India del Nord: da New Delhi a Varanasi

itinerario India del Nord
Come nessun altro, un viaggio pieno di colore, umanità, spiritualità

Era in programma la Patagonia, per fine anno: vette innevate, scarponi da trekking, l’aria frizzante delle Ande. Il trasferimento negli Emirati Arabi ha stravolto tutto e il Sudamerica, già di per sè molto lontano, è diventato irraggiungibile. E allora sai cosa? Abu Dhabi-Delhi è un voletto di appena tre ore, praticamente un bus! E fu così che quello in India, nato come ‘viaggio di scorta’, si è poi rivelato qualcosa di straordinario.

– ITINERARIO INDIA DEL NORD –

(2 settimane)

GIORNO 1: Arrivo a New Delhi
La nostra avventura indiana prende il via nella capitale: a New Delhi dedicheremo l’ultima giornata del tour ma oggi abbiamo un intero pomeriggio a disposizione. Visitiamo l’imponente Tomba di Humayun, sul cui modello venne costruito quasi un secolo dopo il Taj Mahal; la casa-museo di Gandhi e, infine, i lussureggianti Lodhi Gardens, oasi verde ricca di rovine di epoca Moghul.

GIORNO 2: Volo per Udaipur (1h30)
Breve volo di prima mattina per raggiungere Udaipur, la città bianca del Rajasthan. Veniamo a contatto per la prima volta con l’eccentrica architettura rajput, sofisticata ed elegante. Visitiamo il Palazzo di Città, residenza di maharaja, il tempio Jagdish dedicato a Vishnu e, al tramonto, facciamo una breve escursione in barca sul lago Pichola, che ci porta all’isolotto su cui sorge il palazzo delle feste della famiglia reale.

GIORNO 3: Udaipur – Ranakpur – Jodhpur (250km/6h)
Sulla strada per Jodhpur, facciamo una sosta nei pressi di Ranakpur, un paesino sperduto nei Monti Aravalli. Qui sorge uno dei principali templi jainisti del Paese, un credo di cui non avevo mai sentito parlare e che, per alcuni versi, scopro essere simile al Buddismo. Dopo la visita, proseguiamo per la nostra destinazione finale dove ci attende una magnifica cena con vista: le luci gialle di un forte medievale e, sotto di esso, quelle blu della città.

GIORNO 4: Jodhpur – Jaisalmer (270km/5h)
Ci addentriamo nel quartiere che ieri abbiamo visto acceso: case e vie sono state tinte di blu in onore di Shiva, dio della Trimurti. Continuiamo poi con il mausoleo di Jaswant Thada, oggi terreno di cremazione della famiglia reale, e con il palazzo-fortezza di Meherangarh che, tra i suoi cortili interni, ospita le vestigia di un’India che non c’è più: pipe da oppio, abiti regali, portantine per maharaja, sedili per viaggi a dorso d’elefante. In tarda serata, arriviamo a Jaisalmer.

GIORNO 5: Jaisalmer
Situato a pochi chilometri dal Pakistan, Jaisalmer è il più antico centro abitato del Rajasthan. Interamente scolpite nell’arenaria, le sue case decadenti raccontano i fasti del passato quando, animata da fiorenti attività commerciali, la città era attraversata da carovane di mercanti. Fulcro di Jaisalmer è il forte, un museo a cielo aperto all’interno del quale vive ancora oggi circa un quarto degli abitanti. Trascorriamo il pomeriggio tra vicoli dorati, templi jainisti e induisti; al tramonto ci spostiamo nel deserto del Thar dove, dietro a dune di sabbia bianca solcate da mucche e cammelli, vediamo scendere il sole.

GIORNO 6: Jaisalmer – Bikaner (330km/6h)
Ogni deserto ha la sua oasi e, in questo caso, si chiama Bikaner. La nostra guida parla un inglese stentato e la gente del posto si stupisce più del dovuto al vedere due occidentali girovagare nel loro bazar. Ci facciamo strada tra donne dai sari variopinti, venditori di pakora croccanti, cani randagi e le solite mucche. A fine giornata, un’esperienza da brividi: il tempio di Karni Mata, abitato da circa 20.000 ratti neri – ovviamente considerati sacri. Come ogni altro luogo di culto induista, prima di entrare, è obbligatorio togliersi le scarpe.

GIORNO 7: Bikaner – Fathepur – Jaipur (350km/6h)
Poco discosto dai circuiti turistici, il paesino di Fathepur si sta sbriciolando lentamente. Un peccato, perchè custodisce alcune delle haveli più belle e autentiche di tutto il Rajasthan: affrescate con motivi di elefanti, divinità, re e regine, queste case antichissime – in alcune di esse si attinge ancora l’acqua dal pozzo – sono tutt’ora abitate. Gioielli dell’architettura, sono un trionfo di arcate e cortili, un tripudio di colore, arte e fantasia.
Nel tardo pomeriggio, arriviamo a Jaipur, la città rosa.

