L’incredibile storia di Venice Beach (e cosa puoi fare oggi)

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Venice Sign, Venice Beach
Viaggio psichedelico nella più controversa spiaggia di Los Angeles

Sembra un secolo fa, eppure era appena il 2019. L’ultima volta in cui mi sono trovata pigiata in mezzo a una fiumana di gente, di tutte le etnie e di tutte le età. Avevo appena concluso uno dei viaggi più belli di sempre, ero euforica, spensierata, intorno a me un’atmosfera un po’ hippie e un po’ freak.

Ero a Venice Beach, California.

1900-1950: La Venezia d’America

Tra le tante spiagge di Los Angeles, Venice Beach è, se non la più famosa, di certo la più controversa. Situata appena dopo Santa Monica, non è troppo lontana da Hollywood e da Beverly Hills ma, delle glorie e dei fasti di questi ultimi, nemmeno a parlarne. Di stravaganze ed eccessi però, quelli sì, Venice ne ha in abbondanza.

Nel tempo, il quartiere ha cambiato pelle più e più volte: fatta di cadute e risalite, la sua, è una delle mie storie americane preferite. Come spesso accade negli USA, Venice Beach nasce da un’idea folle e grandiosa al tempo stesso: creare una Venezia d’America. Detto fatto: Abbot Kinney, visionario imprenditore edile d’inizio ‘900, si mette all’opera; costruisce canali, importa gondole e insegna a una manciata di gondolieri come portarle. Realizza insomma il suo sogno e, in breve, Venice diventa un fiorente polo turistico.

Poi, il petrolio. La corsa all’oro nero porta al progressivo inquinamento e abbandono dei canali che, stagnanti e trascurati, si trasformano in paludi maleodoranti. Disertata da turisti e investitori, negli anni ’50 la zona non solo perde ogni attrattiva ma diviene anche piuttosto malfamata. Ed è allora che si tenta la rimonta.

1960 – 1980: Da quartiere bohémien a Dogtown

Il nuovo sindaco decide di prendere in mano la situazione: la brutta Venice sarebbe diventata nientemeno che il quartiere più cool d’America, una sorta di Coney Island del Pacifico. Cominciano i lavori: si costruisce un grandioso luna park sul molo, il Pacific Ocean Park, si montano neon per far luce sulle strade e sulla criminalità e si riempiono le spiagge: arrivano i body builders che, fedeli nei decenni a venire, non se ne andranno più.

Gli anni ‘60 lasceranno per sempre impressa su Venice Beach quell’aura bohémienne e anticonformista che la contraddistingue: il quartiere si afferma come culla dell’arte, del bello e del diverso. Gli spiriti liberi si sentono finalmente compresi, coccolati e, in riva all’oceano, vedono nascere movimenti, idee, canzoni e poesie.

Venice accoglie la gioventù bruciata della Beat Generation di Borroughs, sposando le sue idee di ribellione. E’ sulle sue spiagge che Ray Manzarek incontra un giovane bellissimo e un po’ malinconico e fonda con lui un gruppo che avrebbe contribuito a scrivere la storia della musica. Light my fire risuona nelle strade insieme ai pezzi di Jimi Hendrix, degli Stooges, dei Cream, e più tardi dei T-Rex. Gli hippie arrivano a frotte e portano con sé fiori, colori, droghe psichedeliche, sesso libero. Non lo sanno ancora, ma tra loro si cela l’esercito del surf, giovani abbronzati che presto lasceranno la tavola per imbracciare un fucile: atletici e intrepidi, sono le reclute perfette per il Vietnam.

Ma la ruota gira ancora una volta e, alla fine degli anni ’60, si prospetta un nuovo declino. Il luna park costruito sul molo chiude i battenti e, dismessa, l’area del Pier si trasforma in un mucchio di ferraglia arrugginita che, nel ’68, finisce per collassare su se stessa. I piloni che reggevano la struttura sono i resti pericolanti di un tempo che non c’è più. Eppure, è proprio tra le rovine del Pacific Park, che avviene un nuovo cambio di passo: stavolta, riguarda lo sport. I ruderi del vecchio parco divertimenti diventano il punto di ritrovo di un gruppo di surfisti, gli Z-Boys, che quando il mare non regala l’onda perfetta, cercano alternative per impiegare il proprio tempo. E’ possibile ‘cavalcare’ in qualche modo anche la terra? Forse sì, ma per farlo bisogna stravolgere completamente il modo di concepire lo skateboard, quella tavoletta fuorimoda, considerata poco più che un gioco per bambini.

