Il fascino d’altri tempi della Statale Amalfitana

tappe costiera amalfitana
In 500 lungo la SS 163
Tutte le tappe del Nastro Azzurro, in 60 km di pura poesia

Dal golfo di Sorrento, la SS 163 scende verso Salerno con il mare sempre a fianco. Insegue il sole ricalcando il profilo frastagliato della costa, gioca a nascondino con isolotti e faraglioni. Nel suo incedere, incontra cupole smaltate, casine che sfidano la gravità, chiese variopinte e tante scale, quelle che portano al mare. All’ultimo (primo?) livello di questo panorama tutto in verticale, ci sono distese di ombrelloni aperti, anche in tempo di pandemia, solo poco più distanziati. Qua e là, limonaie, terrazze bianche, vigneti, pergolati, agavi e le grosse pale dei fichi d’India che, a questi scorci già perfetti, conferiscono quel tocco selvaggio che li rende, se possibile, ancor più affascinanti.

L’Amalfitana l’ho ripercorsa tutta la scorsa estate, a bordo di una 500 bianca e rossa. Ecco le tappe.

Sorrento
Cominciamo da qui, dove il mare luccica. Il magico golfo di Sorrento innamorò prima Caruso, lo sfortunato tenore napoletano, e poi Lucio Dalla che, nella stessa stanza del tenore, una suite del Grand Hotel Excelsior Victoria, compose la struggente ballata a lui dedicata. Per vedere il golfo in tutto il suo splendore, affacciati alla terrazza di Villa Comunale: cerca l’ombra nel parco omonimo e trova refrigerio in un baretto, davanti a una premuta fresca o una delizia al limone, i dolci tipici di Sorrento, impegnativi da preparare ma non buoni, di più.

Dalla terrazza, puoi prendere una stradina di pietra e scendere a Marina Piccola per un tuffo con vista Vesuvio. Oppure, torna sui tuoi passi e fai un giro per la cittadina; quando arriverai nei dintorni di Piazza Tasso, cerca una ringhiera e guarda in giù. Sotto di te vedrai una gola naturale, il Vallone dei Mulini, e al suo interno, un rudere inghiottito dalla vegetazione: fino all’inizio del secolo scorso era un mulino funzionante, utilizzato per macinare il grano.

Positano
Immersa nel verde dei Monti Lattari, Positano ha un profilo inconfondibile: una cupola di maiolica multicolore, quella della Collegiata di Santa Maria Assunta; case rosa, gialle e bianche strette sulla roccia come per non cadere; macchie di buganvillee ciclamino e i blocchi austeri delle antiche torri saracene. In un vecchio numero dell’Harper’s Bazaar, siamo nel 1953, Steinbeck la descrive così: “Positano colpisce profondamente. È un posto di sogno che non vi sembra vero finché ci siete ma di cui sentite con nostalgia tutta la profonda realtà quando l’avete lasciato”.

Piccina, Positano la si gira in fretta e, per questo, proprio come la mia adorata Capri, è vittima di un turismo mordi e fuggi. Eppure Positano suggerisce il contrario: è una meta che invita alla calma, al relax. Ad esempio, hai mai fatto un bagno alla Spiaggia Grande? Tra le più grandi dell’intera costiera amalfitana, si estende per circa 300 metri. E da laggiù, hai mai risalito a piedi il paese, un gradino, un vicolo bianco dopo l’altro? E ti sei messo a sbirciare nelle botteghe? Di artigiani ce ne sono ancora tanti: è il luogo simbolo della moda mare, dei sandaletti in cuoio tanto apprezzati da Jackie Kennedy. E, sarò banale, ma la frutta? Ancora prima che ai limoni, associo Positano a un cestino di ciliegie, brune, piene e dolcissime, che ho acquistato da un fruttivendolo la prima volta che sono venuta qui e che ho finito ancor prima di arrivare in spiaggia.

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Fa parte del comune di Positano anche il piccolo arcipelago di Li Galli, isolotti privati appartenuti a celebrità nostrane e non, quali Eduardo De Filippo e Rudolf Nurejev. Tuttavia, il motivo per cui mi piace ricordarli è perché si dice che fossero abitati dalle tre sirene – Partenope, Ligia e Leucosia – che tentarono Ulisse: sono proprio loro ad aver dato il nome all’arcipelago, in quanto nella mitologia greca la sirena era un essere metà donna e… metà uccello! Li Galli si vedono molto bene scendendo lungo la SS Amalfitana: lo scorcio con i faraglioni che si stagliano lontani contro l’orizzonte è tra quelli che amo di più. Li vedi nella foto qui sotto?

Furore
Piccola perla della costiera, inserito nella lista dei borghi più belli d’Italia, Furore è conosciuto come “il paese che non c’è”. Eternamente diviso tra le sue due anime – quella montana e quella marinara – Furore si presenta, più che come un borgo, come una manciata di case sparse che punteggiano il fianco obliquo dei monti Lattari.

