10 posticini che amo di Firenze (e che non sono luoghi d’arte)

posticini belli di Firenze
Una buchetta del vino, Firenze
Trendy, golose, alternative o curiose: 10 tappe insolite per un weekend a Firenze

Firenze, un po’ intimidisce. I versi della Divina Commedia affissi agli angoli delle strade, l’eleganza delle sue chiese, il calcare le stesse vie frequentate da Leonardo, il Ghirlandaio, Giotto, il Magnifico… Travolti da tanta eccellenza storica, bhè, può capitare di perdersi qualcosa. La vetrina colorata di un negozio ad esempio, che, in realtà, è più una galleria d’arte. O una libreria minuscola, che vende libri che curano l’anima. O ancora, una finestrella aperta in un muro, troppo bassa per affacciarvisi e pure troppo piccina: a ben guardare ci passa giusto una mano (e a che servirà mai allora?).

Trendy, golosi, alternativi o semplicemente curiosi: ecco 10 posticini di Firenze belli belli, tappe leggere da inserire tra un capolavoro di Michelangelo e uno di Botticelli.

Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella
Via della Scala 16
E’ il luogo perfetto se, di punto in bianco, vuoi catapultarti in un’altra epoca. Attiva da oltre quattro secoli, quella che un tempo era la ‘spezieria’ di Santa Maria Novella è oggi la farmacia storica più antica non solo d’Italia, ma di tutta Europa. E’ qui che i frati domenicani creavano unguenti e balsami utilizzando fiori ed erbe medicinali coltivati nel loro orto. E’ qui che fu distillata l’Acqua della Regina, una profumazione realizzata appositamente per Caterina de’ Medici. Ed è sempre qui che, tutt’ora, viene custodito l’Aceto dei Sette Ladri, un intruglio messo a punto da un gruppo di furfanti per derubare i cadaveri degli appestati senza sviluppare il contagio.

E’ forse la grandiosità degli ambienti a stupire chi entra in Farmacia per la prima volta: soffitti impreziositi da affreschi e stucchi pregiati, pareti decorate a draghi, angeli, festoni, aquile reali, cornucopie, frutta e fiori. E poi l’arredo: svariati secoli di armadi, bilancini, termometri, mortai e vasi in porcellana. Oggi, la Farmacia propone un’ampia gamma di prodotti di bellezza realizzati, si dice, seguendo ancora le antiche ricette dei frati, oltre a tisane, frollini, sassolini di liquirizia, miele e cioccolato. Anche online, ovviamente!

posticini belli di Firenze

MIO Concept Store
Via della Spada, 34r
Insolito, coloratissimo, irriverente: definirlo negozio è un po’ riduttivo, anche perchè MIO Concept store è molto più simile a una galleria d’arte. Dentro ci trovi una serie di oggetti firmati da artisti di strada e non: ci sono ad esempio i lavori di Blub declinati su tazze e stampe da parete, le magliette di LeDiesis, cartoline d’autore, gli orologi finti di Nullame, zaini realizzati in carta riciclata e resina, borse ecosostenibili e tantissimi accessori stravaganti e improbabili ma che, proprio per questo, conquistano.

Molti tra i prodotti in vendita sono opere uniche, eseguite a mano da artisti ed artigiani: MIO è perfetto per acquistare un regalo speciale o anche solo per curiosare. In quanto a me, se in giro per il mondo vedi una con questi orecchini, sappi che potrei essere io. Realizzati in argento e papier-mâché, fanno parte della serie extraordinary women: c’erano anche quelli di Frida Kahlo, Janis Joplin e Mary Poppins, ma ho scelto l’indimenticabile Amy Winehouse.

Il Cimitero delle Porte Sante
Via delle Porte Sante, 34
Si trova all’interno del complesso di San Miniato al Monte. Il panorama sulla città che si gode dal sagrato della basilica è già un buon motivo per spingersi fin quassù, ma questo piccolo cimitero una visita la vale a prescindere.

E’ qui che riposano alcuni fiorentini celebri – due su tutti il Vamba, ‘papà’ di Gian Burrasca e Carlo Collodi, di Pinocchio – ma anche Vasco Pratolini, Franco Zeffirelli, Mario Cecchi Gori e altri ancora. Il Porte Sante manca di quel tratto un po’ cupo e malinconico proprio del Père-Lachaise, eppure – tra cappelle gentilizie, modesti colombari e grandi monumenti – me lo ricorda un poco, se non altro perché ogni sepolcro sembra avere una lunga storia da raccontare.

