Il mondo a colori di Murano e Burano

gita murano burano
Burano
Una giornata in laguna tra trine, merletti e vetro soffiato

Sono ben 116 le isole che compongono la laguna di Venezia. Tantissime, vero? In passato, molte di esse avevano una funzione ben precisa: l’isola di San Michele, ad esempio, venne designata quale sede del cimitero cittadino; su Sant’Erasmo si coltivavano frutta e ortaggi da inviare poi ai mercati; l’isola di Lazzaretto Nuovo fu adibita a luogo di quarantena per i casi di peste e, altre ancora – Torcello, Mazzorbo, San Lazzaro – erano invece sede di importanti luoghi di culto.

E poi c’erano le isole dei mestieri: Murano e Burano in primis. Le ho visitate in un giornata dal cielo di piombo ma, ovviamente, i colori non sono mancati.

Murano
Non era l’acqua alta né tantomeno l’afflusso turistico: un tempo, e parliamo di circa sette secoli fa, la principale minaccia al quieto vivere di Venezia era il fuoco. Le fornaci da cui uscivano delicati capolavori di vetro erano troppo spesso responsabili di incendi disastrosi, che mettevano a repentaglio vite umane e patrimoni artistici. Ecco perché i vetrai vennero ‘esiliati’ – con tanto di decreto emanato dalla Repubblica Serenissima – su di un’isoletta apposita. Murano si riempie così di bocche incandescenti che arrivano a sfiorare i 1400 gradi, di paste colorate, di soffiatori, di modellatori. Di apprendisti e, soprattutto, di maestri, gli stessi che, ancora oggi, perpetuano quella tradizione artigiana che ha trasformato un luogo d’esilio in un polo industriale famoso in tutto il mondo.

E’ infatti la lavorazione del vetro la principale attrattiva dell’isola: dopo un giro lungo i suoi canali, non si può lasciare Murano senza aver visto un mastro vetraio all’opera. Le numerose fonderie offrono svariate dimostrazioni al pubblico, talvolta anche a titolo gratuito. Prenditi tempo per osservare come – grazie a un mix di tecnica, esperienza, manualità ed estro creativo – una massa informe di materiale rovente assume le sembianze di un raffinato vaso di cristallo, di un cavallo imbizzarrito, di una spilla fiorita.

E se questo mondo ti affascina, fai un salto al Museo del Vetro, dove trovi anche una selezione di ‘perle’. Naturalmente, le perle di Venezia non provengono da nessuna ostrica ma sono fatte, appunto, di vetro! Citate già da Marco Polo, partito per l’Oriente con un’ampia scorta, le perle della Serenissima erano merce di scambio a tutti gli effetti e venivano utilizzate per la compravendita di spezie, preziosi e persino schiavi.

gita murano burano

Burano
Se Murano è l’isola dei mastri vetrai, Burano è quella delle merlettaie. Ora, io e il cucito viviamo su due mondi diversi – non so attaccare un bottone e mi sudano le mani al solo pensiero di dover infilare l’ago – ma quel che ho capito è che: 1) il cosiddetto buranello è un tipo di pizzo finissimo ed estremamente ricercato; 2) è una tradizione che risale al 1500 e, tra i suoi estimatori, vantava addirittura Napoleone Bonaparte; 3) inizialmente le merlettaie non utilizzavano il tombolo ma cucivano a mani nude (inventarono infatti il “punto in aria”), il che rendeva il loro lavoro ancor più complesso e, di conseguenza, pregiato. Mi piacerebbe poterti dire qualcosa di più su quest’arte ma, ahimè, mi manca innanzitutto la sensibilità per apprezzarla, per cui, torniamo in strada: lì, mi sento più a mio agio che non tra le trine.

Burano, dicevamo. E’ l’isola dei colori per eccellenza. Proprio come a Procida, la leggenda vuole che i marinai dipingessero le proprie dimore a tinte vivaci per poterle riconoscere ancor prima di rientrare in porto. Passeggiare lungo i canali di Burano, percorrere calli e sbirciare nelle corti, significa entrare in un caleidoscopio, anche perché ogni abitazione crea accostamenti cromatici del tutto personali: una casa albicocca ha le persiane azzurre; una facciata melanzana mette in evidenza finestre dal telaio verde pisello; una parete fucsia gioca con le righe bianche e azzurre di una tenda da sole. Tonalità tenui e romantiche si affiancano a gradazioni più audaci, capaci di rallegrare lo spirito anche in un giorno bigio come quello in cui sono stata. Come si fa ad essere di cattivo umore a Burano?

Visita dunque l’isola senza fretta, senza seguire un vero e proprio itinerario: ad ogni svolta puoi stare certa di trovare un piccolo angolo degno di nota. Ti segnalo solo due cosine che sicuramente ti capiterà di vedere: la prima è il campanile di San Martino Vescovo. E’ davvero buffo perché, da qualunque angolazione lo si guardi non si può fare a meno di notare quanto sia storto! Altro circa 50 metri, è vittima del cedimento del terreno, che l’ha inclinato sull’asse di quasi due metri (!). La seconda è invece una dimora molto particolare, quella di Bepi Suà. Bepi era un appassionato di pittura, conosciutissimo dalla gente del posto per una sua peculiarità: lo si vedeva davanti a casa – anche nei giorni più caldi, da cui “suà” (sudato in dialetto) – con i pennelli alla mano, intento a dipingere la facciata con forme geometriche variopinte che, grazie alla loro originalità, distinguevano la sua abitazione da tutte le altre. Oggi Bepi non c’è più, ma i colori della sua casa vengono ravvivati periodicamente affinchè restino sempre brillanti come lui li avrebbe voluti.

Infine, un’ultima nota per gli appassionati del food. Se vai a Burano lasciati tentare da due specialità, la prima delle quali è il risotto ai go. Il “go” è un pesciolino, tale ghiozzo. E’ un pesce povero, bruttarello, che bazzica i fondali della laguna. Ciononostante è molto, molto saporito, tant’è che il risotto è un capolavoro! Provalo in uno dei ristoranti storici dell’isola; io sono stata Da Primo. Infine, assaggia i bussolà (o buranelli): sono biscotti di pasta frolla aromatizzata alla vaniglia che, un tempo, le massaie erano solite avvolgere nella biancheria in modo da profumarla con il dolce sentore del burro. Si preparavano durante il periodo pasquale ma, oggi, li trovi tutto l’anno: pucciali nel Vin Santo, mi raccomando!

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