Arte, natura ed echi di K-pop: tre giorni a Busan

Tre giorni Busan itinerario
Gamcheon Village, Busan
Un vivace itinerario nella seconda città più grande della Corea del Sud

Storica roccaforte della Guerra di Corea – cruciale per la resistenza all’avanzata del Nord – Busan è il principale distretto industriale della nazione nonché uno dei porti marittimi più trafficati al mondo. Ciononostante, è anche una delle mete turistiche più apprezzate del Paese: templi a picco sul mare, grattacieli che si innalzano sulla spiagge e una briosa vita notturna fanno di Busan un set cinematografico a cielo aperto, che sprigiona arte, cultura ed echi di K-pop in ogni sua via.

Un’unica avvertenza: quale seconda città più grande della Corea, subito dopo Seoul, Busan è immensa e, per di più, adagiata su di un territorio molto variegato, che vede alternarsi lunghi tratti costieri, insenature, boschi e colline. Muoversi da un punto all’altro può talvolta essere questione di ore (sia con i mezzi pubblici che in auto) e, con pochi giorni a disposizione, è fondamentale pianificare le proprie giornate e scegliere accuratamente la zona in cui alloggiare.

Inoltre, la metropoli offre un’esperienza ben diversa a seconda della stagione in cui la si visita: se in estate puoi dedicare più tempo alle spiagge e optare per un hotel a Haeundae, zona balneare di tendenza, in inverno puoi lasciare spazio a mercati ed escursioni e scegliere come base vivaci quartieri interni come Nampo, dove appunto ho soggiornato durante il mio viaggio. Qui di seguito i miei tre giorni nella bella Busan!

Giorno 1
Per il nostro primo giorno non ci spingiamo troppo in là: cuore di Nampo è BIFF Square, con la sua chiassosa via pedonale punteggiata di stand di street food, locali e negozi di ogni genere. E’ qui che trascorriamo parte della mattina, cominciando con una colazione a base di hotteok, il dolcissimo pancake coreano ripieno di zucchero di canna, cannella e semi tostati o, in alternativa, di crema di fagioli rossi. Diffuso in tutto il Paese, si dice sia originario proprio di qui.

Dopo un salto al Bupyeong Kkangtong Market, ci spostiamo al coloratissimo Gamcheon Village, una delle tappe più eccentriche in quel di Busan. Curiosa la sua storia: quartiere fatiscente per decenni – nato come rifugio improvvisato degli sfollati della Guerra di Corea – Gamcheon fu riqualificato grazie a un progetto governativo che, tramite il coinvolgimento di studenti e artisti, gli conferì un’identità tutta nuova. Oggi frizzante aggregato di casine variopinte appese al fianco di una collina, Gamcheon è una zona piacevolissima da scoprire tutta a piedi.

Tanti gli omaggi ai BTS: le Army, l’esercito di fan di questo gruppo leader mondiale del K-pop, hanno dedicato loro più di un murales. Ancora di più sono i rimandi al Piccolo Principe che, insieme alla sua volpe addomesticata, appare in giro per il villaggio sottoforma di installazione luminosa, statua con cui scattare un selfie e in numerose citazioni incise sulle pareti dei palazzi. Perché proprio lui? Popolarissimo, il viaggiatore di Saint-Exupéry si fa portatore di messaggi e valori pienamente in linea con quelli ricercati dalla società coreana: delicatezza, sensibilità, desiderio di connessione emotiva con il prossimo e, non da ultimo, rifugio. Rifugio da quel sistema – famigliare, scolastico e lavorativo – che, talvolta, finisce per schiacciare l’individuo.

Gamcheon è un luogo perfetto per acquistare souvenir originali: oltre al merchandise del Piccolo Principe (io ho preso un thermos con la volpina e alcuni francobolli in edizione limitata), c’è un carinissimo negozio di flower tea – the artigianali a base di boccioli profumati e ginseng, il toccasana coreano per eccellenza – e uno shop tutto dedicato alle…calze! Dal costo veramente irrisorio, ne ho fatto gran scorta non solo per me ma anche per amici e parenti: a mio fratello ho preso delle calze con su uno shiba, la sua razza preferita, mentre a mia nipote quelle con la stampa di Hochi, l’iconico pollo, mascotte dei celebri Buldak noodle.

Moltissimi anche i caffè – non puoi evitare di ordinare il classico aiseu amerikano (americano ghiacciato), un must anche quando la temperatura sfiora lo zero – e le panetterie: incuriositi, abbiamo preso il tanto pubblicizzato sogeum-ppang, il pane salato, un croissant dalla crosta croccante e l’interno morbido.

Quando torniamo a Nampo, è ormai scesa la notte ma il quartiere non dorme mai: su Gwangbokdong Street, i caratteristici pojangmacha, mini-ristoranti su ruote, sono aperti fino a tardi e una eomuk (fish cake), non ce la toglie nessuno.

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Giorno 2
Sveglia presto per raggiungere il lato più a est della città, dove cominciamo il nostro tour con il tempio buddista di Haedong Yonggungsa. Risalente all’epoca Goryeo e denominato ‘il tempio più bello di Corea’ per via della sua posizione a picco sul mare, è un luogo mistico da vedere possibilmente nelle prime ore del mattino, prima che venga preso d’assalto dai turisti. Splendidi il grosso Buddha che ride, le teste di drago che sbucano da sotto i tetti e i decori a dancheong, tecnica pittorica che, attraverso i cinque colori fondamentali (blu, rosso, giallo, bianco e nero), si lega alla filosofia dei cinque elementi, garantendo agli edifici bellezza ed armonia.

