Sicilia selvaggia: visitare la Riserva dello Zingaro

visitare la Riserva dello Zingaro
Una caletta nella Riserva dello Zingaro
Un angolo di Sicilia incontaminato che, esplorato via terra o via mare, regala sempre panorami pazzeschi

E’ raro, in Italia, trovare tratti di costa non sporcati dall’asfalto e dall’edilizia o inquinati dal rumore e dalle emissioni delle auto. Spesso, le battaglie condotte per la salvaguardia delle aree naturali si rivelano inconcludenti ma, fortunatamente, quella della Riserva della Zingaro è una storia a lieto fine.

Lunga 7km ed estesa su quasi 1700 ettari, la Riserva si snoda tra i comuni di Castellammare del Golfo e San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani. La sua incredibile bellezza è dovuta al suo aspetto selvaggio e incontaminato, protetto con passione nel corso dei decenni. E pensare che negli anni ’70 stava per essere costruita una litoranea. I lavori, ostacolati da svariate iniziative ambientaliste tra cui la nota ‘marcia dello zingaro’ del 1980 – durante la quale oltre 3000 persone ‘occuparono’ la zona in modo del tutto pacifico – vennero poi bloccati definitivamente e, con la legge regionale 98/1981, il territorio fu proclamato ufficialmente Riserva Naturale.

Oggi affidata in gestione all’Azienda Regionale Foreste Demaniali, la Riserva dello Zingaro è una delle tappe più gettonate di ogni on the road siciliano. Ecco qualche consiglio per esplorarla.

La Riserva dello Zingaro via terra
Abitata sino agli anni ‘60, sebbene priva di strade vere e proprie, la Riserva dello Zingaro è però attraversata da diverse mulattiere, su cui bestie da soma cariche di acqua e merci si avvicendavano lente per raggiungere il sito di approvvigionamento più vicino. Alcuni di questi passaggi sono percorribili ancora oggi, trasformati in percorsi escursionistici di diversa lunghezza e difficoltà: il sentiero costiero, il sentiero a mezza costa e il sentiero alto.

Tralasciando l’ultimo – a mio parere troppo lungo e impegnativo per goderne durante gli afosi mesi estivi – ho optato per un circuito ad anello che unisse il sentiero di mezzo a quello costiero. In questo modo ho potuto spingermi all’interno della riserva raggiungendo i punti più panoramici e poi scendere a tuffarmi nell’azzurro di qualche caletta.

In totale, i chilometri da percorrere sono una quindicina e, con le meritate pause, impiegherai un’intera giornata. Comincia al mattino, quando il sole non è ancora fortissimo; vedrai una macchia mediterranea estremamente variegata e singolare: troverai ginestre, melograni, palme nane, asfodeli. Arrampicandoti sul sentiero, i panorami diverranno sempre più belli, le sfumature turchesi della costa trapanese a contrasto con il giallo della vegetazione arsa dal sole. Aguzza la vista: potrebbe capitarti di vedere un cavallo (selvaggio?) che trotta indisturbato.

Nel punto più alto del percorso, a circa 400 sul livello del mare, troverai poi un insieme di casolari in pietra. Sono abbandonati, ma l’ente responsabile della riserva ne ha particolare cura: si tratta di Borgo Cusenza, un antico insediamento in cui, fino al 1800, hanno vissuto una decina di famiglie. Totalmente autosufficienti, allevavano bestiame e coltivavano ortaggi, ulivi, grano e persino vigneti. Riprendi fiato e inizia ora la discesa lungo il sentiero costiero: ti meriti un bagno nelle insenature più belle.

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La Riserva dello Zingaro via mare
Se il trekking non fa per te, c’è un altro modo per arrivare alla calette dello Zingaro: via mare, naturalmente. Puoi prendere parte a un’escursione in barca o in gommone – una giornata intera o anche solo mezza – salpando dalla marina di Castellammare del Golfo o di San Vito Lo Capo.

Queste escursioni, oltre ad offrirti una prospettiva completamente diversa da quella che puoi avere via terra, prevedono un sacco di soste da dedicare ai bagni e allo snorkeling: il mare è così trasparente che non faticherai a vedere un bel po’ di pesci. Tra le calette più belle, Cala Tonnarella, Cala dell’Uzzo, Cala della Disa, Cala del Varo e Cala Berretta, angoli di mare vergini e cristallini. Occhio anche alle grotte, spesso raggiungibili solo a nuoto: da vedere in particolare la grotta Blu e la grotta degli Innamorati, che al suo interno nasconde una spiaggetta intima e privata.

Vero e proprio regalo della giornata, sulla via del ritorno a San Vito, vediamo guizzare accanto al nostro gommone un gruppo di delfini.

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I borghi della Riserva dello Zingaro
Dopo averla esplorata via mare e via terra, vale la pena visitare anche i borghi che delimitano la Riserva, primo fra tutti Scopello, la minuscola frazione di Castellammare del Golfo. La sua tonnara, appartenuta al Leone di Sicilia Ignazio Florio, è una delle più importanti della regione ed è accessibile solo tramite tour organizzati. Reti, arpioni, ancore e fotografie tratteggiano molto bene il mondo che gravitava intorno alla pesca del tonno, un mondo fatto di esperti rais, cialome ritmate e, ahimè, tanto sangue, quello delle mattanze. Proprio di fronte alla tonnara si trova la celebre Spiaggia dei Faraglioni, un’area attrezzata con sdraio e ombrelloni dall’affaccio superlativo. Infine, il baglio. Struttura molto comune nelle campagne siciliane, il bagghiu è una sorta di corte fortificata che, se in passato ospitava gli alloggi di signori e braccianti oltre a stalle e magazzini, è oggi un vivace punto d’incontro che profuma di mare e, ancora, di storia.

San Vito Lo Capo è invece un agglomerato di casine bianche che sorge alle pendici del suggestivo Monte Monaco. Secondo molti vanta uno dei mari più belli di Sicilia e la sua spiaggia di rena chiara, a mezzaluna, contribuisce a creare un’atmosfera quasi caraibica. Questa cittadina è inoltre la capitale del cous cous, preparato secondo la tradizione berbera. Setacciata nella mafaradda, un grosso vaso di coccio, la semola viene versata nella cuscussiera dove, grazie a una lentissima cottura a vapore, assorbirà i fumi che salgono da un saporito fumetto di mare, la cui carne andrà poi a completare la pietanza, spesso insieme a qualche mandorla.

Info utili
# La Riserva dello Zingaro ha due ingressi: quello nord, a San Vito Lo Capo e quello Sud, a Scopello/ Castellammare. A questo indirizzo trovi una pratica cartina per pianificare in anticipo i tuoi trekking o la visita alle cale.

# La Riserva è aperta ogni giorno dalle 07:00 alle 19:30 e ha un costo d’ingresso irrisorio, al quale si va ad aggiungere il costo del parcheggio.

# Se hai intenzione di fare lunghe camminate o di raggiungere le calette a piedi invece che in barca, indossa scarpe chiuse (per carità, niente infradito!). Ricorda inoltre che tutte le spiagge sono libere e, per tanto, prive di servizi o punti ristoro: porta dunque con te acqua e cibo a sufficienza.

# Ti consiglio di dedicare alla Riserva dello Zingaro almeno due giorni e, se ti piace la natura incontaminata e il trekking con sfondo mare, non perderti l’Oasi Faunistica di Vendicari, sul versante opposto dell’isola.

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