Con dieci milioni di abitanti e una storia di quasi 2000 anni, Seoul ne ha parecchie da raccontare: testimone di epoche d’oro, ma anche di guerre e occupazioni, ha visto il Paese a cui faceva da capitale spaccarsi in due e ha fronteggiato la crisi economica più nera grazie agli aiuti dal Fondo Monetario Internazionale. Si è rialzata ogni volta Seoul, fino a divenire una delle megalopoli più in voga del momento, cuore di quella hallyu – l’ondata coreana – che ormai da anni pervade il mondo senza intenzione di fermarsi.
Coesione perfetta di antico e moderno, tra i quartieri più vivaci e futuristici Seoul custodisce le cicatrici e i fasti del passato: qui di seguito, il meglio dei miei quattro giorni in città.
I palazzi reali
Sono ben cinque i palazzi reali che troneggiano in quel di Seoul. Fulcro della gloriosa epoca Joseon, che ha dominato le sorti del Paese per oltre cinque secoli (1392-1897), ciascuno di essi narra una storia diversa: di sovrani illuminati, di regine, concubine e giardini segreti. Semi distrutti durante il governo giapponese del secolo scorso, i palazzi sono stati gradualmente restaurati e godono oggi di un nuovo splendore. Aperti al pubblico, sono mete predilette tanto dai coreani quanto dai turisti, che amano scoprirne stanze e cortili vestendo gli eleganti abiti tradizionali (hanbok), noleggiabili per qualche ora a prezzi più che accettabili.
Dei cinque edifici presenti ne abbiamo visti due. Il Changdeokgung Palace o ‘Palazzo della Virtù Illuminata’, risale agli inizi del 1400 e, oltre che per gli ambienti interni, è rinomato per il suo huwon, un giardino in cui la famiglia reale amava rifugiarsi in cerca di tranquillità. Padiglioni, pagode, laghetti e boschi di aceri vermigli lo rendono un luogo decisamente speciale, unico nel panorama di Seoul.
Il Gyeongbokgung Palace, o ‘Palazzo della Felicità Splendente’, è invece la più grande delle residenze: esteso su oltre 400.000 metri quadrati, è stato testimone della quotidianità di corte e delle ambizioni politico-amministrative della dinastia Joseon. Da vedere, la sala del trono, dove avvenivano incoronazioni e udienze; il padiglione Gyeonghoeru, cornice ideale per cerimonie e banchetti; e il cambio della guardia, solenne rito in costume scandito dalle note di strumenti arcaici.


I quartieri più trendy
La loro popolarità muta con gli anni, segue le mode del momento. Ciononostante, nessuno scende a compromessi: ciascun dong (quartiere) grida forte la propria identità, e lo fa attraverso uno stile ben preciso, che corrisponde a un diverso modo di vivere e interpretare la città. Che tu sia un appassionato di fotografia, design, shopping, cibo o cultura underground Seoul ha quel che fa per te. Qualche esempio?
# Dongdaemun, il design district. Si sviluppa a partire dall’avveniristica Design Plaza che, progettata da Zaha Hadid, sembra un’astronave appena atterrata in centro città;
# Hongdae. Quartiere universitario brulicante di vita, soprattutto notturna, è una meta imperdibile per gli amanti dello shopping, della movida e del K-pop: non è raro trovare band emergenti esibirsi in strada;
# Seongsu, la Brooklyn di Seoul. Si tratta di un hub creativo realizzato a partire dalla riqualificazione di vecchie fabbriche e magazzini, oggi divenuti spazi concettuali. E’ nei suoi caffè e boutique che emergono le nuove tendenze della capitale;
# Euljiro, noto come hipjiro per il suo gusto hipster. Un tempo assordante concentrazione di officine metallurgiche e presse tipografiche, oggi è un sottobosco cyberpunk, illuminato da neon fluo, locali sotterranei e birrerie artigianali (foto di copertina);
# Itaewon. Ancora movida, ma con un accento sul food. Cucine di tutto il mondo si allineano lungo le strade di questo quartiere trovando spazio tra una bar e l’altro. La memoria del tragico Halloween 2022, quando la calca si è trasformata in tragedia, è però ancora viva.
# Gangnam. E’ il distretto del lusso, conosciuto ovunque per via della super hit di Psy. Al suo bizzarro balletto è dedicata l’installazione davanti al COEX mall: basta schiacciare un bottone e partono le note che continuano a far ‘trottare’ migliaia di fan. Completano la scena un’infilata di grandi firme in stile Rodeo Drive, palazzi futuristici e la celebre K-Star Road, omaggio al K-Pop.


