Val D’Orcia e Crete Senesi: diapositive d’estate

Val D'Orcia in estate
Tra campi di grano e borghi medievali, le immagini più belle della campagna toscana

Fa bene al cuore, la Val D’Orcia. Anzi, un po’ tutta la campagna toscana, zona di crete, declivi morbidi, olivi secolari e casali in pietra. Il paesaggio cambia colore con le stagioni e noi abbiamo scelto di vederlo in piena estate, biondo e assolato. Siamo partiti con un termometro che superava i 30°, un cane nero e qualche scatola di Pocket Coffee To Go comprata in Autogrill. Tre giorni dopo, rientriamo a Milano con un animo leggero, qualche bottiglia di Brunello e una serie di diapositive: qui di seguito, le più belle.

Le stradine bianche
Più simili a mulattiere che a vere e proprie strade, le vie che solcano le colline senesi sono sterrate, ghiaiose. E questa ghiaia ha una particolarità: è calcarea, dunque bianca. Seccandosi al sole si frantuma in una specie di polvere grassa e densa, che andrà a imprimersi sull’auto e sui polpacci. Sono infatti i fan delle due ruote ad apprezzare in modo particolare questi sentieri. Frequentati da amatori e professionisti, è su di essi che si snodano gli oltre 200 km dell’Eroica, manifestazione cicloturistica che, ogni ottobre, si corre con biciclette e abbigliamento d’epoca.

Un tempo utilizzate per il transito delle macchine agricole, oggi le strade bianche rivestono un interesse soprattutto turistico; il Nama ci si è rotolato a lungo perdendo un po’ del suo nero.

I filari di cipressi
Seguono il profilo di una collina o il serpeggiare di un viottolo, se ne stanno stretti a formare un boschetto oppure si ergono solitari, dritti come fusi all’orizzonte. Semplici comparse o protagonisti assoluti, i cipressi figurano pressochè in ogni immagine della Val D’Orcia. Ma perché proprio il cipresso? Sebbene sovente associato a contesti funebri – sin dall’antichità, la sua forma affusolata era vista come un legame tra terra e cielo – in Toscana, quest’albero riveste una diversa valenza. Coltivato inizialmente dagli Etruschi a scopo decorativo, grazie alla sua sorprendente longevità (fino a 2000 anni!), il cipresso venne utilizzato per delimitare proprietà e confini, segnalare incroci e come punto di riferimento su sentieri poco battuti.

Tutta la Val D’Orcia ne è punteggiata, ti segnalo però alcuni scorci particolarmente suggestivi:
# Il belvedere dell’Agriturismo Baccoleno (foto di copertina). Forse il più iconico della campagna toscana e, per raggiungerlo, ti basterà inserire su Google Maps il nome del suddetto agriturismo. Attenzione però: a meno che tu non abbia una prenotazione presso il podere, l’accesso alla stradina non è consentito;
# Il viale di Poggio Covili (foto sotto). Vale lo stesso discorso dell’Agriturismo Baccoleno; anche se non potrai procedere quanto desideri, la prospettiva alberata merita comunque una sosta;
# La stradina a zig zag tra Monticchiello e La Foce. Veduta molto bucolica, si tratta di un sentiero costeggiato dai cipressi che sale un pendio coltivato a grano;
# Il boschetto di San Quirico. Lo trovi in cima a un poggio ed è noto per l’originale disposizione circolare dei suoi cipressi. Una volta parcheggiata l’auto, per raggiungerlo dovrai camminare un pochino; porta con te acqua e berretto se hai intenzione di farlo in estate;
# La Quercia delle Checche. Non un cipresso ma un rovere, è una tappa che ti annoto ugualmente in questa sede. In quasi 400 anni, la Quercia delle Checche ha raggiunto i 22 metri di altezza, un diametro di oltre 4.5 metri e un’estensione della chioma di quasi 20 metri. Forza e meraviglia della natura, le sue fronde regalano frescura, protezione e grande tranquillità. E’ il primo monumento verde d’Italia e lo trovi a località Le Checche, frazione di Pienza.

Val D'Orcia in estate

I borghi medievali
L’Italia è terra di borghi e i dintorni di Siena non fanno eccezione: Monticchiello, San Quirico d’Orcia, Asciano, Montalcino con le sue mura medievali e Montepulciano, un borgo tutto in salita che culmina nell’elegante Piazza Grande. Due sono però i borghi che ritengo imperdibili. Il primo è Pienza, ‘capitale’ della Val d’Orcia. Nata – per usare le parole di Giovanni Pascoli – “da un pensiero d’amore e da un sogno di bellezza”, Pienza è stata progettata da Papa Pio II con l’obiettivo di diventare la città ideale. L’abbraccio delle colline e un’urbanistica regolare, ispirata ai concetti architettonici del Rinascimento, avrebbero dovuto garantire ai suoi abitanti una vita armoniosa, felice. Oltre agli splendidi panorami, di Pienza ho amato la Cattedrale e la piazza che la accoglie, i palazzi d’epoca e i suoi vicoli dai nomi romantici, come la via del Leone e la via del Bacio.

