Quattro giorni per scoprire Malta

quattro giorni Malta
I colorati bow window de La Valletta, Malta
Un intenso itinerario tra colorati villaggi di pescatori, spiagge e templi megalitici

I fenici la chiamavano Maleth, rifugio. I greci Melìte, dolce, per via del miele che le api dell’isola producevano in quantità. Certo è che con quel mare smeraldino e 300 giorni di sole l’anno, un dolce rifugio Malta lo è tutt’ora e di sicuro lo è stata per tutti quei popoli – romani, arabi, normanni, spagnoli, francesi, inglesi – che, nei secoli, si sono avvicendati al suo dominio. Indipendente dal 1964, Malta è riuscita a rielaborare la sua eccezionale eredità culturale in un’identità propria, che oggi dispiega nell’architettura, nella lingua e nella cucina.

Quello che ti propongo è un intenso itinerario di quattro giorni pensato per i mesi più caldi: le spiagge non sono la priorità di questo viaggio, ma porta sempre con te costume e asciugamano. Malta è poco più grande dell’isola d’Elba: se per muoverti non vuoi noleggiare un’auto, puoi utilizzare i mezzi pubblici oppure – soluzione che ho adottato – scaricare l’app BOLT, che funziona esattamente come Uber. Come base per il mio soggiorno ho scelto la capitale, La Valletta; cominciamo proprio da qui.

GIORNO 1

#La Valletta: Città-fortezza patrimonio UNESCO, La Valletta è stata fondata nel 1566 dall’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni e si è sviluppata come una splendida città barocca. Il romanziere Walter Scott l’ha definita “a city built by gentlemen for gentlemen” e, di fatto, l’eleganza che l’ha contraddistinta in passato emerge ancora oggi. Passeggiando nelle sue vie – impervi saliscendi che mettono alla prova il visitatore – non puoi fare a meno di notare le colorate gallarijas, balconi coperti molto simili ai bow window britannici che, con le loro tinte, spezzano l’oro della pietra maltese, gialla come tufo. Di origine probabilmente moresca, le gallarijas servivano per proteggersi da sole e vento, oltre che per osservare senza esser visti: proprio questa pare fosse la funzione della prima gallarija mai costruita, quella del Palazzo del Gran Maestro, oggi sede della presidenza.

Tappa d’obbligo a La Valletta è la Concattedrale di San Giovanni Battista (Triq San Ġwann), chiesa cinquecentesca custode di un duplice tesoro: la Decollazione di San Giovanni e il San Gerolamo Scrivente, opere entrambe ascrivibili a Caravaggio. In particolare, la prima è la più grande tela del Merisi esistente sul pianeta, nonché l’unica a riportare in calce la sua firma, sapientemente camuffata nelle cromie del sangue versato dal santo morente. Una premonizione? Un’allusione a quello che l’artista sapeva essere il suo destino? Forse. Sul Caravaggio pendeva infatti una condanna papale per omicidio, che lo spinse a fuggire da Roma e a cercare rifugio a Malta. Nuovamente imprigionato e nuovamente evaso, tornerà in Italia dove verrà assassinato in circostanze mai chiarite.

Prima di lasciare Concattedrale, ancora due parole sul pavimento, a mio parere splendido. L’intera pavimentazione della chiesa è costituita da circa 400 lastre di marmo policromo, corrispondenti alle altrettante tombe dei Cavalieri dell’Ordine che qui riposano. Come un mazzo di tarocchi, si dispiegano sotto i piedi del visitatore mescolando colori cupi e vivaci, scheletri grotteschi e cherubini beffardi; l’effetto è forse un po’ macabro, ma è impossibile non apprezzarlo.

Proseguiamo ora verso i Giardini di Barrakka, terrazza verde della capitale. Costruiti sui bastioni meridionali de La Valletta, si affacciano sul Grand Harbour, il porto, e sul profilo delle Tre Città (che visiteremo domani). La fila di cannoni allineati sulle mura, protagonisti della quotidiana saluting battery, racconta un’altra pagina della complessa storia nazionale, quella più bellicosa. La seconda guerra mondiale, che assegnò a La Valletta il triste primato di capitale più bombardata d’Europa, vide la creazione di un’ampia città sotto la città, fatta di tunnel e rifugi antiaerei scavati nella roccia. La maggior parte di essi è oggi chiusa al pubblico, ma alcune costruzioni sono state sapientemente riconvertite: ne è un esempio l’Harbour Club che, ospitato in una vecchia cisterna, è oggi un jazz bar oltre che un (buon!) ristorante.

A proposito di cibo, la scena culinaria della capitale è molto varia: si va dagli stellati Michelin a veraci trattorie. Sulla tavola non mancano mai Ftira, Ġbejniet e Bigilla (rispettivamente un pane a forma di ciambella, un formaggio di capra e un hummus a base di fagioli); tra i piatti più tipici, trovi invece il Fenkat, coniglio in umido cucinato con spezie, vino e pomodoro, e il Qarnit, polpo servito stufato o alla griglia.