I parchi
Per contrastare i frenetici ritmi della metropoli, Seoul offre numerose oasi urbane per rientrare in comunione con la natura. I colori cambiano con le stagioni ma il loro fascino resta immutato: dal rosa dei ciliegi primaverili al verde brillante dell’estate, dall’infuocato foliage autunnale ai paesaggi innevati dell’inverno.
Il parco cittadino per eccellenza è il Namsan Park, che si sviluppa intorno all’omonima montagna, il picco più alto della capitale (circa 260 metri). Ottimo per jogging e scarpinate, questo parco offre punti di osservazione privilegiati sullo skyline di Seoul, di cui ospita uno dei simboli più iconici: la N Tower, protagonista silenziosa di un’infinità di serie TV. Oltre che con i mezzi pubblici, il Namsan Park lo puoi raggiungere con una (lunga) camminata in salita a partire dall’affollatissima Myeongdong: noi l’abbiamo percorsa tutta ed è stato bellissimo vedere il paesaggio urbano fondersi a poco a poco con la natura, in un tripudio di aceri rossi e ginkgo dorati!
Le prossime due aree che ti suggerisco sono invece decisamente sui generis. La prima è Cheonggyecheon, un canale che si fa strada in mezzo ai grattacieli, tra vegetazione sistemata ad hoc, fotogeniche stepping stones per saltellare da una sponda all’altra e gradinate su cui sedersi a riposare. Frutto di un riuscitissimo progetto di riqualificazione – all’inizio degli anni 2000, al suo posto c’era un’autostrada! – oggi è una meta alquanto gettonata per passeggiate romantiche e non.
Ancora più particolare è l’Hanyang Doseong, ossia l’antica cinta muraria che, in epoca Joseon, proteggeva dalle incursioni esterne il perimetro della capitale, allora chiamata Hanseong, dal nome del fiume Han che tutt’ora attraversa Seoul. Oggi ricostruite, le mura si allungano per quasi 20km regalando un trekking appassionante con svariate vedute sulla metropoli. Naturalmente, non sei obbligato a percorrerlo tutto: puoi limitarti a un tratto brevissimo, come quello che sovrasta l’Heunginjimun Gate, una delle otto porte dell’antica città (foto sopra, in giallo).
Purtroppo non ho avuto modo di vedere la Seoul Forest, una foresta urbana nota per la sua biodiversità (e i suoi simpatici cerbiatti!): se invece tu hai tempo di visitarla, la trovi in zona Seongsu-dong.


I mercati
Gioia per gli occhi e per il palato, nei mercati di Seoul puoi mangiare un boccone al volo oppure… trascorrere interi pomeriggi in balia degli stand! Te ne suggerisco tre, ma naturalmente ce ne sono molti di più. Il più famoso è senza dubbio il Gwangjang Market, vero e proprio paradiso del cibo da strada: qui ho assaggiato i miei primi tteokbokki, gnocchi di riso glutinoso serviti con una salsa fermentata a base di peperoncino (gochujang), ed è stato amore a prima vista! I più coraggiosi possono cimentarsi con piatti più impegnativi quali il ssundae, una scura salsiccia di sangue di maiale ripiena di glass noodle; i dakbal, piccanti zampe di pollo fritte, e il sannakji, conosciuto come ‘il polpo vivo’ per il fatto che i suoi tentacoli, ricchi di terminazioni nervose, continuano a muoversi anche una volta sminuzzati nel piatto. Se vuoi optare per qualcosa di più tranquillo, prova due specialità che pare siano nate proprio al Gwangjang: i bindaetteok, gustose frittelle di fagioli mungo, soya, carne o gamberi; e il kkwabaegi, una donut attorcigliata su se stessa e ricoperta di zucchero.
Altra tappa deliziosa in tutti i sensi è il Namdaemun Market che, oltre al cibo da consumare sul posto, vende un po’ di tutto: utensili per la casa, gilet a fiori come quelli che indossano le attempate massaie dei K-drama, kimchi di ogni genere, carne, pesce e così via. Ti consiglio però di sederti per un piatto caldo, anzi due – i kalguksu (spessi noodle in brodo) e il galchi jorim stufato di pesce coltello, lungo e sottile abitante dei mari coreani – da consumare nelle rispettive alley, ‘vicoli’ dedicati unicamente alla preparazione di queste pietanze.
Vale la pena fare un salto anche al Myeongdong Night Market, aperto fino a tarda notte. L’ho trovato ottimo per un dolcino dopo cena: un gyeran-ppang, il bizzarro pane all uovo che è divenuto subito uno dei miei street food prediletti; il bungeo-ppang, una cialda a forma di pesce ripiena di cioccolato, crema o marmellata di fagioli rossi, simile al taiyaki giapponese, e l’hotteok, il dolcissimo pancake di riso originario di Busan, da gustare bollente.