Non lontana, ecco la magica Foresta di Ahopsan, un insieme di boschetti di cedri, cipressi, gingko e aceri che, proprio come a Gyeongju, troviamo ancora nelle loro accese vesti autunnali. La vera attrattiva del luogo è però l’area dedicata ai bambù, di cui i coreani vanno particolarmente orgogliosi, spesso sostenendo non vi sia paragone con la famosa controparte nipponica di Arashiyama (io non posso dare giudizi obiettivi perchè, come sai, per il Giappone ho un debole irrecuperabile).

Ci spostiamo poi nella zona di Haeundae, il tratto costiero più iconico di Busan con il suo Blueline Park. Diversi i modi per esplorarlo: facendo trekking su uno dei tanti sentieri disponibili, con un viaggio panoramico sul Blueline Train o una corsa in Sky Capsule. Bhe, ‘corsa’ si fa per dire, dato che questi buffi e coloratissimi mini vagoni procedono a una velocità di soli 4 km/h. Estremamente popolari, regalano vedute indimenticabili sul mare e sulla natura circostante; possono contenere fino a quattro persone e il tragitto, che collega senza fermate intermedie le stazioni di Mipo e Cheongsapo, dura circa 30 minuti.

Prima di rientrare a Nampo, ci godiamo il tramonto all‘Huinnyeoul Culture Village, dove lo skyline è da cartolina. 

Giorno 3
Situata ad appena cinque chilometri a sud di Nampo, quella di Songdo è, insieme a Haeundae e Gwangalli, una delle spiagge più famose di Busan. Nonostante il bel sole che ci ha accompagnati per tutto il soggiorno, dicembre è troppo freddo per un bagno, ma nessuno ci proibisce di affondare i piedi nella sabbia. Se però vuoi goderti il litorale in altro modo, due ottimi punti di osservazione sono la Cable Car, una funivia che collega le due oasi verdi ai capi opposti della spiaggia, il parco Songrim e il parco Amnam, e il Songdo Cloud Trail (Skywalk), un lungo ponte panoramico costruito sulla baia. Singolare – ma affatto casuale – la sua forma sinuosa che, dall’alto, assomiglia alla coda di un drago.

Secondo la leggenda, è infatti qui che si consumò il tragico amore tra un pescatore e la figlia del re dei dragoni: pronta a lasciare per sempre le sembianze animalesche per unirsi al suo amato, la principessa non riuscì però a completare la sua trasformazione a causa di un mostro marino che, accecato dall’indivia, uccise il suo sposo. Impietositosi, il re dei dragoni trasformerà il pescatore in un’isola, sulla quale la giovane, condannata a vivere nella forma di donna con coda di drago, siederà a piangerlo per l’eternità.

Nel pomeriggio ci dedichiamo ai mercati, a due passi dal nostro hotel. Il primo è quello di Gukje: vende un po’ di tutto, ma il suo fiore all’occhiello è la food street. Seduta sullo sgabello di uno stand, ho gustato degli ottimi bindaetteok, frittelle di fagioli mungo con i gamberi, accompagnate da una tazza calda (che ho scoperto essere un saporito brodo di pesce solo nel momento in cui l’ho bevuto).

A Jagalchi ho invece osservato gli esemplari marini più strani: aperto fino a tarda sera, è il mercato ittico più grande della nazione, in cui trovano posto soggetti bizzarri come granchi giganti, trepang (il cetriolo di mare che avevo assaggiato a Singapore), pesci coltello, pregiati abaloni e urechis, grassi vermi marini detti anche ‘pesci pene’ per via del loro aspetto decisamente eloquente. Al secondo piano dell’immenso padiglione ci si può anche fermare per un boccone: oltre ai piatti in menù, i vari ristoranti sono pronti a cucinarti sul momento tutto il pesce che hai acquistato. Si tratta di locali molto alla buona – tavolacci in legno e bicchieri in acciaio – che, però servono ovviamente pesce freschissimo e preparato alla perfezione: per noi, abaloni grigliati, molluschi e banchan a ripetizione!

A notte fonda, un’ultima tappa: saliamo all’Osservatorio di Hwangnyeongsan per vedere tutte le luci di Busan scintillare sotto di noi. Le foto con i finger hearts si sprecano: è il posto più romantico della città.

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Tre K-drama girati a Busan
#1: Now, we’re breaking up (2021) – K-drama che esplora il frivolo mondo della moda, senza tralasciare tematiche più importanti quali la malattia e la mancanza di fiducia in sè stessi. Accomunati da un grave lutto che ostacola la loro relazione, Young-eun (interpretata da Song Hye-kyo) e Jae-guk (Jang Ki-yong) si ritroveranno a Busan, durante una corsa in Sky Capsule.

#2: Fight for my way (2017) – Tipico feel-good drama, è la storia di Ko Dong-Man (Park Seo-Jun) e di Choi Ae-Ra (Kim Ji-Won), un mancato campione di taekwondo e una mancata speaker tv, i cui sogni sono stati distrutti da un fato avverso e da una società (molto) classista. Lottando a modo loro, otterranno il riscatto e, ovviamente, l’amore. Indimenticabile il terrazzo del Namil Bar, dove i protagonisti, tra soju e piatti caldi, si raccontano in ogni puntata: sullo sfondo, le luci di Hocheon, un quartiere abbarbicato sulle colline di Busan.

#3: My name (2021) – Per vendicare la morte del padre, Ji-woo (Han So-hee) si unisce a un’organizzazione malavitosa per poi infiltrarsi nella polizia e diventarne la talpa. Fino a che, inaspettatamente, non cambieranno le carte in tavola. Rappresentativo delle atmosfere più cupe e malfamate della Busan industriale, My name regala però anche splendide scene girate al tempio di Haedong Yonggungsa e sulla spiaggia di Dadaepo.

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