Le Buchette del Vino
Via del Giglio, Via delle Belle Donne, Via del Sole e altre ancora
Non si tratta di un unico luogo: sparpagliate per Firenze, ce ne sono circa 150 e, se ci fai caso, non faticherai a riconoscerle. Si tratta di finestrelle piccine – le prime risalenti a fine ‘400 – che si aprono a circa un metro da terra sulle mura dei palazzi. Alcune sono scenografiche, circondate da pietre elaborate o accompagnate da targhette che ne narrano il passato. Altre sono semplici pertugi: più discrete, più spartane. Tutte hanno uno sportello in legno, che, in altri tempi, metteva in comunicazione la cantina direttamente con la strada: chi passava di qui poteva richiedere una fiaschetta di rosso o semplicemente un bicchiere che, dall’altra parte del muro, il vinattiere era pronto a vendere con una pionieristica ottica di chilometro zero. Gli orari? Dopo il terzo suono della campana serale, la buchetta chiudeva i battenti onde evitare che, per il troppo bere, gli avventori diventassero eccessivamente ‘allegri’ (per non dire molesti).

Con la pandemia, le buchette hanno conosciuto nuova vita: come racconta questo articolo, oggi “da quelle finestrelle passa ogni genere di prodotto: gelati, libri, caffè e spritz”.

Le Antiche Mura della Città
Via di Belvedere
Se sei stato a San Miniato (o a Piazzale Michelangelo) Via di Belvedere è proprio lì vicino: la puoi imboccare al termine della Scalea del Monte alle Croci, la bella gradinata che costeggia il Giardino delle Rose. Lunga circa 600 metri, protesa idealmente tra le Porte di San Miniato e di San Giorgio, questa è per me una delle vie – e delle passeggiate – più belle di Firenze.

E’ qui, in zona Oltrarno, che si può non solo vedere ma anche costeggiare una delle sei cerchie murarie che secoli orsono protessero la città. Porta San Giorgio, la più vecchia di Firenze (1260), tra l’altro è stretta tra due giardini stupendi: il Bardini e il più noto Boboli; Ponte Vecchio è poco più in là, appena altri 10 minuti a piedi.

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Lo Studio di Clet
Via dell’Olmo 8
Scherzoso e dissacrante, Clet è un volto molto noto della street art fiorentina e internazionale (i suoi lavori li avevo già visti a Londra, ad esempio) Anacleto – questo il suo vero nome – ha il pregio di trasformare oggetti banali e tristarelli come i segnali stradali in articoli divertenti e giocosi: appiccicando gli adesivi da lui creati vediamo un senso unico mettersi le dita nel naso, un David che si copre le vergogne con la barra di senso vietato, un omino che precipita nel buco bianco del divieto di transito, una freccia che trafigge un cuore e un semaforo che si trasforma in un albero di Natale. Svariate città conservano le tracce del suo passaggio ma è solo a Firenze che puoi visitare il suo studio: oltre a adesivi, magliette e gadget puoi anche acquistare litografie e segnali stradali. Veri, naturalmente.

I Fratellini
Via de’ Cimatori 38/r
Lo street food a Firenze è tanto vario quanto saporito, a dispetto del pane sciocco! Ci sono i trippai, che vendono sandwich con la trippa o il lampredotto (la differenza? Se la trippa è preparata a partire dalle interiora di diverse parti dello stomaco dei bovini, il lampredotto ne utilizza uno solo, l’abomaso – detto anche lampredotto, appunto). Poi ci sono i forni, dai banconi ricchi di schiacciate all’olio, buone anche così ma ancor più golose se farcite con porchetta, formaggi toscani o verdure grigliate. E ancora, i chioschetti del fritto, dove ho identificato i miei preferiti: i coccoli, i bocconcini di pasta fritta che sporgono qui sotto dalla finestra del mio B&B.

In questa sede, voglio però consigliarti ‘I Fratellini’: a Firenze, un’istituzione sin dal 1875. Si definiscono il “Tempio del panino col bicchiere di vino” e, a prezzi più che onesti, ti propongono bocconi eccellenti a base di pane all’olio e ripieni di qualità: salame di cinghiale, pecorino senese, aringhe, lardo di Colonnata… Un posticino nel vero senso della parola (un chioschetto di appena 6mq), I Fratellini sono in pieno centro storico, proprio nei pressi di Palazzo della Signoria: non hai scuse per non farci una sosta!

posticini belli di Firenze

La Piccola Farmacia Letteraria 
Via di Ripoli 7r
E’ una minuscola libreria indipendente che vende romanzi… a scopo terapeutico. Quante volte ti è capitato di dire: oggi mi sento [inserisci uno stato d’animo] e mi ci vorrebbe un libro adeguato? Ecco, la PFL ti viene incontro proprio in questo senso: invece che in base a trama e autore, ciascun libro è catalogato in base alle emozioni che suscita, al supporto morale che può offrire. E come ogni ‘medicinale’ che si rispetti, non manca di bugiardino: ciascun romanzo ha un foglietto illustrativo, un cartoncino sul quale vengono appuntate le indicazioni terapeutiche, la posologia e gli effetti collaterali. Oltre ai libri poi, trovi anche una fornitissima sezione gadget, che va dai segnalibri, ai quaderni, alle shopper.

