Fact! Cose che forse non sapevi su Singapore

curiosità singapore
Fatti curiosi - alcuni inquietanti, per la verità! - che caratterizzano la città perfetta

Tutto funziona a Singapore. E’ la città(stato) modello: green, smart e safe. Una baia futuribile, un passaporto forte, la multiculturalità un valore. Investimenti esteri, un’economia prospera che favorisce la ricerca e lo sviluppo. Un altissimo tasso di istruzione e un sistema sanitario tra i migliori al mondo.

E un potere solido, concentrato – sin dall’indipendenza britannica del 1959 – nelle mani di un unico partito, il PAP (People’s Action Party). E’ una repubblica parlamentare Singapore ma, di fatto, il pluralismo politico è pressochè nullo. Il prezzo di efficienza e performance si traduce in un autoritarismo soft, in una linea di tolleranza zero (o quasi) per qualunque forma di dissenso.

Qui di seguito, dieci fatti curiosi – alcuni inquietanti, per la verità! – che caratterizzano la città perfetta.

Guidare è un lusso per pochi
Disincentivato da prezzi esorbitanti, l’acquisto di un’automobile è un miraggio. Prendiamo una normalissima berlina: in Europa quanto potremmo pagarla, 30-35mila euro? Bene, a Singapore quella stessa macchina ne costa quasi 200mila. Più della metà della cifra è necessaria per ottenere il Coe (Certificate of entitlement), ossia l’insieme dei documenti necessari all’acquisto. Il resto se ne va tra costi di immatricolazione, tasse sul mezzo, patente e successivo rinnovo e, naturalmente, l’auto stessa. Follia? Sì, se pensi che, anche grazie ai sussidi governativi, è più economico comprare casa (!). No, se ti rendi conto che, in fin dei conti, i mezzi pubblici funzionano benissimo, le bici elettriche anche e i taxi hanno prezzi più che accessibili. Da est a ovest Singapore non misura nemmeno 60km: mettersi al volante non è una necessità, è uno status symbol.

You (can’t) speak Singlish, lah!
Che lingua si parla in città? Inglese, cantonese, mandarino, tamil, malese e… un mix di tutto questo: il Singlish (ossia, l’English di Singapore). Sebbene non sia in nessun modo una lingua riconosciuta – anzi, pare che il governo ne stia fortemente scoraggiando l’utilizzo – il Singlish è molto diffuso a livello colloquiale. La grammatica di base è quella inglese, ma conta su parole ed espressioni proprie. Lah e leh sono forse le più comuni, nonostante siano intraducibili (!): si utilizzano più che altro come intercalare o per enfatizzare una frase. Can significa invece ‘sì’, ed è probabilmente la contrazione di yes, I can do it; mentre paiseh può essere considerato un equivalente di sorry. Il vocabolo che devi assolutamente imparare è però chope. Te ne parlo nel punto successivo.

Occupato: il controverso rituale del chope
Si potrebbe tradurre come ‘posto riservato’, ma la sua semantica è molto più ampia: il chope è un rituale, un’abitudine, un tratto insieme peculiare e rappresentativo di Singapore e dei suoi valori.  Lo puoi osservare ad esempio negli hawker centre, i grandi padiglioni di street food come il Lau Pa Sat in foto qui sotto. Tanti gli stand, limitati i posti a sedere. Eppure molte panche sembrano libere: dunque che fai, arrivi col tuo piatto e ti accomodi, giusto? Sbagliato.

Osserva meglio: sul tavolino a cui ti sei appena seduto c’è un pacchetto di fazzolettini, oppure una bottiglietta d’acqua. Non sono abbandonati; sono l’equivalente del cartello ‘occupato’. A volte c’è un ombrello, un pacchetto di sigarette, altre persino un laptop o un cellulare. Oggetti diversi che sottendono però un’unico concetto: quel posto è mio (e non importa se devo fare ancora 20 minuti di coda per una scodella di noodle e tu invece hai già un piatto fumante tra le mani). Quello del chope è un codice non scritto di cui tutti (turisti a parte) sono consapevoli. E’ un rito che, di Singapore, racchiude luci e ombre: da un lato l’estremo ordine sociale, il rispetto per le regole e la fiducia nel prossimo, dall’altro l’egoismo di una città sovrappopolata che monopolizza senza remore uno spazio pubblico. Riesci ad immaginare una cosa del genere in Italia? Io prevedo botte.

