10 cose che (forse) non hai mai fatto a Milano

Il Bosco Verticale, Milano
Angoli di verde, passaggi nascosti e tesori perduti: dieci esperienze insolite da vivere nella città ambrosiana

Se Milano fosse una macchia di Rorschach, dentro ci vedrei un sacco di cose. Il vecchio appartamento di via Giasone Del Maino, i tavoli del Loola Paloosa, Virginia, una sera alla Scala, l’inferno del mobbing, una mostra di Frida Kahlo con la mamma. Le lacrime sulla strada per la stazione, un ristorante stellato in Galleria e uno cinese in Porta Venezia, una buona dose di solitudine, i Negramaro. Un’afosa serata sul balcone tra chiacchiere e fumo passivo, Tiziana, una collezione piuttosto ampia di delusioni, il bar che ti portava in ufficio il marocchino con la nutella e la brioche integrale al miele. Uno psicologo avrebbe insomma il suo bel da fare nel definire il mio rapporto con la città.

Il fatto è che con Milano ho avuto una relazione lunga e complicata: anche se ci ho vissuto a singhiozzo, ho casa qui sin dal 2006 ed è solo con la pandemia che mi ci sono ristabilita in pianta stabile (per ora, almeno). In questi due anni la mia percezione della città è cambiata, esattamente come è cambiata la ragazzetta che abitava in Via Del Maino. Ho fatto pace con entrambe, forse una volta per tutte. A piedi – del milanese ho sempre avuto il passo da bersagliere – cerco angoli nuovi in cui costruire ricordi: nonostante siano spesso le immagini più semplici a imprimersi nella memoria, dal mio Rorschach emergono a volte anche esperienze più insolite, come quelle che ti racconto qui di seguito.

#1. Vedere il foliage dalla Torre Branca
Si innalza in Parco Sempione, cuore verde di Milano, ed è stata progettata da Gio Ponti nel 1933. Chiusa a lungo, la Torre Branca ha riaperto al pubblico solo sul finire degli anni ’90, grazie al restauro finanziato dai Fratelli Branca (quelli dell’amaro), che la ribattezzarono dandole il loro nome. E’ un luogo speciale da cui ammirare la città: in appena 90 secondi, un ascensore ti porta a 108 metri d’altezza, dove ti aspetta una visione a 360° che abbraccia, tra le altre cose, il vicinissimo Arco della Pace, il Castello Sforzesco, i grattacieli di Isola e persino le guglie del Duomo.

Scegli una giornata limpida e sali in tardo pomeriggio per godere di un indimenticabile tramonto rosa (perchè quando ci si mette, Milano ha dei tramonti – giuro! – quasi caraibici!) oppure opta per una mattina di fine autunno quando il parco esplode nei colori del foliage: non capita tutti i giorni un panorama del genere!

La fermata più vicina alla Torre Branca è Luigi Cadorna (linea rossa e verde); puoi prenotare la tua salita cliccando qui

#2. Camminare sotto gigantesche amanite falloidi
Siamo in zona Lodi e, all’inizio, c’era semplicemente una vecchia distilleria in disuso. La distilleria e lo snodo ferroviario di Trenord. Poi è arrivata la sensibilità artistica di Miuccia Prada e il genio architettonico dello studio olandese di Rem Koolhaas a cui, nel 2015, ha fatto seguito la riqualificazione del sito. L’ex complesso industriale si è trasformato in un centro dedicato all’arte e alla cultura contemporanea: la Fondazione Prada.

All’ultimo piano dell’edificio c’è una porta e, dietro ad essa, un corridoio buio: senza tenerti al corrimano non puoi andare avanti. Procedi per qualche minuto affidandoti solo al tatto, fino alla classica luce in fondo al tunnel, una luce rosa. Stai per entrare nella Upside Down Mushroom Room di Carsten Höller, dove gigantesche amanite falloidi pendono dal soffitto, a testa in giù. Alcune sono sbocconcellate, qualcuno ha dato loro un morso. Inevitabile il riferimento ad Alice che, dopo aver ceduto a quell’ambiguo invito Eat me!, precipita nel buio per atterrare in un mondo nuovo, meraviglioso. Quando esci da questa stanza, quasi speri che dietro ce sia un’altra simile o, per lo meno, una bottiglietta con scritto Drink me!. E invece sei sempre qui, a Milano.

