Capri in gozzo: tutto il blu che c’è

Capri in gozzo
Blu Capri
Un giro intorno all'isola, alla scoperta delle sue grotte. Perchè non c'è solo quella Azzurra!

Sto ascoltando The Crystal Ship dei Doors – praticamente in loop. Mi viene in mente una nave meno metaforica che, però, solca un mare che di cristallo lo è davvero. O quasi, insomma. Anche quest’anno ho circumnavigato Capri in gozzo, la tradizionale barchina locale: come resistere alla promessa di vedere tutto il blu dell’isola in un paio d’ore?

Scendo al porto di Marina Grande, dove il gozzo ci attende. Il nostro cicerone si chiama Ciro: è un signore pienotto, abbronzato. Fa simpatia. Insieme percorreremo il perimetro dell’isola, di poco inferiore alle 8 miglia marine. Subito, ci lasciamo alle spalle  i colori del porto e ci dirigiamo verso ovest, dove la costa diventa sempre più aspra: le rocce si precipitano dritte nel Mediterraneo ma, aggrappata alla montagna, è possibile scorgere una casa tutta bianca, isolata. E’ Villa San Michele, stupenda dimora di Axel Munthe, tutt’ora visitabile.

In breve raggiungiamo la Grotta Azzurra, con la sua folla di barchette piccine stazionate proprio di fronte. Lasciamo il gozzo per infilarci in una di esse: ci sdraiamo sul fondo mentre il conducente afferra con due mani la catena posta all’ingresso della grotta: dovrà inarcare la schiena all’indietro per sospingere la barchetta all’interno. La cavità è molto bassa, decisamente troppo per i miei gusti da claustrofobica. In questo passaggio, chiudo gli occhi stretti stretti e trattengo il fiato. Poi sono dentro. E tiro un sospiro di sollievo. Pochi colpi di remo e ci voltiamo: dietro di noi si stende un mare lattiginoso, reso ancor più turchese dal contrasto con il buio della grotta. Chissà se era davvero la piscina privata dell’imperatore Tiberio, che aveva costruito Villa Damecuta – una delle sue 12 residenze sparse sull’isola – proprio al di sopra di essa?

grotta azzurra, capri

Dentro la grotta azzurra
Dentro la Grotta Azzurra, Capri

Con gli occhi pieni di blu, torniamo sotto il cielo e risaliamo sul gozzo. Davanti a noi si apre il profilo occidentale dell’isola, quello di Anacapri: dal mare, vediamo ergersi uno dopo l’altro ben quattro forti, a testimonianza di un passato di occupazione inglese e francese, che oggi costituiscono le tappe del famoso Sentiero dei Fortini, una stupenda passeggiata per uomini (e donne!) duri (ve ne parlerò in un altro post: non me la sono lasciata sfuggire!). Raggiungiamo così Punta Carena, dominata dal bel faro bianco e rosso, tra i più grandi d’Europa, mentre i Faraglioni, simbolo di Capri, diventano via via più grandi al nostro sguardo.

capri in gozzo
I faraglioni dal gozzo

Il periplo dell’isola è un susseguirsi di grotte: c’è quella dei Santi – così chiamata per la sua particolare conformazione di rocce al suo interno, quasi un piccolo presepe –, quella Rossa, che deve il nome ai suoi licheni colorati, e quella Verde, dall’acqua di smeraldo (qui potrebbero proporvi di fare un bagno: declinate la proposta perché, per quanto suggestivo, questo punto è ormai divenuto pericoloso per la balneazione a causa dell’elevata concentrazione di barche. Si sono già verificati spiacevoli incidenti con conseguente ritiro di patenti nautiche).

Capri in gozzo
Grotta verde, Capri

Passiamo poi davanti allo Scoglio delle Sirene e alla spiaggia di Marina Piccola, una delle più famose dell’isola. I Faraglioni sono ormai immensi: stiamo per passarci proprio sotto!
E’ quasi ora di rientrare al Porto, ma Capri ci regala ancora qualche sorpresa, a cominciare dalla famosa Villa Malaparte, capolavoro dell’architettura moderna, fatta costruire (appunto) da Curzio Malaparte, con linee molto minimaliste che rimandano alle sagome di falce e martello. Naturalmente, è dipinta di rosso.

Casa Malaparte, Capri
Casa Malaparte, Capri

Poco dopo l’Arco Naturale, raggiungibile dalla terra ferma con una semplice escursione, spuntano ancora due grotte: la Grotta Bianca, dove si erge una stalattite che ricorda la sagoma della Vergine e la Grotta Meravigliosa, così chiamata per i suoi colori. Il nostro gozzo si ferma un poco per farci fare un bel bagno: qui le acque sono più sicure; non ci sono altre barche in vista.
Ripartiamo per trovarci sotto ad uno strapiombo di oltre 300 metri, dominato dai resti romani di Villa Jovis: è il Salto di Tiberio, da cui – dice la leggenda – l’imperatore usava gettare le sue amanti dopo aver consumato il rapporto. Il nostro giro giunge al termine: poggiata su una roccia, vigile e malandrina, la statua dello Scugnizzo ci saluta.

Capri in gozzo
Lo Scugnizzo di Capri

7 Comments

  • C’è un sito per prenotare in anticipo una gita come questa o si fa tutto sul posto? Quale potrebbe essere una cifra onesta per un’esperienza come questa e quale un raggiro? Sarò a Capri per il primo weekend di luglio e vorrei orientarmi. Grazie per tutte le info che saprai darmi..E per i tuoi post, uno più bello e utile dell’altro! Ciao!

    • Ciao Alessia! Scusa se ho tardato a risponderti ma… sono in Namibia e la connessione non è sempre top! 🙂
      Io ho sempre prenotato sul posto, dall’hotel ma so che ci sono vari siti che ti consentono di farlo online. Mi pare di ricordare che la cifra di aggirasse sui 150 euro a gozzo (mi pare eh!). Il gozzo è piccino e il tour quindi è privato, da qui il costo.
      Torno anch io a Capri quest’anno, la seconda settimana di luglio però! 💙

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