# St. Paul’s Bay: Dopo un lungo giro in città, punta a nord e raggiungi la Baia di San Paolo, Santo Patrono di Malta. Secondo le Scritture, l’apostolo, in viaggio verso Roma dalla Terra Santa, naufragò proprio su queste coste e iniziò qui la sua opera di cristianizzazione dell’isola. Il lungo mare e le spiaggette di Qawra, con il tramonto sullo sfondo, sono un modo fantastico di terminare la nostra prima giornata.

quattro giorni Malta

GIORNO 2

# Marsaxlokk: Letteralmente significa ‘porto a sud-est’ e, in italiano, viene tradotto come Marsa Scirocco in onore del vento che soffia proprio da questa direzione. Si tratta di un delizioso paesino di pescatori: il Mediterraneo che scintilla, una chiesa dalla cupola rossa – quella di Nostra Signora di Pompei – e, la domenica mattina, un mercato ricco di voci e profumi. Pesci freschissimi affollano le bancarelle: gamberi, polpi, triglie, orate, pesci spada, tonni grandi come quello della foto qui sotto. Non mancano i dolci: cerca la pastosa consistenza dei datteri in un chiosco di Imqaret, ghiotte frolle ripiene; la dolcezza della ricotta dei Kannolis, versione maltese di quelli nostrani, o la freschezza della frutta in un cestino di fichi di India.

Spostati sul lungomare e osserva quei barchini piccoli e coloratissimi. Sono i luzzi, gli antichi pescherecci in legno tipici dell’arcipelago. Guardandoli da vicino, noterai a prua due occhietti. In numerose culture – da quella egiziana a quella turca – l’occhio è considerato simbolo di buon auspicio ed è proprio per scongiurare i pericoli della navigazione, che i pescatori maltesi presero a dipingerlo sul proprio scafo.

# St Peter’s Pool: Oggi utilizzati per lo più a scopo turistico, gli sgargianti luzzi salpano spesso alla volta della vicina St. Peter’s Pool, una piscina naturale balneabile scavata tra le rocce: imbarcati per un tuffo nel blu! Torna a Marsaxlokk in tempo per pranzo e siedi a uno dei numerosi ristoranti che affollano il porticciolo. Assaggia uno dei piatti di punta, il lampuka (la lampuga), un pesce azzurro magro e saporito, cucinato in una densa salsa di pomodoro.

quattro giorni Malta

# Tarxien: Di quanto mi sia appassionata al Neolitico maltese, ne ho già parlato qui. Nel primo pomeriggio puoi visitare il tempio di Tarxien, sito megalitico realizzato tra il 3000 e il 2500 a.C., dalle caratteristiche stanze a trifoglio. In alternativa (o in aggiunta, se ti piace l’idea!), puoi recarti anche all’ipogeo di Ħal Saflieni.

# Le Tre Città: Le hai già viste da lontano, quando ti sei affacciato alla balconata dei Giardini di Barrakka di Valletta. Si tratta di tre lingue di terra protese sul mare: Birgu (oggi conosciuta come Vittoriosa), Bormla (Cospicua) e Isla (Senglea). Con i loro palazzi color sabbia sono luoghi molto dolci allo sguardo e invitano a uno stile di vita lento, rilassato. Da vedere, in particolare, il Forte Sant’Angelo a Vittoriosa, primo quartier generale dei Cavalieri di Malta. A questo proposito, una piccola nota a cui tengo molto: all’entrata del Forte, ho trovato con grande sorpresa un mojón, la pietra miliare che, sul Cammino di Santiago, riporta il kilometraggio mancante alla meta. Quanti ricordi, non potevo credere ai miei occhi (il mio primo istinto è stato quello di correre ad abbracciarlo, parliamone). Ma che ci fa lì? Un pannello spiega che da Vittoriosa transita il Camino Maltés, una nuova rotta valida per l’ottenimento della Compostela, inaugurata nel 2023. Questo percorso va ad aggiungersi a quelli provenienti da Spagna, Francia, UK e Portogallo e il pellegrino che intende intraprenderlo, prima di imbarcarsi per Sicilia e Sardegna e proseguire poi a piedi da Barcellona, dovrà camminare sull’isola di Malta circa 35km.

# Sliema e St. Julian: Contrariamente all’opinione diffusa sul web, Sliema e St. Julian non mi sono piaciute per nulla. Forse è colpa mia: ho fatto l’errore di visitarle non solo in pieno agosto ma anche sul tardo pomeriggio, ora in cui prende il via una invadente movida che si trascina sino al mattino seguente tra (brutti) complessi residenziali, discoteche, locali e college estivi. L’unica cosa ho apprezzato è stata la breve passeggiata che, dal porticciolo di Sliema, conduce a Tigné Point, estremità rocciosa di fronte alla quale si staglia il signorile profilo de La Valletta. Soprattutto al calar del sole, quando il cupolone e gli altri edifici si incendiano d’arancio, vale la pena spingersi sin qui. Per il resto, a meno che tu non sia un sedicenne (o ti ritenga tale), anche no.

quattro giorni Malta

GIORNO 3

# Blue Grotto: Ahimè, un’altra delusione. Riporto questa tappa soltanto per amor di cronaca; non mi sento affatto di consigliarla. Peccato, perché le premesse c’erano tutte: un giro in barca, grotte dalle acque purissime, il sole che filtrando tra le rocce rende il mare di un cobalto ancora più intenso. E invece, il giro in barca è stato breve e decisamente costoso rispetto a quanto offerto; le grotte erano superficiali cavità scavate nella roccia e, soprattutto, di riflessi blu nemmeno l’ombra. Niente, di Grotta Azzurra ce n’è una sola ed è nella mia adorata Capri.