Nemmeno mille abitanti ma ben quattro chiese – S. Michele, S. Giacomo, S. Elia e Santa Maria –, e una spiaggetta deliziosa che lo rende speciale: è a Furore che si trova l’unico fiordo della costiera, meglio noto come rìa. Lo si può ammirare affacciandosi al ponte che lo sovrasta: vedrai una lingua sabbiosa che si insinua tra le rocce e una striscia d’acqua smeraldina e molto profonda. Ogni estate, da un ponte sospeso a 30 metri d’altezza, vi si gettano i partecipanti del Campionato Mondiale di Tuffi dalle Grandi Altezze.

‘Furore’ è anche il nome di un vino realizzato proprio qui. Fresco e brioso, nasce da uve cresciute su pareti verticali, si nutre di sole e di mare e invecchia in cantine scavate nella roccia. Il marchio Marisa Cuomo è tra i nostri preferiti in assoluto (assaggia il Fiorduva, se ti capita) e più di una volta ce lo siamo fatti spedire a Milano, dato che reperirlo non è facilissimo!

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Amalfi
“Per gli amalfitani il giorno in cui andranno in Paradiso sarà un giorno come tutti gli altri: perchè il paradiso ce l’hanno già qui, a casa loro.” Così recita l’incisione sulla porta della città: falsa modestia? Niente affatto: Amalfi è uno spettacolo, sicuramente la mia città preferita della zona. Adoro la sua architettura, innanzitutto i lunghissimi sottoportici bianchi che sbucano in piccole corti dove asciugano i panni. E poi la sua storia: la più antica tra le repubbliche marinare, Amalfi conobbe grandissima prosperità fino a che non venne soppiantata dalla rivale Pisa, nel 1137. Altri frammenti del suo passato li raccontano la torre di guardia saracena e il Duomo neomoresco di Sant’Andrea, con quella sua scalinata meravigliosa e il campanile di maioliche gialle e verdi.

Mi piace scendere lungo la via principale e raggiungere la fontana de cape e ciucci, una fontana particolare, perché dove una volta si abbeveravano gli asini (i ciucci), oggi sorge un presepe con le tipiche statuine napoletane, semi sommerso dall’acqua. Arrivo qui sorseggiando una granita, che ad Amalfi fanno le più buone di tutte. Merito del limone sfusato: brutto, rugoso e quasi informe – non certo come quello di Sorrento –  è una varietà succosa e profumatissima, oltre che straricca di vitamina C. Prova la granita del chiosco “A’ Sciulia”, dei fratelli Laudano, grattugiata manualmente come vuole la tradizione.

E il mare? La spiaggia di Marina Grande è la principale di Amalfi ma, se vuoi fare un’esperienza particolare, sappi che da qui partono ogni giorno barchette dirette alla suggestiva Grotta dello Smeraldo, situato a Conca dei Marini. Di questa esperienza ricordo l’acqua verdissima, risultato del gioco di luci che filtrano dagli abissi, e il bel presepe sottomarino realizzato in ceramica di Vietri, adagiato sul fondale e visibile dalla barca.

Atrani
Atrani è un piccolo tesoro: un borgo marinaro dalla struttura medievale, ammucchiato su di una roccia a picco sul mare. E’ qui che venivano eletti i dogi della repubblica marinara di Amalfi. Lo caratterizzano le tante scalinatelle, le stesse che, forse, colpirono l’immaginario di Escher. Arrivato in costiera negli anni ’20, l’artista le riprodusse nelle sue opere inserendole in contesti fantastici, intricati come i vicoli di paese. Anche Atrani vanta la sua cupola smaltata, quella della Collegiata di Santa Maria Maddalena, e la sua spiaggetta: con la distesa di ombrelloni bianchi e blu, è divisa a metà dal fiume Dragone, asciutto durante i mesi estivi. Bellissimo il colpo d’occhio dall’alto.

Ravello
Per raggiungerlo bisogna salire un po’: si lascia la SS 163 per una stradina ancor più stretta, ancor più sinuosa. Definito da Gore Vidal “il posto più bello del mondo”, Ravello è un po’ il tetto della Costiera: da lassù, mare e cielo si fondono in un’unica macchia azzurra. Proprio per la sua posizione distaccata, Ravello è un luogo quasi etereo, inebriante in tutto: roseti profumati, pini marittimi, statue rinascimentali, hotel a cinque stelle e ville principesche. Due su tutte, Villa Rufolo con il suo giardino all’inglese affacciato sul Mediterraneo e Villa Cimbrone che sorge su di un promontorio a strapiombo sul mare di oltre 350 metri. Qui, si trova la magnifica terrazza dell’infinito, un belvedere suggestivo come pochi altri al mondo. Se passeggi per le strade di Ravello di notte, potrà capitarti di sentire echi di musica jazz e l’estro di folli feste americane: l’auto gialla di Jay Gatsby, forse, è parcheggiata in un cortile interno.

