Una casa ad Abu Dhabi

Ethiad Towers, Abu Dhabi
Dopo tre anni in Italia, si riparte!

Negli ultimi tre anni, un po’ a causa della pandemia e un po’ per scelta, ho viaggiato molto vicino a casa (questa l’unica eccezione). Ho visitato regioni italiane in cui non ero mai stata e vissuto esperienze stupende in Europa. Tra le altre cose, ho percorso gli ultimi 180km del Cammino di Santiago, mi sono emozionata per due inverni consecutivi sotto le luci dell’Aurora Boreale, ho camminato nel passato di Matera e, lo scorso Natale, sono tornata nella mia Londra, trovandola come sempre bellissima.

Ho perso il gusto per il remoto? No (sia mai)! Semplicemente, ho optato per la prossimità perché prima o poi sarebbe nuovamente arrivato quel momento. Quello di salutare Milano, di promettere a chi era rientrato nella mia quotidianità di rivederci presto, di fare col Nama un’ultima passeggiata al parco. Il momento di stendere le lenzuola sui mobili di casa per proteggerli dalla polvere del tempo, stipare un po’ di vita dentro quattro valigie e ripartire. Un nuovo espatrio.

Nella roulette delle possibili destinazioni, speravo con tutto il cuore che la pallina finisse ad Ovest del mondo. Invece, dopo aver sfiorato l’Africa ancora una volta, si è assestata laddove il Covid aveva interrotto la nostra ultima esperienza: in Medio Oriente. Non più in Oman, però: un paio di mesi fa ci siamo trasferiti ad Abu Dhabi, capitale degli UAE.

Profetica la breve puntata dell’anno passato: Abu Dhabi mi era parsa subito una città molto vivibile, futuristica il giusto, più raffinata e meno turistica dell’eccessiva Dubai.

Abbiamo preso casa a circa 10 minuti d’auto dalla Grand Mosque, in un luogo molto tranquillo e, per quanto possibile, immerso nella natura. Il mio balcone affaccia su di uno stretto braccio di mare dietro al quale si allarga la macchia verde del parco nazionale delle mangrovie, riserva marina protetta dall’AED (Environment Agency di Abu Dhabi). Se capiti da queste parti, visitala in kayak: è particolarmente bello pagaiare al tramonto, quando il cielo assume una tinta tra il rosa e il dorato e, nelle giornate più nitide, disegna il cocente profilo dei grattacieli di downtown. Con la tipica foschia emiratina, invece, i palazzi più lontani sfumano all’orizzonte, mentre quelli più vicini, come le pineapple towers, galleggiano a mezz’aria, la parte inferiore occultata dalla bruma.

Di fronte al parco si snoda una corniche di diversi chilometri, ombreggiata da palme, sporadici alberi di frangipane e, talvolta, dal volteggiare di coppie di falchi (!), animale simbolo della nazione. Nelle ore meno calde – tutto è relativo! – è l’ideale per correre, andare in bici o in monopattino (gli emiratini che sfrecciano, il kandoora bianco teso come una vela). Al guinzaglio, anche i cani possono circolare: nonostante i suoi 9 anni, Namastè è sempre pieno di energia e alle 6h30 del mattino mi trascina già fuori casa per un paio di chilometri. Al solito, la sua presenza suscita sensazioni opposte: una smodata, istantanea simpatia o… puro terrore. E vaglielo a spiegare ai passanti che quell’essere nero e ansimante è solo un labrador!

Ho amato la nostra nuova destinazione sin da subito: il precedente soggiorno omanita ha attutito lo shock culturale e molto ha fatto il ritrovare qui un’amica carissima con la quale avevo già condiviso la mia esperienza angolana. Uno dei primi posti dove mi ha portata è stato il Warner Bros World, un parco a tema dove credo di essermi divertita anche più dei suoi bambini (!): da fan di Batman e delle attrazioni più adrenaliniche, non potevo che innamorarmi di un posto in cui voli su Gotham City planando da un grattacielo all’altro.

Nell’anno nuovo conto di iscrivermi a un corso di arabo; al momento sto ripassando l’alfabeto tentando di leggere ogni insegna ed etichetta alimentare mi venga a tiro. A proposito di cucina, mi sono immediatamente procurata un barattolone di za’atar, del pane arabo, labneh, succo di melograno e datteri madjoul. Prossimamente, vedrò di acquistare dell’oud per profumare casa (se non sai cos’è, ne avevo parlato qui), cardamomo e acqua di rose per aromatizzare il caffè e una fusciacca da danzatrice del ventre da regalare a una bambina a cui piace tanto ballare.

Ho comprato anche una lampada di Aladino: lo so che non ha espressamente a che fare con gli Emirati e che non ha alcuna utilità (lo preciso perchè mi è stato chiesto con sufficienza ‘se servisse a qualcosa’). Super turistica, è un souvenir che ha fatto da testimone a ogni mio viaggio in Medio Oriente ma che, per un motivo o per un altro, non sono mai riuscita ad acquistare. Invece del genio, la mia lampada contiene al suo interno tanti ricordi: la prima volta a Dubai nel lontano 2009, la sabbia nelle strade di Kuwait City, una notte nel deserto, una pila di kummah ammucchiati in un souq, le paure della pandemia… E sai cosa? Riflettendoci, è proprio questo il suo scopo: fare da custode ai tanti momenti passati in questo angolo di mondo. Al pari di tanti oggetti magici, la sua funzione resta però invisibile a un occhio ottuso e arrogante.

e poi, chissà che non ospiti davvero un genio! Quella del jinn è da sempre la figura del folklore arabo che amo di più; pensa che oltre che in letteratura, trova posto persino nel Corano e Maometto le dedica un intero sura! Intanto, ispirata al genio – quello disneyano – è la nostra auto: azzurra, esuberante e… un po’ tamarra.

Questo è il mio quinto espatrio e, per pura coincidenza, è anche la quinta volta che metto piede negli UAE. Sebbene non si tratti di una meta avventurosa come le precedenti, sono comunque molto curiosa: curiosa di andare a vedere cosa c’è negli altri emirati, quelli che non si fila mai nessuno (hai mai sentito parlare di Ajmān o di Umm al-Qaywayn, ad esempio?). Di assistere alle celebrazioni dell’Eid, la festa che segna la fine del Ramadan e l’inizio dello Shawwal. Di salire le dune del Rub’al Khali, il più grande deserto di sabbia del mondo e, ancora, di visitare il mercato dei cammelli di Al Ain e scoprire se davvero – come ho letto da qualche parte – viene loro iniettato del botox nel muso per farli sembrare più belli. Se la situazione attuale lo permetterà, mi piacerebbe poi muovermi in Medio Oriente, magari tornare in Giordania dopo tanti anni, vedere la Turchia o una terra relativamente nuova al turismo come l’Arabia Saudita. Le mie adorate Americhe si sono ahimè allontanate – la Patagonia e l’ennesimo on the road negli USA sono rimandati a data da destinarsi – ma, da qui, l’Oriente non è più così estremo.

Come in 1Q84, uno dei libri più belli di Murakami, ogni notte vedo due lune. Una, la vedi anche tu. L’altra invece è proprio sotto la mia finestra. Per qualche ragione, un locale ha installato un enorme globo luminoso nel dehor, con crateri e tutto. L’ho adorato sin dal primo momento e lo prendo come un buon segno per l’inizio di questa nuova avventura.

Per il resto, come si dice qui:
!ان شاء الله (Inshallah!)

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