# Ħaġar Qim e Mnajdra: Gioielli del patrimonio archeologico maltese, sono due templi attigui costituiti da blocchi in pietra di dimensioni ciclopiche – 60 tonnellate il più imponente – la cui funzione non è tutt’ora chiara. Risalenti al IV millennio a.C., fanno compiere al visitatore un incredibile salto temporale: su per giù, hanno infatti almeno mille anni in più delle Piramidi.

# Dingli Cliffs: Le scogliere di Dingli sono il punto più alto dell’isola (circa 250 metri) ed è da quassù, più che in qualunque altra grotta, che le acque del Mediterraneo assumono una tinta meravigliosamente blu. Questo enorme terrazzo naturale è da molti ritenuto uno dei luoghi migliori per osservare il tramonto; per oggi, però, abbiamo altri piani!

# Mdina: Antica capitale dell’isola, venne abbandonata dai Cavalieri dell’Ordine a favore de La Valletta che, affacciata sul mare, dava loro la possibilità di contrattaccare più rapidamente in caso di agguato. Conosciuta come la città silente o la città notabile (nobile), Mdina conserva intatta la maestosità del suo passato ed è forse il luogo che più di tutte esprimi la multiculturalità maltese. Tra imponenti chiese barocche e stretti vicoli di pietra calcarea, emergono assolati angoli di Sicilia, si intrecciano labirinti moreschi e si respira persino un po’ di Inghilterra. A salvaguardare questo insolito mix, l’abbraccio di pietra di una cinta muraria che, soprattutto nelle notti di luna, sembra celare le meraviglie di una kasbah delle Mille e una Notte.

# Rabat: Un tempo un’unica città con Mdina, Rabat è oggi un centro abitato a sè stante, raggiungibile però con una brevissima passeggiata. A San Paolo sono intitolate la cattedrale e le numerose catacombe che, se non soffri di claustrofobia, ti consiglio di visitare. Se hai familiarità con altri ambienti sotterranei – mi vengono in mente Napoli e Orvieto, ad esempio – troverai quello di Rabat ancor più angusto (e di conseguenza sinistro). Tornata in superficie, goditi il sole passeggiando tra le vie dell’adorabile centro storico della città, ricco di bow window in stile La Valletta, e fermati per una pausa golosa al Crystal Palace (noto anche come Is-Serkin). Si dice sia la migliore pastizzeria di Malta e, se non l’hai ancora fatto, assaggia un pastizz, una burrosa sfoglia ripiena di ricotta, street food per eccellenza dell’arcipelago (foto sopra).

# Għajn Tuffieħa Bay: Concludiamo la nostra giornata con un bagno a Għajn Tuffieħa, spiaggia di sabbia rossa a detta di molti una delle più belle di Malta. La puoi raggiungere solo a piedi, con una scalinata di circa 200 gradini: risalire sarà un po’ faticoso, ma ne vale la pena! In alternativa, puoi optare per l’altrettanto nota Golden Bay, ad essa adiacente; entrambe sono perfette per vedere il sole che scompare in mare. Prendi posto sull’asciugamano, procurati una bibita – una Cisk, la birra locale, o un Kinnie, il soft drink tutto maltese che ricorda un po’ il nostro chinotto – e… goditi lo spettacolo.

quattro giorni Malta

GIORNO 4

Un ultimo giorno – o meglio ancora uno e mezzo – dedicalo alle altre due isolette dell’arcipelago: Gozo e la minuscola Comino. Te ne parlo in questo post!

Join the Conversation

2 Comments

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

  1. says: Claudia

    Ciao Cris, sono stata a Malta due volte di cui l’ultima la scorsa primavera e concordo con te su diverse cose: Sliema fa schifo (si può dire?? 🙂 ), i gioielli dell’isola secondo me sono Mdina Rabat e i templi neolitici, inoltre anche a me è piaciuta Marsa Scirocco.. Valletta invece anche nella seconda volta che l’ho visitata purtroppo non è riuscita a piacermi, non so bene perchè. Ero stata a Gozo 20 anni fa quando ho avuto la fortuna di vedere ancora intatto il famoso arco Azure Window.. era la cosa più bella dell’intero arcipelago, naturalisticamete parlando. A me Malta è piaciuta molto di più la seconda volta che ci sono stata (a maggio invece che ad agosto).. Sono curiosa quindi di leggere anche il tuo articolo su Gozo! ciao

    1. says: Cris

      hahah credo si possa dire, sì! 😉 Gozo mi è piaciuta tanto (peccato per l’Azure Window però!); col senno di poi avrei volentieri soggiornato lì una o due notti invece di limitarmi a una gita in giornata. Un saluto!