La Fondazione Prada si trova in Largo Isarco 2, circa 15 minuti a piedi dalla fermata Lodi TIBB della metro.

#3. Visitare la Cappella Sistina (!)
D’accordo, non è quella Sistina. E’ però così bella da esserle stata accostata: la trovi nella chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore. Affreschi, dipinti, stucchi: nell’edificio non c’è un solo spazio libero, compreso il soffitto, decorato a intarsi dorati. Tutto merito di Bernardino Luini che ha usato le pareti come un canovaccio su cui narrare parabole ed episodi della Bibbia e del Vangelo. Molto particolare è poi la struttura della chiesa stessa: come indica il suo nome, si tratta infatti di un ex monastero, dove vivevano anche monache di clausura, tra cui quattro figlie di Ippolita Sforza, nipote di Ludovico il Moro. Ecco perchè un tramezzo divide la Chiesa in due ambienti: oggi entrambi visitabili, il primo, che dà sulla strada, era aperto al pubblico, mentre il secondo, il Coro delle Monache, era riservato unicamente alle religiose.

Una curiosità: non perderti l’affresco dedicato al Giudizio Universale! Sull’arca di Noè, vedrai salire due splendidi unicorni bianchi.

San Maurizio al Monastero Maggiore si trova in Corso Magenta, 15. In questo post, trovi altre chiese che vale la pena vedere a Milano.

#4. (Ri)scoprire la Vigna di Leonardo
Che Milano sia punteggiata di cortili segreti, angoli ricchi di verde in pieno centro, non è una leggenda. Tra le oasi di pace accessibili al pubblico, ce n’è una d’eccezione, una piccola vigna che si nasconde dietro la facciata di Casa Atellani, famiglia anticamente legata agli Sforza. Fu Ludovico il Moro in persona a regalare questo appezzamento di terra a Leonardo Da Vinci che, alla corte meneghina, trascorse diversi anni.

Sebbene non sia quella originale, andata distrutta nei secoli, la vigna odierna presenta però lo stesso vitigno vinciano: recuperato grazie ad un progetto scientifico dell’università di Milano, che ha coinvolto genetisti ed esperti del DNA della vite, la Malvasia di Candia Aromatica – o Vite di Leonardo – è stata reimpianta qui nel 2015 e, pochi anni dopo, è stata vendemmiata per la prima volta. Il vino ricavato dal prezioso vitigno, oggi coltivato sui colli tra Pavia e Piacenza, prende il nome di Dama di Milano e lo puoi degustare nella caffetteria di Casa Atellani: bianco e profumato, l’ho apprezzato molto!

La Vigna di Leonardo si trova in Corso Magenta 65, a pochi passi dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove è conservato il Cenacolo vinciano. E’ accessibile solo tramite visita guidata

Milano insolita

#5. Riflettere sul Binario 21
C’è, alla Stazione Centrale di Milano, un’area nascosta. Si trova sotto il livello stradale ed era un tempo utilizzata per caricare e scaricare la corrispondenza. Durante il Secondo Conflitto Mondiale conobbe però un’altra, terribile destinazione d’uso. Era qui che, tra latrati di cani e ordini sbraitati, venivano condotti ebrei e dissidenti politici da destinare ai lager. Stipati su carri bestiame, poca aria e un secchio per i bisogni, i prigionieri venivano issati su di un montacarichi e innalzati poi a livello degli altri binari; una volta fuori, il loro vagone veniva agganciato ad un locomotore pronto a partire. Sono ben ventitré i treni che, tra il 1943 e il 1945, lasciarono la Stazione Centrale con direzione Auschwitz, Mathausen, Bergen-Belsen e il campo italiano di Fossoli, vicino a Modena. Quanti furono i deportati non lo sappiamo con esattezza; i registri riportano solo i numeri dei primi due convogli: 774 persone, di cui solo 27 sopravvissute. Tra loro, l’allora tredicenne Liliana Segre.

