ti rimando invece al loro sito. Ne vale veramente la pena!

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