Storia di una lenticchia: la fiorita di Castelluccio di Norcia

Fioritura lenticchie castelluccio quando
Un piccolo borgo e centinaia di fiori selvatici danno vita a uno degli spettacoli più colorati del mondo

Castelluccio è una piccola frazione poco distante da Norcia. Adagiata su di un promontorio dei Monti Sibillini, non è che una manciata di case. Tutto intorno, colline dolci e verdissime e, alle spalle un monte, il Vettore, che ai primi di giugno conserva ancora qualche traccia di neve. Ma è quel che si trova ai piedi del borgo a rapirti il cuore. Appena prima dell’inizio dell’estate, i campi che lo circondano, coltivati con la preziosa lenticchia IGP, si riempiono di fiori selvatici, trasformandosi nella più vivace delle tavolozze. Il rosso dei papaveri, il giallo della senape, il bianco delle margherite, il blu dei fiordalisi: uno spettacolo unico al mondo, da scoprire tutto a piedi percorrendo i sentieri in mezzo alla piana o arrampicandosi sui colli circostanti per godere di una vista a 360°.

Storia di una lenticchia

Chiamata lenta dagli abitanti della zona, prodotto IGP, la lenticchia di Castelluccio ha una buccia tenera e un sapore unico, speciale. E speciale è la sua storia.

Coltivata da secoli su queste piane a quasi 1500m d’altitudine, la lenticchia si semina allo scioglimento delle nevi. Fiorirà tra maggio e luglio, quando sarà tempo della carpinatura, ossia della raccolta. Una volta, a farla erano le carpirine: l’arrivo delle lavoratrici dai paesi dei dintorni era una vera e propria festa, con tanto di musica! Ogni gruppo di donne era infatti accompagnato da un suonatore di organetto che annunciava l’arrivo e la fine del lavoro: un modo per richiamare l’attenzione e comunicare ai proprietari degli appezzamenti la disponibilità delle braccianti.

Oggi come allora, la lenticchia cresce senza pesticidi; tutto ciò di cui ha bisogno è l’acqua. Quella piovana però non basta. Il carsismo che caratterizza la zona è infatti avaro di sostanze nutritive e responsabile della dispersione di liquidi: l’acqua finisce infatti per confluire nelle profonde fenditure che spaccano il terreno. E quindi? La natura viene in aiuto. Se la piccola lenticchia non riesce a trattenere abbastanza umidità, ci pensano altre piante. Papaveri, margheritine e tutti quei fiori spontanei che altrove vengono soffocati sul nascere perché infestanti, in questo angolo d’Umbria diventano invece fondamentali. Con le loro radici riescono a trattenere acqua e sali minerali e, fungendo da ombrello, proteggono la lenticchia dall’escursione termica. Creano insomma le condizioni ottimali per la sopravvivenza del legume che, in perfetta simbiosi, cresce letteralmente aggrappato a loro.

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I protagonisti della fiorita

Tante, tantissime sono le specie (e i colori) che si avvicendano sulla Piana di Castelluccio nel giro di appena un paio di mesi. Si comincia ai primi di maggio con le orchidee selvatiche; siamo sui piani di Ragnolo, nella zona nord del Parco e ne contiamo ben 37 (!) tipologie diverse. A fine mese è la volta dei tulipani di montagna. Gialli e arancio, li puoi vedere nelle distese di Pian Grande: con i petali appuntiti, più aperti e dischiusi rispetto a un tulipano tradizionale, sembrano gonnellini di fata. Sono fiori molto rari, tant’è che la regione Umbria li ha inseriti nella lista delle specie a rischio. Sempre a maggio, vedrai anche pennellate di bianco: sono i delicati narcisi selvatici e le corolle della camomilla bastarda.

Nel mese di giugno, alla tavolozza si aggiungono prima i boccioli gialli della senape selvatica e poi il rosso accesso dei papaveri che raggiungeranno il culmine della loro fioritura a fine mese. Il papavero lo adoro: sebbene sia il fiore spontaneo più comune e infestante come pochi, mette allegria solo a vederlo. Cercalo anche intorno a Norcia, dove crea veri e propri mari vermigli o buca distese di spighe bionde.

Luglio porta il blu: a sbocciare sono lo specchio di Venere (un fiorellino simile alla campanula), la genziana e i fiordalisi, ultimi a fiorire perché, rispetto ad altre specie, prediligono giornate ancor più calde e luminose.

E la lenticchia? Per vederla devi aguzzare la vista! Seminascosti da questo arcobaleno campestre, ecco dei microscopici boccioli bianchi: li puoi notare sin dal mese di maggio.

