Trekking dell’Annapurna: cosa sapere prima di partire

Trekking dell’Annapurna: cosa sapere
Verso l'Annapurna Base Camp
Tutte le FAQ per organizzare il tuo viaggio e, soprattutto, capire se è un'esperienza adatta a te

Famoso per la bellezza e la drammaticità dei suoi paesaggi, il trekking dell’Annapurna è uno dei circuiti più gettonati del mondo anche grazie alla sua fattibilità, trattandosi di un percorso che, se paragonato ad altri, risulta essere relativamente semplice. In questo post trovi una serie di FAQ che possono aiutarti a organizzare il tuo viaggio e, soprattutto, a capire se è un tipo di esperienza adatta a te.

Qual è il periodo migliore per effettuare il trekking dell’Annapurna?
Intanto, una premessa: in Nepal le stagioni (Ritu, in lingua locale) sono sei e non quattro: Basanta (Primavera: metà marzo – metà maggio), Grishma (Inizio estate: metà maggio – metà luglio), Barsha (Estate/Monsoni: metà luglio – metà settembre), Sharad (Inizio Autunno: metà settembre – metà novembre), Hemanta (Tardo Autunno: metà novembre – metà gennaio) e Shishir (Inverno: metà gennaio – metà marzo).

Cominciamo ad eliminarne tre: la gelida Shishir, eccessivamente fredda e a rischio valanghe, e le umide Grishma e Barsha, stagioni in cui le piogge più o meno forti, non solo rendono i sentieri quasi del tutto impraticabili, ma ostruiscono la visuale (e tu sei lì per i panorami, giusto?). Restano dunque Basanta, Sharad e Hemanta. La primavera è una stagione tendenzialmente buona: ad alta quota troverai ancora neve ma, centinaia di metri più in basso, l’Himalaya si fa più verde e il rododendro, fiore nazionale, è già in boccio.

I primi mesi d’autunno sono forse i migliori, quelli su cui andare quasi a colpo sicuro: i cieli, ripuliti dai monsoni, sono ora belli limpidi, il sole brilla e l’aria è fresca ma non fredda. Per queste ragioni, Sharad è il periodo più frequentato in assoluto: se sei partito alla ricerca di pace e solitudine, preparati però a incontrare intere comitive di trekker e ad aspettare il tuo turno per calcare i sentieri più stretti. Io ho optato per Hemanta, il tardo autunno, e sono stata all’Annapurna tra fine novembre e inizio dicembre. I turisti sono pochi, forse scoraggiati dal clima: ci sono infatti maggiori chance di trovare nuvole e, sopra i 4000 mt, addirittura la neve. La temperatura diventa particolarmente rigida di notte: all’ABC siamo scesi a -15°. Accettabile? Per quanto mi riguarda sì; preferisco qualche grado in meno a decine e decine di persone in più.

Al solito, però, il meteo non è una scienza esatta: in primavera potresti incappare in un freddo tardivo o in monsoni precoci, così come nel cuore dell’autunno si possono verificare nevicate improvvise: i nepalesi ricordano ancora con dolore lo sfortunato ottobre 2014.

trekking dell'annapurna foto

Quanti giorni sono necessari per completare il circuito?
Sebbene si parli di ‘Circuito dell’Annapurna’, è bene precisare che non esiste un solo percorso, unico e definito. Ci sono circuiti di 7 giorni, di 10, 15, 20, anche di un mese intero. Tutti hanno in comune una tappa, il Campo Base (ABC) ma, sulla via dell’andata o del ritorno includono il passaggio in un villaggio piuttosto che in un altro o detour più o meno lunghi, come per esempio alla magnifica collina di Poon Hill. La lunghezza del tuo itinerario va dunque definita prima di partire in base ai tuoi interessi, al tempo che hai a disposizione e, non da ultimo, alla tua resistenza e forma fisica. Noi abbiamo optato per un itinerario di lunghezza media e, su di un arco di 10 giorni, abbiamo percorso 110km, per 6400m di dislivello positivo e 6600m di dislivello negativo. Tappe e chilometraggio giornaliero li trovi qui.

E’ indispensabile avere una guida o ci si può muovere in autonomia?
Come forse sai se segui questo blog, pur avendo organizzato tante vacanze in modo completamente autonomo, non condivido la smania del fai-da-te ad ogni costo, soprattutto in contesti estremi (come questo). Ti consiglio dunque di affidarti a un’agenzia: puoi partire con un gruppo di escursionisti oppure, come noi, viaggiare con guida e porter privati. I vantaggi di appoggiarsi a un tour operator sono parecchi:

*In caso di incidente, c’è qualcuno che sa effettivamente cosa fare e chi chiamare (ricorda che sei in alta quota, spesso senza campo e su sentieri dove non arrivano mezzi a quattro ruote);
*Se non sei troppo avvezzo a camminare in montagna e hai poco senso dell’orientamento, potresti sbagliare strada. Niente di male in questo, il fatto è che prima di accorgertene potresti camminare – letteralmente – per ore. Ed è meglio evitare, che dici?;
*Affidandoti a un’agenzia avrai il pacchetto completo, il che significa che non dovrai preoccuparti di trovare un posto per la notte (cosa che in alta stagione può essere complicata, data l’affluenza di turisti) e non dovrai portare con te troppi contanti: vitto, alloggio e permessi trekking verranno saldati in anticipo;
*Chi meglio di una guida locale può raccontarti qualcosa del Nepal e delle montagne che conosce a menadito? Grazie al nostro Shiam (foto sotto) l’escursione è diventata ancor più piacevole e interessante;
*Oltre alla guida, ha camminato con noi anche un porter (definirlo sherpa mi sembra un po’ esagerato per la nostra piccola escursione!), che ha trasportato i nostri bagagli. Onestamente di procedere per giorni con 12kg sulla schiena non me la sarei proprio sentita;
*Soprattutto nei paesi in via di sviluppo, il turismo è un’importante fonte di sostentamento per la popolazione locale: ricordiamolo!
Detto ciò, nessuno però ti impedisce di giocare al Messner solitario; abbi almeno cura di investire in una buona cartina.

Quanto bisogna essere in forma per fare il trekking dell’Annapurna?
Come dicevo all’inizio del post, questo è un circuito moderatamente semplice. Non prevede passaggi particolarmente impegnativi, ma richiede una certa resistenza fisica e, se vogliamo, anche mentale date le condizioni non proprio agevoli in cui sarai calato. Camminerai ad alta quota dalle 4 alle 6 ore al giorno, talvolta anche di più, a seconda di come è impostato il tuo itinerario. Ti sveglierai prestissimo, procederai su terreni sdrucciolevoli – foreste umide popolate da scimmie in pelliccia e sentieri ghiacciati –, salirai un sacco di scalini di pietra (non hai idea quanti), attraverserai lunghissimi ponti tibetani sospesi sul vuoto e la sera dormirai in un sacco a pelo gettato su di una branda in una stanza senza riscaldamento. E tutto questo lo farai per 10 giorni di fila o più.

Indipendentemente da ciò, è comunque consigliabile avere un minimo di esperienza di hiking (che ne dici di cominciare così?) e una buona forma fisica. Esercizi cardio – step e corsa in primis – aiutano parecchio: ti permettono di costruire fiato e sentire meno lo stress su polpacci e ginocchia, i più sollecitati a causa dei numerosissimi gradini che ti aspettano.
Ah, e poi c’è il mal di montagna.

Cos’è il mal di montagna?
L’Acute Mountain Sickness (AMS) o mal di montagna è purtroppo una realtà da non sottovalutare. Salendo di quota e inalando un’aria povera d’ossigeno, alcuni individui potrebbero accusare dolori alla testa, difficoltà a respirare, perdita di appetito, o manifestare sintomi ben peggiori come nausea, vomito e febbre. In questi casi è necessario interrompere tempestivamente il trekking e riposare anche alcuni giorni per consentire al proprio organismo di abituarsi alle nuove condizioni esterne.

Il tempo di acclimatamento può essere più o meno lungo e varia da persona a persona; poichè di solito l’AMS si manifesta al di sopra dei 2500m (ricorda che il campo base si trova a 4130m), prima di raggiungere tale quota potresti già aver camminato abbastanza da permettere al tuo corpo di acclimatarsi e dunque non avvertirai alcun fastidio. Personalmente, in Nepal non ho avuto problemi, ma il mal di montagna l’ho sofferto per un paio di giorni in Perù – lì si chiama soroche – poco prima di arrivare al Lago Titicaca: è davvero spiacevole.

Trekking dell’Annapurna: cosa sapere

Il trekking dell’Annapurna parte da Pokhara: è sicuro prendere un volo interno in Nepal?
Tutte le spedizioni per l’Annapurna hanno come base d’appoggio Pokhara, una cittadina deliziosa situata circa 200 km a ovest di Kathmandu e raggiungibile in mezz’ora di volo. E’ servita esclusivamente da vettori nepalesi – Tara Airlines, Air Dynasty e Yeti Airlines – nessuno dei quali conforme alle regolamentazioni di sicurezza europee e, dunque, tutti in black list. Si tratta infatti di velivoli piccini, da 20/30 posti, con un’hostess che passa con un cesto di cotonina da metterti nelle orecchie al momento del decollo (giuro!). E’ vero che le compagnie di bandiera hanno registrato più di un incidente negli ultimi anni ma, se questo ti può rassicurare, va detto che la maggior parte di essi si sono verificati non in questa regione ma in quella dell’Everest: l’aeroporto di Lukla, caratterizzato da una pista corta e in pendenza, crea non poche difficoltà al momento dell’atterraggio.

