“Se la vita è fatta a scale, Capri è la vita”, recita la massima dipinta su una maiolica di via Tragara. Sono tornata quest’estate nella mia isola del cuore – ho perso il conto delle volte, ormai – e come sempre, passando di fronte a questa piastrella colorata, mi è sfuggito un sorriso.
Saggio, l’anonimo incisore: presa l’isola come metafora, allude al fatto che le sfide, le difficoltà, ma anche tanta bellezza sono parte dell’esistenza. E di fatti, Capri è così: salite e discese a picco sul mare, che uniscono gli estremi di un territorio aspro e irregolare ma meraviglioso ovunque lo si guardi.
Le scale caratterizzano l’urbanistica isolana: tante le gradinate che accostano le boffe, le tipiche abitazioni di Anacapri dalle cupole tonde, essenziali nella struttura e imbiancate a calce come le case greche. Rivestimenti in maiolica le hanno rese preziose e colorate: mastri ceramisti vi hanno dipinto limoni sgargianti, fiori di ibisco, festoni, uccelli, tralci di vite e sfondi blu, come il mare poco lontano.
Sull’altro versante, Capri presenta un tessuto ancor più sconnesso. Gli oltre 200 scalini che scendono alla Fontelina, stabilimento balneare situato proprio sotto ai Faraglioni, sono il faticoso must di ogni mia estate caprese; innumerevoli sono poi i gradini che da Marina Grande salgono alla Piazzetta in sostituzione della funicolare o che, ancora, ti portano nel cuore più verde dell’isola, verso i resti romani di Villa Jovis. Nemmeno le hall degli hotel sono immuni alle scalinate: basta pensare al Syrene di via Camerelle e al Gatto Bianco in via Vittorio Emanuele, sui cui gradini, staziona smorfiosa la lattea Matisse, mascotte dell’albergo.
Esplorando l’isola avrai modo di imbatterti casualmente in gradini più o meno scenografici o difficoltosi; qui di seguito ti segnalo però due percorsi da non perdere – il primo più impegnativo, il secondo meno – entrambi estremamente panoramici.


La Scala Fenicia
La Scala Fenicia (che, a dispetto del nome, è greco-romana) è un’antica via gradinata che collegava i comuni di Capri e Anacapri quando non c’erano altre strade. Abbandonata per lunghissimo tempo, è tornata agibile all’inizio del nuovo secolo ed è oggi una delle passeggiate più belle dell’isola, grazie agli incredibili affacci sul blu (foto di copertina). Scavata sul fianco del Monte Solaro, la Scala Fenicia conta 921 gradini disposti su quasi 2 chilometri, per un dislivello di circa 300 metri. Soprattutto nelle ore più calde, è cosa saggia affrontarla in discesa: dalla sommità di Anacapri, raggiungerai Marina Grande in circa 30 minuti.
Durante il tragitto, oltre allo splendido panorama sul Golfo, ricordati di prestare attenzione ad alcuni particolari:
# La Sfinge. Proprio all’inizio della discesa, solleva lo sguardo; affacciata al balcone di una villa tutta bianca, noterai lo sguardo magnetico di una sfinge. Si tratta di uno dei reperti archeologici di Villa San Michele, la casa museo del medico e naturalista Axel Munthe. Curiosità: la sfinge è posizionata in modo tale che il suo volto sia visibile solo da qui; se visiti la dimora di Munthe, non vedrai che… il suo didietro.
# Le croci incise nella pietra. Intagliate sulla parete rocciosa, ce ne sono parecchie. Commissionate nel XVII secolo dai vescovi di Capri, erano un modo per invocare la protezione divina dagli “spiriti maligni” e, soprattutto, dalla caduta di massi, eventualità tutt’altro che infrequente. Oggi, oltre alle croci, a proteggere il passante ci pensa una fitta rete d’acciaio disposta su tutta la falesia.
# La cappella di Sant’Antonio da Padova. Minuscola, ha una storia particolare. Distrutta da una frana nell’ottocento, venne ricostruita da un isolano con il ricavato di una vincita al lotto; a suggerirgli i numeri vincenti, pare fosse stato il santo patrono di Anacapri in persona, apparsogli in sogno.
# Un’azienda vinicola. Ebbene sì! Quasi arrivato a Marina Grande, noterai una serie di terrazzamenti, dove le viti si intrecciano ai limoni: è qui che si realizza l’unico Capri Bianco DOC prodotto e imbottigliato sull’isola.

La Via Krupp
Non proprio una scala, data l’assenza di gradini. Ma neanche una semplice strada. Un’opera d’arte, sarebbe più corretto definirla. La via Krupp, che prende il nome dal suo ideatore – Friedrich Krupp, un imprenditore tedesco tanto geniale quanto stravagante – fu costruita agli inizi del 900 per garantire a chi viveva nella parte alta dell’isola, tra cui lo stesso Krupp, un rapido accesso alle spiagge di Marina Piccola. Il progetto non era dei più semplici; si trattava non solo di ricavare una strada da un costone roccioso a strapiombo sul mare, ma di renderla confortevole, semplice e piacevole da percorrere. Ecco allora l’idea: un percorso a zig-zag che si adattasse alla superficie della montagna, sassi e mattoni a pavimentarlo e, tutt’intorno, il profumo del mare e della macchia mediterranea.
Lunga circa un kilometro e mezzo, la via Krupp riscosse grande entusiasmo tra turisti e isolani che la preferirono alla più sobria via Mulo, che pure conduce ai bagni di Marina Piccola. Bella e poetica, puoi anche ammirarla dall’alto; entra negli splendidi Giardini di Augusto, sali sul belvedere a destra e guarda in giù: la vedrai insinuarsi tra le rocce come un serpente dorato.


Buona scarpinata!
Capri è uno dei posti che più amo al mondo e ci torno spesso. Per questo vi ho dedicato un’intera sezione del blog: la trovi qui.