Dove avviene esattamente la fiorita?

La fiorita avviene nella Piana di Castelluccio, una conca di circa 15 km² posta all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini a circa 30km da Norcia. Innanzitutto, due parole su Castelluccio:

# Castelluccio di Norcia è il cuore pulsante della fiorita, che domina dall’alto del promontorio su cui sorge a 1452metri di altezza. Ahimè, la Castelluccio odierna non è quella di qualche anno fa. Oltre il 60% dei suoi edifici son andati distrutti durante il sisma del 2016 e i segni della tragedia sono tuttora visibili: abitazioni sventrate, esercizi inagibili e rilocati fuori dal centro storico, crepe profonde tanto sui muri quanto nei cuori.

C’è però tanta voglia di ricominciare e, anche a fronte dei tempi ulteriormente dilatati dalla pandemia, di ricostruire. Dai una mano alla comunità locale fermandoti a mangiare un boccone in uno dei tanti stand e bar che affollano l’entrata del paese. In alternativa, acquista souvenir gastronomici da portare a casa: pacchetti di lenticchie e altri legumi e insolite birre artigianali come la 1452, realizzata a partire da materie prime tipiche del territorio quali lenticchie, farro, roveja e grano saraceno.

Veniamo ora alla Piana di Castelluccio, dove la natura dipinge con i fiori. E’ costituita da tre territori distinti:

# Pian Grande. Situato sulla strada che da Castelluccio si dirige verso Forca Canapine-Norcia, ospita la fioritura più famosa e d’impatto. Oltre ai campi variopinti, sempre a Pian Grande si trovano altre due attrazioni degne di nota: il bosco a forma d’Italia e il Fosso dei Mergani. Il primo lo vedi sulle pendici di Poggio Croce; piantato nel 1961 per festeggiare il primo centenario dell’unità del nostro Paese, è composto da centinaia di conifere che riproducono perfettamente lo stivale. Ai suoi piedi, una deliziosa edicola intitolata alla Madonna. Il Fosso dei Mergani (foto sotto) conosciuto anche con l’appellativo di Inghiottitoio, è invece un’enorme spaccatura nel terreno (1,5 km di lunghezza per 20 mt. di profondità) di natura paludosa. E’ qui che confluisce infatti la maggior parte dell’acqua meteorica; visto dall’alto è un paesaggio surreale.

# Pian Piccolo si trova sulla strada che sale a Forca di Presta e costeggia la faggeta di Macchia Cavaliera;

# Pian Perduto è situato quasi interamente in provincia di Macerata e per arrivarci basta superare Castelluccio, in direzione Visso. Pian Perduto è l’ultimo a fiorire e deve il suo nome al fatto di essere stato letteralmente “perduto” da Norcia nella battaglia che, nel 1522, l’ha vista schierata contro Visso.


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Quali sono i punti più panoramici da cui ammirare la fiorita?

Il colpo d’occhio è stupendo ovunque tu decida di rivolgere lo sguardo. Le strade che conducono alla piana (SP477 e SP136) sono già di per sé molto panoramiche e offrono vedute eccezionali. Per una prospettiva più ravvicinata ma ugualmente d’impatto, basta invece camminare lungo le stradine che costeggiano i vari appezzamenti fioriti: insomma c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Diverso il discorso se cerchi vedute aeree più speciali: in questo caso, dovrai metterti le gambe in spalla e arrampicarti sui monti circostanti. Puoi imboccare ad esempio lo sterrato che porta in cima a Poggio Croce (quello dove si trova il bosco a forma d’Italia); oppure il sentiero appena sopra Castelluccio che termina alla Croce del Buon Vento, in cima al Monte Veletta. Ho fatto proprio quest’ultimo e la visuale da quassù è quella che più porto nel cuore: la piana colorata, il monte Vettore e il borgo di Castelluccio (panorama che anche con la neve non deve scherzare!)

Un punto di vista ancora diverso e decisamente ‘alto’, è quello che ti regala un volo in deltaplano o parapendio: le correnti ascensionali che caratterizzano il promontorio di Castelluccio lo rendono infatti un luogo particolarmente adatto per gli sport a volo.

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I leggendari Monti Sibillini

Fin dal Medioevo, i Monti Sibillini hanno stuzzicato l’immaginario collettivo grazie a una serie di leggende e storielle più o meno inquietanti. Innanzitutto il loro nome rimanda alla Sibilla, affascinante oracolo condannata a una vita di solitudine nel cuore di queste montagne. L’antro della maga pare infatti trovarsi proprio qui: si tratta di una caverna, conosciuta come Grotta delle Fate, situata nei pressi della vetta del monte Sibilla. La si può raggiungere solo a piedi, ed era il punto d’accesso al regno sotterraneo della sacerdotessa. Più accessibile è invece il Museo a lei dedicato – lo trovi a Montemonaco (AP) – che, oltre a testimonianze storiche e artistiche della sua vita, espone un oggetto d’eccezione: la Grande Pietra che, rinvenuta sul fondo del Lago Pilato, riporta incisioni misteriose.

