La bellezza salverà il mondo?

Fermata Tensta, Metropolitana di Stoccolma
Pensieri da un mondo in quarantena #9

Ho sempre pensato che quando avrei fatto il mio primo viaggio all’estero, avrei chiuso questa odiosa rubrica, segno che il mondo sarebbe via via tornato alla normalità.

In questi due anni di pandemia sono rimasta sempre in Italia e per scelta. Nessun corridoio sanitario per i tropici, nessun ‘che belli i nostri borghi’ per poi scappare in Grecia o in Spagna al primo tampone disponibile. Perchè non era il mare che mi mancava e, in fin dei conti, nemmeno il viaggiare di per sé: la grande assente era quella sensazione di libertà, quel totale controllo sulla propria vita che oggi sappiamo essere effimero, illusorio.

Come raccontavo qui, allo scoppiare del covid stavo ipotizzando un viaggio che mi avrebbe portata, ironia della sorte, in Russia. Allora sembrava non esserci niente di peggio di una pandemia; oggi ci ritroviamo a pensare che sì, qualcosa c’è.

“La bellezza salverà il mondo”, diceva Dostoevskij, lui che dalla sua Russia venne allontanato e condannato ai lavori forzati. A proposito di questa affermazione, chissà cosa direbbero oggi i suoi illustri colleghi: Bulgakov, nato a Kiev, e Gogol’ che, prima di passeggiare sulla prospettiva Nevskij, trascorse infanzia e adolescenza in Ucraina.

Chissà. Facciamo che però, alle parole del vecchio Fëdor, ci crediamo. E la Bicocca muta.

Sono andata in cerca di bellezza anch’io, la settimana scorsa. Come prima meta estera ho scelto una terra fredda, gelida, che io nel potere curativo del mare ci ho sempre creduto poco. Ho scelto le atmosfere di ovatta della Lapponia, territorio ampio che, sempre per una strana ironia – dato che avevo pianificato questo viaggio mesi fa – si distribuisce tra Svezia, Finlandia, Norvegia e, ancora lei, Russia. Sono partita con un obiettivo ben preciso: vedere l’aurora boreale. Anni fa, in Finlandia, non ebbi molta fortuna: apparizioni brevi, poco intense. Questa volta, invece, le luci del Nord hanno danzato per ore sopra di noi, splendenti nella loro magia. Notti rare, preziose dopo due anni di smarrimento psicologico e ancor di più adesso, che siamo sull’orlo di – non riesco nemmeno a scriverlo – non si sa cosa.

Prima di volare a Kiruna, oltre il Circolo Polare, ho trascorso due giorni a Stoccolma. C’è una metropolitana bellissima lì, tante stazioni sono vere opere d’arte. Sembrano grotte incantate, ricche di colore, di immagini vivide. Le pareti della fermata di Tensta, situata in una parte della città abitata prevalentemente da immigrati, sono piene di scritte in lingue diverse, realizzate con l’obiettivo di far sentire a casa coloro che, venuti da lontano, hanno scelto Stoccolma come loro residenza. La parola che ritorna più volte è ‘fratellanza’ ma, su di una parete, spicca questa frase: “Vi maste bygga en livsduglig vãrld åt oss som lever nu och fõr kommande generationer”. Non so lo svedese ma Google la traduce pressappoco così: “Dobbiamo costruire un mondo sostenibile per noi che lo abitiamo ora e per le generazioni future”.

Abbiamo un patrimonio meraviglioso fatto di natura, di arte, di culture, di popoli.
C’è tanta bellezza là fuori.
Nella nostra impotenza, non ci resta che sperare – credere – che Dostoevskij abbia ragione.

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