La città volge in oceano e, sui loro skate modificati, gli Z-Boys prendono velocità dentro ai cortili, su rampe e discese destinate a tutt’altro uso, arrivando a irrompere nelle case dei ricchi per lanciarsi dentro alle loro piscine, svuotate a causa della siccità che in quel periodo colpì la California. Surfano su quattro ruote toccando il suolo con mani e ginocchia, compiono salti, evoluzioni, verticali, rischiando ogni volta di rompersi il collo. Sono gli albori del freestyle, uno sport praticato da giovani audaci, sbruffoni e senza freni: i signori di Dogtown, dal nome affibbiato all’area che bazzicano.

In questi stessi anni, fanno ritorno a Venice anche i veterani del Vietnam. Mutati profondamente, non hanno idea di cosa sia il disturbo post traumatico da stress: il surf salverà alcuni di loro, altri vivranno per sempre perduti nell’incubo della guerra. Da queste due esperienze, due film grandiosi: The Lords of Dogtown (2005, con Heath Ledger) e Un mercoledì da leoni (1978, ambientato nella vicina Malibù).

Nel frattempo, anche la musica è cambiata: è il turno del metal pesante, di Ozzy e dei suoi Black Sabbath. Di certo li ascoltava anche un giovane e promettente culturista mentre solleva pesi a Muscle Beach, tale Arnold Schwarzenegger.

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1980 – Oggi: the coolest block in America?

Con l’orrore del Vietnam crolla definitivamente ogni ideale di pace e fratellanza. Le nuove generazioni sono arrabbiate, disilluse ed è in questo contesto che Venice cambia ancora. Nei suoi boulevard si tiene lo show dei freak, degli strambi: a sfilare sono gli Ultimi, gli homeless, i disadattati e gli artisti che, ormai privi di ogni connotazione bohémienne, improvvisano spettacolini agli angoli delle strade per mettere insieme i soldi per la cena o per un po’ di fumo.

Tra altri e bassi, il quartiere si affaccia al nuovo secolo come un luogo ambiguo, tanto che la letteratura di viaggio si divide tra chi lo esalta come the coolest block in America e chi, invece, come patria del trash, dove è meglio evitare di gironzolare la notte. È pericolosa Venice Beach? Come sempre, è il buon senso che deve prevalere: personalmente, non avrei mai rinunciato a farvi tappa. La sua storia eccezionale è già un motivo sufficiente per spingersi sin qui ma, se non ti basta, di seguito trovi qualche spunto in più per le tue giornate: come vedi nelle foto che ho inserito sinora, la Venice attuale conserva ancora parte della sua atmosfera carnevalesca.

Cosa fare a Venice Beach dunque? Un sacco di cose! Per esempio puoi…

# Passeggiare sull’Ocean Front Walk. E’ una lunga passeggiata (circa 2 miglia) che costeggia il Pacifico, piena di negozietti di ogni genere e costantemente gremita di gente, perfetta per un po’ di sano people watching. C’è sempre qualche esibizione: un tizio che cammina sui trampoli, un vecchio che incanta un serpente, un pittore che imprigiona l’oceano nei suoi quadri, una ex-hippie con i capelli d’argento che vende gioielli di perline e, a giudicare dal sentore che impregna l’aria, anche un po’ di marijuana, il cui commercio e consumo in California è legale se ‘a scopo ricreativo’ (?).

# Fare celebrity spotting in Abbot Kinney Boulevard. E’ il viale più posh: gallerie d’arte, ristoranti e negozi più ricercati di quelli sul lungomare. Pare ci si imbatta spesso in attori e registi!

# Ammirare la street art. Prendi parte a un tour guidato o lasciati trasportare dai colori: ogni parete è una tela in quel di Venice! Troverai, tra gli altri, riproduzioni moderne della Notte Stellata di Van Gogh e della Venere di Botticelli, una Lifeguard Tower arcobaleno in onore della comunità LGBTQ, e una serie di omaggi ai divi che con Venice Beach hanno avuto un qualche legame: Arnold Schwarzenegger, Jim Morrison, Marilyn Monroe… Il murales più famoso è però ‘Touch of Venice’, un lavoro gigantesco (30 metri per 15) realizzato da Jonas Never e ispirato al film noir ‘Touch of Evil’ di Orson Welles, parzialmente girato qui. Mentre scrivevo questo post, mi ha colpito e commosso leggere la citazione che l’autore ha messo a corredo della sua opera: “Like a dream that I remember from an easier time”: quanto è calzante oggi questa frase.

