What’s the next thing to look forward to?

Il Nama, la prima volta nella neve
Pensieri da un mondo in quarantena #8

Avevo una collega di Chicago, Meghan con l’h, che, sposata da poco, sognava di fare una vacanza in Italia e di mettere in cantiere una pargola (rigorosamente femmina, sì). La stavo aiutando a definire l’itinerario finchè un giorno: “ferma tutto”, mi dice. Si doveva operare. Un bozzo da asportare in fretta, i piani sospesi. Tutti. Nelle settimane successive, ricordo che mi disse che la cosa peggiore non era il dolore e nemmeno l’ansia. Quel che faceva davvero male era il non avere niente ‘to look forward to’.

Looking forward, forse il primo delle svariate decine di phrasal verb che ho imparato a memoria, si può tradurre con ‘non vedere l’ora di fare qualcosa’. Qualcosa di specifico, magari già programmato, che insomma non ti resta che aspettare che accada.

Oggi, in questo 24 gennaio che pare il 55 dicembre, le parole di Meghan mi sono tornate alla mente.

Perché da ormai troppo tempo ogni giorno scorre uguale a se stesso, perché non c’è niente che mi fa più battere il cuore per l’attesa, per la voglia di. Se i primi mesi della pandemia li ho vissuti con ottimismo, adesso sto cominciando ad accusare il colpo seriamente e, quando sono sola in casa, piango spesso.

Sola, perchè mio marito è nuovamente all’estero e le amiche più care lontane da Milano. Almeno, quando c’è via libera tra regioni torno in Piemonte, dove ho il conforto della mamma, del legno che arde nella stufa, della frittata di mele con lo zucchero sopra.

E’ la psiche la più provata. E’ lei, perché è troppo ostinata – sono Leone, del resto – e non si rassegna a questa apatia, a questa calma piatta. Che poi, capiamoci, non è che conducessi chissà che vita spericolata, prima. Però, di quelle che non si sa mai sì.

Ora, solo un gran senso di vuoto: mi sento spersa, demotivata. E’ una vita che sa poco di vita, insomma. Ma c’è chi sta peggio, vergognati! Già. Come se le sofferenze altrui dovessero servire a farci stare meglio, come se quello individuale non fosse la conseguenza di un dramma collettivo, mondiale.

E quindi mi chiedo, qual è la prossima cosa che attendo con ansia? Non lo so. Il vaccino è divenuto in fretta un miraggio: ho come la sensazione che quando verrà il turno degli under 45, sarà nuovamente ora di vaccinare gli ultra-ottantenni, entrando così in un circolo vizioso che… no, preferisco non pensarci. Mi basterebbe trovare lo stimolo, la motivazione per fare qualcosa di nuovo o per riprendere qualcosa di vecchio, come studiare giapponese o tornare a scrivere qui, nel mio spazio.

Mi manca questo blog, anche se non lo legge nessuno. Di post in arretrato ne ho diversi, ma parlare di viaggi mi sembra stupido, futile. Quasi offensivo. E invece dovrei farlo perché ogni tanto mi arriva una mail in cui mi si chiede quale tour operator ho utilizzato per assistere alla grande migrazione in Tanzania, con quale mezzo mi sono spostata da Puno alla Bolivia o se ho organizzato la settimana in Lapponia in autonomia. Dovrei farlo perchè fa bene al cuore e alla mente sentire che c’è chi ha voglia di fare progetti, che non tutti si sono assuefatti alla situazione, che c’è chi desidera concretamente il ritorno alla normalità.

In questi mesi, ciascuno di noi ha contato molto su stesso. Ha tirato fuori la sua forza e combattuto le proprie fragilità. Ma se è vero che ogni persona ha un mondo dentro, è di quello al di fuori che abbiamo bisogno per farlo splendere: le scorte di luce propria prima o poi si esauriscono.

