La Grotta Azzurra e altre curiosità su Capri

curiosità su Capri
Aneddoti monocromatici per svelare alcuni segreti dell'isola azzurra

Una grotta dalle acque zaffiro, una lucertola color cobalto, un affaccio tinta ciano, un altro turchese. E poi, il cielo e il mare che si fondono in un’unica macchia celeste. Sono tante le sfumature e gli aneddoti curiosi che caratterizzano l’isola azzurra: ne ho scelti tre, rigorosamente monocromatici. 

La Grotta Azzurra, in bottiglia
Sembra un antro di sirena ed entrarvi è già tutto un programma: solo un’imbarcazione piccina riesce nell’impresa. L’ingresso è alto appena un metro e, per questo, lo si può varcare solo quando il mare è calmo, onde evitare di essere sbattuti contro la roccia. I passeggeri vengono invitati a sdraiarsi sul fondo del barchino, mentre il conducente afferra con due mani la catena fissata all’entrata della grotta: dovrà inarcare la schiena all’indietro e usare la forza delle braccia per sospingere il mezzo all’interno. Trattengo sempre un po’ il fiato in questo istante e non vedo l’ora di rimettermi a sedere: ogni volta, la sorpresa è grande! Il mare è diventato lattiginoso e le acque, incredibilmente celesti, illuminano il buio.

I primissimi visitatori, rapiti da quell’azzurro, ne riempivano bottigliette di vetro: erano convinti di riuscire a portare via con sé un po’ di quel mare così speciale, forse per conservarlo alla stregua di una pozione magica. Non sapevano che quella tonalità fosse data dalla particolare conformazione della grotta: semisommerso, infatti, l’ingresso filtra la luce del sole assorbendo tutti i toni rossi e lasciando passare solo le cromie blu.

Chissà se la Grotta Azzurra era davvero la piscina privata di Tiberio? Una delle tante leggende capresi vuole infatti che la villa del collerico imperatore romano fosse direttamente collegata alla grotta azzurra tramite un cunicolo sotterraneo (di cui, tuttavia, non si è mai dimostrata l’esistenza). A giudicare dalle statue romane rinvenute al suo interno, forse c’è da crederci. Si tratta di un Nettuno e di un di Tritone, probabilmente pezzi di un corteo di creature marmoree con cui Tiberio aveva abbellito il suo ninfeo marino. Sebbene alterate profondamente dall’azione corrosiva di tempo, acqua e sale, con un po’ di fantasia non è difficile immaginare l’effetto che queste sculture dovevano sortire: il riflesso dell’acqua avrebbe moltiplicato le loro forme e dato loro movimento, creando illusioni ottiche straordinarie.

Info Utili
* La Grotta Azzurra si trova ad Anacapri e la si può raggiungere in barca con un tour condiviso o in gozzo privato (spesso abbinando la visita a un giro dell’isola). In entrambi i casi, in prossimità della grotta, sarà necessario lasciare la propria imbarcazione per salire su uno dei tanti barchini a remi che sostano al suo ingresso: per i motivi spiegati prima, sono gli unici che possono entrarvi. Tieni presente che in alta stagione c’è una vera e propria folla, e quindi potresti anche dover attendere un’ora o più prima di trovare un barchino disponibile (se opti per un gozzo privato però, di solito i tempi sono molto più ridotti).
* E’ possibile arrivare alla Grotta Azzurra anche via terra. Dalla stazione dei bus di Anacapri, scende infatti una scalinata che conduce al mare, sulla quale puoi fare la coda per accaparrarti una barchetta.
* La Grotta Azzurra ha un costo d’ingresso che, solitamente, va ad aggiungersi al costo del giro dell’isola (se hai scelto questa formula). Inoltre, ricorda che è buona norma lasciare una mancia ai barcaioli che ti conducono all’interno.
* Le statue ritrovate sul fondale della Grotta sono esposte nella Casa Rossa di Anacapri, quello strano edificio che da fuori sembra un castello ma che in realtà è un museo. Molto suggestive, ricorda che non è possibile fotografarle!

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ll blu cangiante dei faraglioni e la lucertola color del cielo
Il termine ‘faraglione’ deriva dal greco pharos: in passato, era qui che si accendevano fuochi per indicare la via ai naviganti nelle notti senza luna. Giganti emersi dalle acque, sorgono in un punto in cui il mare è particolarmente profondo e, a causa di alcune correnti, spesso mosso; il risultato è una serie di riflessi cangianti, dove, tra i flutti, convergono tutte le gradazioni di blu.

Proprio come creature fantastiche, ciascun faraglione ha un nome e un’identità ben definita. Il Faraglione di Terra, chiamato Saetta, è unito alla costa: con i suoi 111 metri è il più alto e, per me, il più bello. Più piccolo (81m) ma più romantico è il Faraglione di Mezzo, o Stella; ogni volta che una coppia di innamorati passa sotto la sua cavità, è di buon auspicio scambiarsi un bacio. Il terzo, il Faraglione di Fuori, è conosciuto come Scopolo; alto 105m, ha una forma turrita che ricorda quella di un faro. Proprio sullo Scopolo ha deciso di prendere residenza la famosa lucertola azzurra, rettile tutto caprese, a lungo ritenuto frutto della fantasia. E invece, sebbene rarissima a vedersi, la Podarcis sicula coerulea esiste davvero: come abbia acquisito la sua pigmentazione rimane un mistero, ma è bello pensare che l’abbia fatto per mimetizzarsi con i colori del mare e del cielo. 