E il mare? Bhe, anche Ravello ha il suo sbocco. Si tratta della spiaggia di Castiglione, ubicata nella frazione omonima: bellissima!

Minori e Maiori
Due cittadine sorelle, unite da una passeggiata che ha il profumo dello sfusato: il Sentiero dei limoni è lungo appena 2km. A Minori fai tappa alla Pasticceria di Sal De Riso e prova una delle tante squisitezze realizzate con i prodotti della costiera: dai babà al limoncello, ai gelati alla frutta, ai liquori. Invece, a Maiori goditi la spiaggia più lunga dell’amalfitano.

Cetara
Le case abbarbicate sul fianco del monte, una imponente torre di guardia e una fila di gozzi ancorati: libera dal glamour, Cetara vive del suo mare. Quello con il Mediterraneo è un rapporto saldo e antico, che fa di Cetara uno dei borghi più autentici della zona. La pesca continua infatti ad essere una delle attività principali: tonni e alici sono i re della tavola insieme alla famosa colatura, oggi Presidio Slow Food. Discendente del garum – una salsa di pesce in uso ai tempi dell’Antica Roma – la colatura di alici è un condimento molto sapido, ricavato dalla macerazione di alici sotto sale, secondo regole e tempistiche ben precise. Ottima sugli spaghetti (mi raccomando di non salare l’acqua della pasta se la prepari a casa!), io l’ho provata… sulla pizza, ebbene sì!

Vietri sul Mare
Si dice sia stata fondata da Giasone, colui che, insieme a Medea e agli Argonauti, rubò il vello d’oro. Ricca di verde e di azzurro, Vietri vanta una serie di spiagge pittoresche, tra cui la Baia, lunga e sabbiosa, e la Crestarella, affiancata da un’imponente torre d’avvistamento del XVI secolo.

Tuttavia, è per la produzione di ceramiche che la cittadina è nota al mondo. Lavorate a mano e cotte ad altissime temperature, smaltate e decorate, colorano tutta la città. Fuori dal contesto bottega, danno infatti vita a enormi mosaici, tappezzano i muri, le vie, le chiese e quel vicolo stretto stretto che è Vico Passariello. E una ceramica finisce che te la porti via per forza, non perché ti interessa quel particolare piatto, vaso o anfora (bicchierini da limoncello nel mio caso), ma perché vuoi portarti a casa un po’ di quel colore, sai mai che riesca a illuminarti una giornata buia.

Ah, ancora una cosa: un po’ ovunque vedrai O Ciucciariell, l’asinello tipico vietrese: sempre in ceramica e rigorosamente verde, è un must della tradizione artigiana, in voga sin dal 1800. Un tempo indispensabile per spostarsi sul fianco della montagna, oggi il ciuchino è simbolo di buon augurio: fa bella mostra di sé vicino ai bicchierini, ovviamente.

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Qualche info in più

# Qual è il periodo migliore per una visita? La Costiera è un ambiente tanto prezioso quanto fragile. Vittima del turismo mordi e fuggi, come dicevo, in alta stagione è decisamente congestionata: ecco perché eviterei assolutamente luglio e agosto; ideali, invece, i mesi di maggio e settembre e, perchè no, persino ottobre.

# Quanto tempo fermarsi? La statale amalfitana è lunga 60 km. La puoi percorrere in una mattina, in un giorno, in una settimana. Se è la tua prima volta, dedicaci almeno sette giorni: è inutile correre se poi non riesci nemmeno a fermarti per una granita ad Amalfi. Se non hai tutto questo tempo a disposizione, concentrati invece su un paio di tappe soltanto: tornerai una seconda volta, te l’assicuro.

# Con quale mezzo di trasporto muoversi? Considerando che a) la statale è stretta e tutta curve; b) nei mesi estivi circolano svariati pullman turistici; c) le poche piazzole libere lungo la strada sono spesso occupate da venditori ambulanti di peperoncini, frutta e quant’altro… più piccola sarà la tua auto e più l’esperienza di guida (e di parcheggio) sarà migliore. Niente suv o station wagon dunque: una vettura piccina come la Fiat 500 è perfetta (cabrio ancora meglio!).

# Si possono fare escursioni a piedi? Ahimè, al momento mi sono dedicata solo al mare (e al cibo) ma le escursioni in costiera sono tantissime e mi riprometto di farne almeno una la prossima volta che tornerò da queste parti. Due in particolare mi sembrano molto interessanti: lo stra-famoso Sentiero degli Dei, 8km tra Agerola e Positano, e il Vallone delle Ferriere, un trail non troppo difficile che si snoda nei dintorni di Amalfi, tra i resti di antiche cartiere assorbite dai boschi.

E tu sei già stato in costiera (o ci vivi, mannaggia a te!)?
Quali altri consigli daresti?

 

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