San Luca e gli altri: i portici di Bologna

Il portico devozionale di San Luca, Bologna
Con 53 km di portici, Bologna è la città più porticata d’Italia. Ecco i percorsi più belli.

Con 53 km di portici, di cui una quarantina soltanto nel centro storico, Bologna è la città più porticata d’Italia. Un patrimonio questo molto particolare che va ben al di là della pura rilevanza architettonica: a Bologna il portico è uno stile di vita. Lo si capisce subito, appena usciti dalla stazione e imboccata la lunga via che porta al centro, Via Indipendenza: la vita dei petroniani passa tutta da lì. Sotto i portici si chiacchiera, si fanno acquisti, si cammina, si corre, si va pure in bici. Si prende un caffè veloce o un piatto di tagliatelle al ragù. Si sfogliano gli ultimi appunti prima di dare un esame, ci si ripara dalla pioggia e dal sole. Sotto i portici ci si incontra e ci si scontra, ci si innamora e ci si lascia. Da sempre veicoli di parole, gesti ed emozioni della gente, è anche per la loro valenza sociologica che sono divenuti patrimonio UNESCO.

I portici nascono alla fine dell’anno mille, più o meno insieme all’Alma Mater, l’università più antica del mondo. Per accogliere docenti e, soprattutto, allievi erano necessari molti più spazi abitativi di quelli di cui disponeva la città e, così, i cittadini, che non potevano ingrandire il perimetro di casa, studiarono una soluzione al limite dell’abuso edilizio. Prolungarono verso l’esterno i propri piani alti creando così dei nuovi ambienti e, per non farli crollare in strada, li puntellarono con travi e colonne di legno o pietra.

Cogliendone il valore – i portici potevano essere utilizzati anche come botteghe o aree da destinare al commercio – il duecentesco Comune di Bologna non solo li accettò di buon grado, ma stabilì che tutte le case dovessero averne uno e con caratteristiche ben precise: ad esempio, ogni portico doveva essere abbastanza alti da consentire il passaggio di un uomo a cavallo e le attività lavorative che si svolgevano al sotto non dovevano impedire il transito a piedi.

Durante il mio weekend a Bologna ho riempito il cellulare di arcate e portici di ogni tipo:

E il bello è proprio questo. Ciascun tratto porticato ha peculiarità proprie e racconta un pezzettino della storia della città. Ecco quelli che ho trovato più interessanti o, semplicemente, che mi sono piaciuti di più.

Il Pavaglione e i portici affrescati di Via Farini
Anche grazie alla sua posizione centralissima, il Pavaglione è il portico più frequentato di Bologna. Laddove un tempo c’era il padiglione adibito al mercato dei bachi da seta (da cui il suo nome), oggi si allineano numerosi negozi di lusso, nonché alcuni dei locali storici della città. Una sorta di via dello struscio, insomma.

Il porticato comincia all’incrocio tra Piazza Re Enzo e Via Rizzoli, nel cosiddetto angòl di cretèn (o canton d’imbezell, a seconda dei casi): gli imbecilli erano i perdigiorno che si piazzavano qui nella speranza di rimorchiare qualche bella ragazza di passaggio. Proseguendo dritto, in un attimo siamo in Piazza Maggiore, lato Palazzo dei Banchi, e poi in via de’ Musei; da qui il portico assume un nome tutt’altro che felice: Portico della Morte. Quello che oggi ospita il museo civico archeologico, era un tempo l’Ospedale di Santa Maria della Morte il quale, oltre alla cura dei malati, si occupava anche di dare conforto ai condannati alla pena capitale. Attualmente, il Portico della Morte vanta sotto le sue arcate almeno due istituzioni bolognesi: la libreria Nanni, che Pasolini descrive nei suoi Quaderni come “il più bel ricordo che ho di Bologna” e la Buca di San Petronio, un ristorante molto noto (in cui mi sono fermata a mangiare un piatto di tortellini con una fondutina di parmigiano niente male).

Il Pavaglione prosegue la sua corsa passando davanti all’Archiginnasio, prima sede dell’università – butta l’occhio dentro allo splendido cortile! – e sbuca in Piazza Galvani, dove vale la pena fare una sosta per un cappuccino da Zanarini, uno dei caffè storici della città, e una puntatina nella libreria Coop – Zanichelli, frequentata già dal Carducci. E’ però alle sue ultime battute che il Pavaglione si fa ancor più elegante: i portici affrescati di via Farini e della vicina Piazza Cavour, meta dello shopping di lusso, rubano decisamente la scena alle vetrine patinate.

I portici trionfali di Strada Maggiore
Antichissima, Strada Maggiore conserva l’appellativo di ‘strada’ probabilmente perché fu tra le prime ad essere lastricate. Era la via che portava a Roma, congiungendosi con la via Emilia e poi con la Flaminia e, per questo, possiamo ipotizzare che abbia visto transitare un gran numero di fedeli in pellegrinaggio, nonché papi e re. Ai lati della sua ampia carreggiata, sono stati costruiti i principali edifici cittadini, religiosi e non, uno su tutti la bella basilica di Santa Maria dei Servi, con il portico più largo di Bologna. Ogni dicembre, è qui che si tiene la Fiera di Santa Lucia, in auge sin dal XVI secolo.