GIORNO 8: Jaipur
Nella capitale del Rajasthan, le cose da fare e vedere sono tantissime: c’è il forte di Man Singh che domina la città, il Palazzo del Maharaja, il bizzarro (e gigantesco!) osservatorio astronomico fatto costruire da un sovrano appassionato di stelle. C’è il caleidoscopico Patrika Gate, un enorme bazar dove fare incetta di spezie e il bellissimo Hawa Mahal (o Palazzo dei Venti) con le sue 953 finestre traforate: dietro ad esse, le principesse rajput potevano osservare la vita cittadina senza essere viste. Da non perdere, il tempio di Galtaji dedicato a Hanuman, il Dio Scimmia: ovviamente, è pieno zeppo di babbuini.

GIORNO 9: Jaipur – Abhaneri – Fathepur Sikri – Agra (250km/5km)
Due le soste prima di arrivare a destinazione: Abhaneri, nota per il suo pozzo baoli, formato da 3500 gradini disposti su 13 piani e Fathepur Sikri, una città fantasma costruita verso la fine del 1500 e abbandonata quasi immediatamente a causa della scarsità d’acqua. Lasciamo il Rajasthan ed entriamo in Uttar Pradesh: eccoci ad Agra.

GIORNO 10: Agra – New Delhi (220km/3h30)
E’ sempre emozionante trovarsi di fronte a una delle sette meraviglie del mondo! Ancor più del Taj Mahal di per sè, ho amato però vedere l’India raccogliervisi intorno, i colori accesi di sari e turbanti in forte contrasto col marmo bianco del palazzo. A seguire, visitiamo il Forte Rosso di Agra e l’I’timād-ud-Daulah, un mausoleo Moghul noto come ‘piccolo Taj Mahal’. Nel pomeriggio, rientriamo a Delhi.

GIORNO 11: New Delhi – Volo per Varanasi (1h30)
Un breve volo ci conduce a Varanasi, una delle città più antiche del mondo nonchè meta di pellegrinaggio di ogni devoto induista. Verso sera, ci lasciamo sospingere da una folla inverosimile verso il Gange: una volta sceso il buio, assistiamo all’Aarti, la cerimonia delle luci. Sette brahmini rendono grazie al fiume sacro con un intenso rito fatto di canti, fiori, incensi e candele.

GIORNO 12: Varanasi – Volo per New Delhi (1h30)
Varanasi è il regno di Shiva, il luogo dove ci si ricongiunge al divino; il giorno è appena nato, ma la folla è nuovamente in moto e sempre in direzione del Gange. L’alba è infatti il momento migliore per le abluzioni: mentre solchiamo il fiume a bordo di una chiatta, vediamo i pellegrini bagnarsi in quelle acque grigie, le stesse in cui, poche centinaia di metri più su, scivolano dalle pire in fiamme le ceneri dei cadaveri. Dopo i rituali della mattina, esploriamo i templi della città vecchia; prima del volo che ci riporterà a Delhi, abbiamo ancora tempo di visitare Sarnath, uno dei principali siti buddisti del pianeta.

GIORNO 13: New Delhi
Un’ultima intensa giornata nella capitale. Cominciamo con il Qutb Minar, l’altissimo minareto in mattoni simbolo della città: interessantissimo anche il complesso archeologico che lo circonda. Passiamo poi al Lotus Temple, luogo di culto per la fede bahai, a forma di fior di loto. Proseguiamo con il Gurudwara Bangla Sahib, uno dei templi sikh più importanti dell’India e cambiamo religione un’ultima volta con l’enorme moschea di Jama Masjid. Da qui ci infiliamo nelle viuzze di Chandni Chowk, zona commerciale della Vecchia Delhi, ricca di bancarelle e negozi di ogni genere: spezie, sari, argento, dolciumi, oli essenziali…

GIORNO 14: Volo di rientro
Rientriamo negli Emirati. In valigia, un piccolo Ganesh di giada: la divinità dalla testa di elefante è il protettore dei viaggiatori.

Distanza percorsa in auto: Circa 1700km. Come vedi ho inserito per ciascuna tappa anche i tempi di percorrenza: infatti, nonostante la buona condizione delle strade, la guida è resa lenta e difficoltosa da un traffico… diciamo peculiare! Oltre a camion e automobili, in carreggiata transitano mucche, motorini, tuk tuk e mezzi di fortuna. I sensi unici sono un’utopia, così come le basilari regole di sorpasso: l’India ha un codice della strada tutto suo e, per mettersi al volante, è necessario avere con esso una buona familiarità.  Per questo, consiglio di spostarsi insieme a un driver esperto e, soprattutto, prudente (un plauso al nostro Ram!).