Da settembre ad oggi, non è successo molto. Tre cose belle però ci sono state. In ordine di tempo:

# Abbiamo cambiato casa. Venduto il vecchio appartamento, ne abbiamo comprato uno più grande, su due piani. Occupandomi del trasloco, ho riscoperto un antico piacere: che siano valigie o scatoloni, sono sempre bravissima a far su cose (ognuno c’ha il suo talento!😝). Adesso casa nuova è ancora un cantiere, ci sono un sacco di lavori da fare e urge innanzitutto ridipingere le pareti per togliere questo orrido giallino. Però, se guardo fuori – quando non c’è nebbia! – da un lato vedo le montagne e i tramonti colorati di Milano che mi ero dimenticata quanto fossero belli e dall’altro un parco. Che un mattino di dicembre ho trovato così:

# Mio marito è tornato per Natale e si è fermato in Italia per un mese. Abbiamo acceso l’alberello comprato tanti anni fa a Londra, sistemato il minuscolo presepe peruviano (quello con l’alpaca al posto dell’asinello) e cucinato un sacco di piatti invernali che non mangiavamo da anni (che la polenta con lo spezzatino in Angola anche no).

# Ho portato il Nama sulla neve. Questo era il mio grande sogno (e anche il suo, solo che non lo sapeva), perché può un labrador non amare la neve? Forse uno che ha vissuto tutta la sua vita in Paesi equatoriali no ma… E invece sì! E’ nella sua natura: dopo i primi attimi di sgomento, eccolo saltare, arrancare, ingurgitare una boccata di bianco, correre, scivolare e di nuovo correre. La sua faccetta la dice lunga: quando questo incubo sarà finito avremo tutti l’espressione di un labrador che vede la neve per la prima volta.

PS: Oggi Meghan sta bene e ha due bambini. Uno dei due è femmina. Non è ancora stata in Italia ma, appena terminerà la pandemia, credo proprio sarà ancora la sua next thing to look forward to.

5 Comments

  • Io ringrazio te, perché leggerti è interessante, perché mi aiuta a passare il tempo in modo intelligente ed interessante, perché mi porta qua e là.

    Sto abbastanza bene. Grazie.
    Gin

  • Ciao Cristina, volevo dirti che io il tuo blog lo leggo e trovo interessanti le tue riflessioni. Capisco quello che provi riguardo alla situazione attuale, io per fortuna ho trovato un piccolo appiglio in un progetto che voglio portare avanti quest’anno, nonostante tutto. Certo che essere proprio da sole dev’essere dura ma non cadere nella trappola del “c’è chi sta peggio”, perché penso che ognuno debba misurarsi con la sua di situazione, fare paragoni con gli altri non serve. Un saluto affettuoso ciao! 🙂

    • Grazie mille Claudia! Credo proprio sia la solitudine al momento la cosa che mi pesa di più… Bhè, passerà anche questa fase, per tutti. In bocca al lupo per il tuo progetto!

  • “Mi manca questo blog, anche se non lo legge nessuno! ” Fishing for compliments? Faccio fatica a crederlo. Mia madre ha anche esportato il link alla sorella ed amici che non riuscivano a registrarsi. Non so perché.

    Tempo fa anche io avevo un Labrador, che si chiamava Lola. Ne ho un bel ricordo! Sono animali bellissimi.

    Un abbraccio!

    • Ciao Gin, come stai?
      Con quella frase rispondevo a chi, direttamente e indirettamente, mi dice ‘cosa scrivi a fare’. Vedi, 12-15 anni fa quando sono nate le prime piattaforme di blogging la gente scriveva solo per piacere. Oggi invece, pare che per aver un blog tu debba contestualmente pubblicizzarlo, monetizzarlo, avere un instagram collegato, fare network con altri blogger… altrimenti non ha senso. Bhe, io queste cose non le ho mai fatte, non me ne è mai importato nulla e ho sempre scritto solo per piacere.
      Ma so che c’è chi legge e vi ringrazio!

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