curiosità singapore

Vietato masticare (ma anche molto altro)
Ho visto poche città curate quanto Singapore. Merito delle squadre di pulizia e pattuglia, dei futuristici robot che le affiancano e anche (soprattutto?) delle multe salate che attendono i trasgressori. La linea sposata dal governo nei confronti di chi insudicia le strade è alquanto severa, ma se alcuni divieti sono del tutto ragionevoli – come quello di fumare non solo al chiuso ma anche in determinate aree all’aperto – altri… fanno invece alzare un sopracciglio. Ad esempio, in metro e bus, oltre a mangiare è vietato persino bere, francamente un assurdo in un Paese dal clima equatoriale. Passibile di sanzione è anche chi trasporta durian sui mezzi pubblici, chi non attraversa sulle strisce pedonali, chi dà da mangiare ai piccioni, chi non tira l’acqua nei bagni pubblici, chi cammina nudo per casa (attenzione ai dirimpettai!) e chi mastica chewing gum: fino a 1.000 dollari di multa, 2.000 per i recidivi.

Fino a poco tempo fa era un reato penale anche l’omosessualità: solo dal 2022 non lo è più. Neanche i giornalisti se la passano bene: secondo un’indagine del 2023 di Reporter Senza Frontiere, Singapore si posiziona al 129esimo posto (su 180 Paesi) in quanto a libertà di stampa. Fanno meglio la Nigeria, Israele e il Brunei.

A colazione, un kaya toast
Come ti raccontavo qui, la cucina locale riflette le influenze delle numerose etnie che popolano la città, sfociando in un gustoso ibrido di aromi, ingredienti e tecniche di cottura. Uno dei piatti più amati, nonchè colazione singaporiana per eccellenza, è il kaya toast, di origine malese secondo alcuni, cinese secondo altri.

Di base, si tratta di due fette di pane grigliato in cui viene inserito un tocchetto di burro e una generosa cucchiaiata di kaya, un composto cremoso a base di uova, zucchero, latte di cocco e foglie di pandan, pianta tropicale dai sentori di mandorla. Lo si serve con due uova alla coque (che, se desideri, puoi condire con salsa di soia scura) e una tazza di kopi bollente, un caffè dagli aromi cioccolatosi addolcito con latte condensato. Come si mangia? Immergi il toast nell’uovo per un delizioso mix di dolce e salato et voilà: io l’ho adorato!

L’aeroporto più bello del mondo si trova qui
Costantemente in cima alle classifiche quale aeroporto migliore del mondo – se la gioca sempre con l’Hamad di Doha, Qatar – il Changi International Airport offre agli oltre 50 milioni di passeggeri che vi transitano ogni anno intrattenimento ed efficienza senza pari. Attese ridotte al minimo, possibilità di check-in anticipato e deposito bagagli, tecnologia in primo piano. E poi negozi, bar, ristoranti. Ma anche un parco delle farfalle, un cinema gratuito, una passerella sospesa dal pavimento trasparente, un giardino che sembra una giungla e la cascata indoor più alta del globo. Il Jewel Rain Vortex si getta da 40 metri di altezza e… bhè è semplicemente ipnotico: peccato non aver potuto attendere i giochi di luce notturni!

Ti consiglio di dedicare al Changi molto più tempo rispetto alle consuete tre ore che precedono un volo internazionale. Noi siamo arrivati 5 ore prima della partenza, ma l’offerta in loco è talmente ampia che avremmo potuto trascorrervi un intero pomeriggio senza annoiarci.

La pena di morte è ancora in vigore
“Drug trafficking is punishable by death” – dice senza giri di parole l’arrival card di Singapore. Nella città-stato perfetta non solo la pena capitale è ancora in vigore, ma viene applicata con una certa regolarità: negli ultimi tre anni sono state eseguite una quindicina di esecuzioni, tre delle quali nel 2025: una per un duplice omicidio, le altre per traffico di droga. Secondo il Drugs Act, bastano infatti 15 grammi di eroina, 30 grammi di cocaina, 250 grammi di metanfetamina o 500 grammi di cannabis per entrare nel braccio della morte (fonte: qui).

Introdotta nel 1965, la condanna avviene per impiccagione nel carcere di Changi, a pochi chilometri dal tanto acclamato aeroporto. I movimenti che ne chiedono l’abolizione sono sempre più numerosi, ma la strada da fare è ancora lunga: ad oggi, Singapore ha uno dei tassi più alti di esecuzioni capitali del globo.