Acquistare in negozio sarebbe l’ideale ma, specialmente in questo periodo, perchè non usufruire dello shop online? Dopo aver contattato la libreria sulla loro pagina facebook – ovviamente per farmi consigliare da una ‘farmacista’ – ho effettuato l’ordine e ricevuto un pacco bellissimo: i libri arrivano avvolti in carta da banco per farmacie.

Il Sasso di Dante
Piazza delle Pallottole
A Firenze, si sa, tutto parla di Dante: c’è la sua casa, quella di Beatrice, la chiesa di famiglia, il suo cenotafio, lastre in marmo agganciate ai muri che riportano versi della Commedia… E c’è pure il suo sasso. “I’vero Sasso di Dante”, come recita la targhetta.

La storia del sasso è legata a un aneddoto: siamo agli inizi del 1300, la costruzione di Santa Maria del Fiore era agli albori e, nelle sue passeggiate, pare Dante fosse solito sedersi proprio su questo masso per meditare e osservare come procedevano i lavori. Un giorno, vedendolo assorto, un passante curioso gli chiese: “Oh Dante, icchè ti piace di più da mangiare?”. “L’ovo”, fu la risposta. Un anno dopo, lo stesso tizio, nuovamente in quella strada, rivide il Poeta e gli domandò: “e co’ icchè?”. “Co i’ sale!” si sentì ribattere.

Ora, questo aneddoto lascia ovviamente il tempo che trova; a provarne la veridicità non c’è nulla. Tuttavia, questo Dante inedito, appassionato di cantieri, mi fa sempre sorridere e questo episodio è per me testimone, più che della memoria straordinaria di Dante, della giocosa inventiva fiorentina. Ecco il famoso sasso qui sotto:

Il Mercato Centrale
Piazza del Mercato Centrale, Via dell’Ariento
Proprio come il mio adorato Mercato Centrale di Roma, anche quello di Firenze è situato nei pressi della stazione. E quindi va da sé che, prima del Freccia Rossa, diventi una tappa obbligatoria, pure col trolley al seguito. Il concept è lo stesso: è un mercato al coperto in cui puoi fare la spesa e/o gustare piatti preparati direttamente sul posto, tutti con ingredienti freschi e di stagione.

Tra ceste di frutta e verdura e matasse di pasta fresca, spiccano i prodotti tipicamente toscani: finocchione, pici, olio e miele al tartufo nero, panforti, ricciarelli e tanta carne… insolita: lingue di bovino, cervelli, stomaci e cacciagione. E poi ci sono botteghe d’eccezione, che trasformano una cucina tradizionalmente povera come quella regionale in piatti succulenti: c’è la friggitoria Valerie Rugie, dove trovi trippa e verdure fritte, lampredotto, polenta e persino la crema fritta. Da Giacomo Trapani puoi invece assaggiare lo stracotto di guancia, la ribollita e la pappa al pomodoro; mentre per la chianina, vai alla Toraia di Enrico Lagorio. Come in ogni mercato che si rispetti, sono i commercianti ad animare le vie: invitandoti a provare questo o quel prodotto con il loro bell’accento toscano, alimentano quel vocio, quella gran calca che oggi – a me personalmente – è quello che più manca. Ho sempre amato i luoghi affollatissimi, quelli in cui quasi non riesci a passare per la quantità di gente che c’è: il Centrale di Firenze lo ricordo così, e forse anche per questo, mi è particolarmente caro.

2 Comments

  • Bellissima Firenze. Ci sono stata più di una volta, e qualche volta di passaggio per andare a Colle di Val d’Elsa (sede di intercultura) dove alcune volte ho fatto del volontariato.
    A parte questo, c’è mamma che ne ha ottimi nostalgici ricordi. Le piaceva molto e li ha trascorso i suoi quattro anni universitari.
    Ciao. Stai bene

    • Eh sì, l’è proprio bellina! Fortunata la mamma ad averci fatto l’università! 🙂

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