Bagno Vignoni è invece l’unico centro abitato che io conosca ad avere per piazza… un’enorme piscina termale! Proprio così: la piazza principale è stata costruita in corrispondenza di una falda sotterranea da cui sgorga acqua calda (52°), poi raccolta in un’enorme vasca cittadina. A differenza dei tempi di Lorenzo il Magnifico, oggi non è più possibile immergersi; tuttavia, puoi bagnare i piedi in uno dei tanti ruscelletti caldi che da essa si dipanano, oppure optare per uno dei vicini stabilimenti termali (noi abbiamo sfiorato la tragedia perché, da buon labrador, vedendo così tanta acqua, il Nama ha immediatamente cercato di buttarsi).



I campi di grano
Smesso il verde della primavera, in estate le colline diventano un unico manto biondo: talvolta puoi sfiorare le spighe; altre, il grano già tagliato, tentare di arrampicarti sopra una delle enormi balle di fieno che picchiettano il paesaggio.

Per vedere i campi nel loro insieme, la strada più bella da percorrere è forse la Lauretana (SP 438), che collega San Gimignanello a Taverne d’Arbia; 30 chilometri appena che, tuttavia, arrivano dritti al cuore delle Crete e ai panorami più incredibili. Fai tappa al belvedere, oppure parcheggia la tua auto nelle campagne di Asciano per raggiungere a piedi i megaliti di Site Transitoire. Questa scultura moderna, composta da un trono e da una finestra di pietra, si pone come uno Stonehenge nostrano che, al tramonto, cattura gli ultimi raggi del sole rendendo il panorama circostante ancora più suggestivo.



… e di girasoli
Decisamente un altro motivo per visitare la Val D’Orcia in estate! I girasoli cominciano a sbocciare a giugno, ma è a cavallo tra luglio e agosto che danno il meglio di sé, dando vita a enormi distese giallo-verdi. Per andare sul sicuro, percorri il tratto della via Cassia tra Siena e San Quirico.

Nonostante i girasoli mettano allegria solo a guardarli, il mito legato alla loro nascita è in realtà piuttosto triste. Lo conosci? E’ la storia di un amore non corrisposto, quello della ninfa Clizia per il Dio Apollo. Perdutamente innamorata, la giovane trascorreva le sue giornate guardando il cielo in attesa del suo passaggio fino a che, impietositosi, il Dio decise di trasformarla in un fiore speciale che, appunto, fosse in grado di seguire i suoi spostamenti celesti.

I prodotti del territorio
Sostanziosa e succulenta, quella della Val D’Orcia è una cucina semplice, a chilometro zero. Del resto, quando la materia prima è eccellente, non c’è bisogno di ricette troppo elaborate. Comincia la tua degustazione con un filo d’olio accompagnato da un boccone di pane sciocco e prosegui con un tagliere di salumi di cinghiale o di cinta, razza suina dall’inconfondibile fascia bianca su mantello nero: lardo, pancetta, capocollo, prosciutto e guanciale. Tra i formaggi, assaggia il Pecorino di Pienza, di cui già Lorenzo il Magnifico era estimatore: il suo gusto deciso, unico nel panorama italiano, deriva dal terreno argilloso su cui pascolano le greggi e varia ulteriormente in base a durata e tipologia di stagionatura: sotto fieno, sotto crusca, immerso nelle vinacce del vino Nobile o avvolto in foglie di noce. A me, è piaciuto molto quello aromatizzato al tartufo.

Dopo questo corposo antipasto, passa a un primo – i pici all’aglione ad esempio, una pasta lunga tirata a mano, condita con un sugo rosso e una varietà di aglio molto delicata – oppure direttamente alla ciccia, ossia alla carne. Una bistecca di chianina al sangue, un maialino arrosto, oppure una scottiglia, una sorta di caciucco di terra, a base di carni diverse (agnello, maiale etc.) stracotte in una salsa di vino e pomodoro. Tra i vini, tre rossi DOCG: il Nobile di Montepulciano, il Sant’Antimo di Montalcino e il celeberrimo Brunello (per me, secondo solo al Barolo langarolo).

Ricorda che in Val D’Orcia l’esperienza gastronomica non è limitata al cibo: non c’è niente di meglio che assaporare i prodotti del territorio davanti al territorio stesso. Prenota dunque una romantica cena con vista in agriturismo, oppure fatti preparare un cestino da pic-nic: accomodati su di una panca di legno o stendi una coperta sotto un albero; l’importante è che, davanti a te, ci sia il più bello dei panorami.

