Cinque borghi da vedere nella Sicilia occidentale

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Ricchi di storia e di scorci da cartolina: ecco i borghi più belli da visitare tra Trapani e Agrigento.

Sicilia è spesso sinonimo di barocco. La Val di Noto, con le sue facciate incendiate dal sole, i suoi riccioli, i mascheroni che sporgono dai balconi, la fa senz’altro da padrone. Eppure c’è una Sicilia meno monumentale ma altrettanto elegante e tutta da scoprire: quella dei borghi, cartoline viventi da esplorare in appena qualche ora. In questo post, trovi quelli che più mi sono piaciuti sul versante occidentale della regione.

Scopello (TP)
Una tonnara antica, una spiaggia dominata dai faraglioni e un baglio vivace: Scopello, minuscola frazione di Castellamare del Golfo, è tutta qui. Cominciamo dalla tonnara. Attiva dal XIII secolo fino al 1980, nel corso della sua lunga storia, è appartenuta anche al Leone di Sicilia, Ignazio Florio: fu durante la sua amministrazione che la pesca del tonno raggiunse l’apice, con un quantitativo che, a cavallo tra otto e novecento, arrivò a sfiorare i 2500 quintali. Oggi la tonnara è visitabile con tour organizzati; gli oggetti – reti, arpioni, ancore -, le fotografie e, soprattutto, l’accorato racconto delle guide tratteggiano molto bene il mondo che gravitava intorno alla pesca del tonno. Un mondo duro, per molti versi crudele eppure interessante, fatto di strategie messe a punto da esperti rais, delle cialome ritmate dei pescatori e, ahimè, di tanto sangue, quello delle mattanze. 

Di fronte alla Tonnara si trova la celebre Spiaggia dei Faraglioni, non esattamente una spiaggia ma piuttosto un’area pavimentata che ospita sdraio e ombrelloni. Sebbene i faraglioni di Scopello siano ben lungi dall’eguagliare gli omonimi capresi, il luogo merita se non altro per il mare: pulitissimo, la Riserva dello Zingaro, oasi faunistica dalla natura incontaminata, comincia proprio qui.

Infine, il baglio. Il baglio (bagghiu) è una sorta di corte fortificata, una struttura molto comune nelle campagne siciliane. Se in passato era una zona interamente destinata al lavoro dei campi – ospitava gli alloggi di signori e braccianti, ma anche stalle e magazzini – oggi è un vivace punto d’incontro che profuma ancora di storia, oltre che di mare e, grazie a svariati ristoranti, di buon cibo.

Erice (TP)
Erice è un paesino che il mare lo guarda senza raggiungerlo mai: arroccato a più di 750 m di altezza, offre una delle terrazze più belle di Sicilia, con una visuale privilegiata sul Monte Cofano, San Vito Lo Capo e sul Golfo Di Trapani. Ma Erice non è solo panorami. Basta superare il grosso arco che delimita i confini del paese – la porta delle vecchie mura – e addentrarsi tra minute stradine di pietra per accorgersi della sua anima medievale. E’ certo la forte presenza del passato che lo ha reso uno dei Borghi più Belli d’Italia: tra i suoi edifici più significativi, il castello di Venere, solitario edificio merlato a strapiombo sul mare e il Duomo, chiesa gotica costruita per volere di Federico III d’Aragona a inizio ‘300, affiancata da un campanile che fungeva anche da torre di vedetta. Grazie alla sua posizione sopraelevata, Erice era infatti il luogo ideale per controllare i movimenti di terra e di mare e forse per questo, in passato, venne scelta come base da fenici, arabi, normanni e romani. 

Ancora oggi salire fin quassù in automobile non è cosa semplice; bisogna avere una certa dimestichezza con i tornanti. Se non te la senti, però, niente paura: Erice è collegata alla città di Trapani con una funivia che ti porta a destinazione in meno di quindici minuti! Ma non andartene subito; prima di lasciare il borgo assaggia le genovesi, biscotti di frolla solitamente ripieni di ricotta, qui farciti invece con crema pasticcera; le ho provate (insieme a una cassatina) da Maria Grammatico, che si dice faccia le più buone.

Marsala (TP)
Passata alla storia grazie allo sbarco dei Mille, Marsala non è propriamente un borgo. Tuttavia la inserisco in questa piccola lista perché al suo territorio appartiene la contrada Ettore e Infersa, sede delle famose saline rosa. E’ infatti lungo il litorale che collega Trapani a Marsala, proprio di fronte all’arcipelago dello Stagnone, che si snoda la cosiddetta Via Del Sale, un’ampia area lagunare caratterizzata da acque basse (comprese tra i 50 cm e i 2 metri).

Mulini a vento, chiuse, canali, piramidi di sale e vasche dall’acqua rosea (resa tale dall’azione di un innocuo batterio): di certo si tratta di uno degli ambienti non solo più caratteristici ma anche originali della regione, tanto da dar vita a un vero e proprio fenomeno, quello del saliturismo. Alle saline vengono organizzate le visite più disparate, a terra e sull’arcipelago: percorsi benessere e aperitivi al tramonto si alternano a tour più informativi che includono la visita al Museo del Sale e ne illustrano la tecniche di lavorazione. Ogni anno, qui, vengono prodotte oltre diecimila tonnellate di sale marino.