Vettura noleggiata: Toyota Innova Crysta

Best memories: L’elefante dipinto sull’anulare. I canti dei bambini nel deserto del Thar. La corsa in tuk tuk dopo il migliore murgh makhani di sempre. Ganesh ovunque. La signora dalla lunga treccia bianca, ‘principessa’ di un haveli. Ram e le sue lezioni di italiano. La cenere nel Gange e una candela accesa sulle acque. I Jugaaḍ. I risciò di Varanasi e il karma. Il whisky per Om Banna e il latte per i topi. I baffoni impomatati dei portieri degli hotel e il ‘fotografo’ di Galtaji. Il corteo matrimoniale e la danza bollywoodiana intercettati dalla camera dell’hotel. Il kumkuma arancio, una benedizione.

Fuso orario: GMT+5h30

Quando andare: Il momento migliore per fare un viaggio nell’India del nord è quello corrispondente al nostro autunno/inverno, dunque tra ottobre e marzo. In questo periodo, non solo il clima è mite (di notte è anzi decisamente fresco) ma le piogge sono molto scarse, quasi del tutto assenti. La nostra estate è invece stagione monsonica, dunque caratterizzata da rovesci forti e insistenti, nonchè da temperature eccessive (anche 45 gradi) e umidità al 90%.

Moneta: Rupia indiana (INR)

Metti in valigia: Abbigliamento comodo e a strati, un piumino leggero per la sera, scarpe chiuse e antiscivolo (sai, le mucche…). Non dimenticare un repellente per aree tropicali: il periodo monsonico e i mesi immediatamente successivi sono infatti, per le zanzare, quelli della posa e della schiusa delle uova; dengue e malaria sono purtroppo realtà endemiche. Un’altra evenienza affatto remota è il cosiddetto Delhi belly (ogni Paese lo definisce a modo suo, ma sempre di avvelenamento da cibo si tratta): se puoi, porta con te farmaci appropriati per cercare di limitare i danni.

Ricorda che:
*Per entrare in India, è necessario munirsi preventivamente di ETA (Electronic Travel Authorisation). Questo permesso può essere richiesto online a partire da 30 giorni prima della data di ingresso nel Paese e la procedura per ottenerlo è molto semplice. Il suo costo si aggira intorno ai 30 USD e lo riceverai vai mail entro due giorni lavorativi.

*Al momento, non è richiesta al viaggiatore alcun tipo di vaccinazione. Come scrivevo qualche riga più su, l’India pone però diverse insidie di tipo igienico/sanitario, per cui è bene avere qualche accortezza in più rispetto ad altre destinazioni. Ad esempio, è SEMPRE sconsigliato bere acqua non imbottigliata o bevande con cubetti di ghiaccio (anche nei migliori hotel è buona norma non utilizzare l’acqua del rubinetto per lavarsi i denti). Inoltre, è bene evitare di consumare cibi crudi e frutta non sbucciata, così come street food di dubbia provenienza (che ahimè è molto invitante oltre che economicissimo). Detto ciò, non spaventarti: la cucina indiana è ottima! Per godertela con serenità, vale sempre la regola del giusto mezzo: non partire da casa carico di crackers e barrette ma, al tempo stesso, non avventarti sulla qualunque; nemmeno la samosa più buona giustifica due o tre giorni sul water in preda a crampi e febbre (ho sofferto di un terribile food poisoning in Namibia e non lo auguro a nessuno).

*Sempre per ragioni di igiene, consiglio una certa attenzione anche nella scelta dell’hotel. Pernottare in un albergo di livello può rivelarsi un’esperienza curiosa: ad esempio, le residenze della collezione Heritage sono dimore storiche – palazzi abitati dai marahaja o dai loro famigliari – opportunamente ristrutturate e trasformate in strutture ricettive. Durante il nostro soggiorno abbiamo dormito in due di esse ed è stato come fare un tuffo nel passato!

*Con più tempo a disposizione avrei voluto includere nel mio itinerario anche altre tappe: Pushkar, la città sacra al Dio Brahma; Khajuraho con i famosi templi del Kamasutra e Orchha, la capitale nascosta dei sovrani Bundela. Interessante sarebbe stato anche prendere parte a uno dei grandi festival indiani: l’Holi (festa dei colori) che segna l’inizio della primavera; il Diwali, la festa della luce (tra ottobre e novembre); il Ganesh Chaturthi, che celebra la nascita del figlio di Shiva (tra agosto e settembre)… Insomma, in quanto a festività, in India non ci si annoia mai!

Drive safe!

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