I luoghi del Gladiatore
E’ la Val d’Orcia il set d’eccezione del colossal di Ridley Scott. Nelle ultime scene, vediamo Massimo Decimo Meridio raggiungere i Campi Elisi dove, finalmente, si ricongiungerà alla sua famiglia trovando pace. Divenuto ormai iconico, questo preciso scorcio si trova nei pressi di Pienza, lungo la stradina sterrata che digrada dalla Pieve di Corsignano. Non ha un vero e proprio indirizzo in quanto si tratta di un punto in aperta campagna; tuttavia, se su Google Maps digiti “Cipressi del Gladiatore”, riuscirai ad arrivarci senza problemi. Ben più difficile sarà trovare parcheggio. Il luogo è infatti affollatissimo: tanti sono gli appassionati del film che desiderano scattarsi una foto nella stessa posa di Russel Crowe. Io ci ho messo il Nama, invece!

Mentre sei qui, fermati a visitare una chiesetta molto amata da queste parti. Quella della Madonna di Vitaleta è una piccola cappella circondata dai campi e segnalata, come vuole la tradizione della valle, da alcuni cipressi piantati al suo fianco. La trovi lungo la Strada Provinciale 146 di Chianciano; non è possibile arrivarci direttamente in auto ma la passeggiata che ad essa conduce è piacevole e fattibilissima.

Val D'Orcia in estate

Calanchi e biancane
Sai perché le Crete Senesi si chiamano così? La ‘creta’ a cui si fa riferimento è l’argilla presente nel terreno che, insieme ai sedimenti del mare che 4 milioni di anni fa occupava la zona, dona al paesaggio la sua tipica colorazione, una tinta che va dal grigio, al giallo, al biancastro.

E’ con il ritirarsi delle acque che calanchi e biancane sono emersi in superficie, rivelando uno scenario per alcuni versi simile a quello delle badlands americane. Se vuoi vedere le biancane – candide formazioni a cupola alte una decina di metri – il luogo migliore è senza dubbio il cosiddetto ‘Deserto di Accona’, nei pressi Asciano; per osservare i calanchi dirigiti invece al borgo di Chiusure e cerca uno dei tanti belvedere come quello in foto qui sotto. A seconda di dove ti affacci, potresti individuare la splendida abbazia di Monte Oliveto Maggiore, il monastero-fortezza costruito a strapiombo sulle crete, seminascosto nel folto dei boschi.

Bonus: L’abbazia di San Galgano
Questa singolare abbazia cistercense non si trova in Val D’Orcia bensì in Val di Merse, nel comune di Chiusdino (metti in conto circa 80km da Pienza oppure 35 da Siena). E’ vero che raggiungerla ti porterà via un po’ di tempo, ma ti assicuro che vale la deviazione! Perfettamente conservata, San Galgano è un’abbazia a 3 navate, una pianta a croce latina e solide mura medievali. Le manca solo una cosa: il tetto. Crollato poco alla volta nel corso dei secoli, non venne mai ripristinato e oggi, l’edificio, al pari di altri quali il Convento do Carmo a Lisbona o Holyrood Abbey a Edimburgo, ha una volta fatta di nuvole e stelle; se guardi insù, vedrai una gigantesca croce azzurra allungarsi sulla tua testa.

E le sorprese non sono finite. A dieci muti a piedi dal complesso sorge l’Eremo di Montesiepi, tappa d’obbligo per tutti gli appassionati di Camelot: al suo interno troverai – no, non il Santo Graal – bensì una vera spada nella roccia! A conficcarla tra i massi fu tale Galgano Guidotti, nobile che, convertitosi al cristianesimo, rinunciò alla violenza improvvisando una croce davanti alla quale pregare. Alcuni malfattori cercarono, senza riuscirci, di svellere la lama: le loro ossa, oggi conservate in un reliquiario in una cappella laterale, è quanto resta del loro tentativo dopo essere stati sbranati dai lupi. 

La spada, intorno alla quale venne poi costruito l’attuale eremo, fa ancora mostra di sè davanti all’altare e nessuno ne ha mai impugnato l’elsa (a parte due bischeri negli anni ’60 e ’90, alla cui bravata ha fatto seguito l’inserimento di una cupola protettiva in vetro). Galgano Guidotti raggiunse la santità e molti concordano nel dire che lui e Galvano, cavaliere di Re Artù, fossero la stessa persona. Che si tratti anche di Excalibur allora?

Val D'Orcia in estate

E tu, sei mai stata in Val D’Orcia? Per un itinerario più dettagliato, ti rimando a questo post.
Buon viaggio!

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