Marsala in sè merita comunque un passaggio: zona ricca di vigneti, è sede di numerose cantine storiche che, spesso, affiancano alla degustazione dei vini l’assaggio di alcuni piatti della tradizione. Tra i marchi presenti, abbiamo optato per Donnafugata (e ci siamo portati a casa dell’ottimo passito!)

Mazara del Vallo (TP)
Colonizzata da fenici, cartaginesi, romani, saraceni e normanni, Mazara è un crogiolo di culture, la cui influenza, ancora oggi si riflette nel suo impianto architettonico, in modo particolare nella casbah. Nucleo più antico del paese e, per me, più affascinante, la casbah viene spesso descritta come un angolo di Fez, di Tunisi. Io non te lo posso confermare perché queste città ancora non le ho viste, ma è pur vero che quei muri caldi, le strade tortuose, assolate, completamente deserte nelle prime ore del pomeriggio, mi hanno ricordato l’Oman e, ancor di più, la vecchia Dubai. La caratteristica più interessante di una casbah – termine che deriva dall’arabo e che potremmo tradurre con ‘cittadella’ – è la sua struttura labirintica: curve a gomito, cortili nascosti e strette vie d’accesso alle case private, sono stati pensati apposta per scoraggiare l’intrusione degli estranei.

Delle tante maioliche che adornano i muri dei vicoli, una recita ‘Mazara città araba; sulle ceramiche, uomini in turbante. Poco più in là, un bassorilievo scritto in siciliano riporta una poesia, forse una canzone, dedicata a San Vito, Santu Vitu di Mazara. Due case più su, un’iscrizione ricorda la Pilazza, cortile magico dove si trovava il pozzo delle fate che, se eri fortunato, invece dell’acqua potevi tirare su un secchio pieno d’oro. E ancora, davanti a una casa dipinta a vivaci colori maghrebini giocano bambini dai tratti slavi: qui, dove l’etnico si sovrappone all’esotico, musulmano si confonde con cristiano, superstizioso con storico, l’effetto multiculturale è stupendo.

Sciacca (AG)
Borgo marinaro per eccellenza, Sciacca non è certo la cittadina perfetta: non ha l’atmosfera vip dei faraglioni, l’originalità rosa delle saline, gli scorci di Erice, il passato di Mazara. E’ invece confusionaria, spartana, faticosa da girare a piedi e, se vogliamo dirla tutta, pure un po’ sporca. Ciononostante, dei borghi siciliani che ho visto, è il mio preferito.

Sciacca si articola su tre livelli. Al primo c’è un bar che apre alle 4.30 di mattina per accogliere i pescatori che rientrano dalle battute notturne. Fa anche da B&B ed è lì che abbiamo dormito. Siamo al porto, zona suggestiva dalle case un po’ scrostate ma coloratissime che, quando si raddoppiano in mare, sono uno spettacolo. Le strade sono adorne di ceramiche, così come le scalinate che portano alle zone più alte della città. Le più famose sono due: quella di vicolo Consiglio, una breve gradinata dall’alzata in maiolica che ricorda la lunghissima salita di Caltagirone, e la scala a zig zag, costruita così per consentire il passaggio di asini e muli con carretto al traino, per trasportare merci da e per il porto.

Saliamo fino a raggiungere una grande terrazza affacciata sul Mediterraneo, Piazza Angelo Scandaliato. Fulcro della vita saccense, è un luogo romantico soprattutto alle ultime luci del giorno. Ma entriamo nelle vie: in mezzo a palazzi arabeggianti, sorge la Basilica di Maria Santissima del Soccorso, dedicata all’omonima Madonna che, nel 1626, liberò la città dalla peste. Ogni anno, la sua effige, carica di gioielli d’oro e corallo donati dai devoti, viene portata in processione da marinai scalzi. Se invece hai voglia di colore, cerca il Cortile Carini: è qui che l’artista Giulio Lorubbio, in arte Lulò – una sorta di Selarón nostrano – ha accumulato negli anni maioliche, bulloni, conchiglie, pezzi di vetro e terracotta. I cocci sono stati incollati pressoché ovunque: rivestono mura e pareti con un risultato davvero sorprendente!

Non ci resta che affrontare l’ultimo livello: mentre Sciacca sta diventando una specie di videogame, i suoi vicoli continuano a zigzagare verso l’alto facendosi via via più stretti. E’ nel punto più alto del paese che si intrecciano nell’ennesima casbah (eh sì, ce n’è una anche qui!); eccoci al quartiere San Michele, un labirinto di vie gradinate che circondano il Castello Luna e sfociano in Piazza Gerardo Noceto. Una granita al gelso nero al bar Oscar ci aiuta a recuperare le forze. Durante la discesa, un’anziana seduta sulla porta di casa sta lavorando ad una coperta all’uncinetto, uguale uguale a quelle che faceva la mia di nonna che, però, era piemontese. 

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E tu, quale di questi borghi hai visitato?

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