Strada Maggiore ti permette di cogliere tanti aspetti della storia di Bologna e va dunque percorsa senza fretta. Avrai così occasione di notare, ad esempio, l’antico basamento in pietra di una vecchia torre, la Torre degli Oseletti, e tanti scampoli di Medioevo, come il porticato di Casa Isolani che, con le sue altissime colonne di quercia, lega il suo passato ai famosi Sette Segreti petroniani.

I portici accademici di via Zamboni
Nel Settecento, l’attuale zona universitaria era un quartiere frequentato (e abitato) da clero, nobiltà e alta borghesia. Il tratto porticato forse più celebre è quello che conduce a palazzo Poggi, odierna sede dell’Alma Mater: molto signorile, l’ho trovato forse un po’ austero; fortuna che a spezzare l’atmosfera ci pensa l’allegra Piazza Verdi. Sempre in zona università, fai un salto in via Marsala, per vedere i portici antichi di Palazzo Grassi che, proprio come la già citata Casa Isolani, sono supportati dalla tipica stampella in legno.

I portici colorati di Via Saragozza
Inizia poco lontano dal centro storico e raggiunge il perimetro in cui, in epoca medievale, sorgeva la terza cerchia muraria che cingeva la città: Via Saragozza è una delle arterie più lunghe di Bologna e, in quanto a portici, forse la mia preferita. Fermati ad ammirarla appena prima dell’attraversamento pedonale dell’antica Porta Saragozza. Vedrai un’infilata di case addossate le une alle altre, alcune dai tratti più signorili, altre più semplici, con i muri un po’ scrostati. Tutte però sono dipinte nei colori caldi dell’estate – arancio, senape, rosso scarlatto – e tutte guardano Bologna dietro a finestrine dalle persiane verdi.

E poi, per la mia generazione cresciuta prima con il libro e poi con il film Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Via Saragozza ha un valore affettivo: Alex che scorrazza in bici sotto i portici è stato un po’ il simbolo di un’epoca. Anche se, a dirla tutta, Accorsi – agli esordi ma già vecchio – nel ruolo di liceale, non mi ha mai convinta. Sei d’accordo?


I portici devozionali di San Luca
Già che siamo a Porta Saragozza, tanto vale proseguire fuori le vecchie mura e cimentarsi in quella che ritengo l’esperienza più bella e caratteristica che si possa fare a Bologna: arrivare a piedi al Santuario della Madonna di San Luca. Ti avverto che non è cosa da poco, perchè quelli di San Luca sono portici da guinness: con i loro quasi 4 km, sono i più lunghi del mondo!

Cominciano subito dopo Porta Saragozza e, dopo circa 2 km, nei pressi dell’Arco del Meloncello, prendono a salire per altri due (vedi la pendenza nella foto qui sotto): la basilica si trova infatti sul Colle della Guardia, a circa 300 metri di altezza.

Da apprezzare lungo il tragitto, oltre alle splendide vedute sul verde che circonda la città, c’è anche la consistente percentuale di ‘bolognesità’ in cui ci si imbatte: l’accento del posto ti farà da colonna sonora per tutto il tempo, uscirà da baretti vivaci in un primo tratto e si insinuerà nelle disquisizioni sulle ripetute via via che ti avvicini alla meta (i portici sono ottimi per allenarsi e, quasi quasi, avessi avuto con me le scarpe da corsa…). Per i bolognesi, insomma, San Luca è un’istituzione: vi sono affezionatissimi e non ti puoi definire tale se non hai mai affrontato i suoi portici. Certo serve un po’ di fiato, ma in fin dei conti, quella al Santuario è poco più che una passeggiata. E poi, una volta a destinazione, vuoi mettere la bellezza del panorama che ti sei conquistato?

A San Luca sono legate un paio di leggende, la prima delle quali spiega l’origine di un porticato tanto lungo. Si narra che un tempo, a causa di un brutto temporale, non fosse stato possibile riportare l’immagine della Beata Vergine in cima al colle. Tuttavia, il giorno dopo, tornato il sole, il quadro della Madonna non si trovava laddove era stato lasciato: era già al suo posto, in chiesa. La Vergine vi era salita in solitaria durante la notte, protetta dalle chiome degli alberi che, piegandosi su di lei, avevano formato un passaggio coperto per proteggerla dalla pioggia.

La seconda leggenda riguarda invece il numero di arcate che si avvicendano nel porticato. Pare siano 666 che, come tutti sanno, è il numero demoniaco per eccellenza: questo perché, guardandolo dall’alto, il lungo portico sembra un grosso serpente che si arrampica per i colli, per poi finire schiacciato da Maria, rappresentata dalla basilica. L’ascesa al santuario è dunque anche vista come un percorso di redenzione.

Ultimissima cosa: se sali sulla Torre degli Asinelli, la Basilica di San Luca si vede bene anche da lassù!

Ti piacciono le città porticate? Bologna non è la sola: la seconda città più porticata d’Italia è Torino, con ben 18 chilometri di arcate, di cui 12 continue!

 

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