Around the world: alla ricerca della felicità

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In volo sull'Etna
"La felicità è desiderare quello che si ha" - Sant'Agostino

Identificata con il benessere individuale o con quello della comunità, concepita come filosofia di vita o come breve istante perfetto, la felicità è la dimensione a cui ogni popolo aspira. Alcune nazioni più di altre si impegnano in questa ricerca, costruendosi una felicità tutta loro e attribuendole un nome e un significato spesso intraducibili al di fuori dei confini nazionali. Eccone alcune.

Hygge, Danimarca
In Danimarca, il segreto della felicità è contenuto in una parolina di cinque lettere: hygge. Semplice da scrivere, difficilissima da pronunciare (ci sono persino tutorial che insegnano a farlo), l’hygge è quella sensazione di benessere che si prova nell’assaporare le gioie semplici della vita, possibilmente in un contesto intimo e accogliente.

Ci sono oggetti hyggeligt (lampade, candele, coperte), esperienze hyggeligt (fare un picnic sull’erba in estate, leggere davanti al camino mentre fuori nevica) e cibi hyggeligt (torte, pasticcini, bevande calde: numerosi studi hanno confermato che c’è qualcosa di confortante nel tenere una tazza calda tra le mani!). A casa, in ufficio, al bar, ovunque: l’obiettivo è creare un’atmosfera che faccia sentire l’individuo non solo a proprio agio, ma anche protetto, coccolato. Funziona? Pare proprio di sì, dato che da anni la Danimarca domina il World Happiness Report, la classifica dei Paesi più felici, stilata nientemeno che dall’ONU.

copenhagen itinerario hygge

Das Glück, Germania
Ho studiato tedesco per tre anni e, sebbene abbia ormai rimosso quasi in toto il vocabolario appreso, c’è una parola che ricordo come una delle mie preferite. Glück (e il suo aggettivo glücklich) significa sia felicità che fortuna. Trovo bellissima questa doppia accezione, un invito a rendersi conto di quanto le piccole e grandi gioie quotidiane ci rendano persone fortunate. Inoltre, in Germania si può addirittura esprimere il concetto di “super-felicità”: basta utilizzare il termine überglück!

Gross National Happiness (GNH), Bhutan
In Bhutan, piccolo regno dell’Himalaya definito l’ultimo Shangri-la, il benessere dei cittadini viene misurato con un indicatore preciso: il GNH (Gross National Happiness). La felicità interna lorda della nazione poggia su quattro pilastri: un modello di sviluppo sostenibile, il rispetto dell’ambiente, un governo illuminato e la conservazione della propria cultura. Ciascuna di queste aree è sua volta segmentata in vari indicatori di benessere, tra cui ore di sonno, salute del cittadino, impiego del tempo libero, contatto con la natura.

Presto il Bhutan sarà il primo Paese del mondo ad avere un Minister of Happiness e attualmente, figura nella top five delle nazioni più felici del mondo. Complice forse anche il buddismo che porta i suoi adepti a sviluppare un atteggiamento se non più positivo verso la vita, sicuramente meno negativo nei confronti della morte.

Gezelligheid, Paesi Bassi
“La felicità è reale solo se condivisa” scriveva prima di morire Christopher McCandless, il noto viaggiatore di Into The Wild. Ed è questo il concetto che sta alla base della gezelligheid olandese che, in italiano, potremmo tradurre come ‘gioia della convivialità’. Certo l’hai sperimentata anche tu: è quella sensazione di leggerezza che si ha nel momento in cui si beve una birra con gli amici, quando tra una chiacchiera e l’altra, ci si lascia alle spalle una brutta giornata e, più in generale, ogni pensiero triste.

Kos, Norvegia
Il kos è una sensazione, un concetto tutto norvegese per certi versi simile a quello danese di hygge. Per comprenderlo, bisogna immaginare per un attimo come dev’essere la vita qui (ho detto vita, non vacanza!). Il gelo che penetra nelle ossa, la furia degli elementi, un inverno buio e lunghissimo, estati piovose e ventose. Con queste premesse, cosa c’è di più bello del rientro a casa? Sedersi davanti a un camino a chiacchierare con la propria famiglia, leggere un libro rannicchiati sotto una coperta, sprofondati in quella poltrona che ha ormai la forma del tuo corpo. Gioie semplici ma che, in alcuni luoghi della Terra, fanno tutta la differenza del mondo. Ecco cos’è il kos: quella sensazione di felicità che si prova quando ci si sente al calduccio, al sicuro.

Dopo aver trascorso una giornata esposto al freddo polare – o una nottata se sei stato a caccia di aurore boreali – per assaporare il kos norvegese non c’è luogo migliore di una rorbu, la tipica casetta in legno, ocra o rosso, diventata uno dei simboli della nazione. Costruite a palafitta sul mare, le rorbuer erano un tempo abitazioni molto spartane, pensate per dare riparo ai pescatori durante la notte. Oggi sono invece ambienti molto curati, dotati di ogni comodità. Deliziose le finestre: affacciandoti, vedrai altre casette allineate sul pontile, le montagne innevate (alle prime luci del mattino la neve si tinge di rosa!) e un cielo attraversato da gabbiani in cerca di cibo.

Lagom, Svezia
Sempre dai Paesi nordici proviene il concetto di lagom, che promuove una filosofia di vita improntata all’equilibrio e alla moderazione. Nulla di austero, però: una volta individuate le proprie necessità, si tratta di abbracciarle senza esagerare. Specchio del lagom è il celebre stile scandinavo, caratterizzato da un design sobrio ed essenziale, eppure estremamente funzionale, pulito, versatile. Individuare il giusto mezzo nella vita è molto più facile a dirsi che a farsi, ma gli svedesi, anche grazie al loro stato sociale, sembrano esserci andati molto vicini: il loro work-life balance è invidiabile.

Ikigai, Giappone
E’ un termine composto da due vocaboli: iki (vita) e gai (valore). Si potrebbe dunque tradurre come ‘ragione d’essere’, la motivazione che ci spinge ad alzarci ogni mattina e che rende la vita degna di essere vissuta. Vera e propria filosofia, l’ikigai implica una ricerca interiore profonda e a tratti complessa che, tuttavia, prende le mosse da quesiti basilari: cosa ti appassiona? Cosa sei bravo a fare? Scavando dentro di sè, ciascuno di noi riuscirà così a stabilire le giuste priorità e a condurre un’esistenza più soddisfacente e piena.

…esiste dunque una ricetta della felicità? Probabilmente no, ma mi piace pensare che ci siano paesi che stiano cercando di metterla a punto, dosando gli ingredienti per miscelare con successo le necessità dei propri cittadini. In quanto a me, credo che la felicità sia un po’ come un muscolo: va allenata ogni giorno praticando bellezza e gratitudine

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