Se pensi di raggiungere Pokhara con un volo interno, ricorda due cose. La prima è che la franchigia del bagaglio è molto più bassa rispetto ai voli internazionali: 10 kg in stiva + 5 a bordo, tienilo a mente quando fai i bagagli (del resto anche il porter non può trasportare più di 12kg a persona). La seconda è che in montagna il tempo è molto mutevole e, con condizioni atmosferiche avverse, non è raro che i voli domestici subiscano ritardi o cancellazioni. Di conseguenza, potresti dover rivedere il tuo itinerario (ecco un altro buon motivo per appoggiarsi a una guida: ci penserà lui).

Proprio non vuoi volare? Allora puoi sempre optare per la tratta Kathamndu-Pokhara in auto o in autobus: su strade nepalesi, impiegherai dalle 6 alle 8 ore. Auguri! 😉

Cosa mettere in valigia?
Proprio a causa delle limitazioni di peso – sia in aereo sia sulle spalle, tue o del porter – il bagaglio va organizzato molto bene: si tratta di portare con te solo quello di cui avrai effettivamente bisogno, evitando del tutto il superfluo.
Non partire con un equipaggiamento scadente: stai per sperimentare un po’ di Himalaya e hai bisogno di vestiti, scarpe e attrezzature solidi e adatti allo scopo; affidati quindi a brand seri (le mie marche di fiducia sono The North Face e Patagonia). Qui di seguito una lista di tutto quello ho portato con me per 10 giorni di trekking + 2 a Kathmandu. Lavando a mano un paio di indumenti, ho usato tutto e non mi è servito altro:

* Sopra i 1450 metri non viene più venduta acqua in bottiglia ed è sconsigliato bere quella di fonte. Ecco perché è indispensabile avere con sé le compresse potabilizzanti.
** Mi devo portare la carta da casa?!? Ebbene sì! Perchè nei bagni dei bivacchi non la troverai (a meno che tu non voglia acquistarla in loco) e poi perché, ehm, camminando nella natura diverse ore al giorno, cambiando clima e dieta… insomma, meglio non trovarsi impreparati.
*** Ovviamente non incontrerai alcun bancomat lungo i sentieri di montagna, nemmeno uno. Dovrai quindi partire con una quantità di rupie in grado di sostentarti per tutta la durata del percorso. Appoggiandoti a un’agenzia hai la possibilità di pagare in anticipo i permessi trekking, vitto e alloggio; il che significa che dovrai sostenere più soltanto le spese accessorie (acqua calda, snack, internet ed elettricità), oltre a una buona mancia per guida e porter.

Dove si dorme e cosa si mangia lungo il trek dell’Annapurna?
Più o meno rustiche, più o meno confortevoli, in ogni caso ben lontane dagli standard di comfort occidentale, le teahouse – o bhatti, in lingua locale – sono, insieme alle montagne, le protagoniste indiscusse del trekking in Nepal. Si tratta di bivacchi non certo all’insegna della comodità: zero riscaldamento, dormitori spartani, bagni e doccia in comune e acqua calda a pagamento. Il menù però è buono e vario, ricco di carboidrati e, per ovvi motivi, molto sostanzioso. Tutte le info su vitto, alloggio, internet ed elettricità le trovi in un post dedicato, questo.

Trekking dell’Annapurna: cosa sapere

E una volta all’ABC? Cosa fare e quanto fermarsi?
Dopo giorni di cammino raggiungerai finalmente il campo base. Complimenti! E ora? Parecchi escursionisti si fermano qui appena un paio d’ore e poi ciao, ricominciano subito la discesa. Perchè siamo onesti: da fare, all’ABC, non c’è poi tantissimo. Ciononostante, io ci ho dormito due notti e ti spiego perchè. Fino a un paio di giorni prima del nostro arrivo, la zona del Santuario dell’Annapurna è stata completamente immersa nelle nebbie d’altura, per tre giorni di fila. TRE. E le nebbie in montagna sono tanto spesse quanto comuni. Chi ha consumato fiato, soldi e suole degli scarponi per venire fin qui, non ha visto niente, niente di niente. Fare il trekking dell’Annapurna per poi non vedere l’Annapurna… bhè, un po’ ti girano no? Ecco perché ho preferito pianificare una sosta un po’ più lunga: per scongiurare la sfiga. Che poi non è vero che non c’è niente da fare: ecco qui qualche suggerimento!

Insomma, è un viaggio adatto a tutti?
Ricapitolando… no, non lo è. Ma è un viaggio adatto a te se sei una persona sportiva, dotata di spirito di adattamento e propensa all’avventura. E’ adatto a te se ti piacciono le sfide, se sai sopportare disagi logistici e se quello che è nuovo e lontano non ti spaventa. Se non devi controllare il cellulare ogni ora, se non rompi troppo le palle col cibo (ommioddio i carboidrati!) e se per qualche tempo riesci a fare meno di vestiti stirati di fresco. Oh, e di docce lunghe e profumate.

E anche se sei questa persona, il trekking dell’Annapurna ti farà comunque sbuffare e imprecare, ti manderà in fiamme i polpacci e ti gelerà la punta del naso e delle dita. Ma ti farà soprattutto sorridere, meravigliare e, dentro a quel sacco a pelo, dormire sonni bellissimi.

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