Oggi, questo stesso Binario sotterraneo, definito Binario 21, ospita il Memoriale della Shoah. Rimasto intatto, non è un museo: non ci sono sale o cimeli particolari. E’ piuttosto uno spazio di raccoglimento, preghiera e riflessione, in primis sulla tremenda indifferenza che permise l’attuazione del piano più folle che la Storia ricordi. E proprio indifferenza è la parola chiave del Memoriale, incisa a caratteri cubitali sul muro che accoglie il visitatore. Solo varcando quel muro, e dunque solo superando l’indifferenza, sarà possibile tentare di elaborare la tragedia e farne un monito per le generazioni future.

Il Memoriale della Shoah si trova a lato della Stazione Centrale; l’entrata è in Piazza Edmond J. Safra 1. Puoi prenotare la tua visita sul sito ufficiale.

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#6. Assaporare la quiete dell’orto botanico di Brera
Del complesso di Brera – che, oltre alla Pinacoteca, comprende l’Accademia di Belle Arti, la Biblioteca Braidense, l’Osservatorio Astronomico e l’Istituto Regionale di Scienze e Lettere – fa parte anche l’Orto Botanico, un piccolo gioiello cittadino. Decadente e romantico al punto giusto, in primavera è bello fermarsi qui a leggere seduti su di una panchina, nel silenzio più totale.

Nato, così come l’Accademia, per volere di Maria Teresa D’Austria (sì, proprio la mamma di Maria Antonietta), questo spazio fu prima orto dei Padri Gesuiti e poi giardino degli Asburgo, mentre oggi viene gestito dall’Università degli Studi di Milano. Nei suoi cinquemila metri quadri di verde, crescono alberi piantati in epoche diverse e trionfa la biodiversità: vi sono zone che ricreano ambienti aridi, umidi o mediterranei, aree di sottobosco, aiuole di erbe officinali e altre in cui prosperano specie rare come la Utricularia Vulgaris, una pianta carnivora acquatica.

L’orto botanico ha due ingressi: da via Brera 28 e da via Fratelli Gabba ed è completamente gratuito.

#7. Scendere nei sotterranei del Castello Sforzesco
Dopo Duomo e Galleria, il Castello Sforzesco è forse l’attrazione più conosciuta e visitata della città: dalla Torre del Filarete ci si immette nel Cortile delle Armi, si guarda in su alla ricerca dello stemma del biscione blu simbolo di Milano, e si accede poi all’ampia area su cui si estende la fortezza, tutta torrioni e cortili interni. La maggior parte dei visitatori si limita a questo: non tutti sanno che ci sono alcune aree esclusive, accessibili solo con un tour guidato.

Va detto innanzitutto che il Castello fu, prima ancora che dimora dei Duchi di Milano, un’importante struttura difensiva a cui lavorarono i principali architetti e ingegneri del tempo, incluso Leonardo da Vinci. Attualmente è possibile percorrere due passatoie fondamentali per la protezione del forte: la prima si snoda in alto sulle merlate e ricalca gli antichi camminamenti di ronda (con viste pazzesche, tra l’altro!). La seconda ti consente invece di attraversare la “Strada coperta della Ghirlanda”, un tunnel sotterraneo che corre sotto Parco Sempione a ridosso dell’attuale fossato del Castello, lungo quella che era la seconda cerchia muraria. Una guida ti svelerà i sistemi difensivi in uso nel Quattrocento e ti condurrà attraverso cunicoli, stanze e corridoi nascosti, alcuni più angusti, altri sufficientemente ampi per farvi passare guardie a cavallo (!).

Se vuoi visitare il quadrato sforzesco in modo diverso dal solito, puoi prenotare il tuo tour qui. Ricorda inoltre che il Castello racchiude al suo interno anche un museo, il cui pezzo forte è la Pietà Rondanini, scultura marmorea a cui Michelangelo lavorò sino a pochi giorni prima della morte.  

