Un’estate diversa. Ma pur sempre un’estate

Locorotondo, Puglia
Pensieri da un mondo in quarantena #6

Cercavo il blu, il vento, il verde.

Colori e sensazioni che dopo mesi di lockdown in Oman avevo completamente perduto. Non potevo che trovarli in Italia, in un’estate tardiva ma, di sicuro, tra le più attese di sempre.

Eccoli qui, tutti in un post.

Il blu
Durante la quarantena ho messo a punto un piccolo coast to coast (…eh, mi piace chiamarlo così). La prima tappa non poteva che essere Capri, la mia isola del cuore. Nonostante quanto riportato dai media, l’ho trovata molto, molto meno affollata del solito. E meno spensierata. Niente schiacciarsi nei vicoli che portano in Piazzetta nè code infinite per un gelato da Buonocore, niente turbinio di vestiti lunghi e pantaloni bianchi nè volti illuminati dall’abbronzatura, i sorrisi della dolce vita celati dalla mascherina. Persino gli iconici taxi dell’isola – quelli aperti, con la tendina parasole al posto del tettuccio – circolavano con moderazione.

Ma non era solo questo: mancava qualcos’altro e, all’inizio, non capivo cos’era.
Come sempre ci siamo spinti sui sentieri che portano a luoghi un po’ fuori mano, Piazzetta delle Noci ad esempio, o la Scala Fenicia; indipendentemente dal Covid, sapevo che qui avrei trovato poca gente. Finalmente ho tolto la mascherina e solo allora ho capito cosa mancava: quel profumo inconfondibile, un misto di macchia mediterranea e brezza marina. Respirandolo a pieni polmoni, circondata da un Mediterraneo blu come non mai, ho ritrovato la mia Capri, quella che, lontana dalla Piazzetta, amo di più.

Il vento
Dopo qualche giorno ci siamo spostati a Procida, poi a Napoli. Lo scorso settembre mi ero fermata qui diversi giorni e tra i tanti ricordi che mi ha lasciato questa città meravigliosa, il più forte è la sensazione di movimento, di vitalità. Di opposti che non solo si attraggono, ma convivono perfettamente. Napoli è la classica scrivania in disordine sulla quale, però, sai esattamente dove trovare quel che cerchi; è confusione, gente, moto perpetuo. Peccato che, nel 2020, confusione e gente non siano concetti troppo felici. Lontani dalla folla di via Toledo, abbiamo soggiornato in un hotel dalla terrazza ariosa e speciale, affacciata sul Golfo. Abbiamo guardato il Vesuvio da un semi deserto Sant’Antonio a Posillipo e assaggiato una pastiera da lacrime agli occhi di fronte a quel palazzo stupendo che è Donn’Anna. E’ stata una Napoli sciuè sciuè e, per quanto possibile, tranquilla. Proprio non ce la facevo a passare di qui senza fermarmi.

Poi, a bordo di una 500 bianca e rossa, l’auto perfetta (o almeno così ci ha detto il noleggiatore) per percorrere gli stretti tornanti della SS 163 Amalfitana, siamo scesi col tettuccio aperto lungo la strada costiera più pittoresca d’Italia. Abbiamo proseguito per la splendida Matera e poi per la Puglia. Dopo i borghi della Val d’Itria, il nostro viaggio è terminato a Bari (l’avevo detto che era un coast to coast!) nella ‘via delle orecchiette’, dove, mentre le massaie preparavano la pasta fresca, un venticello leggero gonfiava le lenzuola stese.

Il verde
Siamo tornati al nord, nelle nostre due città, Milano e Torino, con una tappa in quel di Piacenza a base di gnocco fritto e ricordi d’Angola con amici. A fine agosto siamo ripartiti e questa volta per la montagna. E in Trentino sì che c’era gente, altro che Capri. Alcune zone sono state letteralmente prese d’assalto: code di svariate ore per percorrere una ventina di chilometri, parcheggi esauriti fin dalle 9 del mattino, il sentiero che porta alle Tre Cime di Lavaredo trasformato in nuova via dello struscio, manco fosse Corso Italia a Cortina. Se la montagna è aria pura e relax, questo – per me – è l’esatto opposto: non ho evitato l’assembramento in spiaggia per trovarlo nei boschi.

Per fortuna, a meno che instagrammarsi con un rettangolino del lago di Braies alle spalle non sia una delle priorità della vita, sulle Dolomiti i posti meravigliosi e solitari non mancano. Lontano dalla calca, in Val Gardena c’è un hotel con affaccio strepitoso sui massicci del Sasso Lungo e del Sasso Piatto e, soprattutto, un bel pratone a disposizione. Già, perchè per la prima volta è venuto in vacanza con noi anche il Nama 🧡.

E’ stata insomma un’estate dalle dinamiche insolite, in cui abbiamo cercato di evitare i posti più affollati pur scegliendo mete molto turistiche. In cui la temperatura mi è stata presa anche cinque volte al giorno, che altrimenti in quel negozio o quel ristorante non potevo entrare. E poi mascherine, ansie sparse, arcobaleni appesi alle porte e oddio quello dietro di me starnutisce. Ma è stata anche un’estate di mare, di vicoli bianchi e pascoli verdi, di scale di pietra, di chiese barocche e rupestri, di cozze, pizze e speck. Quella in cui abbiamo dormito in un ex-monastero, in un sasso, in un trullo, ma sempre col termometro sul comodino.

Di questa esperienza porto un segno sul braccio; me l’ha lasciato una medusa a Procida ed è ormai lì da oltre un mese. Come una lunga virgola, strizza l’occhio a un’estate sicuramente inedita ma che, dopotutto, è stata comunque un’estate.

E nessuna pandemia l’ha portata via.

 

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