# Cavalcare le onde. Se non qui, dove? I chioschi che offrono corsi base di surf o singole lezioni di un paio d’ore sono tantissimi.

# Sederti in un rooftop bar e guardare l’oceano. Se lo fai con un margarita, tacos di pesce e alette di pollo piccanti, è ancora meglio.

# Assistere a uno spettacolo (gratis). Bisogna avere molta, moltissima fortuna ma ogni tanto capita. Uno degli eventi più celebri e inaspettati risale a luglio 2011, quando, ispirandosi ai Beatles, i Red Hot Chili Peppers improvvisarono un concerto – ovviamente gratuito – sul tetto di un palazzo fronte mare. Kiedis, Flea & Co. cantarono per oltre due ore, attirando una folla scatenata e incredula! Da questa esperienza, è stato tratto il video del brano The Adventures of Rain Dance Maggie: ascoltalo con le casse a palla e goditi un po’ di Venice vibe!

# Guardare le evoluzioni degli skaters. Forse non è il caso che tu cominci a fare free-style proprio in questa occasione, ma nulla ti impedisce di guardare le esibizioni al Venice Beach Skate Park, una vastissima area tutta rampe e curve dove ogni giorno si esibiscono virtuosi e principianti.

# Attraversare i ponti del Venice Canal Historic District. Ebbene sì, i canali ci sono ancora! Bonificati e riaperti al pubblico negli anni ’90, oggi fanno parte di un complesso residenziale ricco di verde che puoi visitare a piedi o in canoa.

# Affittare una bicicletta. Per andare dove? Se non hai intenzione di pedalare molto puoi seguire la ciclabile fino a Santa Monica (appena 5km) e, una volta qui, immergerti nell’atmosfera festosa del suo Pier, un luna park pieno di attrazioni tra cui spicca la ruota panoramica. Se invece un po’ di movimento non ti spaventa, ti propongo il Marvin Braude Bike Trail, una lunga pista che costeggia tutto il profilo costiero dell’area di Los Angeles. Poiché tra andata e ritorno sono circa 70km, ti consiglio di farne almeno un tratto (noi da Venice siamo arrivati fino a Manhattan Beach, per un totale di circa 30 km a/r). Spiagge lunghissime, torrette di osservazione, giovani sui rollerblade, surfisti e un oceano spumeggiante: l’impressione è di pedalare in un film!

# Allenarti! Le palestre per body builder più famose d’America, Muscle Beach e Gold’s Gym, offrono pass giornalieri.

# Fare una foto sotto al Venice Sign. Disteso all’incrocio tra Pacific e Windward Avenue, si tratta di una replica moderna dell’originale installato nel 1905 da Abbot Kinney. Oggi è il simbolo del quartiere.

# Dormire in un boho hotel. Di alberghi dall’autentico tocco bohémien ce ne sono parecchi (occhio però alle altrettanto autentiche e abbondanti sòle: postacci e basta). Tra gli hotel storici, il più famoso è forse quello in cui ho dormito: The Ellison Suites. Costruito oltre un secolo fa e appartenuto un tempo al duo comico Stanlio e Ollio (!), l’Ellison è immediatamente riconoscibile per le celebrità dipinte sulle facciate dello stabile: Jim Morrison, Marilyn Monroe, Lana Del Rey e John Hurt. Nella camera 205, oggi nota come Morrison Suite, ha vissuto per un breve periodo il Re Lucertola insieme alla fidanzata Pamela Courson. Al di là della sua valenza storica, l’Ellison offre sistemazioni davvero carine: suites spaziose con mattoni a vista, un angolo cottura e un rooftop dove fare colazione dal quale, nei giorni più tersi, si vede il litorale di Santa Monica, l’isola di Catalina e persino la scritta Hollywood.

# Ammirare il tramonto. E’ l’unica cosa che non è mutata nel corso degli anni: oggi, come un secolo fa i tramonti californiani sono qualcosa di splendido. Il cielo che si infiamma, le palme come nere silhouette, quella tinta rosa-arancio che c’è solo qui.

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Like a dream that I remember from an easier time – è proprio il caso di dirlo.

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