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#8. Controllare se, in Duomo, il sacco è ancora appeso
Se entri in Duomo, fermati nella navata di destra vicino all’ingresso e guarda in su. Sopra la tua testa pende un grosso sacco fissato all’arcata. Non ti dico cosa contiene perché non lo so. Anzi, non lo sa nessuno. In tanti conoscono però il mito che vuole che quel sacco cada solo il giorno del giudizio, conseguenza (o forse causa?) della fine del mondo. Ho cercato sul web qualche info in più ma non ho trovato nulla riguardo a questa diceria: chi ce l’ha messo, ad esempio? E quando? L’importante è che regga e con tutto quello che è capitato negli ultimi anni… bhè, c’è da ritenersi fortunati che sia ancora al suo posto!

Sul Duomo di Milano puoi anche salire: a piedi o in ascensore, raggiungi le terrazze e guarda da vicino le sue guglie, che sono ben 145! Puoi prenotare questa esperienza qui. 

#9. Appassionarti all’arte funeraria
Non temere, questo non è un suggerimento macabro come sembra. Perchè il Cimitero Monumentale di Milano è una vera e propria perla, un emozionante tributo non solo alle famiglie che in esso riposano ma alla città stessa. Camminando lungo viali profumati di tiglio potrai cogliere l’aura di regalità che lo caratterizza: a balzare all’occhio sono le grandi edicole, giganteschi mausolei che i casati più abbienti hanno commissionato nei secoli ad artisti di grido quali Lucio Fontana, Giannino Castiglioni e Adolfo Wildt.

A ben guardare, però, nessuna tomba è del tutto anonima. Ciascuna di esse racconta, attraverso le sculture che la sovrastano, la propria storia, struggente, ambigua o eroica che sia. Una su tutte? Quella di Maria Berruccini, nota semplicemente come ‘la fidanzatina di Milano’: bellissima nel suo giaciglio di pietra, sembra dormire, scolpita in una posa estremamente sensuale. Ma non è soltanto la statua ad attirare l’attenzione del visitatore; la sua epigrafe recita infatti: “Non dire ad alcuno perché sono morta”. Forse un suicidio per amore?

Il Cimitero Monumentale di Milano si trova in zona Isola. E’ aperto tutti i giorni tranne il lunedì e l’entrata è gratuita. Spesso, vengono organizzate visite guidate anche a tema; ecco il sito ufficiale per cercare quelle in programma.

tombe famose monumentale milano

#10. Ammirare la fioritura dei papaveri
Se una volta Corso Como era un concentrato di locali e discoteche, oggi è anche via d’accesso privilegiata a una delle zone più futuristiche della città. Qui trovi grattacieli pieni di specchi che strizzano l’occhio a Dubai, opere architettoniche eleganti e insolite – come il pluripremiato Bosco Verticale (foto di copertina) -, i giochi d’acqua di Piazza Gae Aulenti e splendide aree verdi. Di particolare interesse è il BAM, la Biblioteca degli Alberi, un giardino botanico che ospita un’incredibile varietà di piante – dalle aromatiche alle acquatiche -, attrezzato con aree relax: ai primissimi caldi, c’è già chi organizza pic-nic sull’erba, si sdraia a prendere il sole o si dedica a fitness e yoga sul prato.

Se vieni qui nel mese di maggio, avrai la fortuna di assistere a uno spettacolo in più: lo sboccio dei papaveri. Fiori poveri per eccellenza, effimeri, bruciati in fretta dal sole di giugno, i papaveri hanno però un grandissimo impatto visivo e creano un insolito contrasto con l’avveniristico sfondo alle loro spalle. Se guardi bene, potrai notare anche qualche macchia indaco: sono fiordalisi! Vederli qui a Milano mi ha emozionata: questi fiori fanno parte della mia infanzia e mi ricordano le lunghe mattine d’estate in campagna con i nonni. Non li vedevo da anni – da me in Piemonte sono praticamente spariti – ed è stata una grande sorpresa trovarli proprio qui, in una metropoli.

Quello di zona Isola non è l’unico prato fiorito di Milano: in città se ne contano più di cinquanta tra grandi e piccoli. Altre fioriture si trovano nei parchi Forlanini e Formentano, in corso Europa, in via Ripamonti e in via dei Missaglia. 

Milano insolita

Hai già fatto qualcuna di queste esperienze? E che rapporto hai con Milano?

 

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