Non tutti sanno che a Capri esiste un quarto faraglione. Poco appariscente, tozzo e sgraziato, se ne sta in disparte, poco più indietro rispetto ai tre fratelli belli e famosi. E’ lo scoglio del Monacone, così chiamato per via delle foche monache che, in altri tempi, pare frequentassero questa zona del Mediterraneo. Bruttino, sì: eppure, l’unico su cui siano stati rinvenuti segni di vita, ruderi ottocenteschi e di epoca romana.
Ma non è tutto: il Monacone si prende la sua rivincita anche in cucina, poichè dà il nome a una verace specialità, la pizza Monacone. Forse perchè poco in linea con i raffinati ristoranti capresi, non sono mai riuscita ad assaggiarla sull’isola, ma ho provato a prepararla a casa: chiusa da due dischi di sfoglia, la pizza Monacone ha un ripieno ricchissimo a base di melanzane fritte, polpette di macinato, prosciutto cotto, formaggio, pomodorini, basilico, prezzemolo e uova per legare il tutto. 

Info Utili
* Il modo migliore per osservare i Faraglioni da vicino è fare un giro in gozzo: sicuramente ti sarà anche data la possibilità di passare sotto all’arco dello Stella. In alternativa, i Faraglioni puoi goderteli tutto il giorno se scegli uno stabilimento balneare che si affaccia proprio su di essi: in questo post, ti dico quali sono.
* Per ammirare i Faraglioni da lontano, invece, i belvedere si sprecano: la terrazza dei Giardini di Augusto, quella di Punta Tragara o, ancora, il belvedere Cannone sono solo alcuni esempi. Anche dall’alto i tre roccioni sono molto suggestivi: la foto qui sotto (dove si vede bene anche il bistrattato Monacone!), l’ho scattata in cima al Monte Solaro. Seguendo uno di questi percorsi trekking, troverai tantissimi altri punti di osservazione.

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L’ultimo salto: il precipizio turchino di Tiberio e l’eros caprese
Sono in tanti a vedere nell’isola azzurra una meta molto romantica. Del resto, il suo è il colore della serenità, della calma e dell’armonia. Eppure l’eros caprese non è sempre associato all’amore felice, anzi. In particolare, la credenza popolare afferma che quando soffia il vento del sud, il cosiddetto bafuogno, gli innamorati siano soliti perdere un po’ il senno, tanto che anche i rapporti più consolidati ne risentono. Il lato più oscuro di Capri ha stimolato negli anni la fantasia di diversi scrittori che, all’ombra dei faraglioni, hanno dato vita a diversi romanzi con protagonisti personaggi che, ubriachi di gelosia, soccombono sotto il peso di pulsioni violente e distruttive. A proposito di amori folli, poi, come non citare il Salto di Tiberio: questo strapiombo di oltre 300 metri, dominato dai resti romani di Villa Jovis, è il promontorio da cui l’imperatore pare fosse solito gettare schiavi e amanti insoddisfacenti. Il blu era l’ultimo colore che vedevano.

Sempre sfortunato ma per lo meno autoironico è invece l’amore che sino agli anni ’20 del secolo scorso si festeggiava ogni 11 novembre, giornata tutta dedicata al… Cornuto. Proprio così: in questa data, tutti i mariti certi del tradimento della moglie si riunivano per ridere del loro male e, tra bevute, canti e balli – con tanto di corna posticce sulla fronte –  si recavano di casa in casa per sbeffeggiare le consorti fedifraghe. Al Duce, però, questa immagine di maschio così poco dignitosa non piacque e, così, mise fine alla ricorrenza. 

Info Utili
* Di abitazioni sparse sull’isola, Tiberio ne aveva ben 12. Solo di tre di esse sono ancora visibili le antiche fondamenta romane: Palazzo a Mare, Villa Damecuta e Villa Jovis. Quest’ultima, seminascosta dalla macchia mediterranea, sembra una fortezza e riesce ancora a dare un’idea del grandioso passato dell’impero. Qui ti dico come raggiungerla.
* Se vuoi leggere qualcosa su Capri, sul Mediterraneo e sulla vita tra costa e isole, non perderti la libreria La Conchiglia, dove troverai anche un sacco di romanzi ambientati sull’isola azzurra. In particolare, te ne consiglio due del mio scrittore preferito, Alberto Moravia, che a Capri (per la precisione, Anacapri) ha vissuto per un certo periodo: Il Disprezzo – famosissimo, da cui anche il film con Brigitte Bardot – e il meno noto 1934. 

curiosità su capri

Capri è uno dei posti che più amo al mondo e ci torno spesso. Per questo vi ho dedicato un’intera sezione del blog: la trovi qui.

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