A questo proposito, c’è da dire che anche il Lago Pilato non è esente dal mito. Si dice che questo specchio d’acqua, situato a quasi 2000m d’altitudine, si formò nel momento in cui Ponzio Pilato si lavò le mani e che le sue acque ne custodiscano il corpo. Come è finito fin lassù? Condannato a morte dall’imperatore Tiberio dopo la crocifissione del Signore, il corpo di Pilato venne chiuso in un sacco e affidato a un carro senza conducente: i bufali che lo trainavano vennero lasciati liberi di vagare senza meta. Da Roma, i buoi giunsero fino ai Monti Sibillini e finirono per precipitare nelle acque di questo lago che, da allora, cominciò ad essere identificato con il portale degli Inferi. La sua fama demoniaca perdurò nei secoli, tanto da diventare teatro di Sabba notturni a cui presenziavano maghi, streghe, alchimisti e persino dame e cavalieri pronti a vendere l’anima al diavolo in cambio della realizzazione dei propri desideri. Basta dire che tra il XIII e il XV secolo, le autorità religiose arrivarono ad erigere muri – e persino una forca – all’inizio della vallata, onde scoraggiare l’accesso alla zona.

E dove ci sono le streghe, si sa, ci sono anche le fate. Quelle dei Monti Sibillini hanno una caratteristica molto particolare: giovani e belle, hanno però i piedi caprini! Narra la legenda che queste creature amassero far festa e, per questo, la sera, fossero solite scendere a valle per danzare; un’unica regola le vincolava: fare ritorno sui monti prima del sorgere del sole. Una notte, in tremendo ritardo, scalpitarono talmente tanto che i loro zampini scavarono in profondità una parete della montagna, creando quella spaccatura perfettamente visibile che attualmente conosciamo con il nome di Strada delle Fate.

Oggi il Lago di Pilato, unico bacino naturale di origine glaciale dell’Appennino, è una meta molto gradevole, soprattutto in estate quando assume la caratteristica forma ad occhiale in seguito allo scioglimento delle nevi. Lo si può raggiungere risalendo il sentiero che, dalla Foce di Montemonaco, conduce al Monte Vettore.

La Strada delle Fate è invece la faglia del Monte Vettore, che taglia il massiccio a circa 2000 metri.

Info utili

# Tanti sono concordi nel dire che il periodo migliore per vedere la fiorita sia tra fine giugno e inizio luglio. Tuttavia, trattandosi di un evento completamente naturale, queste non possono che essere date approssimative. Allo stesso modo, è impossibile prevedere quanto durerà: alcuni anni è stata lunghissima, altri è svanita nel giro di una settimana. Quando la primavera è molto calda ad esempio, i fiori sbocciano in anticipo e, di conseguenza, sfioriscono prima. Insomma ogni anno è diverso e, in fondo è proprio questo il bello. In qualunque momento tu decida di andare, purchè tra maggio e luglio, lo spettacolo è assicurato: a cambiare saranno solo i colori. Io ci sono stata per due annate consecutive, a metà e a fine giugno. Tornerò ancora per il gran finale di luglio.

# Se hai la possibilità di organizzare viaggi last minute, puoi però tenere d’occhio l’avanzamento della fioritura grazie alla webcam di Castelluccio, che monitora l’altipiano in tempo reale e consente anche a chi sta a casa di seguire la fioritura di giorno in giorno!

# Come è facile immaginare, l’evento attira ogni anno centinaia e centinaia di visitatori. Per non danneggiare l’ambiente (e il lavoro degli agricoltori!) è bene osservare alcune regole:
– E’ vietato raccogliere fiori (anche perché sei all’interno di un parco nazionale dove, di norma, i fiori non si toccano);
–  E’ vietato calpestare i fiori e invadere i campi: ci sono un sacco di sentieri che passano proprio a lato, consentendo comunque di scattare foto eccezionali;
– E’ vietato sostare con la propria auto a bordo strada, onde evitare di intasare il traffico. Anche per questo, nei weekend in cui è previsto il maggior afflusso turistico, il comune di Castelluccio ha pensato bene di chiudere le strade ai mezzi privati, mettendo però a disposizione una serie di navette.

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