Il piccolo mondo antico di Civita di Bagnoregio

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Nella valle dei calanchi: Civita di Bagnoregio
Sospesa tra le nuvole, Civita conserva la sua anima d'altri tempi e il suo aspetto 'fantasma'. Ma, per fortuna, non muore più.

Conosciuta a lungo come ‘la città che muore’, Civita di Bagnoregio oggi è una città sospesa. Sospesa nel tempo, perché mentre il mondo è andato avanti, lei si è cristallizzata nelle sue case di pietra e nei muri di roccia che la fanno sembrare una fortezza inespugnabile. E sospesa nello spazio perché, a causa delle nebbie che la avvolgono, spesso appare come un’isola al contrario che, invece che dal mare, affiora dalle nuvole.

Collegata al resto del mondo da un lungo ponte tirato sui calanchi, Civita si trova in Lazio, nella Tuscia, ma l’Umbria è dietro l’angolo; Orvieto dista appena 25 chilometri ed ecco perché l’abbiamo inserita nel nostro breve on the road.

Perché la ‘città che muore’?
Edificata dagli Etruschi oltre 2500 anni fa, Civita aveva tutte le caratteristiche per prosperare. La sua posizione in cima ad un altipiano era fortemente strategica e la vicinanza alla foce del Tevere le garantiva un ruolo di primo piano nell’economia locale. Numerose testimonianze la descrivono come un centro fiorente, sia in epoca romana che medievale. Cosa è andato storto dunque? A minare la sopravvivenza di Civita è stato, da sempre, l’ambiente in cui è sorta: in primis, il friabile sperone di tufo che la ospita e, più in generale, l’intera valle dei calanchi, zona sismica ridisegnata più e più volte dal tempo e dagli agenti atmosferici.

I continui assestamenti del terreno, uniti a un lento ma inesorabile processo di erosione, si sono tradotti nel corso dei secoli in frane e smottamenti. A nulla sono valse le opere ingegneristiche del passato, né la tenacia con cui i suoi cittadini costruivano nuove vie d’accesso ogni volta che una di esse era resa inaccessibile. Finchè un giorno, nessuno se ne curò più: distrutte durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, le ultime vie di comunicazione non vennero più ripristinate.

Isolata e per di più minacciata dall’instabilità della roccia, la gente cominciò ad abbandonare il borgo, nonostante la costruzione, negli anni ’60, del lungo ponte che tutt’oggi attraversiamo: mai come allora Civita perse tanti pezzi di sé.

La rinascita
Si poteva invertire il processo di erosione? No. Si poteva lasciare che un borgo così bello fosse inghiottito dalla valle contro cui aveva combattuto per secoli? Nemmeno. Sebbene il progressivo sgretolamento di Civita sia ancora in corso, il piccolo centro è stato oggi messo in sicurezza e, grazie a una serie di opere di recupero, esso è tornato a vivere grazie al turismo. Oggi Civita di Bagnoregio conta 10 abitanti e fa parte del club de i Borghi più Belli d’Italia. Dal 2013, è visitabile a pagamento (una cifra irrisoria, 5 euro se non ricordo male), denaro che viene impiegato per far fronte ai continui lavori di manutenzione.

Cosa vedere a Civita di Bagnoregio
Per visitare Civita ti basteranno un paio d’ore. Prima di attraversare il ponte, cerca la terrazza del belvedere, da cui potrai godere dello scorcio che più la contraddistingue. A seconda della stagione, se sei fortunato, la vedrai emergere tra le nuvole, o come nel mio caso, dalle nebbie. Quando sono arrivata era tutto coperto e non si vedeva un bel niente; abbiamo aspettato un po’ e poi finalmente è apparso il campanile e, gradualmente, tutto il resto.

Ora puoi incamminarti sul viadotto. Mentre procedi guardati intorno: la valle dei calanchi, con le sue caratteristiche fenditure, si estende a perdita d’occhio e certo è uno dei panorami più belli del Lazio. Al termine del ponte troverai Porta Santa Maria, uno dei cinque ingressi che un tempo consentivano l’accesso al borgo. E’ sormontata da due leoni di pietra che stringono tra gli artigli due teste umane, quelle di vecchi tiranni sconfitti. A questo punto ci si aspetta quasi di trovare un guardiano con tanto di alabarda a cui versare un paio di sesterzi, ma in realtà non c’è nessuno: il salto temporale avviene con la rapidità di un passo.

Il centro di Civita, Piazza San Donato, dista poche centinaia di metri. Come tante piazze italiane, ha il suo campanile e la sua chiesa, molto spoglia ma, proprio per questo, per me particolarmente attraente: sa di passato, di battaglie, di pellegrini e di rifugio. Ma ci sono anche un affresco del Perugino e un crocifisso miracoloso che, sul finire del 1400, liberò i cittadini dal flagello della peste.

Le vie che partono dalla piazza sono solo una manciata: prendine una caso, non puoi assolutamente perderti. Passeggia tra le case di pietra, cerca le piccole icone religiose incastonate nei muri, passa una mano sulla roccia e senti quanto è friabile. Raccogli una foglia d’edera rampicante per farla seccare tra le pagine di un libro, accarezza uno dei tanti gatti che, certo, sono ben più numerosi degli abitanti. Osserva i balconi fioriti, i battenti sulle porte, e arriva al Giardino del Poeta che regala un panorama da brividi. Trova la grotta di San Bonaventura, un sepolcro costruito a strapiombo sui calanchi o entra nel Museo Geologico per saperne di più di questo piccolo, ennesimo gioiello italiano.

E ancora, siediti davanti a un piatto di lombrichelli conditi con tanto pecorino o a uno spezzatino di cinghiale. Noi ci siamo anche fermati a dormire in un piccolo b&b: l’intera Civita, quella notte di dicembre, non contava che sei ospiti noi compresi.

Come arrivare a Civita di Bagnoregio
Come anticipato, l’unico modo per raggiungere il borgo è tramite il viadotto. Lo si può attraversare solo a piedi, anche se può capitare di vedere transitare bici o motorette: sono concessioni speciali date a chi vive e lavora qui. Lascia dunque la tua auto nel parcheggio a valle e, se dormi nel borgo, porta con te meno bagagli possibili; il ponte non è esattamente breve e, nell’ultimo tratto, è pure in salita!

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