Gli hanok village
Sono quartieri storici, per lo più residenziali, dove case moderne e grattacieli fanno un passo indietro: al loro posto trovi gli hanok, le tipiche case coreane dai tetti neri, spioventi come pagode. Se in epoca Joseon queste dimore ospitavano classi particolarmente abbienti – come gli yangban, gli alti funzionari di corte – oggi gli hanok hanno trovato nuove, fortunate destinazioni d’uso. Per lo più proprietà di privati, sono stati trasformati in esercizi commerciali, nonché in abitazioni vere e proprie che, pur restando fedeli all’architettura del passato, sono però dotate di ogni comfort.
Se desideri provare a vivere in un’autentica casa coreana per qualche giorno, sappi che gli hanok si possono anche affittare! Noi abbiamo ‘preso casa’ nel bel quartiere di Bukchon e l’esperienza è stata fantastica: interni in legno, il tipico riscaldamento a pavimento (ondol), una vasca da bagno in pietra e un piccolo cortile interno. Una meraviglia!
Sparsi per Seoul ci sono diversi hanok village: il Bukchon è forse quello meglio conservato per via del suo carattere residenziale (non è raro vedere Porsche parcheggiate davanti ai portoni d’ingresso!), mentre altri – come quelli di Insa-dong e Ikseon-dong – hanno assunto tinte più turistiche ma assolutamente piacevoli. E’ qui che devi venire se sei alla ricerca di souvenir artigianali (ceramiche, pitture calligrafiche, oggetti in tessuto) o se vuoi concederti una pausa golosa e ricca di tradizione. Le chatjip (case da the) profumano le vie con i loro aromi: siediti per una rigenerante tazza di omija e magari per un patjuk, il porridge di fagioli rossi.
Lo shopping
Come ti raccontavo qui, se parti per la Corea è bene lasciare libero molto spazio in valigia o, meglio ancora, imbarcare un trolley vuoto. Il motivo? Lo shopping! Mecca degli acquisti è Myeongdong, cuore pulsante della capitale, la cui pirotecnica Shopping Street è persino diventata patrimonio UNESCO. Fai scorta di prodotti per la skincare presso Olive Young e All Mask Story (Sulwhasoo e Innisfree i miei marchi preferiti) e acquista la qualunque – souvenir pucciosi, divertenti, di base inutili ma per questo irrinunciabili – presso Artbox, Everything e Kakao Friends. Fai un salto nei K-pop store anche se non ti piace il genere e perditi dentro Lotte o Shinsegae, mall giganteschi pronti per il countdown natalizio sin da novembre.


Tre K-drama girati a Seoul
#1: Our unwritten Seoul (2025) – Una serie intima e delicata che attraverso la vita di due gemelle – Mi-rae (letteralmente ‘futuro’) e Mi-ji (‘ignoto’), interpretate da Park Bo-young – esplora temi quali l’accettazione del sè, la solitudine e la pressione sociale (mi ha fatto riempire circa 20 fazzoletti). Numerose le cartoline da Seoul, bellissime quelle sul fiume Han.
#2: Itaewon Class (2020) – E’ la storia del riscatto di Park Sae-ro-yi (Park Seo-joon) che, grazie alla sua perseveranza e a un team di emarginati sociali, getta le basi per quella che diverrà l’azienda numero uno del Paese nel campo della ristorazione. Pat-pat sulla spalla a tutti ma, per me, il migliore resta sempre l’esecrabile Signor Jang (Yoo Jae-myung), il cattivo della situazione. Piena di buoni sentimenti e piatti fumanti, questa serie è un viaggio tra i colori di Itaewon prima della tragedia.
#3: Lovestruck in the city (2020) – Kim Ji-won e Ji Chang-wook danno vita a Lee Eun-o e Park Jae-won che, innamoratisi durante una vacanza all’insegna del surf, si perdono, cercano e ritrovano tra le strade di Seoul. Memorabile la scena dell’anello lanciato nelle acque del Cheonggyecheon.