Nel Marina Bay Sands si nascondono i quattro animali del feng shui
Iconico come pochi altri hotel, pernottare al Marina Bay Sands fa parte dell’esperienza della città, tant’è che gli stessi singaporiani lo considerano meta d’eccezione per le proprie staycation. Ideato dall’architetto israeliano Moshe Safdie, il MBS ha una struttura inconfondibile: tre torri di 55 piani, sormontate da una piattaforma che le unisce a 200 metri d’altezza. Nella sua realizzazione nulla è stato lasciato al caso: sono stati infatti coinvolti i massimi esperti di feng shui, al fine di garantire l’equilibrio degli ambienti e dell’energia che, secondo il credo cinese, li pervade.

E’ stato rispettato innanzitutto lo schema dei Quattro Animali Celesti: Drago Verde, Tigre Bianca, Fenice Rossa e Tartaruga Nera. Ciascuno di essi incarna un determinato colore, elemento, punto cardinale e qualità. Facciamo un esempio: la Tartaruga è collegata all’Acqua, indica il Nord e porta con sè protezione, tranquillità e longevità. A grandi linee, ciò significa che se vuoi riposare bene dovrai posizionare la testiera del tuo letto contro la parete nord che, come la corazza di una tartaruga, ti proteggerà durante il sonno. Nel caso del MBS, il flessuoso drago verde è rappresentato dalla zona dei centri commerciali, l’ArtScience Museum con il suo fior di loto simboleggia la tigre, la baia la fenice e le tre torri – alte e possenti come la parete contro cui poggia il nostro letto – sono la tartaruga.

E non solo: come vedi dalla foto seguente, la terrazza panoramica sporge soltanto da un lato, mentre dall’altro si presenta quasi in linea con la parete del grattacielo. Questo non è, naturalmente, un errore di progettazione; è un modo per lasciare libera la crescita –  dunque la prosperità, la fortuna – dell’edificio che, altrimenti, da quella terrazza sarebbe stato come ‘schiacciato’.

C’è una bellissima storia di donne che merita di essere raccontata
E’ la storia delle Majie e delle Samsui, le immigrate cinesi che approdarono a Singapore nella prima metà del secolo scorso. Le prime lavoravano come collaboratrici (amah) presso le famiglie degli expat più agiati: si occupavano dei bambini, della cucina, delle varie incombenze domestiche. Il samfu, il tradizionale abito cinese, divenne la loro divisa: casacca bianca e pantaloni neri. A contraddistinguerle era però la lunga treccia che scendeva sulla schiena e proprio i capelli erano al centro della fatidica cerimonia del sor hei, ossia ‘della pettinatura’. Acconciate con una crocchia sulla nuca, inginocchiate davanti ad un altare sacro, le majie facevano voto di nubilato; dedite al loro lavoro, non si sarebbero mai sposate. La loro non era però una vita di solitudine: la mancanza di una famiglia portò queste donne a stringere tra loro forti legami e ad organizzarsi in ‘sorellanze’ che, spesso, mettevano a disposizione case di accoglienza pronte ad alloggiare tanto le anziane quanto le nuove arrivate.

Più dura era la vita delle samsui, assegnate a mansioni di tutt’altro genere: impiegate nei cantieri, trasportavano detriti e materiali da costruzione caricandoseli sui bilancieri in equilibrio sulle spalle. Il samfu blu scuro, ma soprattutto il copricapo rosso come quello che vedi nel murales qui sotto, sarebbero divenuti i loro tratti distintivi. Inamidato fino a irrigidirsi e poi opportunamente ripiegato, quel semplice quadrato di stoffa scarlatta segnalava la presenza delle donne in cantiere, le riparava dal sole e fungeva persino da borsello, una ‘tasca da nuca’ per avere sempre con sé qualche spicciolo, sigarette e cerini. A differenza delle majie, le samsui non erano vincolate da voti particolari, ma per un motivo molto semplice: parecchie di loro erano già sposate. Era alla famiglia rimasta in Cina che inviavano la maggior parte dei propri guadagni, lavorando fino a che il fisico glielo permetteva, spesso fino ai 70 anni.

Nella Singapore odierna majie e samsui non esistono più ma continuano ad essere celebrate quale esempio di indipendenza e di solidarietà femminile, di parsimonia e di resilienza: il loro contribuito alla costruzione del Paese non è mai stato dimenticato.

curiosità singapore

Niente più timbri sul passaporto né in arrivo né in partenza
Ammettiamolo, per noi viaggiatori è frustrante! Quanto è bello un passaporto pieno di timbri? Eppure, la tendenza globale è questa: il digitale impera. Singapore ha abbandonato il timbro nel 2021, sostituendolo con una mail che, previa compilazione di un form online, è sufficiente a varcare la frontiera. E questo è tutto!

Che ne pensi? Conoscevi queste curiosità?

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.